Kim Jong-il

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Kim Jong-il

Kim Jong-il (1941 – 2011), politico nordcoreano.

Citazioni di Kim Jong-il[modifica]

  • Solo quando il sistema è completamente instaurato il Partito può portare avanti la sua missione di Stato Maggiore della rivoluzione e organizzare le grandi masse per lanciare la lotta rivoluzionaria ed eseguire in modo efficiente il lavoro della costruzione.[1]
  • Accettare senza condizioni e mettere in pratica le decisioni e le direttive del Partito sono il primo compito rivoluzionario dei quadri e dei membri del Partito.[1]
  • La lealtà verso il Partito va espressa non a parole, ma con la lotta pratica per realizzare le decisioni e le direttive del Partito: solo coloro che le eseguono in maniera incondizionata sono dei veri comunisti rivoluzionari di tipo Juché, leali al Partito.[1]
  • Il socialismo rappresenta una società fondata sulle idee rivoluzionarie della classe operaia. Quel che garantisce il suo sviluppo sono l’ideologia e la teoria cui s’ispira, più precisamente la loro pertinenza, la loro virtù rivoluzionaria e il loro realismo. Perciò il socialismo, per assicurare la sua difesa e il suo sviluppo, obbligato com’è a sostenere una lotta ad oltranza contro i suoi nemici d’ogni colore, esige che questa ideologia e questa teoria, quelle della classe operaia, siano emendate e perfezionate senza sosta in funzione delle esigenze del tempo e dei progressi della rivoluzione.[2]
  • Ai giorni nostri il tipo di socialismo che dà prova della più grande stabilità politica e della più ferma vitalità nei diversi campi è proprio il nostro socialismo, costruito sulle idee del Juché. Provvisto di virtù e di qualità a tutta prova, il nostro socialismo avanza vittoriosamente, sfidando ogni pressione ed ogni attacco degli imperialisti e degli altri reazionari. Esso gode della fiducia assoluta e del sostegno totale del nostro popolo. Desta l’ammirazione di numerosi popoli che lo invidiano, vedendo in esso il «modello del socialismo», un «socialismo del tutto originale». Così la realtà stessa conferma la validità e la pertinenza incomparabile del pensiero del Juché che forma la sovrastruttura ideologica del nostro socialismo.[2]
  • L’ideologia rivoluzionaria creata dal Presidente Kim Il Sung rappresenta il sistema integrale del pensiero, delle teorie e dei metodi del Juché, che, a causa della sua originalità eccezionale, può esser battezzato solo con l’augusto nome del suo autore.[2]
  • La dottrina del Juché ha formulato, per la prima volta della storia, l’idea che l’uomo è un essere sociale, dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza, e ha indicato la via più corretta che ci sia per forgiare il suo destino.[2]
  • Il compagno Kim Il Sung ha creato le idee del Juché non per presentare una nuova dottrina, ma per indicare al popolo la via corretta da seguire per plasmare il suo destino. In effetti, tutto il cammino percorso dalla rivoluzione coreana rappresenta un processo d’applicazione delle idee del Juché, che è stato la chiave dell’instaurazione e dello sviluppo del suo socialismo, così altamente elaborato. L’originalità e la pertinenza delle idee del Juché si trovano corroborate dalla superiorità di questo regime sociale.
    Il suo valore fondamentale proviene dal fatto che privilegia l’uomo ponendolo al centro d’ogni preoccupazione e destinando ogni cosa al suo servizio. Esso è determinato dalle idee del Juché, incentrate sull’uomo.[2]
  • Se Marx accertò che i fatti sociali determinano la coscienza sociale, che, a sua volta, reagisce attivamente sui primi, non giunse fino a rilevare il ruolo determinante che gioca la coscienza nelle attività dell’uomo.
    Il pensiero del Juché ha per la prima volta reso giustizia al ruolo della mentalità.[2]
  • I fatti dimostrano che il socialismo può dar piena misura del suo valore, soddisfacendo i bisogni essenziali dell’uomo, solo quando s’ispira alle idee del Juché.[2]
  • Il socialismo e il comunismo differiscono l’uno dall’altro solo per i livelli di sviluppo e di perfezionamento che incarnano. È in fondo uno stesso tipo di società, dotata delle medesime basi politico-economiche e ideologiche. Il socialismo è lo stadio inferiore del comunismo e riveste un carattere essenzialmente comunista; il suo perfezionamento è il comunismo. Fin d’ora sono date le condizioni, si può dire, per perfezionare la teoria del comunismo per via di generalizzazione delle esperienze dell’edificazione del socialismo.
    Bisognava perfezionare la teoria del comunismo, e questo compito storico fu brillantemente assolto grazie al pensiero del compagno Kim Il Sung che mise a punto la teoria e il metodo di direzione Juché.
    La sua teoria sul comunismo è incentrata sulle masse popolari; la sua strategia e la sua tattica della rivoluzione sul ruolo di queste. È una teoria compiuta sulla liberazione nazionale, l’emancipazione sociale, l’affrancamento umano nonché sulla trasformazione della società, della natura e dell’essere umano.[2]
  • Il dogmatismo e il revisionismo alterarono il socialismo in parecchi paesi, privandolo della sua vitalità, e sollevarono una moltitudine di difficoltà al suo sviluppo. Gli imperialisti e gli altri reazionari ne approfittarono per ordire le peggiori trame contro di esso, e, su loro istigazione e col loro sostegno, i revisionisti si lanciarono apertamente, sotto la veste della «socialdemocrazia», in una politica di ripristino del capitalismo.[2]
  • Dobbiamo essere nitidamente coscienti che avere successo nell’edificazione del nostro socialismo è una missione storica sublime che c’incombe non soltanto per realizzare la prosperità della nostra patria e la felicità del nostro popolo, ma anche per assicurare la vittoria finale della causa dell’emancipazione dell’umanità, della causa del socialismo, e dobbiamo armarci più solidamente ancora delle idee del Juché, basi ideologiche del nostro socialismo, ed applicarle a fondo, per dare energicamente impulso alla rivoluzione e allo sviluppo del paese.[2]
  • Dobbiamo assolutamente guardarci dalla vuota fraseologia, inutile alla rivoluzione e allo sviluppo del paese, ed astenerci dall’imitare i princìpi riconosciuti o teorie straniere che non quadrano con la nostra situazione.[3]
  • In questi ultimi anni certi paesi hanno visto lo scacco del socialismo, rimpiazzato sempre più dal capitalismo, tragico avvenimento provocato dal complotto degli imperialisti e dei socialdemocratici contemporanei. L’anno scorso l’Unione Sovietica si è sciolta dopo 69 anni di esistenza.
    I socialdemocratici contemporanei, imbrogliati dalla strategia di «evoluzione pacifica» degli imperialisti, hanno astiosamente denigrato il socialismo, tacciandolo di società burocratizzata e sostenendo che il capitalismo procuri libertà e democrazia alla gente. Però non v’è un briciolo di libertà o di democrazia autentica nei paesi in cui il capitalismo è stato restaurato. Nella vecchia Unione Sovietica o in altri paesi d’Europa in cui il capitalismo è stato restaurato, se esiste, la libertà consiste soltanto, per i ricchi, nel vivere lautamente e nel riempirsi le tasche e, per i poveri, nel vagare per le strade in cerca d’un mezzo di sostentamento. Si vedono moltiplicarsi senza posa i disoccupati, persone che non esistevano all’epoca del socialismo, il prezzo delle merci salire alle stelle e il livello di vita della popolazione cadere. La gente ha nostalgia della vita ai tempi del socialismo e manifesta per strada contro la politica dei governi attuali.[4]
  • Un tempo grande potenza, l’Unione Sovietica è stata annientata, e i paesi socialisti dell’Europa orientale che la seguivano alla cieca sono naufragati.
    Gli avvenimenti innescati nei paesi che hanno scelto la via del capitalismo rinunciando al socialismo provano che non bisogna a nessun costo abbandonare l’ideale e i princìpi rivoluzionari del socialismo. [4]
  • Il nostro popolo è costituito, fin dall’antichità, da una nazione omogenea che possiede una sola lingua ed una sola cultura su di un medesimo territorio; esso è fiero della sua storia cinque volte millenaria e delle sue tradizioni. L’intelligenza come pure la bellezza del nostro paese si sono rivelate più che mai da quando il Presidente Kim Il Sung liberò il paese ed instaurò il regime socialista. In effetti, nessun popolo al mondo beneficia, come il nostro, della direzione di un eminente leader e di un grande partito, in un regime socialista incentrato sulle masse popolari che, considerate come l’essere più prezioso, vedono i loro interessi prevalere su tutto il resto.[4]
  • Non spetta agli stranieri riunificare il nostro paese, ma piuttosto alla nostra nazione stessa e grazie alla sua unità. Tutti i coreani, del Nord, del Sud o d’oltremare, hanno in comune l’anima Koryo, il che offre loro la possibilità di unirsi. Da qualche anno numerosi coreani d’oltremare visitano la patria socialista, il grembo del Presidente Kim Il Sung, e sono unanimi nell’affliggersi per la divisione della nazione, dichiarandosi pronti a consacrare il resto della loro vita alla riunificazione. Ciò mostra che nelle loro vene scorre il sangue Koryo, benché risiedano all’estero da lunghi anni. Dal canto suo, la popolazione della Corea del Sud manifesta uno spirito d’indipendenza nazionale e un’aspirazione alla riunificazione crescenti.[4]
  • Tutti i coreani, del Nord, del Sud o d’oltremare, devono unirsi sotto la bandiera della riunificazione in quanto hanno conservato l’anima della nazione Koryo ed aspirano all’unità nazionale cui ciascuno deve apportare quel che può: forza fisica, sapere o denaro. In un paese riunificato la nostra nazione godrà di più dignità e forza e, indipendente e sovrana, risplenderà con la sua popolazione di settanta milioni di abitanti, la sua cultura brillante e la sua economia possente. Dobbiamo esaltare la coscienza del valore della nazione Koryo ed unire tutti i coreani del Nord, del Sud e d’oltremare, per realizzare al più presto la riunificazione, auspicio supremo della nazione.[4]
  • Fin dai tempi più antichi, i coreani amano il kimchi e preparano per i giorni di festa svariati tipi di tok (torta di riso o d’altri cereali). Ancora ai giorni nostri i coreani impazziscono per il kimchi, considerando un kimchi ben preparato come una fonte di fierezza per il suo autore. Le donne si rallegrano oltre ogni misura udendo il loro ospite tessere le lodi del loro kimchi. I coreani d’oggi considerano il tok come uno dei piatti indispensabili nei giorni di festa e amano vedere del kimchi sul tavolo. La cucina di questi vari piatti tradizionali, apprezzati dal nostro popolo, dev’essere incoraggiata, e deve esser agevolata la preparazione di pietanze deliziose.[4]
  • Fin dall’antichità, i coreani esprimono l’educazione e il rispetto inchinandosi. Il primo giorno dell’anno del calendario lunare i giovani facevano la riverenza agli anziani. Perché imitare i saluti stranieri quando abbiamo i nostri che li equivalgono ampiamente? Il saluto alla coreana va efficacemente incoraggiato.[4]
  • Al giorno d’oggi gli imperialisti e gli altri reazionari si abbandonano a molteplici complotti per soffocare il nostro paese che va sempre avanti portando alta la bandiera del socialismo sotto la direzione del leader e del partito. Più intensificano le loro mene, più alta dobbiamo portare questa bandiera e stroncare la loro offensiva controrivoluzionaria con un’offensiva rivoluzionaria.[5]
  • Il socialismo è vitale per il nostro popolo. La sopravvivenza o l’estinzione del nostro popolo, vale a dire che continui a godere di una vita libera e creativa in quanto padrone dello Stato e della società o che venga ridotto in schiavitù per subire maltrattamenti ed umiliazioni, dipendono dal suo sforzo per salvaguardare il socialismo. Come dice una canzone, la tutela del socialismo porta alla vittoria, il suo abbandono alla morte. Non dobbiamo mai abbandonare il socialismo che noi stessi abbiamo scelto e costruito, per quanto grandi siano le difficoltà e le prove.[5]
  • Il socialismo sprovvisto di basi ideologiche e di un’ideologia direttrice pertinente non può esser considerato socialismo autentico; un tale socialismo, incapace di contrastare le azioni antisocialiste degli imperialisti e degli altri reazionari, può fallire. Il caso dei paesi in cui il socialismo è crollato e il capitalismo è stato restaurato ne offre una lezione eloquente. Se il nostro socialismo progredisce vittoriosamente senza lasciarsi scuotere malgrado le incessanti manovre degli imperialisti e degli altri reazionari, è in quanto poggia e si orienta sulle idee del Juché. Se il socialismo è vitale per il nostro popolo, le idee del Juché lo sono per il nostro socialismo.[5]
  • Il leader, il partito e le masse costituiscono una comunità che condivide la medesima sorte. [5]
  • Gli imperialisti e i partigiani della restaurazione del regime borghese se la prendono col socialismo qualificandolo come «totalitarismo», come «regime da caserma» ovvero come «sistema di comando amministrativo». Sofismi reazionari, irragionevoli e senza alcun fondamento teorico. I partigiani della restaurazione del regime borghese, invece, come si comportano? Hanno sciolto il partito comunista con un «decreto presidenziale» ed impongono la loro volontà in ogni faccenda.[5]
  • Gli artisti del settore musicale sono invitati a comporre un gran numero di canti d’alto valore ideologico ed artistico che possano far parte del patrimonio nazionale. Ma non si tratta di qualcosa di straordinario. Basta che i canti siano apprezzati ed amati dal leader e dal popolo per esser classificati come tesoro nazionale.[5]
  • Un canto, per quanto buono, non potrà dar prova di tutto il suo valore se viene mal interpretato.[5]
  • La caduta del socialismo in molti paesi è stata determinata dall’accordo criminale tra le forze imperialiste e le forze controrivoluzionarie di quegli stessi paesi e anche dalla penetrazione ideologica e culturale dell’imperialismo e dall’influenza delle idee opportuniste di destra che sono penetrate tra la gente.[6]
  • Non è il regime socialista ma quello capitalista che opprime l’indipendenza e la creatività delle masse popolari. Nella società capitalista il popolo lavoratore non è che lo schiavo del capitale e non può assolutamente fruire di una vita piena, indipendente e creativa.[6]
  • Il compagno Kim Il Sung, nostro grande dirigente, ha creato le idee del Juché e su questa base ha impresso un nuovo sviluppo alle idee socialiste perfezionandole.[6]
  • Il socialismo garantisce una vita confortevole e un alto livello di civiltà alle masse popolari. [6]
  • La cosa più importante nella vita di un uomo è la capacità di rispondere alle esigenze dell’ideale politico: vivere circondati dall’affetto e dalla fiducia della collettività sociale, uniti e in collaborazione con gli altri. Nella società capitalista, in cui la dignità e la personalità del popolo lavoratore vengono colpite senza pietà dai privilegi e dagli arbitri del capitale, la gente non può realizzare con dignità la propria dimensione politica complessiva e non può godere di una vita degna dell’uomo. Solo nella società socialista, in cui ogni dominio privilegiato sull’uomo è stato abolito e in cui, grazie alla direzione e all’impegno del partito e dello Stato, sono assicurate le libertà e i diritti autentici, l’uomo può godere di una vita degna della propria natura e tale da rispondere alle esigenze della dimensione complessiva del suo essere.[6]
  • Un individuo isolato non può essere la forza motrice del movimento storico né godere di quell’integrità socio-politica di cui abbisogna un essere sociale dotato di indipendenza, creatività e coscienza. Il luogo che consente di avere questa forza vitale è la collettività sociale.[6]
  • Se il socialismo ha fallito in vari paesi, esso nondimeno sopravvive, in quanto scienza, nello spirito dei popoli.[7]
  • È solo e soltanto il collettivismo che può rafforzare l’unità e la collaborazione in seno alla collettività, accrescere lo zelo creatore di tutti i suoi membri, permettere di combinare giudiziosamente e di realizzare simultaneamente ed ampiamente le sue aspirazioni sovrane e quelle dell’individuo.[7]
  • La causa del socialismo e del comunismo lumeggiata dalle idee del Juché è la causa delle masse popolari che vogliono giungere alla loro emancipazione completa.[7]
  • Le idee del Juché chiarirono per la prima volta nella storia, su basi scientifiche, l’essenza dell’uomo.[7]
  • Tutte le polemiche dedicate all’essenza dell’uomo nel passato furono dominante principalmente da due visioni: una che considera l’uomo come un’entità spirituale, un’altra che lo considera come una forma di vita materiale. Secondo la visione religiosa e idealistica che vede nell’uomo un’entità puramente spirituale, l’uomo sarebbe il prodotto d’un qualche essere soprannaturale, misterioso, che determinerebbe perciò il suo destino. La classe dominante reazionaria e i suoi portavoce si servirono di questo punto di vista religioso e idealistico per predicare la fatalità della situazione delle masse lavoratrici che vivono nella sventura, sfruttate e oppresse, e la sottomissione alla loro sorte che sarebbe predeterminata. L’altro punto di vista, che considera l’uomo come un semplice essere naturale e biologico, ignora le differenze qualitative esistenti tra l’uomo e gli altri esseri biologici, il primo operante sotto il controllo della sua coscienza e con uno scopo determinato, i secondi guidati dai loro soli istinti. La classe dominante reazionaria e i suoi portavoce misero in opera questa visione per tentar di giustificare la società capitalistica dominata dalla legge della giungla. I rinnegati del socialismo che restaurano il capitalismo introducendo il liberalismo borghese e l’economia capitalistica di mercato partono anch’essi da un punto di vista e da un atteggiamento reazionario nei confronti dell’uomo.
    L’uomo non è né un essere puramente spirituale né un semplice essere biologico, ma un essere sociale che vive ed agisce nel quadro dei rapporti sociali che intesse. Essere sociale, ecco la caratteristica essenziale che lo distingue dalle altre entità biologiche.[7]
  • Parecchi tentativi furono compiuti nel passato per mettere in luce l’essenza dell’uomo a partire dalle sue caratteristiche. Si provò, per esempio, a definire l’uomo come un essere parlante, lavoratore e pensante. Ma si tratta solo di uno degli aspetti delle sue attività, le quali, d’altronde, sono solo manifestazioni dei suoi attributi essenziali.
    L’uomo è un essere sociale dotato di Chajusong, di creatività e di coscienza. Sono queste le caratteristiche essenziali dell’uomo.[7]
  • La storia dell’evoluzione della società rappresenta, in fin dei conti, quella dello sviluppo del Chajusong, della creatività e della coscienza dell’uomo.[7]
  • La vita fisica è preziosa per l’uomo. Essa costituisce il fondamento della sua esistenza socio-politica. In questo senso, la vita materiale che sopperisce ai bisogni della sua esistenza fisica è destinata, si può dirlo, a soddisfare i bisogni primari dell’uomo. Ebbene, l’uomo non è un semplice essere biologico, ma un essere sociale i cui bisogni materiali si accrescono a misura del progresso della società in funzione dello sviluppo del suo Chajusong, della sua creatività e della sua coscienza. E ciò si ripercuote a sua volta sull’esistenza socio-politica dell’uomo. Una vita materiale stabile e sana non soltanto soddisfa i bisogni dell’esistenza fisica dell’uomo, ma parimenti offre garanzie materiali che permettono di mantenere e di sviluppare la sua esistenza socio-politica.[7]
  • La libertà è vitale per l’uomo. Questi, poiché è un essere sociale sovrano, rivendica una vita indipendente, esente da ogni assoggettamento e da ogni costrizione. Per lui condurre una vita indipendente è sinonimo di difendere la sua posizione e di esercitare i suoi diritti in quanto padrone del mondo e del suo destino. Ebbene, essere sociale, egli può avere una vita degna e godere d’integrità socio-politica solo esercitando i suoi diritti sovrani e realizzando le sue aspirazioni sovrane. Se viene privato della sua libertà e se viene assoggettato al prossimo, egli non differisce, ancorché sia in vita, da un morto sul piano socio-politico. Il desiderio dell’uomo di godere della libertà si realizza anzitutto attraverso la sua vita politica sovrana. Assoggettato sul piano socio-politico, egli non può, va da sé, godere di una vita indipendente.[7]
  • I più grandi nemici dei diritti umani sono gli imperialisti, che violano i diritti sovrani dei popoli e che s’ingeriscono negli affari interni degli altri paesi sotto la veste dei «diritti umani». Non ammetteremo mai alcun atto d’ingerenza ed alcun atto arbitrario degli imperialisti che cercano con arroganza di recar danno alla sovranità del nostro paese e della nostra nazione, difenderemo e salvaguarderemo risolutamente questa sovranità.[7]
  • Gli imperialisti e i capitalisti non hanno bisogno di esseri umani sovrani e creatori, in altre parole di esseri umani dalla coscienza sovrana e sviluppati su tutti i piani, hanno bisogno piuttosto di schiavi, di esseri obbedienti, di produttori di plusvalore.[7]
  • Rapporti d’amore e di fiducia possono unire anche quanti, malgrado la differenza delle loro situazioni sociali, lottano in comune e conducono attività creatrici congiunte per difendere la causa dell’emancipazione delle masse popolari.[7]
  • La politica borghese è una politica d’oppressione e di saccheggio, crudele e subdola, legata al potere del denaro.[7]
  • Se un buon numero di partiti ha perso il sostegno e la fiducia delle masse popolari e ha finito per cessare di esistere, è in quanto non erano divenuti dei protettori, che potessero rispondere del destino del popolo ed occuparsene con affetto, ma si erano ridotti allo stato di partiti burocratici, mostrandosi autoritari e abusando del loro potere.[7]
  • Il socialismo incentrato sull’uomo, sulle masse popolari, è il più scientifico, il più valido e il più potente che ci sia. Per la sua verità scientifica e la sua pertinenza, il socialismo non mancherà di trionfare.[7]
  • È sbagliato considerare il comunismo come incompatibile con il nazionalismo. Il comunismo non difende solo gli interessi della classe operaia, ma difende anche gli interessi della nazione in quanto è una ideologia che ama il paese ed il popolo. Anche il nazionalismo è una ideologia che ama il paese ed il popolo, in quanto difende gli interessi del paese e della nazione. L’amore per il paese e per il popolo è un sentimento comune al comunismo ed al nazionalismo: questa è la base ideologica sulla quale questi possono allearsi. Quindi, non c’è alcuna ragione per cui debbano contrapporsi, o per cui si debba rigettare il nazionalismo.[8]
  • Carlo Marx diede un grande contributo alla causa per la liberazione dell'umanità ed a causa dei suoi immortali sforzi il suo nome è ancora conservato nel cuore della classe lavoratrice e della gente di tutti i Paesi. (da Lasciateci avanzare sotto lo stendardo del Marxismo-Leninismo e coll'idea dello "Ju-che", 1983)
  • Nei loro giorni, Carlo Marx, Ljenin e Stalin rappresentarono le aspirazioni e le rivendicazioni delle masse lavoratrici e la causa del socialismo è inseparabilmente connessa al loro nome. (da Rispettare i precursori della rivoluzione è una nobile obbligazione morale dei rivoluzionarii, 1996)
  • Io sono anche un esperto di internet. Va bene connettere solo le zone industriali, ma ci sono molti problemi se altre regioni della Corea del Nord avranno l'accesso. (citato in North Korea Dear Leader Kim Jong Il: "I'm an Internet expert too", Ars Technica, 5 ottobre 2008)
  • Ebbene, Madame Choi, deve essere sorpresa di vedere che somiglio agli escrementi di un nano. (citato in [1])
  • È tutta una menzogna. Stanno solo fingendo di lodarmi. (Nota al regista sud-coreano rapito Shin Sang-ok (7 marzo 1983); citato in "Under the Loving Care of the Fatherly Leader")
  • Gloria agli eroici soldati dell'Esercito! (Commento ad una rivista militare nel 1992, e l'unica volta della voce di Kim in onda )

Citazioni su Kim Jong-il[modifica]

  • Come si spiega una crisi umanitaria di queste dimensioni nel bel mezzo del boom economico del Nord-est asiatico? La risposta è nell'unico uomo grasso di tutto il paese: Kim Jong-il. (Michael Breen)

Note[modifica]

  1. a b c Applicare fino in fondo il sistema di direzione del Partito, discorso ad una assemblea consultiva dei Dirigenti Superiori dei Dipartimenti di Direzione Organizzativa e di Agitazione e Propaganda del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (28 Aprile 1979)
  2. a b c d e f g h i j Su alcune questioni relative alle basi ideologiche del socialismo, discorso pronunciato dinanzi ai responsabili del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (30 maggio 1990)
  3. Per un'idea ed una conoscenza corretta della filosofia Juché, risultati del colloquio coi dirigenti del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (25 ottobre 1990)
  4. a b c d e f g Cementiamo l'unità monolitica ed esaltiamo la coscienza del valore della nazione coreana, colloquio coi dirigenti del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (4 febbraio 1992)
  5. a b c d e f g Il socialismo è vitale per il nostro popolo, risultati del colloquio coi dirigenti del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (14 novembre 1992)
  6. a b c d e f Le calunnie contro il socialismo sono inaccettabili, articolo pubblicato su Kulloja, rivista teorica del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (1 marzo 1993)
  7. a b c d e f g h i j k l m n o Il socialismo è una scienza, articolo pubblicato nel Rodong Sinmun, organo del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (1 novembre 1994)
  8. Per una corretta comprensione del nazionalismo, discorso ai dirigenti del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea (26 e 28 Febbraio, Juché 91, 2002)

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