Kim Il-sung

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Kim Il-sung

Kim Il-sung (1912 – 1994), militare e politico nordcoreano.

Citazioni di Kim Il-sung[modifica]

  • Il popolo coreano non voleva questa guerra ed ha lottato in tutti i modi per l’unificazione pacifica della Corea.
    Ciononostante, gli imperialisti americani ed i loro servi — i fantocci del governo sudcoreano — hanno provocato nel nostro paese la guerra civile fratricida.[1]
  • La guerra in Corea è necessaria alla realizzazione degli atroci disegni dei fautori di guerra imperialisti americani, è necessaria alla realizzazione del loro piano mirante a militarizzare ed a fascistizzare in futuro gli Stati Uniti e per vincolare sempre di più dietro di loro i popoli dei paesi della loro sfera di influenza.
    Provocando questa guerra, il governo fantoccio del traditore Syngman Rhee vuole esercitare le prerogative concessegli dai suoi padroni americani e cercare di aggiustare la sua situazione che si va facendo ogni giorno più pericolosa.[1]
  • Il nostro Esercito popolare si è buttato coraggiosamente nella lotta ed ha progressivamente accumulato nuove esperienze, diventando così un esercito più potente di prima.[1]
  • Il popolo coreano che per lunghi anni è vissuto sotto l’oppressione coloniale non vuole diventare schiavo degli imperialisti americani.
    L’Esercito popolare coreano combatte con il costante aiuto ed impegno di tutto il popolo e anche con l’aiuto e l’incoraggiamento dei popoli progressisti di tutto il mondo. Tutto ciò incita il nostro Esercito popolare a portare avanti fino in fondo la sua eroica causa. Bisogna anche tener presente il buono stato dei nostri armamenti. Queste sono le cause principali per cui il nostro Esercito popolare può conquistare la vittoria.
    Al contrario, l’esercito nemico conduce una guerra ingiusta e di aggressione con l’intento di ridurre in schiavitù il popolo coreano e di sottometterlo ai monopoli capitalisti americani. Questa guerra non serve certamente al popolo americano o al suo esercito e questo è uno dei motivi per cui gli americani non combattono bene questa guerra e che si arrendono a gruppi di centinaia al nostro esercito per farsi prendere prigionieri.[1]
  • Gli imperialisti americani mascherano i loro barbari atti di guerra sotto la risoluzione del Consiglio di sicurezza illegalmente adottata con l’aiuto del loro dispositivo di voto e violando la Carta dell’ONU. Bagnano la bandiera dell’ONU nel sangue del popolo di Corea. L’invasione armata degli aggressori USA in Corea costituirà una vergognosa pagina nella storia delle Nazioni Unite. Gli imperialisti americani hanno così scoperto il loro vero e sporco aspetto.[1]
  • Gli invasori armati dell’imperialismo americano non riusciranno a piegare la ferma volontà del popolo coreano. Le bestiali violenze degli Stati Uniti accresceranno ancora di più l’odio del popolo coreano nei confronti degli invasori armati. Queste orribili violenze non possono far piegare la forza del popolo coreano nella sua battaglia per la libertà e l’indipendenza, ma, al contrario, la renderanno più potente.[1]
  • Noi non facciamo la rivoluzione di un paese straniero, ma la rivoluzione coreana. E proprio questa rivoluzione coreana è lo juché nel lavoro ideologico del nostro Partito. Pertanto tutto questo lavoro deve essere necessariamente subordinato agli interessi della rivoluzione coreana. Se studiamo la storia del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e la storia della rivoluzione cinese, se guardiamo ai principi del marxismo-leninismo, è solo per attuare correttamente la nostra rivoluzione.[2]
  • Per fare la rivoluzione coreana dobbiamo conoscere la storia e i costumi del popolo coreano e la geografia della Corea. Solo in questo modo ci sarà possibile educare il nostro popolo in maniera conveniente e ispirargli un amore ardente per il suo paese.[2]
  • Solo educando il nostro popolo nella storia della sua lotta e nella tradizione di questa, potremo ispirargli una più grande fierezza nazionale e incoraggiare le grandi masse alla lotta rivoluzionaria.
    Invece siccome molti dei nostri funzionari ignorano la storia del nostro paese, non si sforzano di scoprire, di continuare e di sviluppare le sue eccellenti tradizioni. Se non si cambia, il risultato finale sarà quello di rinnegare la storia della Corea.[2]
  • Abbiamo montagne splendide, come il Keumgang-san il Myohyang-san; fiumi limpidi, un mare azzurro dalle onde tranquille, risaie e campi coi loro frutti maturi. Se vogliamo ispirare ai soldati del nostro Esercito Popolare l'amore per la loro patria, bisogna mostrare loro dei quadri coi bei paesaggi del nostro paese.[2]
  • Quando sono andato in una scuola primaria, ho notato che i ritratti appesi alle pareti erano di scrittori stranieri come Maiakovski, Puskin, ecc., ma neppure uno di personalità coreane. Se istruiamo in questo modo i nostri figli, come potranno dar prova di fierezza nazionale?[2]
  • I comunisti hanno naturalmente un senso morale più elevato degli altri e hanno una grande stima dei loro predecessori rivoluzionari; ma abbiamo lasciato che i nostri funzionari assumessero abitudini diverse.[2]
  • La forma del nostro potere popolare è del tutto identica a quella di altri paesi socialisti? No. Questi poteri sono uguali nella misura in cui sono fondati sui principali marxisti-leninisti ma le loro forme sono assai diverse l'una dall'altra. Senza dubbio il nostro Programma politico corrisponde anche alla realtà del paese.[2]
  • Gli imperialisti americani hanno stretto il nostro territorio in un cerchio di fuoco, massacrato i suoi innocenti abitanti e ancora occupano la parte sud della nostra patria. Non sono perciò stesso nostri nemici giurati?[2]
  • Certo, dobbiamo attivamente assimilare ciò che c’è di più avanzato nel mondo, ma introducendo la cultura progressista non dobbiamo mancare di sviluppare quanto vi è di buono tra di noi. Altrimenti il nostro popolo perderebbe la fede nella propria forza e diventerebbe un popolo senza vitalità, che si sforza solo di copiare gli altri.[2]
  • Che si mangi il riso con la mano destra o con la sinistra, con un cucchiaio o con le bacchette, non vale la pena di preoccuparsene. Qualunque metodo si adoperi, lo scopo è sempre mangiare, non è vero? Che bisogno c’è di preoccuparsi dei «modi» in tempo di guerra? Quando facciamo un lavoro politico per rafforzare il nostro Esercito Popolare e vincere la battaglia, tutti i modi sono buoni se lo scopo viene raggiunto.[2]
  • L'importante è di non copiare meccanicamente lo stile e i modi usati in URSS, ma studiare la loro esperienza di lotta e la verità del marxismo-leninismo. Così, pur continuando ad imparare instancabilmente dall'Unione Sovietica, non dobbiamo dare troppa importanza alla forma, ma piuttosto mettere l'accento sullo studio dell'essenza della sua esperienza. C'è invece una tendenza troppo diffusa ad imitare solo uno stile e un metodo.[2]
  • Il marxismo-leninismo non è un dogma, è una guida per l'azione e una dottrina creativa. Ma esso non può dare prova della sua indistruttibile potenza se non viene applicato in modo creativo, conformemente alle concrete condizioni del paese.[2]
  • Amare la Corea significa amare l'Unione Sovietica e il campo socialista; così, amare l'Unione Sovietica e il campo socialista significa amare la Corea. È una totale unità, perché la causa della classe operaia non ha frontiere e la nostra opera rivoluzionaria è una parte dell'opera rivoluzionaria internazionale di tutta la classe operaia.[2]
  • Il patriottismo e l'internazionalismo sono inseparabili l'uno dall'altro Chi non ama la sua patria, non può essere leale nei confronti dell'internazionalismo, e colui che è infedele all'internazionalismo non può essere fedele alla sua patria e al suo popolo. Un autentico patriota è un internazionalista e un autentico internazionali sta è un patriota.[2]
  • Noi combattiamo per i diritti e le libertà democratiche di parola, di stampa, di riunione, di associazione, ecc. in Corea del Sud, che costituiscono una condizione preliminare alla realizzazione della riunificazione pacifica della patria.[2]
  • Perché la guerriglia antigiapponese ha potuto resistere per un periodo così lungo? Perché i giapponesi non sono riusciti ad annientarci quando disponevano di una formidabile potenza militare? Perché i guerriglieri avevano un giusto punto di vista nei confronti delle masse e godevano del loro sostegno. Quando eravamo feriti ed entravamo in un villaggio, i contadini ci curavano come se si trattasse dei loro figli; si procuravano del riso, che non bastava a loro neppure per nutrirsi e ci preparavano il cibo. Anche i contadini che vivevano nei gruppi collettivi di case costruiti dai Giapponesi, circondati da muri di terra, ci mandavano dei viveri all'esterno dei muri.
    Le masse ci sostenevano e ci proteggevano in questo modo perché noi abbiamo sempre difeso i loro interessi e combattuto in loro nome rischiando la nostra vita. Nessun membro del Partito deve dimenticare di prendere esempio dall'atteggiamento dei partigiani nei confronti delle masse.[2]
  • Il nostro partito ha sempre sottolineato che la legge doveva essere uguale per tutti i cittadini e che doveva proteggere i diritti dell’uomo.[3]
  • Perché le vaste masse popolari si sono riunite attorno al nostro partito? Perché il nostro partito lotta per i loro interessi. Noi non possiamo difendere da soli gli interessi delle masse popolari: bisogna necessariamente combattere d’accordo con le masse popolari. Il nostro partito organizza e mobilita sempre le vaste masse popolari e lotta con esse per la loro libertà e la loro felicità. Il fatto stesso che il nostro partito goda dell’appoggio di tutto il popolo e che lotti unito a lui dimostra che esso lotta per gli interessi del popolo.[3]
  • Immediatamente dopo la Liberazione, abbiamo privato gli elementi filogiapponesi dei loro diritti di elezione e di eleggibilità e abbiamo confiscato la terra dei proprietari fondiari, per poi distribuirla ai contadini. Abbiamo privato di tutti i diritti gli elementi reazionari e scellerati che rifiutavano il nostro potere e vi si opponevano. Era giusto? Sì, naturalmente. Perché allora gli elementi separatisti e oppositori del partito insistono per ridare ora dei diritti a questi elementi controrivoluzionari? In ultima analisi, questo non può che indicare il loro progetto di restaurare il sistema dei proprietari fondiari e dei capitalisti.[3]
  • La dittatura della borghesia esercita le seguenti funzioni: controbattere gli interessi del popolo lavoratore, in primo luogo degli operai e dei contadini, privarli delle loro libertà per difendere gli interessi della classe dei proprietari fondiari e dei capitalisti. La dittatura della borghesia si esercita dunque sugli operai e sui contadini, mentre pratica la democrazia per i proprietari fondiari e i capitalisti. Contrariamente a questa dittatura della borghesia, la dittatura del proletariato stabilitasi, in seguito alla Rivoluzione d’ottobre, in Unione Sovietica, e poi in numerosi altri paesi, protegge gli interessi degli operai e dei contadini e rinnega gli interessi dei proprietari fondiari e dei capitalisti. La dittatura del proletariato si esercita sui proprietari fondiari e sui capitalisti, mentre pratica la democrazia per le larghe masse popolari lavoratrici, per gli operai e i contadini in primo luogo. La dittatura della borghesia è necessaria per il sistema capitalista e la dittatura del proletariato è necessaria per il sistema socialista. Alcuni pensano che la dittatura della democrazia popolare nel nostro paese non sia la dittatura del proletariato, ma una sorta di dittatura intermediaria fra la dittatura del proletariato e la dittatura della borghesia; oppure hanno la falsa opinione che, poiché il nostro Governo è fondato su un fronte unito, il potere popolare non entri nel quadro della dittatura del proletariato. È falso. L’attuale potere di democrazia popolare nel nostro paese entra nel quadro dei poteri esercitati dalla dittatura del proletariato. Noi costruiamo attualmente il socialismo. Un paese che costruisce il socialismo non può non rappresentare, per sua essenza, la dittatura del proletariato.[3]
  • Se la borghesia nazionale della Corea del Sud afferma che essa vuole raggiungere il nostro fronte unito solo a condizione che noi abbandoniamo la nostra costruzione socialista, allora noi non potremo mai accettarla nel fronte unito.[3]
  • Sono gli imperialisti nordamericani e i loro lacchè – i proprietari fondiari e i capitalisti compratori – che si oppongono alla riunificazione della nostra patria. Perciò noi affermiamo che, per riunificare la patria, bisogna innanzitutto formare un vasto fronte unito che raggruppi tutte le forze che si oppongono all’imperialismo nordamericano, ai suoi lacchè e alla banda di traditori; queste forze devono pronunciarsi a favore della riunificazione.[3]
  • Noi non diciamo che ci si deve opporre ai proprietari fondiari e ai capitalisti, indiscriminatamente, per il semplice fatto che sono così. Noi li liquidiamo perché si oppongono al socialismo.[3]
  • Noi non abbiamo intenzione di proibire ai commercianti di fare degli affari né di rifiutarli incondizionatamente. Quello che noi sosteniamo è che possono occuparsi del commercio, ma che non devono diventare dei trafficanti che fanno guadagni esorbitanti, violando le leggi dello Stato e imbrogliando la gente. Essi non devono speculare su articoli, come ad esempio i cereali, cosa che è proibita dallo Stato, e non devono infrangere i prezzi fissati dallo Stato. Coloro che li trasgrediscono devono essere puniti come prevede la legge dello Stato e su di loro deve esercitarsi la dittatura. Però, se essi si correggono secondo la via socialista, unendosi alle cooperative o facendo affari legittimi senza violare le leggi dello Stato, saranno tutti considerati come cittadini del nostro paese.[3]
  • La legge non è fissa e costante. Nessuna legge è immutabile, né applicabile o efficace come un toccasana in ogni epoca e in ogni luogo. È errato considerare la legge come qualcosa venuto dal cielo, separandola dal sistema socio-economico o dal sistema politico, o come qualcosa che deve restare immutabile anche per decine di millenni una volta fissata.[3]
  • Ebbene, quale era la legge giapponese? Era una legge per l’imperatore del Giappone, per l’imperialismo giapponese e per il militarismo giapponese; una legge per proteggere gli interessi dei proprietari fondiari e dei capitalisti giapponesi, per opprimere e sfruttare il popolo lavoratore del Giappone. Ed era una legge che difendeva la politica imperialista di assoggettamento coloniale e serviva per opprimere e saccheggiare le nazioni piccole e deboli. La legge giapponese era un’arma dell’imperialismo giapponese per opprimere e sfruttare la nazione coreana. Non è forse vero che numerosi patrioti coreani che hanno combattuto per la libertà e l’indipendenza della Corea sono stati fucilati o imprigionati per aver violato la legge giapponese?[3]
  • Di che legge abbiamo oggi bisogno? Attualmente noi viviamo in un sistema socialista, sotto un potere popolare in cui le vaste masse lavoratrici del popolo, operai e contadini in primo luogo, reprimono la resistenza controrivoluzionaria dei proprietari fondiari e dei capitalisti, nell’interesse della costruzione socialista. È dunque chiaro che la nostra legge deve essere un’arma per salvaguardare il nostro sistema socialista e le nostre esperienze socialiste, un’arma della dittatura del proletariato.[3]
  • Se i giudici giapponesi fossero stati degli umanitari sensibili, perché avrebbero massacrato tanti coreani e saccheggiato tante ricchezze in Corea? Una simile idea è l’espressione di un’ideologia borghese sorpassata in materia giuridica, espressione che deriva dall’incapacità di vedere la natura di classe della legge.[3]
  • Il nostro paese vede in atto una lotta di classe di natura molto complessa, dato che è diviso fra Nord e Sud. È importante per questo distinguere nettamente i nemici dagli amici. Non dobbiamo scendere a nessun compromesso con le classi profondamente ostili al socialismo.[3]
  • Come già numerosi compagni hanno detto nei loro interventi, il compito importante che il partito ha affidato ai lavoratori dell’insegnamento è l’educazione e la formazione della nostra giovane generazione in modo che essa divenga la costruttrice del socialismo e del comunismo e affinché i giovani divengano dei comunisti eccellenti. È questo un compito non solo difficile ma anche pesante.[4]
  • Noi stiamo vivendo in una società nuova. Voi stessi siete uomini di tipo nuovo che sono stati educati e cresciuti tutti nell’epoca del Partito del lavoro. Voi siete degli insegnanti rossi che educano e formano degli uomini di tipo nuovo di una nuova società. A differenza della vecchia società, noi dobbiamo educare gli uomini della nuova società secondo orientamenti e metodi nuovi in temi di educazione. L’orientamento del nostro partito in materia di educazione comunista è un orientamento giusto che noi dobbiamo seguire oggi nell’educazione degli uomini di tipo nuovo.[4]
  • La società socialista è la prima fase della società comunista. Per l’edificazione di una società socialista, il rinnovamento della coscienza umana deve andare di pari passo con la creazione delle basi materiali e tecniche. Anche se la trasformazione socialista dei rapporti di produzione è compiuta e una tecnica nuova è introdotta, non si potrà affermare che il socialismo è perfettamente edificato se gli uomini che governano la società e manipolano la tecnica non sono rinnovati.[4]
  • Quando si costruisce una fabbrica la cosa risulta evidente: un giorno si scavano le fondamenta, all’indomani si costruisce un piano e poi un altro piano e così via. Quando si costruisce una macchina, si nota anche qui ciò che si è fatto e ciò che resta da fare: oggi si fabbrica un determinato pezzo, domami un altro, poi li si unisce. Ma la coscienza dell’uomo non è visibile e noi non siamo in grado di valutare il grado della sua trasformazione. Di conseguenza, l’ideologia di un uomo non può essere giudicata che dai suoi atti.[4]
  • I comunisti non sono uomini straordinari. Chiunque combatta con devozione per emancipare gli uomini da tutte le forme di sfruttamento e di oppressione e per garantire una vita felice al popolo intero, può divenire comunista. A maggior ragione, in una società in cui il popolo è padrone del paese e della società, non è così difficile diventare comunisti. Chiunque combatta risolutamente l’ideologia caduca e faccia sforzi sinceri per armarsi dell’ideologia del nostro partito, può divenire comunista. Soprattutto non vi è il minimo dubbio che voi insegnanti che siete stati costantemente educati dal nostro partito fin dalla liberazione e che avete fatto sforzi instancabili per applicare la linea del partito, voi creerete degli eccellenti comunisti. Io credo fermamente che voi diventerete tutti senza eccezione degli eccellenti insegnanti comunisti armati dell’ideologia rossa del nostro partito.[4]
  • Nella società comunista tutti costituiscono una grande famiglia armoniosa e coerente, unita e che divide gioie e pene sotto lo slogan «Uno per tutti, tutti per uno».
    In questa società non c’è posto per l’egoismo che persegue soltanto il soddisfacimento e la gloria individuali. Con questo spirito egoista non si può costruire una società comunista né vivere nel suo seno. Per diventare comunisti occorre sbarazzarsi dell’egoismo e sapere amare l’uomo.
    Occorre amare i propri fratelli e i propri genitori a casa, amare i maestri e i compagni a scuola e, entrando nella società, occorre sapere amare tutti i lavoratori. Noi dobbiamo educare la nostra giovane generazione in modo che essa prenda questa abitudine sin dall’infanzia. Solo colui che sa amare gli altri può gioire dell’amore altrui e condurre una vita armoniosa nella collettività.[4]
  • Ci capita sovente di incontrare gente che preferisce condurre una vita solitaria. Ci sono alcuni che si compiacciono di possedere una casa esclusivamente propria, che amano divertirsi nella loro solitudine e non amano farlo assieme agli altri compagni.
    La gente di questo genere è fredda nei confronti degli altri ed indifferente alla felicità o alle disgrazie altrui. Tali individui non possono divenire dei rivoluzionari.[4]
  • L’eroismo individualista, caratterizzato dalla presunzione e l’arbitrarietà propria di chi si ostina nella sua opinione disprezzando quella degli altri, sono tutte espressioni dell’egoismo capitalista; sono nocive alla unità e alla comprensione della collettività. Per sradicare completamente tali idee dannose, è necessario inculcare l’abitudine ad amare la collettività, sin dall’infanzia.[4]
  • I beni più importanti della nostra società sono tutti proprietà comune del popolo. Tutti i mezzi di produzione e di trasporto come officine, miniere, foreste, campi, ferrovie e navi, appartengono al popolo e tutti gli edifici adibiti a servizi culturali e sanitari come le scuole, gli ospedali e i teatri, sono ugualmente proprietà del popolo. Non servono solo la generazione attuale ma serviranno anche a quelle a venire. Questi beni comuni costituiscono un capitale prezioso ed indispensabile affinché tutti i membri della collettività possono usufruire di una vita facile. Di conseguenza, per amare la collettività, occorre saper amare i suoi beni comuni.[4]
  • Il patriottismo si manifesta innanzitutto attraverso l’amore per il popolo e l’attaccamento ai beni del popolo. Per divenire patrioti, occorre amare la propria famiglia e i propri compagni, amare gli abitanti del proprio villaggio e paese natale, amare il proprio popolo, amare la propria scuola, la fabbrica e il villaggio e tutte le ricchezze del paese.[4]
  • Per educare la gente nel patriottismo, occorre cominciare a far loro amare ogni albero piantato lungo le strade, ogni sedia e ogni banco nelle scuole. Nella educazione della giovane generazione, dobbiamo cominciare con i problemi che essa può mettere in pratica e che riguardano la sua vita, poi, poco a poco condurla a difendere coscientemente gli interessi del paese e del popolo. Non vi è alcun dubbio che colui che è abituato a rispettare i beni comuni dall’infanzia diventerà un eccellente patriota anche da uomo maturo.[4]
  • La società comunista è una società in cui tutti lavorano e vivono felici. Non occorre dire che nella società comunista, essendo la tecnica sviluppata, il lavoro sarà molto facile. A questa epoca il lavoro duro e penoso sarà interamente meccanizzato e automatizzato; le disuguaglianze tra lavoro pesante e lavoro leggero e tra lavoro intellettuale e manuale, scompariranno; il lavoro diventerà una gioia e un piacere e non una pena, diventerà una necessità vitale. Tuttavia, anche in questa epoca, il lavoro sarà un bisogno. Ogni ricchezza è il prodotto del lavoro. Senza il lavoro una società non può esistere e progredire.[4]
  • Nella società capitalista, i lavoratori operano per i capitalisti e non per sé stessi. Il frutto del loro lavoro non diventa proprietà del popolo ma resta nelle meni degli sfruttatori. In una società simile gli operai non hanno bisogno di mettere zelo nel loro lavoro, poiché questo risulta soltanto penoso. Ma nella società socialista, il frutto del lavoro diviene proprietà dei lavoratori stessi e di tutte le masse popolari. È per questo che nella nostra società il lavoro è un’opera creatrice sacrosanta, un’opera utile per la prosperità dell’insieme del popolo e del paese.[4]
  • Alcuni pensano che lo studio non ha alcun rapporto con il lavoro. Ciò è errato. Lo scopo dei nostri studi è in ultima analisi di acquisire le conoscenze e la tecnica necessarie al lavoro. Le conoscenze senza valore pratico non servono a nulla.[4]
  • Durante la lotta armata antigiapponese, noi abbiamo incontrato molte difficoltà, ma mai abbiamo versato lacrime, mai una sola volta. Le lacrime sono cadute solo dinanzi alla profonda emozione. Può accadere che si debba subire uno scacco qualche volta nella lotta rivoluzionaria, ma è una sconfitta passeggera. Il comunismo infine trionfa e ciò è certo. È perciò che non bisogna scoraggiarsi dinanzi a una sconfitta momentanea, ma bisogna farvi fronte con una nuova vittoria dando prova di ottimismo rivoluzionario a un livello più alto.[4]
  • Nell’esercito, il sistema dei consigli di disciplina è stato abolito e si è adottato il metodo della persuasione attraverso un fraterno cameratismo e gli esempi positivi. Il risultato è stato un rafforzamento della disciplina e una maggior coesione tra soldati e comandanti.[4]
  • Fin dalla sua gioventù, Che Guevara prese la strada della lotta consacrata alla libertà e alla liberazione del popolo, inalberando la bandiera della lotta antimperialista e anti-Usa. Dedicò tutta la sua vita alla causa rivoluzionaria dei popoli oppressi.[5]
  • Che Guevara fu un rivoluzionario instancabile ed impareggiabile nella lotta e un autentico combattente internazionalista, completamente alieno da un meschino sentimento nazionalista. Attraverso tutta la sua vita, diede un eccellente esempio come deciso combattente rivoluzionario e autentico internazionalista.[5]
  • Il trionfo della rivoluzione cubana costituisce la prima vittoria della rivoluzione socialista compiuta in America latina ed è la continuazione della grande rivoluzione di Ottobre in questo continente. Grazie al trionfo della rivoluzione cubana, oggi può sventolare alta la bandiera rossa del socialismo in America latina, fino a poco tempo fa considerata terra di esclusivo patrimonio dell'imperialismo nordamericano, e il campo socialista si è esteso anche all'emisfero occidentale, rafforzando straordinariamente il suo potere. Oggigiorno, la repubblica cubana, che marcia decisamente in testa alla rivoluzione dell'America latina, costituisce il faro di speranza dei popoli latino-americani in lotta e illumina l'aurora della vittoria sulla strada della loro lotta. La vittoria della rivoluzione cubana ha scosso alla radice il sistema coloniale degli imperialisti nord americani nell'emisfero occidentale, ha coinvolto tutta l'America latina nella tempesta rivoluzionaria e ha spinto decisamente i popoli di questa regione alla sacra lotta per l'indipendenza e la libertà. Infatti, il trionfo della rivoluzione cubana fu l'inizio dello sgretolamento del sistema di dominio coloniale dell'imperialismo Usa in America latina. Fu una sentenza severa, una condanna a morte per l'imperialismo yankee, che ha oppresso e sfruttato i popoli di questa regione per lungo tempo.[5]
  • Schiacciando la rivoluzione cubana, essi contano di allontanare il fantasma del comunismo che percorre l'emisfero occidentale e di impedire la lotta di liberazione dei popoli, che arde come una fiamma che divora la prateria dell'America latina.
  • Il movimento rivoluzionario in ogni paese assume un carattere nazionale e allo stesso tempo è parte della rivoluzione mondiale. La lotta rivoluzionaria si unisce a quella di tutti gli altri popoli, nell'aiuto e nel sostegno vicendevole; tutti sono rivolti verso un'unica direzione: la rivoluzione mondiale. La rivoluzione che ha già trionfato deve aiutare con la sua esperienza e il suo esempio la rivoluzione dei paesi che ancora non hanno visto il trionfo, deve appoggiare e aiutare attivamente con le sue forze politiche, economiche e militari la lotta di liberazione di tutti i popoli del mondo.[5]
  • II compito dei rivoluzionari in ogni paese consiste nel determinare il metodo scientifico e preciso di lotta in base ad una giusta valutazione della situazione interna ed esterna del paese e ad un corretto calcolo della correlazione di forze tra noi e il nemico; accumulare e aumentare le forze rivoluzionarie, formando nuclei e risvegliando le masse popolari durante le dure prove della rivoluzione, conducendo una lotta attiva in tempi normali, evitando difficoltà e sacrifici non necessari, prepararci pienamente e conseguire il grande successo rivoluzionario. In questo modo, una volta creata la situazione rivoluzionaria, debbono impegnarsi senza dilazione e senza perdere l'occasione, nella lotta decisiva volta a distruggere la dominazione reazionaria.[5]
  • La stragrande maggioranza dei paesi latino-americani è sottomessa totalmente al dominio e alla dipendenza dall'imperialismo Usa. In numerosi paesi dell'America latina si sono costituiti regimi dittatoriali filo-statunitensi e le loro economie sono diventate totalmente dipendenti dai monopoli nordamericani. La politica di aggressione e di saccheggio dell'imperialismo Usa in America latina è l'ostacolo principale allo sviluppo sociale di questo continente e grava i popoli latino-americani di pesi e sventure insopportabili. Gli imperialisti nordamericani e i regimi dittatoriali filo-Usa dell'America latina hanno aumentato su grande scala gli eserciti, i corpi di polizia e tutti gli altri apparati repressivi e reprimono nel modo più brutale tutte le avanguardie rivoluzionarie popolari. È ovvio che i popoli ridotti in povertà, affamati, oppressi e umiliati dell'America latina non possono conquistare la libertà e l'emancipazione, se non con le armi in pugno per lottare contro gli oppressori.[5]
  • La causa per la libertà dei popoli dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina non è terminata. Finché esiste sulla terra l'imperialismo che opprime e saccheggia i popoli, questi non possono interrompere neppure un momento la loro lotta antimperialista. La lotta deve continuare finché tutta la classe imperialista sarà liquidata dalla faccia della terra e finché tutte le nazioni oppresse e umiliate avranno costruito i loro Stati indipendenti e raggiunto il progresso sociale e la prosperità nazionale.[5]
  • L'imperialismo nordamericano è l'imperialismo più barbaro e più crudele dell'epoca moderna ed è il capofila dell'imperialismo mondiale.[5]
  • Attualmente, la principale strategia dell'imperialismo nordamericano per aggredire il mondo, consiste nel cercare di distruggere separatamente, con la forza delle armi, i paesi socialisti rivoluzionari più piccoli e divisi e i paesi di nuova indipendenza senza mutare, possibilmente, le relazioni con i paesi più grandi ed evitando un confronto con essi; l'imperialismo Usa tenta di sfaldare al loro interno, attraverso un'intensificazione dell'offensiva ideologica e politica, quei paesi che sono ideologicamente deboli, che non vogliono fare la rivoluzione e che, diffondendo tra i popoli l'illusione riguardo all'imperialismo, sbandierano la coesistenza con l'imperialismo e desiderano vivere in buona armonia con esso.[5]
  • Gli imperialisti nordamericani, raggruppando i reazionari di destra, cercano di indurli ad opporsi alle forze progressiste e cercano di trascinare alcuni paesi di nuova indipendenza sulla strada della controrivoluzione. Cioè, gli imperialisti yankee, agitando l'olivo in una mano e la freccia nell'altra, mettono assieme la politica nucleare con la penetrazione pacifica, la repressione con la conciliazione e l'inganno; essi meditano di conquistare uno ad uno, con l'aggressione armata, i paesi rivoluzionari e di dividere i paesi ideologicamente deboli, con la penetrazione ideologica e culturale.[5]
  • È più che evidente che non si può fare la rivoluzione a braccia incrociate, cercando di appoggiarsi ai grandi paesi e che gli altri non possono fare la rivoluzione al nostro posto. I piccoli paesi possono anche sconfiggere un grande nemico, se ben guidati nella lotta, se non temono sacrifici, se adottano il Juché e se uniscono le masse popolari. Questa è una verità molto importante della nostra epoca, confermata dalla vita pratica. Questa verità è stata confermata dalla esperienza della guerra in Corea e ancora la confermano in modo splendido il trionfo della rivoluzione cubana e l'eroica guerra di resistenza anti-yankee e per l'indipendenza nazionale del popolo vietnamita.[5]
  • Il popolo coreano ha lottato per più di venti anni per l’unificazione del paese e contro l'occupazione della Corea del sud da parte dell'imperialismo yankee. La rivoluzione coreana è parte del movimento rivoluzionario internazionale e la lotta rivoluzionaria del popolo coreano si sviluppa dentro la lotta comune dei popoli di tutto il mondo per la pace, la democrazia l'indipendenza nazionale e il socialismo. Il popolo coreano lotta per completare la sua causa di liberazione nazionale e, nello stesso tempo, compie tutti gli sforzi per accelerare lo sviluppo generale del movimento rivoluzionario internazionale. Il nostro popolo solidarizza con tutte le forze che si oppongono all'imperialismo nordamericano ed appoggia senza sosta la lotta dei popoli di tutti i paesi contro l'imperialismo yankee. Noi consideriamo questo come un fattore importante per il trionfo della rivoluzione coreana. L'imperialismo è una forza in agonia la cui epoca è ormai tramontata e la lotta per la libertà dei popoli è una forza nuova che aspira al progresso dell'umanità. Sebbene si possano incontrare numerose difficoltà, ostacoli e contrattempi sulla strada della lotta per la liberazione dei popoli, la disfatta dell'imperialismo e il trionfo di questa lotta è una legge dello sviluppo della storia, che non si può impedire. Sebbene gli imperialisti, ammaestrati dall'imperialismo yankee, facciano sforzi disperati per frenare la sempre pili vasta lotta di liberazione dei popoli, questo non è altro che l'ultimo delirio dei condannati alla rovina. Quanto più gli imperialisti nordamericani si disperano, tanto più peggiorano la situazione. L'imperialismo yankee va tramontando e il suo destino è uguale a quello del sole di ponente. Gli imperialisti nordamericani saranno cacciati sicuramente dall'Asia, dall'Africa e dall'America latina, grazie alla lotta di liberazione dei popoli. La grande causa rivoluzionaria antimperialista dei popoli dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina è invincibile.[5]
  • Lenin, grande capo della rivoluzione e genio dell’umanità, ha dedicato tutta la sua vita alla causa rivoluzionaria consacrata alla libertà e all’emancipazione della classe operaia internazionale e delle nazioni oppresse di tutto il mondo, e ha compiuto opere imperiture per il trionfo del socialismo e del comunismo.[6]
  • Il leninismo è il marxismo creativo dell’epoca dell’imperialismo; è la teoria, la strategia e la tattica della rivoluzione proletaria, la potente arma dei popoli rivoluzionari per il rovesciamento della società che ormai ha espresso tutte le sue possibilità e per la creazione di un mondo nuovo, e la grande bandiera di lotta della nostra epoca. La realtà prova nettamente la forza invincibile del leninismo, dottrina rivoluzionaria del proletariato che trasforma il mondo. La bandiera rivoluzionaria immortale di Lenin sventola sul mondo, dà un impulso ogni giorno più potente alla lotta dei popoli progressisti di tutto il mondo e consuce sicuramente tutta l’umanità verso un avvenire radioso.[6]
  • Lenin indicò la necessità di trasformare i popoli dei paesi coloniali e dipendenti, da riserva dell’imperialismo in alleati della rivoluzione proletaria, e per la classe operaia il dovere di respingere fino in fondo il social-sciovinismo e di lottare unendosi strettamente con le nazioni oppresse di centinaia di milioni di individui tenuti fino ad allora ai margini della storia e considerati solo oggetto della medesima. lenin approfondì e e sviluppò ulteriormente le idee scientifiche di Marx sull’autodeterminazione delle nazioni, che costituisce il principio fondamentale per la risoluzione della questione nazionale coloniale. Indicò che tutte le nazioni sono uguali e indipendenti, che non bisogna mai accordare privilegi a nessuna nazione e che bisogna dichiarare illegale ogni misura che violi i diritti delle minoranze nazionali, e preconizzò che tutte le nazioni devono avere la libertà di separarsi per costituirsi in Stato indipendente e il diritto all’autodeterminazione politica.[6]
  • I popoli dell’oriente erano sfruttati anche due o tre volte più crudelmente di quanto non lo fossero i popoli dei paesi capitalisti evoluti, e subivano un’oppressione nazionale e razziale da parte degli imperialisti. L’inasprimento dell’aggressione dell’Oriente da parte delle potenze imperialiste e l’accelerazione del processo di colonizzatone e di semi-colonizzazione dei paesi dell’Asia resero estremamente acute le contraddizioni di classe in questa regione. Il saccheggio da parte degli imperialismi stranieri, assieme allo sfruttamento da parte delle classi dominanti reazionarie indigene, divenne sempre più insopportabile. In questa regione si urtavano violentemente le contraddizioni tra le potenze imperialiste e tra i gruppi del capitale monopolistico, che si disputavano le concessioni coloniali e sue sfere d’influenza. In effetti, questa regione era il punto di convergenza di diverse contraddizioni che generano la rivoluzione; essa era l’anello più debole della catena del fronte imperialista e il teatro di scontri decisivi della lotta politica mondiale. L’Oriente divenne il centro della questione nazionale-coloniale.[6]
  • La vittoria della rivoluzione cinese fu un grande avvenimento internazionale che per la sua importanza segue da vicino la grande Rivoluzione d’Ottobre. Il fatto che il popolo cinese, che rappresenta circa un quarto della popolazione del mondo, abbia scosso il giogo imperialista per impegnarsi nella vi del socialismo significava un altro colpo inferto al sistema coloniale dell’imperialismo e ciò modificò in modo decisivo i rapporti di forza tra il socialismo e l’imperialismo a vantaggio del socialismo.[6]
  • L’eroico popolo vietnamita, conducendo una lotta sanguinosa, cacciò gli aggressori stranieri, a cominciare dai colonialisti francesi, e fondò il primo stato socialista del sud-est asiatico. Il Vietnam è oggi divenuto il fronte dove si svolge il più aspro combattimento anti-imperialista e anti-USA. È proprio sul territorio del Vietnam che si svolge una lotta accanita tra le forze rivoluzionarie anti-imperialiste e le forze aggressive dell’imperialismo USA. Le forze dell’Armata popolare di Liberazione e il popolo del Vietnam del Sud hanno già liberato i quattro quindi del territorio nazionale e i due terzi della popolazione e hanno creato il Governo Rivoluzionario Provvisorio della repubblica del Vietnam del Sud. Essi continuano a infliggere cocenti e irrimediabili sconfitte militari e politiche agli aggressori imperialisti USA e costringono a una impasse l’imperialismo USA e i fantocci sud-vietnamiti.[6]
  • Sotto la direzione di Néo Lao Haksat, il popolo laotiano ha impugnato le armi per la liberazione e l’indipendenza del paese, per la difesa della pace e della sicurezza in Indocina e nel sud-est asiatico e moltiplica ogno giorno i successi nei combattimenti sferrando attacchi successivi agli imperialisti USA e ai loro lacchè.[6]
  • La vittoria del nostro popolo nella Guerra d Liberazione della Patria ha dimostrato che nessuna forza aggressiva dell’imperialismo può sottomettere un popolo che si è levato a combattere, sotto la direzione di un partito marxista-leninista, per la libertà e l’indipendenza della sua patria; essa ha rivelato la debolezza e la putrefazione dell’imperialismo USA e inculcato nelle nazioni oppresse del mondo la ferma convinzione che l’imperialismo USA non è assolutamente invincibile e che è possibilissimo lottare contro di esso e riportare su di esso la vittoria.[6]
  • Attualmente, nella Corea del Sud, la lotta rivoluzionaria si fa sempre più organizzata e si radica profondamente fra gli operai e i contadini che rappresentano le forze principali della rivoluzione, e larghe masse delle diverse classi e strati sociali si impegnano nella lotta contro gli occupanti americani e i loro fantocci sud-coreani.[6]
  • L’Asia, un tempo continente colonizzato, è divenuta una regione dove si scatena una potente tempesta rivoluzionaria che abbatte l’imperialismo. Questa regione è divenuta oggi l’avanposto del fronte rivoluzionario internazionale che si oppone all’imperialismo e l’arena principale della lotta rivoluzionaria che si sviluppa su scala mondiale per la libertà e la liberazione. Avendo ricevuto ferite mortali causate dai potenti colpi della lotta di liberazione nazionale dei popoli dell’Oriente, gli imperialisti sono coperti di ferite su tutto il corpo e si vedono isolati da ogni parte. L’imperialismo e il colonialismo infami che obbligano centinaia e centinaia di milioni di uomini alla miseria e alla fame vivono oggi l’ora fatale in Oriente, dove la loro completa liquidazione è all’ordine del giorno.[6]
  • Gli imperialisti USA assegnano alla regione dell’Asia la maggior parte del complesso dei loro aiuti militari destinati all’estero, vi installano numerose basi militari e vi introducono i due terzi delle loro forze armate d’aggressione stanziate all’estero. Rafforzando le loro forze armate di aggressione, essi sognano stupidamente di realizzare facilmente l’aggressione dell’Asia utilizzando il militarismo giapponese come “truppa d’assalto”, mobilitando i paesi satelliti e i fantocci dell’Asia e ricorrendo essenzialmente al “processo consistente nel contrapporre gli asiatici agli asiatici”.[6]
  • Dall’epoca di Lenin, il popolo sovietico, levando alta la bandiera della lotta antimperialista di liberazione nazionale, ha dato un grande contributo all’opera di liberazione dei popoli oppressi del mondo. Il popolo sovietico ha dato il suo aiuto al nostro popolo nella sua opera di liberazione dal giogo della dominazione coloniale dell’imperialismo giapponese ed ha accordato un grande aiuto sia materiale che morale alla lotta del nostro popolo per difendere la libertà e l’indipendenza della patria ed edificare una società nuova. Il nostro popolo non dimentica il sostegno e l’aiuto internazionalista che il popolo sovietico gli ha concesso. Il popolo coreano tiene in gran conto l’amicizia e la solidarietà con il popolo sovietico sul fronte della lotta antimperialista e anti USA.[6]
  • Le manovre di divisione nazionale messe in atto dalle autorità sudcoreane sono la conseguenza della politica delle «due Coree» perseguita dall'imperialismo americano. Quest'ultimo, quando ha constatato la impossibilità di realizzare i suoi piani di aggressione contro la metà settentrionale della repubblica e di trasformazione dell'intera Corea in una sua colonia, ha fatto ricorso alla politica delle «due Coree», con il fine occulto di continuare a tenere sotto il suo controllo almeno la Corea del sud.[7]
  • In Asia, nel corso del periodo indicato, la lotta dei popoli contro le aggressioni e gli interventi dell'imperialismo si è dimostrata più accanita che in qualsiasi altra regione ed ha inflitto agli imperialisti dei colpi cocenti[7]
  • Oggi gli imperialisti americani, nel segno della «pace», cercano di migliorare le loro relazioni con le grandi potenze e di allentare temporaneamente la tensione nei loro confronti per guadagnare così il tempo necessario a riprendere vigore; al tempo stesso, essi continuano a intensificare le loro manovre aggressive nei confronti dei piccoli paesi e la ingerenza nei loro affari interni. Recentemente, essi hanno spinto gli espansionisti israeliani a scatenare una guerra di aggressione contro i popoli egiziano e siriano. Hanno organizzato nel Cile un colpo di stato militare fascista che ha rovesciato il legittimo governo di Unità popolare. Gli imperialisti americani sono anche responsabili degli atti di aggressione e di ingerenza compiuti in Corea, in Cambogia, nel Vietnam, nel Laos, come anche in una serie di paesi africani e in molti altri paesi.[7]
  • Oggi, il nostro popolo non conosce più affanni o inquietudini per i problemi legati all'alimentazione, all'abbigliamento o alla casa. Tuttavia, il livello generale di vita del nostro popolo non è ancora soddisfacente, per il persistere di disparità fra il tenore di vita degli operai e dei contadini e fra le condizioni degli abitanti delle città e delle campagne. Da un lato, noi lottiamo per elevare sensibilmente il tenore di vita generale del popolo, mentre dall'altro lato ci sforziamo di migliorare in maniera equa le condizioni di vita della popolazione. Se dopo la realizzazione del piano sessennale continueremo per qualche anno a portare avanti la nostra lotta, la vita del nostro popolo migliorerà in modo così marcato da non essere per nulla inferiore a quella degli altri popoli. [7]
  • Marx aveva detto che la rivoluzione sarebbe dapprima scoppiata nei paesi industrialmente sviluppati per trionfare poi nel mondo intero. Egli pensava che i movimenti di liberazione nazionale dei paesi colonizzati avrebbero trionfato automaticamente nel momento in cui nei paesi a capitalismo sviluppato fosse scoppiata la rivoluzione. La storia mostra che la rivoluzione è scoppiata prima nei paesi sottosviluppati e non in quelli a capitalismo avanzato.[8]
  • La rivoluzione non può essere né esportata né importata. Per risolvere tutti i problemi posti dalla lotta rivoluzionaria occorre fare leva sulle forze del proprio popolo e tenere conto della situazione del proprio paese.[8]
  • Per i popoli che hanno raggiunto l’indipendenza il problema fondamentale oggi è riuscire a consolidare l’indipendenza politica nazionale e salvaguardare la sovranità. La sovranità è vitale per una nazione. Ogni paese era sovrano all’origine. Un paese che non sia sovrano, non può essere considerato uno Stato realmente indipendente.[8]
Kim Il-sung rappresentato su una banconota di 1.000 won
  • L’indipendenza economica è la base materiale dell’indipendenza politica e della sovranità. Quando non si è economicamente indipendenti non si può evitare di essere asserviti sul piano politico e affrancarsi dalle situazioni di ineguaglianza rispetto alle altre nazioni.[8]
  • Se i paesi che hanno ottenuto l’indipendenza politica non realizzano un’economia nazionale indipendente e sul piano economico continuano a dipendere dall’estero, saranno i fatto asserviti e non potranno essere considerati realmente indipendenti.[8]
  • Noi prevediamo il mantenimento della sovranità non soltanto per i paesi ma anche per gli uomini. Fin dall’inizio della nostra lotta rivoluzionaria anti-giapponese noi abbiamo cantato una canzone che i nostri giovani amano ancora oggi e che dice tra l’altro: “In quanto uomo, ognuno è libero. Senza libertà si è come morti. Si può dare la propria vita, ma mai la propria libertà”.[8]
  • L’uomo è dotato di spirito creatore e sovrano. Dicendo che l’uomo ha uno spirito creatore si vuole dire che possiede la capacità creatrice di modificare la natura e la società secondo la propria volontà e i propri bisogni.[8]
  • Nel nostro paese si cerca di coltivare lo spirito sovrano e lo spirito creatore in tutti gli individui, fin dalla nascita.[8]
  • I visitatori venuti dai paesi del Terzo Mondo, dall’Asia, dall’Africa e dall’America Latina, a contatto con la realtà del nostro paese ci chiedono da dove derivi la nostra immensa forza. La nostra forza proviene dal fatto che il popolo tutto mostra di essere spirito sovrano e creativo perché fortemente cosciente di essere la guida del paese. Le masse popolari hanno una forza inesauribile. È molto importante perciò dare affidamento su questa forza e basarsi su di essa per risolvere i problemi.[8]
  • Le idee del Juché sono una filosofia fondata sull’uomo.
    Questa filosofia mette l’uomo al centro del pensiero ed indica ad ognuno i mezzi per modellare il proprio destino. Le idee del Juché di cui disponiamo e la stessa concezione del mondo che hanno le masse attraverso questa filosofia sono la fonte della nostra invincibile forza.
    È grazie al Juché che noi abbiamo vinto l’imperialismo giapponese, poi quello americano, ed edificato sulle rovine della guerra 1950-53 il magnifico paese d’oggi.
    Le idee del Juché si sono diffuse in tutta la popolazione, per questo crediamo di poter riunificare la penisola coreana.[8]
  • In Corea del Sud gli imperialisti americani hanno portato bombe atomiche e modernissimi aerei da guerra che ogni giorno compiono voli di simulazione di combattimento con l’intento di intimidirci. Ma il nostro popolo non ha paura. Anche se gli imperialisti americani inizieranno un’altra guerra contro il nostro paese non potranno uccidere tutti i coreani. Il nostro popolo vincerà senza dubbio perché è pronto a battersi sino all’ultimo uomo contro gli imperialisti americani aggressori.[8]
  • Attualmente la gioventù e la popolazione sudcoreana desiderano sempre più ispirarsi alle idee del Juché. Nel passato il mito e la paura degli U.S.A. erano diffusi tra la popolazione sudcoreana. Oggi i sudcoreani hanno capito che gli U.S.A. non sono invincibili e considerano gli imperialisti americani come dei miserabili. Di giorno in giorno si affrancano dal mito e dalla paura degli U.S.A. e manifestano una crescente fiducia nelle idee del Juché.[8]
  • Il nostro popolo, forte delle idee del Juché, seguendo la via che esse indicano ha la certezza che vincerà come ha già vinto nel passato.[8]
  • La cosa che l’imperialismo americano più teme è che i popoli del mondo si incamminino sulla via della piena indipendenza. Se ha paura del popolo coreano, non è perché disponiamo di bombe atomiche, ma perché il nostro popolo, forte delle idee Juché, ha fortemente dimostrato di voler difendere la propria sovranità.[8]
  • Il nostro Partito è cresciuto da profonde radici storiche. Esso è stato fondato nel 1945, ma nel nostro paese la lotta per la sua fondazione iniziò molto tempo prima. Attraverso lunghi anni di ardua lotta i comunisti coreani hanno posto le basi per la fondazione del Partito rivoluzionario e, su queste basi, hanno fondato il nostro Partito.[9]
  • La lotta armata antigiapponese è stata una nobile guerra di liberazione, al fine di salvare il paese e la nazione. Essa è anche stata un combattimento estremo per la vittoria dell’alta idea comunista, così come una gloriosa lotta per fondare il Partito rivoluzionario della classe operaia.[9]
  • Un Partito rivoluzionario può essere fondato, e la sua forza può aumentare, solo quando la purezza dei ranghi comunisti e l’unità della loro ideologia e della loro volontà è assicurata.[9]
  • La fondazione del nostro Partito è stata la nascita del Partito rivoluzionario di tipo Juché, il primo del genere nella storia, il superbo risultato di lunghi anni di lotta dei comunisti coreani per fondare un Partito rivoluzionario della classe operaia. Ciò fornì alla rivoluzione coreana il suo potente, militante stato maggiore e rese capace il nostro popolo di portare avanti la rivoluzione e la costruzione vittoriosamente sotto la sua direzione.[9]

Citazioni su Kim Il-sung[modifica]

  • Kim Il Sung, nonostante la fama di cui godeva all'estero, era un uomo spiritosissimo, andavamo insieme in crociera e lui beveva, fumava, raccontava barzellette. Tutto il contrario del dittatore austero che immaginavate voi occidentali. Mi ha regalato una centrale elettrica, cantieri navali e consiglieri militari senza chiedere nulla in cambio. (Menghistu Hailè Mariàm)
  • Lo stato nordcoreano nacque più o meno contemporaneamente alla pubblicazione di 1984, e si può quasi pensare che al sacro padre dello stato Kim Il Sung, fosse stata omaggiata una copia del romanzo e gli fosse stato chiesto se potesse metterlo in pratica. E tuttavia nemmeno Orwell osò immaginare che la nascita del «Grande Fratello» fosse accompagnata da portenti e segni miracolosi - come gli uccelli che salutano il glorioso evento cantando con parole umane. (Christopher Hitchens)
  • «Quanti figli ha il presidente Kim Il Sung?» ho chiesto varie volte. E la risposta standard è stata: «Siamo tutti suoi figli». (Tiziano Terzani)
  • Questo non è semplicemente un Paese. È stato ufficialmente dichiarato «il paradiso», e Kim Il Sung, il presidente, non è semplicemente il suo capo di più di 35 anni, è dio perché lui sa tutto quello che c'è bisogno di sapere, ha trovato le risposte alle domande che i filosofi si sono posti da secoli, e persino gli uccelli conguettano le sue lodi. Così almeno viene detto al visitatore ed è scritto quasi ogni giorno sui giornali. (Tiziano Terzani)

Note[modifica]

  1. a b c d e f Risposte M. Manian, corrispondente dell’«Humanité» (27 luglio 1950)
  2. a b c d e f g h i j k l m n o p Eliminazione del dogmatismo e del formalismo e il costruirsi dello Juché nel lavoro ideologico, discorso pronunciato ai propagandisti e agli attivisti del Partito (28 dicembre 1955)
  3. a b c d e f g h i j k l m Per l'applicazione della politica giudiziaria del nostro Partito, discorso pronunciato alla conferenza nazionale dei funzionari della giustizia e della procura (29 aprile 1958)
  4. a b c d e f g h i j k l m n o p I compiti degli insegnanti nell'educazione dell'infanzia e della gioventù, discorso pronunciato alla Conferenza degli attivisti dell’insegnamento (25 aprile 1961)
  5. a b c d e f g h i j k l La grande causa rivoluzionaria antimperialista dei popoli dell'Asia, dell'Africa e dell'America latina è invincibile!, articolo scritto in occasione del I° anniversario della morte di Che Guevara pubblicato nel n. 8 di Tricontinental, organo teorico dell'Organizzazione per la solidarietà dei popoli dell'Africa, Asia e America latina, 8 ottobre 1968, a cura della KFA - Italia, Sezione Italiana della Korean Friendship Association
  6. a b c d e f g h i j k l Trionfano le grandi idee di Lenin sulla lotta di liberazione nazionale nelle colonie dell'oriente, articolo pubblicato il 16 aprile 1970 nella Pravda, organo del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, per il centenario della nascita di V. I. Lenin
  7. a b c d Intervista all’Unità, organo del Partito Comunista Italiano (2 aprile 1974)
  8. a b c d e f g h i j k l m n Manteniamo il principio della sovranità, colloquio con il vicepresidente del Movimento per il socialismo del Venezuela (7 settembre 1981)
  9. a b c d La lotta dei comunisti coreani per la fondazione del Partito, tratto da “L’esperienza storica della costruzione del Partito del Lavoro di Corea”, lezione agli insegnanti e agli studenti della Scuola Superiore di Partito Kim Il Sung (31 maggio 1986)

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