La classe operaia va in paradiso

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La classe operaia va in paradiso

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Gian Maria Volonté interpreta Lulù

Titolo originale

La classe operaia va in paradiso

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1971
Genere drammatico, satirico, politico
Regia Elio Petri
Soggetto Elio Petri, Ugo Pirro
Sceneggiatura Elio Petri, Ugo Pirro
Produttore Ugo Tucci
Interpreti e personaggi

La classe operaia va in paradiso, film del 1971 con Gian Maria Volonté, regia di Elio Petri.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Il mangiare viene giù e qui c'è una macchina che schiaccia ed è pronto per l'uscita. Uguale che in una fabbrica. L'individuo è uguale alla fabbrica. Fabbrica de merda! [...] Pensa se avesse un prezzo! Ognuno lì bello con la sua renditella sicura! Invece niente... (Lulù)
  • Operai, operaie! Vi parlo a nome dei vostri compagni studenti. Sono le otto del mattino. Oggi, quando voi uscirete, sarà già buio. Per voi la luce del sole oggi non splenderà. Vi cuocerete al cottimo. Otto ore di cottimo! E uscirete stanchi, svuotati, convinti di avere guadagnato la vostra giornata e invece sarete stati derubati. Sì, derubati di otto ore della vostra vita [...] (Comunista #1) [all'ingresso della fabbrica, urlando nel megafono]
  • Operai, voi state entrando nel carcere. Oggi dopo otto ore di lavori forzati uscirete e sarà buio. Per voi oggi, la luce del giorno non splenderà. Operai, per spezzare l'unione tra padroni e sindacati vi proponiamo una formazione di comitati unitari di base. L'allenza rivoluzionaria tra operai e studenti. (Comunista #2 (Marx)) [all'ingresso della fabbrica, urlando nel megafono]
  • Più soldi e meno lavoro! (Comunisti) [in coro]
  • Lavoratori, buongiorno. La direzione aziendale vi augura buon lavoro. Nel vostro interesse, trattate la macchina che vi è stata affidata con amore. Badate alla sua manutenzione. Le misure di sicurezza suggerite dall'azienda garantiscono la vostra incolumità. La vostra salute dipende dal vostro rapporto con la macchina. Rispettate le sue esigenze, e non dimenticate che macchina più attenzione uguale produzione. Buon lavoro. (annuncio in filodiffusione) [ogni mattina in fabbrica]
  • Questo qui è un mestiere che può fare anche una scimmia. Allora lo puoi fare anche te. (Lulù)
  • Senti Lulù, te non muori mica nel tuo letto, sai? Te muori qua, sulla macchina! (Bassi)
  • Un pezzo, un culo, un pezzo, un culo... (Lulù) [mentre lavora con la macchina]
  • Leccaculo è uno che è servo del padrone. E chi lo conosce il padrone? (Lulù)
  • Operai della B.A.N., i tre sindacati uniti vi chiamano alla lotta. Contro i ritmi, contro le qualifiche. Alla lotta per la salute, per guadagnare più soldi. Per avere più tempo a disposizione per stare coi vostri figli e con le vostre mogli. Quando facevate mille pezzi al giorno vi davano trecento lire di cottimo. Ora ne fate tremila coi nuovi tempi e il cottimo è rimasto sempre lo stesso. Quasto vuol dire per la B.A.N. un aumento di miliardi di profitti. Mentre per voi aumentano solo i prezzi. Tutto si paga salato mentre il alvoro in più lo prendono gratis. Il cottimo va pagato di più. Più pezzi, più soldi! (Comunista #3) [all'ingresso della fabbrica, urlando nel megafono]
  • Meno pezzi, più soldi, meno lavoro! (Comunista #2 (Marx)) [all'ingresso della fabbrica, urlando nel megafono]
  • La vita di un uomo lè lunga. Pensa alla vecchiaia. Pensa a quando avrai la spian dorsale spezzata, sì, ma dall'artite. All'ospedale con la broncopolmonite, mezzo cieco, sordo e senza un amico. (Operaio #1) [a Lulù]
  • "Scimpanzè crede davvero di essere un uomo". Povera bestia. (Lulù) [leggendo la prima pagina del giornale]
  • Quelli erano operai, contadini, eh... manovali, muratori, poliziotti, impiegati del catasto, beccamorti, ragionieri, uscieri, autisti, operai di prima, di seconda, di terza categoria, anche di sesta, ottava, sedicesima. Eh, i matti ricchi non li tengono qui, no, no. Quelli stanno nascosti nelle cliniche private. E per forza, si capisce, guai se i poveracci sapessero che pure i ricchi diventano matti. Eh, gli verrebbe da piangere, no? (Militina)
  • Lulù, è il danaro, comincia tutto di là. Ah! Noi facciamo parte dello stesso... giro. Padroni e schiavi, dello stesso giro! L'argent! I soldi! Noi diventiamo matti perché ce ne abbiamo pochi e loro diventano matti perché ce ne hanno troppi. E così, in questo inferno, su questo pianeta, pieno di ospedali, manicomi, cimiteri, di fabbriche, di caserme... e di autobus, il cervello poco a poco... se ne scappa. Sciopera! Sciopera! Sciopera, sciopera! (Militina)
  • Lulù, quando ti ricoverano porta le armi! (Militina)
  • La multa! Perché allora non dar la multa?! Avanti, datemi la multa! Però poi mi dovete restituire tutto quello che mi avete rubato quando facevo lo stakanovista! Dovete ricacare tutto, anche il dito! (Lulù)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Mena: Scusate signor Massa, una curiosità, ma voi come fate a coprire quei tempi?
    Lulù: È che io in fabbrica mi annoio, mi rompo i coglioni. Allora lavoro, no? Lavoro! Cosa devo fare? Senti il concetto: la vita traguardo, striscione. Tutti dentro in pista. Qui dentro siamo tutti in corsa. Io sono un campioncino qui dentro. Lei lo sa. È vero?
    Adalgisa: È vero.
    Lulù: E poi ci sono i terroni, come questo qui – Sicilia orientale – che son tutti dei pendolari. Al mattino arrivan qui già stanchi e io li frego sul ritmo! Eh, io son riuscito a tirar su venticinquemila lire in un mese di cottimo! Venticinque carte! Ma a pedalare, eh! Pedalare! Perché io mi concentro, io sono concentrato. Sono concentrato. Io ho la tecnica per concentrarmi. Lei lo sa. Mi fisso col cervello... Penso a un culo. Il culo di quella lì. Qui dentro non c'è mica altro da fare. Cosa vuoi fare? Visto che dobbiam lavorare, lavoriamo, no? Senza tante storie! Capito?
  • Mena: Voi quanti anni c'avete?
    Lulù: Trentuno! Sono in fabbrica da quindici anni, ho fatto due intossicazioni da vernice! C'ho uno squarcio qui dentro, ho fatto l'ulcera!
  • Adalgisa: Uè, ma pensi sempre alla stessa cosa te, eh!
    Lulù: Perché, a cosa vuoi che pensi, al paradiso?
    Adalgisa: E perché no?
    Lulù [toccandole con insistenza le cosce]: È qui il paradiso! Guardalo qui il paradiso! È qui!
– Come hai capito che stavi diventando matto?
– Sono gli altri che lo decidono quando uno deve diventare matto.
  • Lulù: Com'è che... Insomma... Come hai capito che stavi diventando matto?
    Militina: Sono gli altri che lo decidono quando uno deve diventare matto, però... Eh, a dirti la verità, io sono arrivato prima. Io li ho fregati, io c'avevo già qualche sospetto. Perché il sospetto è come una volpe pelosa, ladra, puttana, vigliacca, reazionaria! Ogni tanto mi veniva fuori qualche stranezza.
    Lulù: Che stranezze erano?
    Militina: A tavola – quando si mangia, no? – le posate devono stare tutte belle dritte, in fila, sai, come soldati. E io stavo a tavola, mangiavo e in quel momento sognavo di essere ancora nella fabbrica.
  • Militina: Eh! Ma a te ti... ti piacerebbe di sapere... [ride] Che... che cazzo fabbrichiamo noi nella fabbrica?
    Lulù: Questo lo so!
    Militina: A che servono tutti questi...
    Lulù: Io lo so!
    Militina: ...questi pezzi che... che ne fanno a milioni!
    Lulù: No, no! Io lo so! Io lo so! Io faccio dei pezzi...
    Militina: Sì?
    Lulù: ...che servono per un motore.
    Militina: Eh...
    Lulù: Il motore, lì... questo motore che poi va a finire in un'altra macchina, no?
    Militina: Ah.
    Lulù: Che però non è lì.
    Militina: Eh...
    Lulù: Non è lì...
    Militina: Ah, non è lì?
    Lulù: No!
    Militina: Pensa che io un giorno, incontrai l'ingegnere, lo presi per il collo...
    Lulù: Sta' giù! Fa' il bravo! Fa' il buono!
    Militina: ...e gli dissi: ma mi dici che cazzo si fabbrica in questa fabbrica? Che cazzo servono questi segni?
    Lulù: Ma non ti agitare! Va' che io chiamo l'ingegne... Chiamo l'infermiere!
    Militina: Guardami se no io ti ammazzo, ti ammazzo!
    Lulù: Basta! Se no io chiamo l'infermiere! E allora fai il buono! Siamo qui a ragionare, cosa mi vieni fuori con questa roba?
    Militina: Io ragiono, però... Eh! Eh, se non me lo levavano di sotto lo strozzavo davvero. Ma questa... Questa, Lulù, non è pazzia. Perché un uomo... Un uomo ha il diritto di sapere quello che fa, a che cosa serve. Sì o no? Ho ragione?
  • Cronometrista: Sei sotto lanorma. Il ritmo è inferiore a ottanta.
    Mena: Scusatemi signor cornometrista, ma io mi regolo secondo la mia velocità di masturbazione.
    Cronometrista: Lavora, terrone, se non vuoi tornare in mezzo ai maiali!
  • Medico: Come va col dito?
    Lulù: Non c'è più il dito.
    Medico: Si sente menomato?
    Lulù: Cosa vuole che sia per me dito più, dito meno?
    Medico: Rifletta bene. A che cosa le fa pensare questo dito?
    Lulù: A l'üsel. [il medico fa il gesto di un volatile che sbatte le ali] No, all'uccello!
    Medico: Lei allude al membro virile?
    Lulù: Proprio a quello.
    Medico: Se vogliamo essere conseguenti lei, dunque, senza quel dito è come se fosse castrato.

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