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Lancia (azienda)

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Il primo logo Lancia (1906)

Citazioni sulla Lancia, azienda automobilistica italiana.

  • [Nel 2003] I lancisti sono un popolo educato e mite, che ne ha sopportate tante perché, prima, aveva goduto tanto sia nel lusso che nell'innovazione o nello sport. (Carlo Cavicchi)
  • Il marchio di Chivasso è quello che ho più nel cuore. Nella sua storia ci sono innovazione tecnologica e raffinatezza tecnica: tutto ciò è entusiasmante per un progettista. (Sergio Limone)
  • [Nel 2019] L'apparato Fiat non è mai stato determinato nei confronti di Lancia, hanno sempre pensato di realizzare le vetture con un occhio di riguardo al portafoglio e adottando un atteggiamento sbrigativo sia nel design che nello sviluppo, soprattutto dalla Thema in poi. [«Un marchio sfortunato...»] La vera sfortuna della Lancia è essere finita nelle mani della famiglia Agnelli. Dico questo perché sembra che non abbiano mai avuto la percezione di quanto Lancia dovesse essere trattata con cura. (Giorgetto Giugiaro)
  • L'uso di lettere greche per indicare un modello fa parte della storia e della tradizione Lancia. È un vezzo nato pochi anni dopo la fondazione della casa, nel 1906. Addirittura una delle prime Lancia si chiamava "Alfa" proprio perché questa era la prima lettera dell'alfabeto greco. Poi nel modello successivo la denominazione fu abbandonata per non creare confusione con le omonime Alfa Romeo. E si iniziò col nome Beta, cui negli anni seguirono Gamma, Delta, Theta, Epsilon, Lamba e così via. (Alberto Sabbatini)
  • La prima Lancia costruita in una modesta rimessa di via Ormea usciva [...] nel settembre del 1907. Consisteva in un telaio leggero, basso, a sospensione articolata, era azionata da un motore a quattro cilindri, capace di 1450 giri quando la velocità di rotazione dei motori non superava allora i mille, ma fissava già il tipo su cui si sarebbe sviluppata la produzione. Viene ricordato un particolare gustoso; la macchina nascente aveva talmente assorbito la mente dei costruttori che solo quando venne il momento di guidarla fuori si accorsero che non passava dalla porta carraia, onde fu giocoforza brandire un piccone e con gran colpi allargarne gli stipiti. Alla fine dell'anno quel «rivoluzionario» veniva rivestito di carrozzeria e i torinesi videro circolare una vettura che mostrava già evidenti i segni di un nuovo indirizzo. (Cesco Tomaselli)
  • [Nel 2012] Sono un lancista di vecchissima data, uno di quelli che in gioventù si divideva in clan, quelli della Fulvia Coupé da una parte e quelli dell'Alfa Romeo Gt Junior dall'altra. Con la Lancia ho corso a lungo e mi sono divertito un sacco. E come tutti i lancisti di vecchia data ho visto sempre questo marchio glorioso soffrire (negli anni 50 ero troppo piccolo e prima della guerra non c'ero). Ricordo bene che ne parlai a lungo con Vittorio Ghidella, probabilmente era il 1980, a un rally dei Mille Laghi in Finlandia dov’era venuto con la moglie. Proprio il manager forse più "automobilaro" della storia Fiat mi parlò preoccupato della difficoltà di imporre questo marchio al di fuori dei confini italiani. "Io ce la metterò tutta, può scommetterci — mi disse quasi a tranquillizzarmi, anche se non ero certamente io il suo problema — ma la Fiat deve pensare in grande e nel grande la Lancia farà sempre fatica". Io riportai su Autosprint quelle parole, con il mio indimenticato direttore, Marcello Sabbatini, che ci fece un titolo impietoso "Ghidella non vede un futuro per la Lancia". Allora arrivano molte lettere in redazione (le mail erano una cosa inimmaginabile) e in tutte c'era un livore incredibile contro in capo della Fiat che, peraltro, a breve andava sfornando il meglio del marchio, la Thema, la Delta e la Prisma. Riporto questo episodio per sottolineare come la Lancia sia stata sempre un cruccio per tutti gli uomini sul ponte di comando del Gruppo. Il suo limite stava sempre nell'inesistente penetrazione sui mercati esteri, e questo anche quando la Stratos e poi la Delta vincevano tutto nei rally. (Carlo Cavicchi)

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