Al 2019 le opere di un autore italiano morto prima del 1949 sono di pubblico dominio in Italia. PD

Gian Pietro Lucini

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Gian Pietro Lucini (1867 – 1914), poeta e scrittore italiano.

Incipit di alcune opere[modifica]

Antidannunziana[modifica]

O Tizio, ti confesso di avere un pessimo carattere: – tu e li altri intorno assentite, sorridendo: – comunque, mi compiace: – il vostro sorriso scompare dalle labra dove lo sostituisce una smorfia: – anzi, vi dirò, che, per differenziarmi dalla palude borghese che tenta invischiare tutta la vita italiana, vado a coltivarmelo con gran cura di reattivi velenosi, di caustici esasperanti. Voi crollate la testa, commiserandomi, e, vista la mia pervicacia – che mi danneggia – mi raccomandate alla psichiatria.

D'Annunzio al vaglio dell'Humorismo[modifica]

Al poeta la palma
Metti anche tu – i "Tacchi-Palma",
o Gabriel – grande cantor,
con presto inganno – raddoppi l'alma,
guardati un po', – non sei maggior?
Te dalla Francia – l'Italia in palma
recasi al sen – materno ognor;
inchioda ai tuoi – i "Tacchi–Palma",
Poeta bel – trionfator.

Filosofi ultimi[modifica]

In Italia, dopo Carlo Cattaneo, Giovanni Bovio, Giulio Lazzarini; in Francia, durante lo studio, che tuttora continua, di Le Dantec, di Jules de Gaultier, di Remy de Gourmont; in America, dopo Emerson; in Inghilterra dopo Carlyle; in Germania, dopo Nietzsche e Stirner; la filosofia, come amore alla verità, studio e ricerca di quei mezzi intellettuali per cui se ne avvicina il possesso, decade rapidamente.

I monologhi di Pierrot[modifica]

Tra la nebbia e la neve un gallico entusiasmo estrasse questa bianca figura di Maschera. Per ciò in torno a un cuore bollente e lucido come una fiamma costrusse un corpo pallido e malinconico, ed in vece di una tromba alle labra livide apprestò per le agili dita una mandola. Spesso vediamo Pierrots e Pierrettes, altalena una mezza luna sdrajata in mezzo alle nubi, seder sui corni estremi, cantando una pastorale di Getry, mentre le stelle incisive e maligne come un ironico complimento di damina guardano e beffano.

Il libro delle figurazioni ideali[modifica]

Nelli animi, il presagio del sangue imprime un invincibile terrore, un desiderio intenso di soffermar l'avvenire, un bisogno irrefrenabile di ricorrere all'autorità della tradizione per dimostrare erroneo e colpevole ogni tentativo di sociale riforma. – Donde l'esumazione trionfale di San Tomaso d'Aquino, il ritorno alle modeste leggende care a' primi cristiani, la riabilitazione affannosa di ogni ideologismo e di ogni spiritualismo, – infine lo studio morboso ed imbelle di un passato che distolga lo sguardo dalla urgente realità, sproni al bizantinismo e procuri il trionfo della psiche contro la fusis.

L'ora topica di Carlo Dossi: saggio di critica integrale[modifica]

La fortuna, che sorresse e si oppose insieme alle opere ed al nome di Carlo Dossi, fu bizzarra, generosa e maligna nello stesso tempo. Mentre ne ha protetto l'amore e l'ammirazione tra i migliori suoi coetanei e lo ha riservato al culto de' giovani, non volle che la rinomea larga e sparsa, con facilità e tornaconto si divulgasse tra il pubblico grosso, quello che fa numero, sostiene il valore reale e crea, effimeramente, le gloriole posticcie; ma senza di cui l'efficacia dell'azione, la bellezza della letteratura, la verità dell'accusa e la giustizia della rivendicazione non hanno nerbo, latitudine, determinata vittoria.

La piccola Kelidonio[modifica]

Quella giovane birba di Seso ha risposto ieri alle sollecitazioni di Geron, vecchia bertuccia spelata che non si accorge di divenire di giorno in giorno sempre più ripugnante, come meglio non si poteva.
Tutti che l'abbiamo udito, abbiamo riso, applaudendolo della opportunità delle parole e della buona grazia e squisita colla quale egli le ha pronunciate.

Le antitesi e le perversità[modifica]

Or faccio il Giardiniere:
non vi han detto: «Coltiva rosai in riva alle paludi?»
Perfettamente, son io e schietto,
Il Melibeo: e faccio il Giardiniere-per-bene.
Ho coltivato e vado scegliendo rosa da rosa,
tutte rose innocenti, quasi senza profumo:
rose di seta, di panno, di velluto;
rose che sembran camelie, frigide e pretenziose,
rose di strano e pur comune tessuto.
Immetto, tra la folla dei concorrenti astiosi,
la mia candidatura al Premio di Virtù.

Prose e canzoni amare[modifica]

Autobiografia[modifica]

La famiglia. Non per fare pompa o sfoggiare magnanimi lombi ma per darvi notizia di miei precedenti gentilizii, che vi potranno giovare nel comprendere bene tutta la mia personalità, già che mi è possibile, vi espongo alcune particolarità della mia famiglia, dalle quali potete aver giudizio sul mio carattere e sull'indole mia.

Spirito ribelle[modifica]

Ora mietevano, e la lunga fila dei lavoratori si stendeva lontano, nera per il giallo delle messi. Il gran sole d'estate era montato da cinque ore sull'orizzonte e la campagna lombarda si spiegava folta di biade, sotto un cielo infiammato; e quel mare biondo, che sembrava riflettere la irradiazione di un fuoco, onduleggiava al minimo soffio dell'aria. Del resto spighe e spighe, senza che si discernesse un albero, una casa, l'infinito delle spighe. Spesso nella caldura si risvegliavano gli aromati dei vegetali essiccati ed un odore di fecondità fumava, esalando dalla terra.

Il monologo di Rosaura[modifica]

La campana dei Frari: il singhiozzo morente del risucchio,
questa agonia rassegnata e stanca
del canale alla mura chiusa e bianca del giardino;
e l'ultimo trillar del mandolino,
l'ultimo grido sopra la laguna,
ed un quarto di luna indifferente:
la fine della sera. Anche i cigni ritornano al capanno;
pel torbido laghetto, pupilla fonda e nera in mezzo ai fiori,
le lunghe scie fanno, strascici grigi e veli.
Tornano: oh candidi viandanti d'amore!

Il monologo di Florindo[modifica]

Son tutto vuoto, Amica, ora, e non so
se vivrò fin domani;
ho grigi fumi e densi per il capo;
ho delle nere nebbie avanti alli occhi.
Porgetemi le mani, o, sopra il capo,
imponetemi tutte e due le mani,
tra cilio e cilio, qui.
Oh le dita stillanti dolci balsami!
Ridete, voi? Ridete!

Espettorazioni di un tisico alla luna[modifica]

Luna,
luogo comune degli sfaccendati
in ogni prova prosodica,
facile rima ai sonetti romantici,
belletto e vernice sentimentale alla bionda e alla bruna
per gustar le primizie de' contatti antematrimoniali,
lenoncinio archetipo delle adultere;
mezza maschera vuota di simboli,
tegghia di ottone a friggervi i capricci di Diana,
crachat maggiore allo stomaco immedagliato del cielo;
Luna, ho creduto in te.[1]

Scritti critici[modifica]

E costoro diranno:
«Di quest'arte noi sappiamo il recipe, e di queste idee non ascendiamo pei raggi della luna alla luna, nella notte, per raggiungerle colà; ma, come il villano della novella, noi le peschiamo invece qui, nello stagno, collo staccio e colla luna riflessa.

Citazioni su Gian Pietro Lucini[modifica]

  • Non consento tuttavia con lei [Giovanni Boine] là dove Ella mi fa derivare in parte, per lo stile, dal Lucini. Nel Lucini sempre ammirai più l'uomo, così forte nel suo dolore, che il letterato. (Carlo Linati)

Note[modifica]

  1. Da Revolverate e nuove revolverate, Giulio Einaudi editore, 1975, p. 381.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]