Liberi armati pericolosi

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Liberi armati pericolosi

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Un giovane Diego Abatantuono in una scena del film

Titolo originale

Liberi armati pericolosi

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1976
Genere Poliziesco
Regia Romolo Guerrieri
Soggetto Fernando Di Leo,
tratto dai racconti originali di Giorgio Scerbanenco
Sceneggiatura Fernando Di Leo e Giorgio Scerbanenco
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Liberi armati pericolosi, film italiano del 1976 con Tomas Milian, regia di Romolo Guerrieri.

Frasi[modifica]

  • Qui c'è un morto di fame che ha firmato cinquanta cambiali da settemila lire. Gli avranno dovuto ingessare il braccio. (Giò)
  • Ma scusate, vorrei che mi spiegaste. Questi... questi ragazzi abitano con voi? Sono i vostri figli e voi non sapete assolutamente niente di loro. (Commissario)
  • Eccolo qua, il supercazzola col lo scoppolamento a destra! (Giò)
  • Non hai letto Freud? Chi non ha il cazzo duro, si sfoga a comandare. (amico di Lucio)
  • Mi sta crollando addosso il mondo e continua a farmi sempre le stesse domande. Invece farle a me, le faccia a se stesso queste domande. Si chieda perché sono scesi in guerra con il mondo, perché si comportano come dei pazzi. Per quale ragione tre ragazzi che non hanno nessun motivo di rubare, rapinano, ammazzano e rischiano anche di farsi ammazzare. Ma no, voi non le fate queste domande. No, ed anche avendo tutti i mezzi per catturarli vivi, voi gli sparate a vista proprio perché avete paura delle risposte. (Lea)
  • Ti vorrei ricordare che gli agenti che sono morti, non hanno avuto il tempo di fare nessuna domanda, capito? (Commissario)

Dialoghi[modifica]

  • Prof. Farra: Lei in che mondo vive, Commissario?
    Commissario: In che mondo vivo? In quello suo, perché?
    Prof. Farra: No, no, no, no. Lei non sa dove vive. E sembra che lei non sappia quanto costa una casa, la domestica, mantenere il ragazzo agli studi. Cosa costa vestirsi per far buona figura sui clienti. E la macchina? No, o gli faccio la balia o gli do da mangiare.
    Commissario: Secondo lei, l'una esclude l'altro. Per lei i figli o si nutrono o si amano. Guardi che un figlio e una casa li ho anch'io, sa.
    Prof. Farra: E magari vuole insegnarmi cosa dovrei fare.
    Commissario: No, non le posso insegnare quello che dovrebbe fare, ma perché ormai purtroppo è tardi. Ma quello che avrebbe potuto fare, questo forse sì, avrei potuto suggerirglielo.
    Prof. Farra: Be' in teoria siamo tutti bravi, ma al dunque...
    Commissario: E io... forse rischierò di essere retorico, ma quando uno decide di mettere al mondo un figlio, una responsabilità se l'assume. E non mi riferisco al tipo di responsabilità a cui lei accennava prima come la macchina, i vestiti, la domestica. Quelle stronzate lì, no?. Mi scusi. Io parlo delle responsabilità morali e tra queste le più semplici spesso sono le più difficili, come per esempio il dialogo. Saper parlare con i propri figli, ma soprattutto saperli ascoltare. Dobbiamo lasciare che loro dicano a noi che cosa pensano, che cosa gli va bene o non gli va bene e ciò che per loro è giusto o non è giusto. E quando manca questo dialogo, che incominciano i problemi. I più deboli, finiscono per rifugiarsi nella droga. Quelli più violenti invece, i più disperati, cominciano ad ammazzare senza motivo.
  • Prof. Farra: Allora lei li giustifica?
    Commissario: No, no. [...] Guardi, per principio io non posso giustificare nessuno. Né cittadino, né idea politica che armi alla mano cerca di costringere gli altri a pensarla come vorrebbe lui. Ma tanto meno posso giustificare quelli che creano questi mostri. E se suo figlio è un mostro, lo deve a lei che non ha saputo dargli l'amore e l'aiuto di cui aveva bisogno. Oggi sono io a trovarmi in una situazione spiacevole, tocca a me toglierlo di mezzo per evitare che continui a fare del male agli altri. Mi dispiace una cosa sola, però, che non vi sia una legge che punisca duramente i genitori come lei.

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