Magnolia (film)

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Magnolia

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Titolo originale

Magnolia

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1999
Genere drammatico
Regia Paul Thomas Anderson
Soggetto Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura Paul Thomas Anderson
Produttore Joanne Sellar,
Paul Thomas Anderson,
Daniel Lupi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Magnolia, film del 1999 scritto e diretto da Paul Thomas Anderson.

Incipit[modifica]

Sul New York Herald del 26 novembre 1911 apparve il resoconto dell'impiccagione di tre uomini. Furono giustiziati per l'omicidio di Sir Edmund William Godfrey, marito, padre di famiglia, farmacista e cittadino modello, residente a Greenberry Hill, Londra. Godfrey fu ucciso da tre vagabondi il cui movente era una stupida rapina. Vennero identificati come Joseph Green, Stanley Berry e Daniel Hill. Green-Berry-Hill. E a me piace pensare che si trattò di una pura fatalità.
Sulla Reno Gazette del giugno 1983 c'è un articolo che parla di un incendio, dell'immenso volume d'acqua che ci volle per spegnerlo e di un sommozzatore che si chiamava Delmer Darion, impiegato al Casinò del Nugget Hotel di Reno, Nevada, come croupier al tavolo del blackjack. Tutti conoscevano l'amore che Delmer nutriva per le attività all'aria aperta e lo sport, ma la sua vera passione era il lago. Secondo il rapporto del coroner, Delmer morì per un attacco cardiaco a metà strada fra il lago e l'albero. Ma il particolare più curioso della vicenda è il suicidio di Craig Hansen, che venne il giorno dopo. Craig faceva il volontario nei pompieri, aveva quattro figli e beveva troppo. Il signor Hansen pilotava l'aereo che "pescò" Delmer Darion nel lago. Ancora più curioso il fatto che il tormentato Craig Hansen si era imbattuto in Delmer Darion appena due sere prima. Il senso di colpa, unito a quella grottesca coincidenza, lo spinsero a suicidarsi. E io cerco di convincermi che si trattò... di una pura fatalità.
Nel 1961, al pranzo di gala dell'associazione americana di scienze forensi, il dottor John Harper, presidente della suddetta associazione, raccontò una storia che cominciava con il tentato suicidio del diciassettenne Sidney Barringer, avvenuto a Los Angeles il 23 marzo 1958. Il coroner dichiarò che il fallito suicidio si era tramutato in un riuscitissimo omicidio. Mi spiego meglio. La tesi del suicidio fu confermata da un biglietto trovato nella tasca destra di Sidney. Mentre il ragazzo si trovava sul cornicione in cima al palazzo, quattro piani più sotto si accendeva una violenta lite. Le concitate grida della coppia furono udite come al solito dai vicini. Accadeva spesso che i due si minacciassero a vicenda con un fucile o con una delle tante pistole che tenevano in casa. E mentre veniva accidentalmente esploso il colpo... Sidney transitava al di là della finestra. La storia si complicò quando si scoprì che i due invasati erano Fay e Arthur Barringer, rispettivamente madre e padre di Sidney. Messa di fronte alla tragica ricostruzione dei fatti, che costò non pochi sforzi agli agenti accorsi, Fay Barringer giurò di non sapere che il fucile fosse carico. Un ragazzino che viveva nel palazzo e che andava spesso a trovare Sidney Barringer disse che sei giorni prima aveva visto chi era stato a caricare il fucile. A quanto pare tutte quelle liti e quelle violente scenate avevano saturato il povero Sidney che, essendo a conoscenza dell'indole aggressiva dei suoi genitori, aveva deciso di porvi rimedio. Sydney Barringer salta dal cornicione del nono piano. Quattro piani sotto i suoi stanno litigando. Il colpo partito accidentalmente alla madre gli trapassa lo stomaco mentre sta precipitando di fronte alla finestra del sesto piano. Muore immediatamente, ma continua a cadere, fino a fermarsi quattro piani più sotto, su una rete di protezione installata da una ditta di lavavetri tre giorni prima e che avrebbe interrotto la sua caduta salvandogli la vita, se non fosse stato per quel cratere nello stomaco. Perciò Fay Barringer fu accusata dell'omicidio di suo figlio e Sidney imputato come complice nella sua stessa morte. L'umile opinione di questo narratore è che non si tratti solo di "qualcosa che è successo" e che non possiamo archiviarlo come "uno scherzo del caso". No signori, non è possibile. Io non riesco a spiegare bene ciò che penso, ma per me non si trattò di una pura fatalità. No. Stranezze simili accadono di continuo. (voce narrante)

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Nel gioco della vita l'importante non è quello che sperate o che meritate, ma quello che prendete. Sono Frank T.J. Mackey, sovrano assoluto della fica e creatore del programma Seduci e Distruggi, ora disponibile anche in audio e videocassette. Seduci e Distruggi vi insegnerà tutte le tecniche necessarie a conquistare bionde mozzafiato pronte a benedire con i loro caldi umori il vostro letto. La parola chiave è il "linguaggio": come per incanto il linguaggio ci aprirà le porte della mente femminile e ci permetterà di penetrare nelle loro speranze, desideri, paure, aspettative e nelle loro profumate mutandine. Imparate a trasformare la vostra buona amica in una schiava affamata di sesso. (Frank T.J. Mackey)
  • "Salve. Mi chiamo Jim. Lavoro nella polizia, sono un agente del dipartimento di Los Angeles, e mi occupo del distretto di Nord Hollywood. Amo il mio lavoro e mi piace molto il cinema. Un poliziotto deve tenersi in costante allenamento, perciò sono abbastanza in forma anche se il tempo si fa sentire. Ho 32 anni, sono alto 1 e 85 e peso 90 chili, ammesso che questo sia importante. Desidero incontrare qualcuno che cerchi la pace e la serenità. La mia vita è molto stressante, perciò vorrei avere una relazione affettuosa, tranquilla e non soffocante. Se sei la persona che cerco, per favore lascia un messaggio alla casella numero 82. Grazie." (Jim Kurring)
  • Vi dico una cosa: questo non è un lavoro facile. Quando ricevo una chiamata via radio so già che ci sono guai in vista e che sarà dura, ma questo è il mio lavoro e lo amo. Io voglio impegnarmi al massimo. In questo lavoro e in questa vita voglio impegnarmi al massimo e voglio aiutare la gente. A volte in un giorno mi arrivano venti chiamate. Ma anche se aiuto uno solo di loro, se magari lo salvo, se posso risolvere una situazione critica, allora mi sento in pace. Mentre navighiamo nella vita, dobbiamo fare del bene. Fare del bene. E se ci riusciamo, senza fare male a nessun altro, beh allora... (Jim Kurring)
  • Rispettate il cazzo! E... domate la fica! Domatela. Tenetele testa con le tecniche che io vi insegnerò mano a mano e ditele "No!" "Non avrai il controllo su di me. No!" "Non ti impadronirai della mia anima. No!" "Non Vincerai questo gioco, te lo impedirò." Perché questo è solo un gioco ragazzi, ve ne siete accorti o no? Se non l'avete ancora capito, tornate ai tempi della scuola e alla cotta che avevate per le grosse tette di Mary Jane. Rispettate il cazzo. Permeatevi di questi concetti. Sono io quello che detta le regole. Sono io che decido se dire: "Si. No. Adesso. Qui." Perchè è un principio universale. È un principio evolutivo, è antropologico, è biologico. È animalesco. Noi... siamo... maschi! (Frank T.J. Mackey)
  • Mi rivolgo a te, Melina, "Melina la topina". Ormai il tuo nome è segnato, non puoi sfuggirmi. Mia cara considerati già morta. Perché fin da adesso tutti i miei laser, tutti i miei missili, tutte le mie pistole intergalattiche, tutti i miei bazooka, tutti i miei jet sono puntati proprio contro di te. Perché a me e ai miei fratelli piace onorare le feste. E il primo maggio, cari miei, festeggiamo il Vagina Day. E quando è giugno, baby, del mio amico l'attrezzo prendi in pugno. E poi ad agosto, tu berrai a qualunque costo, sarai sbronza, sarai alticcia e succhierai la sua salsiccia. Io mi prefiggo delle mete nella vita. E quando dico che questa merda non l'accetterò più, state pur certi che non l'accetterò più. Tu credi che quella sia un'amica, Geof, tu vieni qui e dici che quella è un'amica, ma non è vero! Ma pensi sul serio che ti starà vicina quando le cose andranno male? Che ne dite? Quando tutto va in vacca, le signore donne restano a raccogliere i pezzi? Oh no. Ma non fatemi ridere! Va a farti fottere Melina, "Melina la Topina". Oh, mi chiederai di leccare la tua marmellata di fragole piangendo e vomitando. Oh si, ma attenzione: non è che con questo voglia dire che non ci servano anche un paio di vere amiche. Nel capitolo 23 scopriremo quanto siano utili per scatenare la gelosia della nostra bella. Ma ne parleremo più tardi. Adesso voglio che tiriate fuori il vostro opuscolo azzurro. Andate a pagina 18. Ora gli daremo solo una veloce scorsa, ci torneremo sopra più tardi. Pagina 18. "Inventate una tragedia". È una tecnica elementare, ma se attuata correttamente è efficacissima per rimediare il pelo. Procediamo. Stabilite una data e telefonate alla vostra vittima. Diciamo intorno alle sette e mezzo. La parola chiave è il "telefono". (Frank T.J. Mackey)
  • Personalità: la mia forza è tutta qua. | Io le rime le so fare e tu me devi ascoltare. | Pensa in fretta, stai attento, io ti do la verità come fosse un pugno al mento. | Se ai tuoi amici vai appresso, la figura fai del fesso e vai giù dritto nel cesso. | Coglioni, puttane, l'assassino infame. | Negri a cazzo duro che ti sbattono sul muro. | Oramai sei quasi vecchio, ma se ti guardi allo specchio, | vedi solo un distintivo che non vale un adesivo. | Ma se vuoi una confessione, vaffanculo, sei un coglione. | Ehi pidocchio! | Segui me dalla A alla Z, sono io il tuo profeta. | Uomo inerme, io ti parlo di un gran verme | che un giorno il collo tirò per bene al responsabile delle sue pene. | Scappa scappa dal diavolaccio, ma al collo ha già un bel laccio. | E se merita una punizione, dagliela tu, mio sapientone. | Quando il sole bene non fa, Dio manda pioggia sull'umanità. | A lume di naso, questo ti aiuta a risolvere il caso. (Dixon)
  • Noi possiamo chiudere col passato, ma il passato non chiude con noi. (Jimmy Gator)
  • Senta, so che sembra pazzesco e che io faccia la figura dello stupido come se stessi girando la scena di un film dove il vecchio morente cerca il figlio. Ma mi creda, siamo in quella scena. Ora siamo in quella scena e io credo che mettano queste scene nei film perché corrispondono alla verità, capisce, perché succedono veramente e lei mi deve credere perché sta accadendo qui, in questa casa. Facciamo così: io ora le do il mio numero, lei fa tutti i controlli che vuole, tutti quelli che vuole, poi mi richiama. Ma per favore, non può lasciarmi in questa situazione. Glielo chiedo in ginocchio, io mi sento... la supplico. Sul serio, questa è la scena del film dove lei mie viene ad aiutare! (Phil Parma)
  • È molto pericoloso confondere i bambini con gli angeli. (Thurston Howell)
  • Sì! Ce l'ho fatta. In fondo era proprio questo che stavo aspettando. Aspettavo una risposta. Aspettavo e pregavo. E a volte capita che Gesù ti dica: "Jim, ho una bella sorpresa per te! Oggi ti faccio incontrare una ragazza, ok? E poi quello che succederà dipende da te. Ma non credo, sai, che farai casino, giusto?" Io te lo dico fin da adesso: non brucerò l'occasione che mi hai dato, mi terrò stretta quella donna. Sono uno sbirro felice, sì! (Jim Kunning)
  • Earl! Non stai così male. Pezzo di merda. Succhiacazzi. Quanto ti piaceva questa parola, eh? Succhiacazzi! Ma sei tu il succhiacazzi, Earl.Fa male, vero? Stai soffrendo molto? Lei ha sofferto molto. Il dolore l'ha tormentata fino alla fine. Lo so bene perché le ero accanto, Earl. A te non sono mai piaciute le malattie. Ma io ero lì. Lei ha aspettato una tua chiamata, una tua apparizione. Io non piangerò. Io non piangerò per te. Brutto succhiacazzi, lo so che puoi sentirmi. Voglio che tu sappia che ti odio con tutto me stesso. Spero che tu tiri le cuoia davanti a me, stronzo. E spero tanto che tu soffra come un animale. (Frank T.J. Mackey)
  • Succede, sono cose che accadono. Sono cose che accadono. (Stanley Spector)
  • So di aver fatto una cosa stupida, una cosa davvero stupida. Mettermi l'apparecchio. Ho pensato... ho pensato che lui mi avrebbe amato. Mettermi in bocca... E per che cosa? Per qualcosa che io non ho neanche... neanche... Io non so mai dove mettere le cose, capisci? Ti giuro che ho davvero amore da offrire! È solo che non so dove metterlo. (Donnie Smith)
  • La gente crede che questo lavoro ti permetta di staccare. Che nella pausa pranzo pensi solo a mangiare, o agli affari tuoi. Invece la spina è attaccata ventiquattro ore al giorno. Su questo non c'è dubbio. E quello che tanta gente non capisce è quanto sia difficile fare la cosa giusta. Pensano tutti che se giudico le loro azioni giudico anche loro, ma non è cosi. E non dovrebbe esserlo mai. Ogni situazione è diversa, e io devo giocare con le carte che ho in mano. A volte la gente ha bisogno di aiuto. A volte ha bisogno di essere perdonata. E a volte ha bisogno di finire in prigione. È questa la parte più difficile per me: fare la scelta giusta. Insomma, la legge è la legge, e non sarò certo io a infrangerla. Però a volte si può perdonare. E questa è la parte più difficile. Che cosa possiamo perdonare? È la parte più difficile, soprattutto per chi lavora in strada. (Jim Kurring)

Dialoghi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Donnie Smith: Ti sei nascosto i soldi nella patta?
    Thurston Howell: Forse sono... solo felice di vedere il mio amico Brad.
    Donnie Smith: Perchè non li tiri fuori quei soldi? Soldi, soldi, soldi.
    Thurston Howell: Uh. Ha un suono minaccioso.
    Donnie Smith: C'è amore nel tuo cuore?
    Thurston Howell: Io sono gonfio d'amore. Posso dare amore perfino a te, amico.
    Donnie Smith: Ed è amore vero? Quel tipo di amore che ti distrugge lo stomaco con una morsa velenosa e languida, in un miscuglio di acidi e nervi che si contorcono e si aggrovigliano, provocandoti dolore e gioia, portandoti al settimo cielo?
    Thurston Howell: Durante le tue elucubrazioni etiliche mi sono distratto un po', ma sono portato a credere che questo amore sia del tipo che si adatta a me.
    Donnie Smith: Io ho amore.
    Thurston Howell: Del genere logorroico si, ne hai a bizzeffe.
    Donnie Smith: No, parlo sul serio. Sul serio, ho tanto amore.
    Thurston Howell: Si, e io ti sto ascoltando avidamente, amico.
    Donnie Smith: Mi chiamo Donnie Smith e ho tanto amore da offrire.
  • Farmacista giovane: Piove a dirotto, eh? Ne deve avere di problemi per prendere tutta quella roba. Potrebbe... dare una bella festa per i suoi amici. È da molto che prende il Prozac? E la Dexedrina?
    Linda Partridge: Senta io non...
    Farmacista giovane: Droghe interessanti. La Dexedrina ti fa partire come un razzo. Credo sia per questo che i medici la prescrivono insieme al Prozac. La morfina liquida, invece, quella ti stende, ti manda KO. Devi metterle il guinzaglio. Non deve mischiarle, lo sa, vero? [il farmacista anziano suona il campanello, il farmacista giovane va a prendere le medicine e torna al bancone] Roba forte! Attenti a non bruciarvi, gente. Che c'è esattamente che non va in lei?
    Linda Partridge: Figlio di puttana.
    Farmacista giovane: Come?
    Linda Partridge: Maledetto stronzo, brutto pezzo di merda.
    Farmacista giovane: Ehi ma che le prende?
    Linda Partridge: Ma chi cazzo sei? Ma chi cazzo credi di essere?
    Farmacista giovane: Si calmi per favore, io non avevo intenzione...
    Linda Partridge: Io vengo nel tuo negozio, tu che ne sai di me. Non sai chi cazzo sono...
    Farmacista giovane: Mi dispiace...
    Linda Partridge: ...come sia la mia vita, e hai la faccia di culo di ficcare il tuo naso sporco di merda nel mio inferno privato?
    Farmacista giovane: Le chiedo scusa ma ora si calmi.
    Farmacista anziano: Signora, per favore, si calmi.
    Linda Partridge: E levati dal cazzo anche tu. E non chiamarmi signora. Io arrivo qui, vi do le mie ricette, voi controllate, fate le vostre telefonate, vi guardate con sospetto, mi chiedete, senza sapere che io sono malata! Tutto ciò che ho di più caro al mondo è malato e voi mi fate domande sulla mia vita! Stronzi! Che cos'ho che non va? Avete mai avuto la morte nel letto? Nella vostra casa? Ma non ce l'avete un po' di decenza? Voi e le vostre domande del cazzo. Che cosa c'è che non va? Stronzo, succhiami il cazzo! Ecco che cosa c'è che non va. E tu hai l'ipocrisia di chiamarmi signora?Dovreste vergognarvi! Dovreste vergognarvi. Dovreste vergognarvi tutti e due.
  • Donnie Smith: Tu sai chi sono?
    Thurston Howell: Uno imparentato con la mia famiglia, presumo.
    Donnie Smith: Che cosa vuol dire?
    Thurston Howell: Oh, niente di speciale. Era tanto per dire qualcosa.
    Donnie Smith: Mi sa che sei uno di quei concorrenti così veloci che bruciano il pulsante, ma questo non vuol dire niente. Vedi, io una volta ero speciale. Ero il mago del quiz Donnie Smith. Sono il mago del quiz Donnie Smith, ero in televisione.
    Thurston Howell: Io forse non ero ancora nato.
    Cliente del bar:Io me lo ricordo benissimo. Erano gli anni Sessanta.
    Donnie Smith: Bravo. Io sono il mago del quiz Donnie Smith.
    Thurston Howell: Va bene, se lo dici tu.
    Cliente del bar: Eri bravissimo, ma certo. E poi sei stato colpito da un fulmine, vero?
    Donnie Smith
    : È vero, e allora?
    Cliente del bar: L'avevo letto. Ti ha fatto male?
    Donnie Smith
    : Certo.
    Thurston Howell: Ma adesso sembri in buona salute, non sei contento?
    Donnie Smith: Cosa?
    Thurston Howell: Mi hai capito.
    Donnie Smith: Una volta ero un genio, ora sono uno stupido.
    Thurston Howell: Brad, tesoro, chi è che ha detto che un vero uomo di ingegno non si è mai rovinato con le sue mani?
    Donnie Smith: Samuel Johnson.
    Thurston Howell: Era l'amabile Samuel Johnson. Che disse che la stupidità di un uomo è una delle cause della stupidità di molti.
    Donnie Smith: La causa della stupidità di molti.
    Thurston Howell: Pignoletto!
    Donnie Smith: Ascolta, mio amico, a Samuel Johnson a lui nessuno ha rubato la vita dopo averci cagato sopra, e non gli hanno rubato i soldi. Chi è che gli ha rubato la vita e i soldi? I suoi genitori? La sua mamma e il suo papà? Loro non gli hanno mica reso la vita un... Già un uomo di ingegno, ma a lui non hanno cagato in testa quando era bambino. Questo sono cose che segnano. Sono cose che fanno male. Vi ha mai colpito un fulmine? Beh fa male, e mica succede a tutti. È come una scarica elettrica che si apre un varco di fuoco per tutto l'universo e poi si schianta sul tuo corpo e dentro il tuo cervello e... Senti, non ti rovini con le tue stesse mani se i genitori non ti portano via la tua stessa vita di merda, i tuoi soldi di merda e non ti urlano nelle orecchie: "Fa' questo, e fa' quello." Che se tu osi non farlo, beh allora...
    Cliente del bar:I tuoi ti hanno portato via i soldi che hai vinto al quiz?
    Donnie Smith: Esatto. Esatto. Che significa "era tanto per dire qualcosa"?
    Thurston Howell: Il mondo è fatto a scale, no?
    Donnie Smith: Si giusto, hai ragione. Ma io farò avverare i miei sogni.
    Thurston Howell: Sei più triste di un salice piangente.
    Donnie Smith: Una volta ero un genio, ora sono solo uno stupido.
    Thurston Howell: Vogliamo brindare a questo?
  • Gwenovier: Avanti Frank, cosa stai facendo?
    Frank T.J. Mackey: Cosa sto facendo?
    Gwenovier:Si.
    Frank T.J. Mackey:Ti sto giudicando in silenzio.
  • Earl Partridge: Phil. Phil. Ehi, vieni qui. Phil. [Phil si alza e si siede accanto al letto] Ora... ora provo a parlare.
    Phil Parma: Va bene.
    Earl Partridge: Provo a dire... a dire una cosa importante.
    Phil Parma: Va bene.
    Earl Partridge: Tu conosci Lily, Phil? La conosci?
    Phil Parma: No.
    Earl Partridge: Lily.
    Phil Parma: Non la conosco, no.
    Earl Partridge: Lei è il mio amore, la mia vita, il mio tutto, sai. A scuola... è stato a scuola. Avevo solo dodici anni, e l'ho vista. Io non andavo a quella scuola ma... ma ci siamo incontrati. La conosceva un mio amico e io gli ho detto: "Com'è quella tizia, quella Lily?". "Una poco di buono, va a letto con tutti quanti". Sì, disse proprio così ma poi, a un certo punto, io andai in un'altra scuola, capisci... ma poi, quando arrivai alla fine, al... come si chiama? Aspetta, come si dice quando arriva...?
    Phil Parma: Diploma.
    Earl Partridge: No no, la classe. Qual è l'ultima classe?
    Phil Parma: Il quinto.
    Earl Partridge: Ah sì, ecco. E così frequentai la sua scuola all'ultimo anno. Facevo il quinto anno, si quello. E un giorno la conobbi. Lei era... bella come una bambola. Già, una magnifica bambola di porcellana. I suoi fianchi... già pronti per dare figli.
    Phil Parma: Sì, certo.
    Earl Partridge: Che meraviglia! E io l'ho tradita, tante, e tante, e tante volte. Perché io volevo essere l'uomo e non volevo che lei fosse una donna... sai, una persona libera e in gamba, che valesse qualcosa. Ma il mio cervello era così... era così... così stupido! Il mio cervello del cazzo era stupido! Gesù Cristo! Cosa... cosa... cosa... cosa pensavo, che non avrei pagato per quello che io le facevo? È stata mia moglie per ventitré anni e io l'ho tradita. Per tante di quelle volte. Maledetto idiota che sono stato! Uscivo e poi... scopavo. E scopavo e poi tornavo a casa, entravo nel letto e le dicevo: "Io ti amo". Era la madre di Jack, sua madre Lily. Erano... erano miei. E li ho persi. Questo è il rimpianto che ho dentro. Questo è il rimpianto che ho dentro e che mi porterò dietro e che... bla, bla, bla, bla, bla, bla... parole, parole. Dammi una sigaretta.
    Phil Parma: Subito. [Phil gli passa una sigaretta e fa finta di accenderla]
    Earl Partridge: Non devi fare errori come questo. A volte capita di farne alcuni... va bene, sì. Ma non va bene se continui a farne altri. Già. Sai che potresti essere migliore. Io amavo Lily. Però l'ho tradita. È stata mia moglie per ventitré anni. Abbiamo un figlio, e lei si ammala di cancro. E io non sono li. E lui è obbligato a pensare a lei. Ha solo quattordici anni e... deve accudire sua madre. E poi guardarla mentre muore. È solo un bambino e io non sono con lui. Sua madre muore. L'amavo così tanto. E lei sapeva tutto. Ha sempre saputo le maledette stupidaggini che ho fatto. Ma il nostro amore era più forte di qualunque altra cosa. Questi maledetti rimpianti! Questi maledetti rimpianti! E io morirò. Adesso morirò, e ti dico una cosa. Il più grande rimpianto della mia vita è quello di aver lasciato andare via il mio amore. Che cosa ho fatto? Ho sessantacinque anni e provo vergogna. Anche milioni di anni fa i maledetti rimpianti e la colpa erano... Non permettere mai a nessuno di dirti che non bisogna rimpiangere niente. Non permetterglielo. Non farlo! Tu rimpiangi tutto il cazzo che vuoi. Usalo. Usalo. Usa il rimpianto per qualunque cosa e come pare a te. Lo puoi usare, capito? Oh, Dio! Questa è l'unica maniera per andare avanti senza subire contraccolpi. Una piccola storiella moralistica, la definirei. Già. Amore. Amore. Amore. Questa vita del cazzo... è così difficile. Così lunga. La vita non è corta, è lunga. È lunga, porca puttana. Porca puttana! Che cosa ho fatto? Che cosa ho fatto? Che cosa ho fatto? Che cosa ho fatto? Phil, aiutami. Che cosa ho fatto?
  • Claudia Wilson Gator: Sei mai uscito con qualcuno e gli hai mentito? Sempre, a ogni domanda che faceva? Magari l'hai fatto solo per vanità o per apparire migliore o per sembrare più in gamba, più sicuro. E non hai detto delle vere bugie, ma non hai neanche raccontato tutto di te.
    Jim Kurring: Beh mi sembra una cosa normale. Insomma, un uomo e una donna escono insieme, sai com'è, e ognuno per la sua parte vuole fare buona impressione, o magari ha paura di dire qualcosa di sbagliato che fa scappare l'altro.
    Claudia Wilson Gator: Così l'hai fatto.
    Jim Kurring: Io non esco molto spesso.
    Claudia Wilson Gator: Perchè no?
    Jim Kurring: Non ho mai conosciuto nessuno che mi facesse venire voglia di uscire.
    Claudia Wilson Gator: E scommetto che lo dici a ogni ragazza.
    Jim Kurring: No. No.
    Claudia Wilson Gator: Vuoi fare un patto con me?
    Jim Kurring: Okay.
    Claudia Wilson Gator: Quello che ho appena detto, che la gente ha paura di dire cose, che non dice cose che sono vere, ma che...
    Jim Kurring: Si?
    Claudia Wilson Gator: Non facciamolo. Non facciamo cose che magari abbiamo fatto in passato.
    Jim Kurring: Okay, ci sto.
    Claudia Wilson Gator: Okay. Ti racconterò tutto. E tu mi racconterai tutto. E forse usciremo vivi dal lago di piscio e merda in cui gli altri affogano.
    Jim Kurring: Wow! Piscio e merda!
    Claudia Wilson Gator: Che c'è?
    Jim Kurring: Usi dei termini un po' forti.
    Claudia Wilson Gator: Scusami.
    Jim Kurring: No, va bene. Va bene.
    Claudia Wilson Gator: Io non volevo... Capisco che suoni un po' volgare.
    Jim Kurring: No, va bene.
  • Claudia Wilson Gator [dopo aver dato un bacio a Jim]: L'ho fatto perché mi andava. È bello certe volte fare le cose che ti senti di fare.
    Jim Kurring: Si.
    Claudia Wilson Gator: Posso dirti una cosa?
    Jim Kurring: Si, ma certo.
    Claudia Wilson Gator: Ho paura che prima o poi tu mi odierai. Scoprirai delle cose brutte su di me e mi odierai.
    Jim Kurring: No, ma perchè. Cosa vuoi dire?
    Claudia Wilson Gator: Tu sei una bella persona, sei pieno di buoni sentimenti. la tua vita è inquadrata: fai il poliziotto e sei un uomo equilibrato e soddisfatto di sè, senza problemi.
    Jim Kurring: Oggi ho perso la mia pistola.
    Claudia Wilson Gator: Cosa?
    Jim Kurring: Quando ti ho lasciato ho perso la mia pistola e ora sono lo zimbello dei colleghi. Volevo dirtelo. Dovevi saperlo, non riesco a non pensarci. Ho fatto la figura dello scemo. E mi sento uno scemo. E se vuoi che ci raccontiamo cose e che ci diciamo tutta la verità senza mentire allora posso dirti questo: che ho perso la mia pistola. Non sono un bravo poliziotto. E ora mi disprezzano. E hanno ragione. E io ho paura che adesso che l'hai saputo non vorrai più vedermi.
    Claudia Wilson Gator: Jim, quello che hai...
    Jim Kurring: Mi dispiace.
    Claudia Wilson Gator: Quello che hai detto è fantastico.
    Jim Kurring: Dopo il mio divorzio non sono più uscito con nessuna. Sono passati tre anni. Claudia, ti assicuro che qualunque cosa tu mi dirai non mi allontanerà da te. E saprò ascoltarti. Ti ascolterò con attenzione, se è quello che desideri. Hai capito? E vedrai che non ti giudicherò. Sono capace di farlo, puoi mettermi alla prova. Io sono capace di ascoltare. E tu non devi avere paura di farmi paura o pensare che magari io penso che tu pensi che io... Non devi preoccuparti, devi solo dirla, qualunque cosa sia. Io ti ascolterò.
    Claudia Wilson Gator: Tu non sai che razza di stupida sono.
    Jim Kurring: Non importa.
    Claudia Wilson Gator: Non sai quanto sono pazza.
    Jim Kurring: Non importa.
    Claudia Wilson Gator: Ho un sacco di problemi!
    Jim Kurring: Prenderò ogni cosa per quella che è, ti ascolterò sempre.
    Claudia Wilson Gator: Ho cominciato io tutto questo, vero? Merda.
    Jim Kurring: Qualunque cosa sia, dilla Claudia. Fidati.
    Claudia Wilson Gator: Vuoi baciarmi Jim?
    Jim Kurring: Si che voglio!

Altri progetti[modifica]