Margaret Mazzantini

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Margaret Mazzantini

Margaret Mazzantini (1961 – vivente), scrittrice italiana.

Mare al mattino[modifica]

Incipit[modifica]

Farid non ha mai visto il mare, non c'è mai entrato dentro.
Lo ha immaginato tante volte. Punteggiato di stelle come il mantello di un pascià. Azzurro come il muro azzurro della città morta.
Ha cercato le conchiglie fossili sepolte milioni di anni fa, quando il mare entrava nel deserto. Ha rincorso i pesci lucertola che nuotano sotto la sabbia. Ha visto il lago salato e quello amaro e i dromedari color argento avanzare come logore navi di pirati. Abita in una delle ultime oasi del Sahara.

Citazioni[modifica]

  • La gente privata di se stessa perde i confini, messa al muro può confessare un omicidio che non ha commesso.
  • Vito c'ha pensato qualche volta al gigante che organizza il mondo. Si è chiesto se è fatto di persone, tante persone una sull'altra. E se lui sarà una di quelle persone minuscole ma decisive.
  • Gli anni passarono in quella lotta vana. Perché vane diventano le parole ripetute troppe volte. I pensieri sono un gas cattivo.
  • Suo padre è tagliato dal sarto come le sue giacche da avvocato, scivola sempre dietro un fiume di parole che annacquano la vita, la diluiscono, fino a renderla poco incisiva. Sua madre è l'esatto opposto, è capace di essere soltanto se stessa.
  • ...la storia è un millepiedi e ogni piede tira l'altro, e in mezzo c'è il corpo nostro.
  • Una di quelle vacanze brevi e sempre concitate, sempre a fotografare prima di avere visto.
  • La grinta autistica di chi si batte sola con se stessa e non cambia muro.
  • Ma ogni vera gioia ha una paura dentro.
  • Devi trovare un luogo dentro di te, intorno a te. Un luogo che ti corrisponda almeno in parte.

Nessuno si salva da solo[modifica]

Incipit[modifica]

– Vuoi un po' di vino?
Lei muove appena il mento, un gesto vago, infastidito. Assente. Dev'essere lontana, presente altrove, in qualche cosa che le sta a cuore e che naturalmente non può essere lui.
Li hanno strizzati in quel tavolino con i sottopiatti di carta da macelleria, in mezzo al bordello. Delia ha ancora la borsa attaccata alla spalla.
Guarda la coppia anziana, seduta pochi tavoli più in là. Era lì che le sarebbe piaciuto stare, in quell'angolo più appartato. La schiena protetta, a ridosso del muro.

– Il germe della distruzione albergava già in quella esaltazione.

Citazioni[modifica]

  • Si chiede quando sono diventati così pesanti. Quando la fusione delle loro energie scompensate ha prodotto quella lega di piombo.
  • Delia era esattamente così. Una creature all'avanguardia, intrisa di dolori contemporanei, ma con un cuore calmo da qualche parte sotto i suoi pullover larghi. Un cuore remoto, fermo eppure sempre scosso dai movimenti del mare, come un'ancora.
  • È uno sbaglio andare a istinto. Ti porta fino a un certo punto, poi ti molla. Quando cominci a indurirti non hai più nulla, l'istinto muore giovane. Si trasforma in sospetto. E tu resti un semplice ignorante in balia delle tue menomazioni.
  • Da morta avrebbe potuto amarla immensamente, lo sentiva. Era la vita a dividerli, il sangue che pompava ancora troppo forte.
  • Ma non ce la fai mai per i bambini. E loro lo sanno che non contano, s'industriano. Mettono le tazze per la colazione, spiano gli sguardi, i silenzi. Danno il bacio di qua e di là, con il terrore di sbagliare momento, di sbagliare guancia. Aspettano anche loro. Che l'amore torni.
  • E adesso sapeva cosa aveva cercato. Semplicemente il mondo prima della nascita.
  • Delia solleva una mano per mettersi i capelli dietro l'orecchio. Gae s'accorge solo adesso che ha cambiato riga. L'ha tolta dal centro e l'ha spostata da una parte. Forse perché anche lei si è spostata da una parte, quella della sua solitudine.
  • Forse è quello che serve per andare avanti. Una sorta di impianto di depurazione, che disintegra il sedimentario, non fa scendere niente di duro. Si resta più lievi, persino più puri.
  • Come gli manca uno sguardo così. Se non lo conosci vivacchi e non ti manca. Ma se una stronza ti ha posato addosso quelle ali lì, ti ha fatto sentire l'eroe di una sceneggiatura temeraria, rimani tutta la vita un mendicante che va in giro a cercare quelle palpebre che si aprono solo per guardarti e si chiudono per imprigionarti.
  • La psiche come un mare chiuso, fa i suoi viaggi interni. Propone sempre nuove soluzioni, per salvaguardare i tuoi inganni.
  • Nessuno si salva da solo. Possono sentire l'eco di quelle parole cadere davanti ai loro passi. Una condanna o un conforto.
  • Non bisognerebbe mai tornare nei luoghi. Nei santuari. Non bisognerebbe mai fare quel micidiale passo indietro.
  • Sono caduti dalla roccia più alta lui e Delia, e sotto l'acqua era poca. Si guardano e non sanno se resteranno immobilizzati a vita, in sedia a rotelle spinti da qualche buon cuore, o soltanto claudicanti. Certo è stato un bel salto. Cazzo come ci credevano, di trovarsi sotto un oceano sterminato, tutto per loro.
  • Stava lì appostata con gli occhi a guardarlo fisso in attesa di chissà quale eternità.
  • Questo è il momento clou.Quando vi siete uccisi e continuate a vivere.
  • Sei ostaggio di te stesso,delle tue mancanze.
  • Non ha senso andare nella direzione opposta del tuo stato d'animo.
  • E' inutile indagare le occasioni mancate.Non sai mai se ti sei salvato dalla morte,o ti sei perso la vita vera.

Non ti muovere[modifica]

Incipit[modifica]

Non hai rispettato lo stop. Sei passata in volata con la tua giacca di finto lupo, gli auricolari del walkman pressati nelle orecchie. Aveva appena piovuto, e presto sarebbe tornato a piovere. Oltre le ultime fronde dei platani, oltre le antenne, gli storni affollavano la luce cinerea, folate di piume e garriti, chiazze nere che oscillavano, si sfioravano senza ferirsi, poi si aprivano, si sperdevano, prima di tornare a serrarsi in un altro volo.

Citazioni[modifica]

  • Sei arrivata dal fondo del viale, in volata verso l'incrocio. Ce l'avevi quasi fatta, e quello della macchina ce l'aveva quasi fatta a schivarti. Ma c'era fango per terra, guano oleoso di storni in raduno. Le ruote della macchina hanno slittato dentro quella crosta sdrucciolevole, poco, ma quel poco è bastato a sfiorare il tuo scooter. Sei andata su verso gli uccelli e sei tornata giù dentro la loro merda, e insieme a te è tornato il tuo zaino con gli adesivi. (p. 7)
  • Un piccolo gemito ti è uscito dalle labbra insieme a un bozzolo di schiuma rosata, mentre te ne andavi dalla vita vigile. C'era traffico, l'ambulanza ha tardato. Tu non avevi più fretta. Eri ferma dentro la tua giacca di pelo come un uccello senza vento. (p. 8)
  • Amo la naturalezza della vostra unione, la guardo con un sorriso, voi, in qualche misura, mi avete protetto da me stesso. Io non mi sono mai sentito "naturale", mi sono impegnato per esserlo, tentativi striduli, perché impegnarsi per essere naturali e già una sconfitta. Così ho accettato il modello che mi avete ritagliato nella carta velina dei vostri bisogni. Sono rimasto un ospite fisso in casa mia. Non mi sono indignato nemmeno quando in mia assenza, durante le giornate di pioggia, la cameriera ha spostato lo stenditoio con i vostri panni accanto al calorifero nel mio studio. Mi sono abituato a queste umide intrusioni senza ribellarmi. Sono rimasto sulla mia poltrona senza poter allungare troppo le gambe, ho posato il libro sulle ginocchia e mi sono fermato a guardare la vostra biancheria. Ho trovato in quei panni umidi una compagnia che forse superava quella delle vostre persone, perché in quelle trame sottili e candide io catturavo il profumo fraterno della nostalgia, di voi, certo, ma soprattutto di me stesso, della mia latitanza. Lo so, Angela, per troppi anni i miei baci, i miei abbracci sono stati goffi, stentati. Ogni volta che ti ho stretta, ho sentito il tuo corpo scosso da un fremito d'impazienza, se non addirittura di disagio. Non ti ci ritrovavi, ecco tutto. Ti è bastato sapere che c'ero, guardarmi in lontananza, come un viaggiatore appeso al finestrino di un altro treno, scialbato da un vetro. Sei una ragazza sensibile e solare, ma di colpo il tuo umore cambia, diventi rabbiosa, cieca. Ho sempre avuto il sospetto che questa ira misteriosa, dalla quale riaffiori sconcertata e un po' triste, ti sia cresciuta dentro per causa mia.
    Angela, a ridosso della tua schiena incolpevole c'è una sedia vuota. Dentro di me c'è una sedia vuota. Io la guardo, guardo la spalliera, le gambe, e aspetto, e mi sembra di ascoltare qualcosa. È il rumore della speranza. Lo conosco, l'ho udito affannarsi nel fondo dei corpi e affiorare negli occhi delle miriadi di pazienti che ho avuto davanti, l'ho sentito fermarsi in stallo tra le mura della sala operatoria, ogni volta che ho mosso le mie mani per decidere il corso di una vita. So esattamente di cosa m'illudo. Nei grani di questo pavimento che ora si muovono lenti come fuliggine, come ombre morenti, m'illudo che quella sedia vuota si riempia anche per un solo lampo di una donna, non del suo corpo, no, ma della sua pietà. Vedo due scarpe décolletées color vino, due gambe senza calze, una fronte troppo alta. E lei è già davanti a me per ricordarmi che sono un untore, un uomo che segna senza cautela la fronte di chi ama. Tu non la conosci, è passata nella mia vita quando ancora non c'eri, è passata ma ha lasciato un'impronta fossile. Voglio raggiungerti, Angela, in quel limbo di tubi dove ti sei coricata, dove il craniotomo scassinerà la tua testa, per raccontarti di questa donna. (pp. 21-23)
  • Il coraggio, Angela, appartiene agli amori nuovi, gli amori vecchi sono sempre un po' vili. (p. 43)
  • La fedeltà non è un valore degli anni ragionati. L'infedeltà sì, perché richiede precauzione, parsimonia, discrezione, e ogni sorta di qualità senili. (p. 44)
  • Mi sono accanito contro il mio destino, ho lottato a piene mani contro di lui che mi scacciava dai miei sogni, mi buttava in un altro verso. (p. 46)
  • Non so, figlia mia, dove vanno le persone che muoiono, ma so dove restano. (p. 47)
  • [...] l'indulgenza è un frutto che cade a terra già cariato. (p. 53)
  • Gli amori nuovi sono pieni di paure, Angela, non hanno un posto nel mondo e non hanno capolinea. (p. 108)
  • Non saprò mai quanti uomini l'hanno amata prima di me, ma so che ognuno di loro, accudendola o scalfendola, ha contribuito a plasmarla, a farla così com'è. (p. 114)
  • Io ho già deciso, io ti amo. E se vuoi la mia testa, dammi un'accetta, ti darò la testa di un uomo che ti ama. (p. 151)
  • Il vento trascina lontano tutto ciò che credevo di volere. Sono un disgraziato a spasso nella vita. (p. 165)
  • Non crucciarti, Italia, la vita è questa. Attimi superbi di vicinanza e poi gelide folate di vento. E se tu soffri laggiù, oltre l'ultimo faraglione di cemento, la tua sofferenza mi è ignota in questa distanza, ed estranea. Che importa se sei gravida di un mio sputo sporco? Stanotte sei sola con il tuo bagaglio sotto la pensilina di un treno che se ne va, che hai perduto. (p. 180)
  • I suoi occhi si muovono sotto le lacrime come due pesci in un mare troppo stretto. (p. 200)
  • E quando quella mano fredda, come la pietra dov'era posata, si ferma sulla mia guancia, io so che la amo. La amo, figlia mia, come non ho mai amato nessuno. La amo come un mendicante, come un lupo, come un ramo di ortica. La amo come un taglio nel vetro. La amo perché non amo che lei, le sue ossa, il suo odore di povera. (p. 227)
  • Perché la mia vita è stata tutta così, piena di piccoli segni che mi vengono a cercare. (Italia; p. 231)
  • La vita è un deposito di scatole vuote, mancate. Siamo quello che resta, quello che abbiamo arraffato. (p. 245)
  • Ero felice, non ci si accorge mai di esserlo, Angela, e mi chiesi perché l'assimilazione di un sentimento così benevolo ci trovi sempre impreparati, sbadati, tanto che conosciamo solo la nostalgia della felicità, o la sua perenne attesa. (p. 258)
  • Chi ti ama c'è sempre, Angela, c'è prima di conoscerti, c'è prima di te. (p. 264)

Explicit[modifica]

Piove appena. Acqua vaporizzata che pare pulviscolo umido. Ho aperto l'armadietto, mi sono spogliato, mi sono rivestito. Ho camminato e poi sono entrato in questa caffetteria moderna, piena di tavoli che si riempiono nella pausa di pranzo. Adesso è quasi vuota. Guardo i tramezzini, quelli che sono rimasti. Mi siedo accanto alla porta, accanto all'aria. Ho il tuo anello al medio, è entrato, non so quando, ma è entrato, e adesso non riesco più a sfilarlo. Piove. Sotto la pioggia in un angolo di questa città ho amato Italia per l'ultima volta. Quando piove, ovunque lei sia, sono certo che rimpiange la vita. Faceva parte di me come una coda preistorica, qualcosa mutilato dall'evoluzione, qualcosa di cui conservo l'alone, come una misteriosa presenza nel vuoto. Ho fame. Una ragazza sta venendo verso di me per prendere l'ordine. Ha un viso schiacciato, un grembiule a righe, un vassoio sotto il braccio. È l'ultima donna di questa storia.

Venuto al mondo[modifica]

Incipit[modifica]

Il viaggio della speranza... parole residue, tra le tante in fondo alla giornata. Le ho lette in farmacia, su un bussolotto di vetro accanto alla cassa, c'era l'asola per infilare i soldi e la fotografia di un bambino appiccicata con lo scotch, uno di quelli da portare lontano per tentare un'operazione, un viaggio della speranza, appunto. Mi giro sul cuscino, macino respiri sonori. Guardo il corpo di Giuliano, fermo, pesante. Dorme come dorme lui, supino, a torso nudo. Dalla bocca ogni tanto cava fuori un piccolo grugnito, come una bestia placida che scaccia moscerini.

Citazioni[modifica]

  • Perché nella vita capita di rinunciare alle persone migliori a favore di altre che non ci interessano, che non ci fanno del bene, semplicemente ci capitano tra i passi, ci corrompono con le loro menzogne, ci abituano a diventare conigli?
  • È vero sono uno stupido! I poeti sono stupidi come mosche contro un vetro! Sbattono contro l'invisibile per arraffare un po' di cielo.
  • Niente, era per dirti che gli amori che sembrano assurdi certe volte sono i migliori.
  • Ha quelle dita lunghe intrecciate alle mie, che mi stringono... mi parlano, mi giurano tutto. E basta questa mano adesso.
  • Tieni un capo del filo, con l'altro capo in mano io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi, tu, mammina mia, tira.
  • «Ma tu fai sempre così?»
    «Così come?»
    «Corri... Fai tutto da solo.»
    «Io spero di fare tutto con te.»
  • La mia vita è sepolta in un giardino lontano, sotto una lastra di ghiaccio. I fari vanno nel bianco. Ha quelle dita lunghe intrecciate alle mie che mi stringono... mi parlano, mi giurano tutto. E basta questa mano, adesso.
  • Gli amori, erano come il resto, cancerosi di nostalgi ma svelti nel consumo.
  • <Niente, era per dirti che gli amori che sembrano assurdi certe volte sono i migliori... per dirti che ho solo cinque anni meno di te, che sono affidabile come mio nonno... era per dirti di non sposarti, piccina. Di scegliere me. Sono il tuo ovulo cieco.>
  • Dove mi porterà questo pazzo? In quale inferno? In quale paradiso? Intanto non voglio scollarmi dalle sue labbra.
  • «Tu ancora ami il mio cuore?»
    «Sempre. Sempre te, per sempre.»
  • In realtà non volevo cedere all'idea che insieme cominciavamo a essere un po' tristi, che avevamo bisogno di un altro essere vivente che invadesse il silenzio della casa, dei pensieri che io facevo da sola... che lui faceva da solo.
  • Sbattono contro l'invisibile per afferrare un po' di cielo.
  • C'è un angelo che ogni tanto si posa perché ha pena di noi, di tutte le cose che ci sfuggono dalle mani, che non resteranno nei nostri occhi.
  • Basterà il filo bianco dell'aurora a separarci dalla notte?
  • Piove. Una goccia più grande delle altre cola sul vetro della finestra, la seguo. Un lungo taglio d'acqua che divide la notte. Il respiro del naso adesso sembra il battito della terra, e quella goccia una lacrima preistorica che divide il nostro mondo dal loro.
  • Pesci, pensai, non siamo altro che pesci... branchie che si gonfiano e si chiudono... poi viene un gabbiano che dall'alto ci prende e mentre ci smembra ci fa volare, forse questo è l'amore.
  • C'è la mia vita fino a trent'anni. La guardo. Guardo quello che mi aspettavo ogni volta. Sono stata sola, ostaggio della mia volontà, mai all'altezza di niente, alla fine. Ballo nel buio. Sono malata d'incompletezza, di illusioni.

Zorro[modifica]

  • I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forse ci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fregarsene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell'orologio: Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace.
  • Il cielo di città mi piace perché puzza di basso, di uomini. Il cielo di campagna invece mi fa paura. C'è solo roba del Signore, lassù: stelle, stelloni, nuvole al galoppo. E poi che mi mettevo a fare in campagna? A litigare con gli alberi? Quelli sono tranquilli, beati, ti fanno sentire uno sputo. La natura è tutta arrogante, è roba diretta del Signore, e giustamente un po' di strafottenza ce l'ha.
  • Perché i barboni sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai addosso, magari quella che avevi da bambino, quella che hai certe volte quando sei scemo e triste. Quella faccia affamata e sparuta che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto. Perché in ogni vita ce n'è almeno un'altra.
  • Perché il sogno è bello in solitudine, stretto nella mani nude, magari sporche, magari dure, che quando le strofino fanno un rumore di cartone. Restate lì dove siete, Cormorani, nelle vostre Ludoteche, paninoteche, enoteche, emeroteche.. Nelle vostre teche.
  • Scrivere di un senzatetto è affidarsi alla scabrosità di una possibilità che ti appartiene. Perché gli artisti, spesso e volentieri, sono barboni fortunati. Ce l'hanno fatta a non finire all'addiaccio, ma conservano i tratti disturbati e l'inquietudine dell'erranza, vagano con gli occhi, sentenziano sul mondo, hanno ossessioni, riti. Ogni giorno corrono il rischio di perdersi, di non trovare più la strada del ritorno.
  • Zorro mi ha aiutato a stanare un timore che da qualche parte appartiene a tutti. Perché dentro di ognuno di noi, inconfessata, incapucciata, c'è questa estrema possibilità: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare.
  • C'aveva un odore mia madre... di miele e di strofinaccio, un odore che se ci penso mi scavo una buca e mi ci chiudo dentro.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]