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Mariarosa Mancuso

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Mariarosa Mancuso (? – vivente), scrittrice, traduttrice e giornalista italiana.

Citazioni di Mariarosa Mancuso

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  • [Commentando il film La voce di Hind Rajab] Festivalieri, cronisti, pubblico assortito: tutti commossi, qualcuno con le lacrime, per la voce di Hind Rajab: la bambina di cinque anni che chiedeva aiuto alla Mezzaluna rossa da una macchina, attorno i familiari morti. Ma ci sono regole e protocolli, il caposquadra ha già perso troppi uomini (e mezzi) in missioni che hanno messo a rischio la vita dei soccorritori. Vediamo sullo schermo le foto della bambina, vestita della festa con coroncina. E giù singhiozzi, senza pensare che di lì a qualche anno le avrebbero imposto di non mostrare neppure una ciocca di capelli. Proprio come l'operatrice che sta al centralino e cerca di stabilire un contatto. [...] Sui taccuini dei giornalisti, l'appunto "dare voce a chi non ce l'ha". A nessuno è passato per la testa che la bambina cresciuta avrebbe dovuto sottomettersi ai maschi senza autocontrollo, celando allegria e sensualità. Nessuno ha ricordato la carneficina del 7 ottobre 2023 al rave, per opera di Hamas.[1]
  • Fu il sommo Beniamino Placido a domandarsi – senza ricevere risposta, più che altro commenti stizziti per leso maestro [Ermanno Olmi] – perché mai il buon contadino Batistì dovesse sacrificare un albero per fabbricare gli zoccoli al figlio (abituato alle "scarpe che mamma gli fece") quando nel cortile di casa c'erano tanti ciocchi di legna, meno poetici ma ugualmente adatti alla bisogna. Fu sempre Beniamino Placido a far notare che i paesani conducevano una vita grama, diversa dalla pittoresca rappresentazione che Olmi ne fa nel suo film. Solo qualche dettaglio: le vacche erano sempre magre, i polli si ammalavano, la gente moriva di stenti, di malattie, di maternità.[2]
  • [...] nonostante la sceneggiatura sia disseminata di buone intenzioni Hooligans è un film ambiguo finisce per idealizzare proprio quello che invece vorrebbe denunciare, spettacolarizzando la violenza. Le immagini degli scontri sono brutali e selvagge, a volte eccessive. Ma il soggetto è forte alcune sequenze sono un pugno nello stomaco e le interpretazioni di alto livello.[3]
  • [Su Il mago del Cremlino] Olivier Assayas dirige un film modesto e parlatissimo, non il film rivoluzionario e rivelatore che forse aveva in mente. In fondo, qualche curiosità sull'ascesa al potere del giovane Putin l'abbiamo tutti. Vabbè, quasi tutti. Ma il romanzo si faceva leggere di corsa, anche da parte di quei "quasi tutti". [...] L'attrattiva del romanzo stava nel sospetto che Baranov si dichiarasse "decisivo" in situazioni in cui forse non lo era stato davvero. Un narratore inaffidabile, trascurato dalla sceneggiatura di Emmanuel Carrère.[4]

Su Nosferatu, Ilfoglio.it, 28 gennaio 2025.

  • Il vampiro era il più sexy tra i mostri, elegante nel suo mantello nero foderato di raso rosso. Che bisogno aveva il regista Robert Eggers di spogliarlo nudo e mostrarlo tutto bitorzoli nel recente "Nosferatu"?
  • Il Regista [...] ha suggerito la Sua chiave di lettura. Femminista. Senza accorgersi che la Sua chiave non è affatto originale, porta alla luce i sottintesi (e non è mai una buona idea).
  • Gli incassi hanno fatto ben sperare fin da subito. O piuttosto temere una lunga serie di film horror "d'autore", dove il regista spiega quel che abbiamo sempre saputo. Che Frankenstein, lui sì, voleva tanto una compagna: riflesso negli stagni faceva paura anche a se stesso, nessuna donna mai lo avrebbe voluto. I bravi registi come W. F. Murnau e Werner Herzog erano stati fedelissimi, magari pitturando di grigio migliaia di topi.

Sull'Odissea, Ilfoglio.it, 17 luglio 2026.

  • Tre ore di capolavoro, che gli vogliamo dire?
  • Cosa possiamo dire davanti a tre ore di grande cinema senza un minuto di noia? I colleghi vengono in soccorso. Francesco Piccolo spinge Repubblica – una volta un giornale tanto per bene, signora mia – a scrivere più volte per esteso la parola "cazzata". [...] Se non avessimo già visto il film di Nolan, la lettura dell’articolo non sarebbe stata tanto spassosa. Un lapidario giudizio scagliato da chi, pure lui sceneggiatore o collaboratore alla sceneggiatura di molti brutti film italiani, non può chiamarsi fuori da tante cazzate vere. Fa perfino tenerezza: nani sulle spalle dei giganti – se mai ci arrivassero.
  • Confessiamo di aver avuto qualche timore, prima di vedere il film. Non siamo così adepti da non pensare che si possa amare Inception e restare freddi di fronte a Interstellar. Dubbi spariti quando vediamo il cavallo di legno spiaggiato, di traverso sulla battigia, e dentro il soldati sfiniti dalle puzze che rischiano di annegare. Christopher Nolan è sempre grandissimo. È il cinema che è diventato piccolo.

Il palazzo incantato

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Con Edgar Allan Poe visitiamo il palazzo incantato. Entriamo al piano nobile, dove regna la ragione analitica di Auguste Dupin. E nelle soffitte e nelle cantine, dove credevamo ci fosse poco o nulla: ci sono invece tutti i pensieri che stanno tra il sonno e la veglia, la vita e la morte, la realtà e la fantasia. E poi ci sono la paura, l'orrore, il terrore e l'angoscia, nei loro appartamenti definiti: sapevamo che c'erano, ma la letteratura non li aveva frequentati volentieri.

Citazioni

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  • Quel che soprattutto attira l'attenzione di Poe sono le situazioni in cui la mente trova a combattere contro se stessa.
  • Stephen King, in Dance macabre, spiega che la paura è fatta a strati. In cima, sta l'emozione più fine e tutta mentale, vale a dire il terrore. Un gradino più sotto c'è l'orrore, ancora sotto la repulsione. Nei racconti di Poe non mancano particolari macabri da gradini bassi della scala King: seppellimenti prematuri, gatti accecati e impiccati, denti strappati al cadavere dell'amatissima cugina (che non è morta, ma solo in catalessi), malattie contagiose che fanno trasudare sangue. Poe sfrutta sino in fondo l'attrezzatura del racconto gotico. Ma la usa come un chimico userebbe un catalizzatore: con lo scopo di scatenare una reazione. Nei suoi personaggi, così come nei lettori. (p. 11-12)

Bibliografia

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  • Mariarosa Mancuso, Il palazzo incantato, Introduzione a Edgar Allan Poe, Racconti, traduzione e cura di Mariarosa Mancuso, Feltrinelli, Milano, 1998.

Note

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  1. Da Far singhiozzare non basta per vincere il Leone d'oro. Né per fare cinema, Il Foglio, 5 settembre 2025.
  2. Da L'uomo che verrà, Il Foglio, 29 gennaio 2010.
  3. Dalla recensione su Vanity Fair; visibile su repubblica.it.
  4. Da Il mago del Cremlino, Ilfoglio.it, 14 febbraio 2026.