Edgar Allan Poe

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Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe, nato Edgar Poe (1809 – 1849), scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense.

Indice

Citazioni di Edgar Allan Poe[modifica]

  • Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte. (da Eleonora)
Coloro che sognano ad occhi aperti conoscono molte cose che sfuggono a quanti sognano solo dormendo. (da Eleonora) [Traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985]
  • Come regola generale, nessuno scrittore dovrebbe far figurare il suo ritratto nelle sue opere. Quando i lettori hanno gettato un'occhiata alla fisionomia dell'autore, di rado riescono a mantenersi seri. (da Marginalia)
  • È veramente da mettere in dubbio che l'intelligenza umana possa creare un cifrario che poi l'ingegno non riesca a decifrare con l'applicazione necessaria. (da Lo scarabeo d'oro)
  • Era un animale di notevoli proporzioni e bellezza, tutto nero e dotato di un'intelligenza sbalorditiva. A tale proposito, mia moglie, incline in cuor suo alla superstizione, faceva continue allusioni alla inveterata credenza popolare che considera tutti i gatti neri streghe travestite...[1]
  • Essere sepolti vivi è senza dubbio, il più terribile tra gli orrori estremi che siano mai toccati in sorte ai semplici mortali. Che sia avvenuto spesso, spessissimo, nessun essere pensante vorrà negarlo. I limiti che dividono la Vita dalla Morte sono, nella migliore delle ipotesi, vaghi e confusi. Chi può dire dove finisca l'una e cominci l'altra ? (da La sepoltura prematura)
  • I veri, i soli veri pensatori, gli uomini di ardente immaginazione! (da Mellonta tauta)
  • L'ignoranza è una benedizione, ma perché la benedizione sia completa l'ignoranza deve essere così profonda da non sospettare neppure se stessa. (da Un capitolo d'idee)
  • Mi hanno chiamato folle; ma non è ancora chiaro se la follia sia o meno il grado più elevato dell'intelletto, se la maggior parte di ciò che è glorioso, se tutto ciò che è profondo non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione della mente a spese dell'intelletto in generale. (da Eleonora, 1842)
Gli uomini mi hanno definito pazzo, sebbene non risulti ancora chiaro se la pazzia sia, o no, il grado più alto dell'intelletto, e se molto di quanto dà gloria e tutto ciò che rende profondi non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione dello spirito, a spese dell'intelletto in genere. (da Eleonora) [Traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985]
  • Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi. (da Il genio della perversione)
  • Non credete a nulla di quanto sentito dire e non credete che alla metà di ciò che vedete. (da Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma)
  • Non è veramente coraggioso colui che teme di sembrare od essere, quando gli conviene, un vile. (da Marginalia)
  • Oggi sono in catene e sono qui. Domani sarò senza ceppi... ma dove? (da Il genio della perversione)
  • Quando un pazzo sembra perfettamente ragionevole è gran tempo, credetemi, di mettergli la camicia di forza. (da Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma)
  • Tutto ciò che vediamo o sembriamo non è altro che un sogno in un sogno. (da A Dream within a Dream)

Attribuite[modifica]

  • Signore aiuta la mia povera anima.[2]
Ultime parole dello scrittore, riportate da Joseph W. Walker.

I delitti della Rue Morgue[modifica]

Incipit[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Le facoltà mentali che sono chiamate analitiche sono, di per sé, poco suscettibili di analisi; le valutiamo esattamente solo nei loro risultati; tra l'altro, sappiamo che per coloro che le possiedono sono una fonte di vivissima gioia. Come l'uomo forte si rallegra della sua abilità fisica dilettandosi di quegli esercizi che mettono in azione i muscoli, così un uomo di mente analitica si gloria di quell'attività spirituale che sa districare e trova piacere anche nelle più comuni occupazioni che fanno entrare in azione il suo talento.
[E.A. Poe, I delitti della Rue Morgue, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Francesco Franconeri[modifica]

Le facoltà mentali che definiamo analitiche non sono di per sé facilmente analizzabili. Possiamo solo apprezzarle dai risultati. Sappiamo inoltre che possedere in modo straordinario queste facoltà significa disporre di una delle più vive fonti di piacere. Così come l'uomo dotato di robustezza si compiace di impegnare i propri muscoli, chi sa esprimersi analiticamente si sublima dell'attività mentale tesa a risolvere.
[E.A. Poe, I delitti della Rue Morgue, traduzione di Francesco Franconeri, Demetra, 1996]

Giorgio Manganelli[modifica]

Le facoltà mentali descritte come analitiche sono a loro volta difficilmente analizzabili. Ne constatiamo l'efficacia, non altro. Sappiamo che per coloro che ne sono dotati, purché in forma estremamente acuta, sono fonte del più alacre godimento. Come l'uomo gagliardo gode della propria prestanza fisica e si diletta di quelle imprese che impegnano i suoi muscoli, allo stesso modo l'analista si compiace di quella attività mentale che risolve.
[E.A. Poe, Gli omicidi della Rue Morgue, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Daniela Palladini[modifica]

Le facoltà mentali che si definiscono analitiche non sono in se stesse molto facilmente analizzabili. Le possiamo apprezzare soltanto dai loro risultati. Quello che ne sappiamo è che per chi le possegga al massimo sono una delle più vive fonti di piacere. Come l'uomo forte gode della sua forza fisica e si compiace durante gli esercizi che mettono in azione i muscoli, così l'analitico coglie il suo momento di gloria in questa attività mentale la cui funzione è risolvere.
[E.A. Poe, Racconti del mistero. Le inchieste di Monsieur Dupin, traduzione di Daniela Palladini, Newton, 1991]

Citazioni[modifica]

  • Sono poche le persone che non si sono divertite, in qualche momento della loro vita, a ripercorrere le fasi del loro pensiero risultate in certe conclusioni. È un'occupazione di notevole interesse, spesso, e chi vi si cimenta per la prima volta si stupisce del divario, della distanza apparentemente incolmabile tra punto di partenza e punto di arrivo. (1996)
  • Non vedeva lontano perché si ostinava a voler guardare le cose troppo da vicino. [...] Un esempio di questo genere di errore possiamo riscontrarlo nell'osservazione dei corpi celesti. Quando si dà un'occhiata a una stella, guardandola con la coda dell'occhio, con la parte più esterna della retina (la più sensibile alla luce debole), possiamo vedere la stella distintamente, cogliendone adeguatamente la luminosità che si attenua a mano a mano che volgiamo lo sguardo pienamente su di essa. A questo punti, infatti, l'occhio è investito da un gran numero di raggi luminosi, mentre alla prima occhiata si ha una più raffinata capacità di percezione. La troppa profondità condiziona il pensiero e ci rende perplessi, mentre una osservazione troppo prolungata, troppo concentrata o troppo diretta può fare svanire dal firmamento persino Venere. (1996)
  • Le più alte facoltà della riflessione sono utilizzate più intensamente e con maggior profitto dal modesto gioco della dama che da tutta l'elaborata futilità degli scacchi. (citato in Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore)

Il racconto di Arthur Gordon Pym[modifica]

[Garzanti, traduzione di Roberto Cagliero]

Incipit dell'introduzione[modifica]

Tornato negli Stati Uniti alcuni mesi or sono, dopo un'incredibile serie di avventure nei mari del Sud e altrove, di cui viene fornito un resoconto nelle pagine che seguono, feci per caso la conoscenza di alcuni gentiluomini di Richmond, in Virginia, i quali mostrarono grande interesse per tutto ciò che riguardava le regioni da me visitate e insistettero per convincermi, quasi si trattasse di un passo doveroso, a rendere pubblico il mio racconto. Vi erano tuttavia vari motivi per rifiutare, e tra questi alcuni assolutamente privati, che riguardavano me soltanto, e altri che non lo erano affatto. Poiché non avevo quasi mai tenuto un diario durante la mia assenza, a frenarmi contribuiva anche il timore di non riuscire a scrivere, affidandomi semplicemente alla memoria, un resoconto così dettagliato e compatto da possedere l'apparenza di quella verità di cui comunque sarebbe stato l'espressione; escluse, naturalmente, certe esagerazioni naturali e inevitabili, alle quali chiunque indulge quando si tratta di descrivere eventi che hanno il potere di eccitare l'immaginazione.

Incipit del romanzo[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Mi chiamo Arturo Gordon Pym: mio padre era un distinto commerciante di articoli navali a Nantucket, dove io nacqui; il mio nonno materno, che era avvocato, aveva una buona clientela ed era fortunato in ogni sua impresa, tanto che aveva speculato con molto successo con i titoli della Edgarton New Bank, come nel passato era chiamata; con questo ed altri mezzi era riuscito a metter da parte un discreto gruzzolo. Era affezionato a me, penso, più che a chiunque altro al mondo, tanto che mi aspettavo, alla sua morte, di ereditare la maggior parte dei suoi beni: a sei anni mi mandò alla scuola del vecchio signor Ricketts, un gentiluomo che aveva un sol braccio e modi eccentrici, che è assai ben conosciuto da quasi tutti quelli che hanno visitato New Bedford; rimasi alla sua scuola fino a sedici anni, quando la lasciai per l'Accademia del signor E. Roland che si trova sulla collina; qui divenni amico del figlio del signor Barnard, un capitano di mare che, di solito, navigava alle dipendenze di Lloyd e Vredenburgh e che è assai noto a New Bedford e, ne sono sicuro, ha molti parenti a Edgarton. Suo figlio, che si chiamava Augusto, aveva circa due anni più di me e aveva già compiuto un viaggio a caccia di balene sulla John Donaldson in compagnia di suo padre e continuava a parlarmi delle sue avventure nell'Oceano Pacifico Meridionale.
[E.A. Poe, Arturo Gordon Pym, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Roberto Cagliero[modifica]

Mi chiamo Arthur Gordon Pym. Mio padre era un rispettabile commerciante in articoli marittimi a Nantucket, dove io sono nato. Il mio nonno materno faceva l'avvocato e vantava una buona clientela. Era fortunato in tutto e aveva investito con notevole successo nei titoli di quella che un tempo si chiamava la Edgarton New Bank. Grazie a questo e ad altri mezzi era riuscito a metter da parte una discreta somma di denaro. Credo che fosse affezionato a me più che a chiunque altro al mondo, e alla sua morte speravo di ereditare gran parte dei suoi beni. A sei anni mi spedì alla scuola del vecchio signor Ricketts, un eccentrico gentiluomo che aveva un braccio solo – certamente chiunque sia stato a New Bedford lo conoscerà bene. Frequentai quella scuola fino all'età di sedici anni e poi mi trasferii all'accademia del signor E. Ronald, sulla collina. Lì divenni intimo amico del figlio del signor Barnard, un capitano che d'abitudine solcava i mari alle dipendenze della Lloyd e Vredenburgh – anche il signor Barnard è conosciuto a New Bedford e conta, di questo sono sicuro, molti parenti a Edgarton. Suo figlio, di nome Augustus, aveva quasi due anni più di me. Insieme al padre aveva partecipato a una spedizione sulla baleniera John Donaldson, e mi raccontava sempre delle sue avventure nel Pacifico meridionale.
[E.A. Poe, Arthur Gordon Pym, traduzione di Roberto Cagliero, Garzanti]

Explicit di Gordon Pym[modifica]

Fu allora che la nostra imbarcazione si precipitò nella morsa della caterrata dove si era spalancato un abisso per riceverci. Ma ecco sorgere sul nostro cammino una figura umana dal volto velato, di proporzioni assai più grandi che ogni altro abitatore della terra. E il colore della sua pelle era il bianco perfetto della neve.

L'uomo della folla[modifica]

Incipit[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

È stato detto bene di un certo libro tedesco che «er lasst sich nicht lesen» — «non si lascia leggere». Vi sono alcuni segreti che non si possono dire; ci sono uomini che di notte muoiono nei loro letti, stringendo le mani di spettri, che li confessano, e guardandoli miserabilmente negli occhi... muoiono con la disperazione nel cuore e la gola serrata per l'orrore di misteri che non sopportano di essere rivelati; di tanto in tanto, ohimé!, la coscienza dell'uomo porta un fardello d'infamia così pesante che può deporlo solo nella tomba: e così l'essenza di tutto il delitto non viene conosciuta.
[E.A. Poe, L'uomo della folla, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Mariarosa Mancuso[modifica]

Di un certo libro tedesco è stato detto giustamente che er lässt sich nicht lesse: non si lascia leggere. Ci sono segreti che non si lasciano svelare. Gli uomini muoiono di notte nei loro letti, stringendo le mani di confessori simili a spettri, guardandoli negli occhi e implorando pietà; muoiono con la disperazione nel cuore, con la gola attanagliata dalle convulsioni, per l'orrore dei misteri che non si lasciano rivelare. A volte, ahimè, la coscienza degli uomini si carica di un fardello tanto orribile che riusciamo a liberarcene solo nella tomba. Così l'essenza del crimine rimane avvolta nel mistero.
[Edgar Allan Poe, Racconti, a cura di Mariarosa Mancuso, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1998]

Giorgio Manganelli[modifica]

Di un certo libro tedesco, ben si è detto che er läßt sich nicht lesen, non acconsente a lasciarsi leggere. Vi sono segreti che non tollerano di lasciarsi dire. Uomini muoiono sui loro giacigli notturni, torcendo le mani di confessori spettrali e, fissandoli angosciosamente negli occhi, muoiono con la disperazione nel cuore, la gola strozzata, giacché si dànno misteri d'orrore che non tollerano di esser rivelati. Accade che la coscienza d'un uomo prenda su di sé un fardello di infamia tale che non possa deporsi che nella tomba. E dunque la criminosa essenza resta sigillata.
[E.A. Poe, L'uomo della folla, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Citazioni[modifica]

  • Il semplice fatto di respirare era motivo di gioia, e perfino ciò che solitamente è fonte di dolore mi procurava piacere. (p. 19)

Explicit[modifica]

Mariarosa Mancuso[modifica]

Il più infame cuore del mondo è un libro ancora più volgare dell'Hortolus animae, e forse il fatto che er lässt sich nicht lesse, che non si lasci leggere, è una delle maggiori grazie che Dio ha voluto farci.
[Edgar Allan Poe, Racconti, a cura di Mariarosa Mancuso, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1998]

Giorgio Manganelli[modifica]

Il più tristo cuore che ci sia al mondo è un libro più voluminoso dell'Hortulus Animae, ed è forse grazia non piccola di Dio che er läßt sich nicht lesen.
[E.A. Poe, L'uomo della folla, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Quattro chiacchiere con una mummia[modifica]

Incipit[modifica]

Nicoletta Rosati Bizzotto[modifica]

Il symposium della sera prima era stato un po' troppo per me. Avevo un tremendo mal di testa e mi sentivo completamente stordito. Così, invece di passar la serata fuori, come mi ero proposto, pensai che la cosa migliore era quella di mangiare un boccone e andarmene subito a letto.
[E.A. Poe, Quattro chiacchiere con una mummia, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, in "Storie di mummie", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1998]

Giorgio Manganelli[modifica]

Il simposio della sera precedente aveva messo a dura prova i miei nervi. Avevo un disgraziatissimo mal di capo, cascavo dal sonno, e invece di uscire, e passare la sera come mi ero proposto, mi persuasi che la cosa più saggia fosse mangiare un boccone per cena, e filarmela a letto.
[E.A. Poe, Chiacchierata con la mummia, traduzione di Giorgio Manganelli, in I racconti Edgar Allan Poe, Volume terzo, Einaudi, 1983]

Citazioni[modifica]

  • E allora parlammo della grande bellezza e importanza della Democrazia e ci demmo un gran da fare per comunicare al Conte un giusto sentimento dei vantaggi di cui godevamo vivendo in un luogo dove imperava il suffragio ad libitum, e non c'era re.
    Il Conte ascoltò con palese interesse, e in verità sembrava non poco divertito. Quando avemmo finito, disse che, molto tempo prima, era accaduto qualcosa del genere. Tredici province egizie decisero di colpo di essere libere, proponendo in tal modo un magnifico esempio al resto dell'umanità. Riunirono i loro saggi, e apparecchiarono la costituzione più ingeniosa che fosse possibile concepire. Per qualche tempo se la cavarono non troppo male; soltanto, avevano preso l'abitudine di darsi delle arie in modo da non credersi. Alla fine, tuttavia, quei tredici stati, più altri quindici o venti, finirono in preda del più odioso, del più intollerabile dispotismo di cui mai si sia sentito parlare sulla faccia della Terra.
    Chiesi quale mai fosse il nome del tiranno usurpatore. Per quel che il Conte riusciva a ricordare, il suo nome era Plebaglia. (1983)

Incipit di alcune opere[modifica]

Berenice[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

La miseria è multiforme; la sventura sulla terraè molteplice. Mentre si incurvano sopra il vasto orizzonte come l'arcobaleno, i suoi colori sono vari e distinti come quelli dell'arco, eppure altrettanto intimamente fusi mentre si incurvano sopra il vasto orizzonte come l'arcobaleno! Com'è successo che da un esempio di bellezza ho potuto trarre un tipo di bruttezza? come da un simbolo di pace, un'immagine di dolore? Ma come, in filosofia, il male è conseguenza del bene, così, anche nella realtà, dalla gioia nasce l'affanno, sia che la memoria della gioia passata formi l'angoscia del presente, sia che le angosce che esistono prendano origine dalle estasi che avrebbero potuto essere.
[E.A. Poe, Berenice, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

La miseria è molteplice. L'infelicità sulla terra è multiforme. Spingendosi di là dall'ampio orizzonte come l'arcobaleno, le sue tinte sono altrettanto varie quanto le tinte di quest'arco, altrettanto distinte e nondimeno altrettanto intimamente fuse. Spingendosi di là dall'ampio orizzonte come l'arcobaleno! Come può essere che dalla bellezza ho tratto un tipo di bruttezza? Da un patto di pace una similitudine del dolore? Ma come nell'etica il male è conseguenza del bene, così, nella realtà, dalla gioia è nato il dolore. O il ricordo della passata beatitudine costruisce l'angoscia di oggi, oppure gli affanni che sono hanno la loro origine nelle estasi che avrebbero potuto essere.
[E.A. Poe, Berenice, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Giorgio Manganelli[modifica]

Molteplice è l'infelicità — la sventura terrestre è multiforme. Sovrastando come l'arcobaleno la vastità dell'orizzonte, i suoi colori sono meno vari dei colori dell'iride: altrettanto nitidi, anche, e tuttavia intimamente mescolati. Sovrastando l'orizzonte come l'arcobaleno! Come mai da tanta bellezza ho potuto trarre il tipo del difforme? Dal patto di pace una similitudine di dolore? Ma come, nella morale, il male è conseguenza del bene, così dalla gioia nasce il dolore. O la memoria del tempo felice è l'angoscia di oggi, o le ambasce dell'adesso nascono dalla visione di ciò che sarebbe potuto essere.
[E.A. Poe, Berenice, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Bon-Bon[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Che Pierre Bon-Bon fosse un restaurateur di non comuni qualità nessuno, che durante il regno di... frequentasse il piccolo caffè nel cul-de-sac Le Febvre, a Rouen, si prenderà, penso, la libertà di confutare; che Pierre Bon-Bon fosse, in ugual grado, esperto della filosofia di quell'epoca è, a mio parere, ancor più innegabile. I suoi pâtés à la fois erano senza dubbio impeccabili; ma quale penna può rendere giustizia ai suoi saggi sur la Nature, ai suoi pensieri sur l'Ame, alle sue osservazioni sur l'Esprit? Se le sue omelettes, i suoi fricandeaux erano inestimabili, quale littérateur di quel tempo non avrebbe dato per una Idée de Bon-Bon due volte tanto che per le immondizie di tutte le Idées di tutti gli altri savants?
[E.A. Poe, Bon-Bon, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Credo che nessuno di coloro che, durante il regno di..., avesse frequentato il piccolo café nel cul-de-sac Le Febre a Rouen, si sarebbe preso la libertà di mettere in dubbio che Pierre Bon-Bon fosse un restaurateur di doti non comuni. E reputo ancor più innegabile che Pierre Bon-Bon fosse allo stesso modo esperto della filosofia di quel periodo. I suoi pâtés à la fois erano fuor d'ogni dubbio immacolati; ma quale penna saprebbe render giustizia ai suoi saggi sur l'Esprit? Se le sue omelettes — se i suoi fricandeaux erano inestimabili, quale littérateur di quei giorni non avrebbe dato il doppio per una «Idée de Bon-Bon» di quel che avrebbe dato per tutte le sciocche «Idées» di tutti gli altri savants messi insieme?
[E.A. Poe, Bon-Bon, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Giorgio Manganelli[modifica]

Che Pierre Bon-Bon fosse un restaurateur di non comuni qualità, nessuno di coloro che, durante il regno di..., frequentavano quel suo minuscolo café nel Cul-de-sac Le Febvre a Rouen, si permetterà di metterlo in dubbio. Che Pierre Bon-Bon fosse, in egual misura, esperto della contemporanea filosofia è, credo, anche più specificamente innegabile. I suoi pâtés à la fois erano assolutamente senza macchia; ma qual penna può rendere giustizia ai suoi saggi sur la Nature, i pensamenti sur l'Ame, le annotazioni sur l'Esprit? Se le sue omelettes, se i suoi fricandeaux erano impareggiabili, quale littérateur di quel giorno non avrebbe dato per una Idée de Bon-Bon due volte tanto che per tutto il pattume delle idées di tutti gli altri savants?
[E.A. Poe, Bon-Bon, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Celebrità[modifica]

Io sono, o per meglio dire, ero, un grand'uomo; tuttavia non sono né l'autore del Giunio né l'uomo dalla Maschera di Ferro, perché il mio nome, mi pare, è Roberto Jones e sono nato in qualche angolo della città di Fum-Fudge.
[E.A. Poe, Celebrità, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Colloquio fra Monos e Una[modifica]

Una. Risuscitato?
Monos. Sì, bellissima ed amatissima Una, "risuscitato". Questa era la parola, sul cui mistico significato avevo tanto a lungo meditato, rifiutando tutte le spiegazioni del clero, finché la stessa Morte ha risolto per me questo mistero.
[E.A. Poe, Colloquio fra Monos e Una, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Come si scrive un articolo "alla Blackwood"[modifica]

Presumo che tutti abbiano sentito parlare di me; il mio nome è signora Psiche Zenobia; so che qusto è un fatto reale; nessuno, tranne i miei nemici, mi chiama Suky Snobbs; mi hanno assicurato che Suky non è che una volgare corruzione di Psiche, che è puro greco e significa "anima" (cioè me, poiché io sono tutta anima), e talvolta significa "farfalla": quest'ultimo significato indubbiamente allude alla mia apparizione nel mio nuovo vestito di raso cremisi col mantelet arabo color azzurro cielo e le guarnizioni di fibbie verdi e le sette balze a forma di orecchio, color arancione.
[E.A. Poe, Come si scrive un articolo "alla Blackwood", traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Dialogo di Eiros e Charmion[modifica]

Eiros. Perché mi chiami Eiros?
Charmion. Così ti chiamerai sempre d'ora innanzi. Anche tu devi dimenticare il mio nome terrestre e chiamarmi Charmion.
Eiros. Non è dunque un sogno!
Charmion. Per noi non ci sono più sogni.
[E.A. Poe, Dialogo di Eiros e Charmion, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Eleonora[modifica]

Discendo da una stirpe nota per il vigore della fantasia e l'ardore della passione. Gli uomini mi hanno definito pazzo, sebbene non risulti ancora chiaro se la pazzia sia, o no, il grado più alto dell'intelletto, e se molto di quanto dàgloria e tutto ciò che rende profondi non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione dello spirito, a spese dell'intelletto in genere. Coloro che sognano ad occhi aperti conoscono molte cose che sfuggono a quanti sognano solo dormendo.
[E.A. Poe, Eleonora, traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985]

Gli occhiali[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

Molti anni fa, era di moda mettere in ridicolo l'idea dell'«amore a prima vista»; ma coloro che pensano, non meno di coloro che sentono profondamente, ne hanno sempre sostenuto l'esistenza. A dire il vero le moderne scoperte, in quel che può essere definito magnetismo etico o magneto estetica, fanno apparire probabile che i più naturali e perciò i più veri ed i più intensi affetti umani sono quelli che sorgono nel cuore quasi per opera di simpatia elettrica, in una parola che i legami psichici più vivi e durevoli sono quelli scaturiti da uno sguardo.
[E.A. Poe, Gli occhiali, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Fruttero & Lucentini[modifica]

Era di moda, anni fa, farsi beffe dell'amore a prima vista come di una ridicola fantasia. Ma le persone che pensano, e quelle che sentono profondamente, hanno sempre affermato la sua esistenza.
[E.A. Poe, Gli occhiali, citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Giorgio Manganelli[modifica]

Molti anni or sono era di moda farsi beffe dell'«amore a prima vista»; ma coloro che meditano, non meno di coloro che profondamente sentono, ne hanno sempre sostenuto l'esistenza. Le recenti scoperte poi, in quel che può definirsi magnetismo spirituale, o sensibilità magneto-estetica, rendono probabile che il più naturale e, di conseguenza, il più sincero e intenso degli affetti umani sia quello appunto che spunta nel cuore quasi per simpatia elettrica; in breve, è probabile che i più duraturi e splendenti vincoli della psiche siano quelli saldati e ribaditi da uno sguardo.
[E.A. Poe, Gli occhiali, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Hans Phaall[modifica]

Secondo le ultime notizie giunte da Rotterdam, sembra che quella città si trovi in una condizione di gran fervore filosofico; in realtà vi sisono verificati dei fenomeni d'un carattere così inaspettato, così completamente nuovo, così chiaramente in contrasto con tutte le opinioni ammesse, che io non dubito affatto che tra non molto tutta l'Europa sarà sottosopra, tutta la fisica sarà in fermento e la ragione e l'astrologia s'accapiglieranno tra loro.
[E.A. Poe, Hans Phaall, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Hop-Frog[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

Non conobbi mai nessuno tanto pronto allo scherzo quanto il re. Sembrava vivesse solo per le burle. Raccontargli una storia scherzosa e raccontarla bene, era la via più sicura per conquistarne i favori. Perciò accadde che i suoi sette ministri fossero tutti persone eminenti per i loro talenti di burloni. Erano anche tutti dello stesso stampo del re, essendo alti, corpulenti e adiposi, oltre che inimitabili burloni. Non sono mai stato assolutamente in grado di stabilire se la gente ingrassi in virtù delle celie o se nel grasso stesso vi sia qualcosa che predisponga allo scherzo; ma certo è che un mattacchione magro è una rara avis in terris.
[E.A. Poe, Hop-Frog, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

Non ho mai conosciuto nessuno che fosse tanto amante dello scherzo quanto lo era il re. Sembrava che vivesse unicamente per scherzare. Saper raccontare una storiella scherzosa, e saperla raccontare bene, era il mezzo più sicuro per guadagnarsi i suoi favori. Era per questo che i suoi sette ministri andavano tutti quanti famosi per la loro arte insuperabile nel buffoneggiare. E scimmiottavano il re anche in questo, che oltre a essere buffoni inimitabili, erano grossi, corpulenti, trasudanti grascia. Se la gente ingrassi, scherzando, o se piuttosto nel grasso di per se stesso esista alcunché che predispone allo scherzo, francamente non ho mai saputo precisare con esattezza; ma certo è che un buffone magro è una rara avis in terris.
[E.A. Poe, Hop-Frog, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

Il barile d'Amontillado[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

Avevo sopportato come meglio avevo potuto i mille affronti di Fortunato, ma quando egli osò passare agli insulti giurai vendetta. Voi, che conoscete così bene la natura della mia anima, non penserete, tuttavia, ch'io pronunciassi qualche minaccia. Mi sarei vendicato alla fine; questo era un punto definitivamente stabilito, ma la stessa determinatezza con cui era stato risolto precludeva l'idea del rischio. Non solo io dovevo punire, ma punire rimanendo impunito.
[E.A. Poe, Il barile d'Amontillado, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

Avevo sopportato come meglio avevo potuto le mille offese di Fortunato. Ma quando egli si spinse sino a insultarmi giurai vendetta. Voi però che ben conoscete la natura del mio animo non immaginerete certo che io possa avere espresso alcuna minaccia. Mi sarei vendicato col tempo; questo lo avevo ben stabilito, ma la determinazione stessa con la quale avevo deciso di agire precludeva ogni idea di rischio. Non soltanto dovevo punire, ma dovevo farlo senza riportarne danno.
[E.A. Poe, Il barilozzo di Ammontillado, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

Daniela Palladini[modifica]

La miriade di offese di Fortunato le avevo sopportate come meglio avevo potuto, ma quando arrivò all'oltraggio giurai di vendicarmi. Voi, che ben conoscete la natura della mia anima, non supporrete che io mi sfogassi in minacce. Finalmente volevo vendicarmi; questo era un punto fermo, ma il modo con cui avrei attuato questo proposito escludeva ogni idea di rischio. Volevo, non soltanto, punire, ma punire rimanendo impunito.
[E.A. Poe, Il barile d'Amontillado, traduzione di Daniela Palladini, Newton, 1989]

Il crollo della Casa Usher[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Durante un'intera giornata d'autunno, fosca, oscura e silenziosa, in cui le nuvole, basse nel cielo, formavano come una cappa di piombo, avevo attraversato da solo, a cavallo, una landa straordinariamente tetra, e alla fine, mentre calavano le ombre della sera, mi trovai in vista della malinconica Casa Usher; non so dire come... ma, alla prima occhiata che diedi alla costruzione, un sentimento d'insopportabile tristezza penetrò nel mio animo.
[E.A. Poe, La caduta della Casa Usher, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Per tutta una giornata uggiosa, buia e sorda del declinare dell'anno, in cui le nubi pendevano opprimenti e basse nei cieli, avevo attraversato da solo, a cavallo, un tratto di regione singolarmente desolato; e alla fine, come le ombre della sera si avvicinavano, mi trovai in vista della malinconica Casa Usher. Non so come fu, ma, alla prima occhiata che gettai sull'edificio, un senso di insopportabile tristezza pervase il mio animo.
[E.A. Poe, Il crollo della Casa Usher, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

Durante un giorno triste, cupo, senza suono, verso il finire dell'anno, un giorno in cui le nubi pendevano opprimentemente basse nei cieli, io avevo attraversato solo, a cavallo, un tratto di regione singolarmente desolato, finché ero venuto a trovarmi, mentre già si addensavano le ombre della sera, in prossimità della malinconica Casa degli Usher. Non so come fu, ma al primo sguardo ch'io diedi all'edificio, un senso intollerabile di abbattimento invase il mio spirito.
[E.A. Poe, Il crollo della Casa degli Usher, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

Fruttero & Lucentini[modifica]

Per tutto quel pesante, cupo e silenzioso giorno d'autunno, sotto nuvole basse e opprimenti, avevo traversato da solo, a cavallo, una campagna di singolare tristezza. Finché, già sul fare della sera, giunsi in vista della malinconica Casa Usher.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Daniela Palladini[modifica]

In una giornata triste, buia e troppo silenziosa, con un cielo di nuvole basse e pesanti, dopo aver cavalcato da solo per un tratto di campagna particolarmente desolato, verso sera, mentre le ombre si facevano sempre più lunghe, mi trovai di fronte alla malinconica casa Usher.
Non so perché, bastò uno sguardo di sfuggita alla vecchia dimora, per darmi un senso di insopportabile depressione.
[E.A. Poe, La caduta della Casa Usher, traduzione di Daniela Palladini, in "Storie dell'orrore", a cura di Gianni Pilo, Newton & Compton, 1999. ISBN 8882892492]

Elisabetta Svaluto[modifica]

Per tutto il giorno, un giorno monotono, cupo e silenzioso d'autunno, di quelli in cui le nubi gravano basse e opprimenti nel cielo, avevo attraversato da solo, a cavallo, un tratto di campagna straordinariamente lugubre, fino a che, mi ritrovai, mentre calavano le ombre della sera, in vista della malinconica Casa Usher. Non saprei dire perché, ma non appena intravidi l'edificio, un senso di insoffribile tristezza pervase il mio spirito.
[E.A. Poe, La rovina della Casa Usher, traduzione di Elisabetta Svaluto, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068]

Il cuore rivelatore[modifica]

Carla Apollonio e Sergio Frenguelli[modifica]

È la verità! Sono nervoso, sono stato e sono molto, molto, terribilmente nervoso; ma perché volete dire che sono un pazzo? Il male ha affinato i miei sensi, non distrutti, non annientati. Più di chiunque altro avevo avuto acuto il senso dell'udito. Ho ascoltato tutte le voci del cielo e della terra. Molte ne ho intese dall'inferno. Per questo sono pazzo? Uditemi! e osservate con che precisione, con che calma io posso narrarvi tutta la storia.
Non è possibile dirvi come in principio l'idea entrò nel mio cervello; ma una volta concepita, essa mi possedé giorno e notte. Non v'era né scopo né passione. Io amavo il vecchio, non mi aveva mai colpito. Non mi aveva mai insultato. Non desideravo affatto il suo oro.
[Bietti, traduzione di Carla Apollonio e Sergio Frenguelli]

Renato Ferrari[modifica]

È vero! ero sempre stato nervoso, molto, molto, spaventosamente nervoso, e lo sono ancora; ma perché volete dire ch'io sono pazzo? La malattia aveva soltanto acuito i miei sensi, non distrutti, non ottenebrati. Più acuto di tutti era il senso dell'udito. Udivo tutte le cose in cielo e in terra. Udivo molte cose nell'inferno. E allora, sono matto per questo? Ascoltate! E osservate con quanta lucidità, con quanta calma io posso narrarvi l'intera storia.
È impossibile dire come l'idea mi sia entrata per la prima volta nel cervello; ma, una volta concepita, non mi diede più tregua né giorno né notte. Non avevo alcuno scopo. Non v'era collera in me. Volevo bene al vecchio. Non mi aveva mai fatto alcun torto. Non mi aveva mai ingiuriato. Non desideravo il suo oro.
[E.A. Poe, Il cuore rivelatore, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

È vero! Sono e sono sempre stato nervoso, molto, spaventosamente nervoso; ma perché dite che sono pazzo? La malattia ha acuito i miei sensi, ma non li ha distrutti, non li ha soffocati. Particolarmente affinato era in me il senso dell'udito. Udivo tutte le cose del cielo e della terra. E udivo anche molte cose dell'inferno. Come può essere dunque che io sia pazzo? Ascoltatemi! E osservate con quanta lucidità, con quanta calma io posso narrarvi per filo e per segno tutto ciò che accade.
È impossibile dire come l'idea mi sia entrata per la prima volta nel cervello. Ma non appena l'ebbi concepita mi ossessionò notte e giorno. Scopo non ne avevo. Odio neppure. Volevo bene al vecchio. Non mi aveva mai fatto del male. Non mi aveva mai insultato. Non desideravo il suo oro.
[E.A. Poe, Il cuore rivelatore, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

Il diavolo nella torre[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Tutti vagamente sanno che il più bel posto del mondo è, o, ahimè! era... il borgo olandese di Vondervotteimittiss. Ma, poiché sorge ad una certa distanza dalle vie maestre e si trova, in certo qual modo, in una posizione remota, forse solo pochissimi miei lettori l'avranno visitato. Quindi, per soddisfare la curiosità di coloro che non l'hanno visto, io credo opportuno dirne qualcosa in particolare e ciò è veramente ancor più necessario, in quanto, proprio con la speranza di guadagnare la simpatia del pubblico in favore dei suoi abitanti, io mi propongo qui di raccontare i disastrosi fatti che di recente sono avvenuti entro i suoi confini.
[E.A. Poe, Il diavolo nel campanile, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Ognuno sa vagamente, che il posto più bello del mondo è — o, ahimè, era — il borgo olandese di Vondervotteomittiss. Tuttavia, siccome si trova a una certa distanza da qualunque strada maestra, essendo in certo qual modo situato fuori mano, vi sono forse pochissimi tra i miei lettori che l'abbiano mai visitato. A beneficio di coloro che non abbiano potuto farlo, giudico opportuno di doverne dare alcuni particolari. E questo è, in verità, tanto più necessario in quanto con la speranza di raccogliere un po' di simpatia del pubblico a favore degli abitanti, mi propongo qui di narrare la storia di calamitosi eventi che sono recentemente accaduti entro i suoi confini.
[E.A. Poe, Il diavolo nella torre, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Giorgio Manganelli[modifica]

Tutti sanno, genericamente, che a questo mondo luogo più bello non v'è — o, ahimè, non v'era — del borgo olandese di Vondervotteimittiss, come a dire Cheorè. Tuttavia, poiché giace a qualche distanza da qualsivoglia strada di gran traffico, in sito alquanto forastico, forse ben pochi dei miei lettori si sono recati a visitarlo. A beneficio di coloro che, per l'appunto, mai vi sono stati, è opportuno che ne dia una qualche descrizione. E ciò è tanto più necessario, in quanto, sperando di cattivarmi la pubblica simpatia in pro' degli abitanti, mi propongo di narrare la storia dei recenti calamitosi accadimenti verificatisi.
[E.A. Poe, Il Diavolo sul campanile, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Il duca De l'Omelette[modifica]

Keats soccombette per una critica; chi fu colui che morì per l'Andromaca? Ignobili anime! De l'Omelette perì per un ortolano; l'histoire en est brève. Assistimi, dunque, spirito d'Apicio!
[E.A. Poe, Il duca De l'Omelette, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Il gatto nero[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Riguardo questa stranissima e comunissima storia che mi accingo a scrivere, non aspetto, né pretendo che mi si creda; sarei veramente pazzo, se me lo aspettassi in un caso in cui i miei stessi sensi rifiutano la propria testimonianza; eppure non sono pazzo e sicuramente non sogno, ma domani io morirò e oggi voglio alleggerirmi l'anima.
Il mio scopo immediato è di mostrar a tutti chiaramente, succintamente e senza commenti una serie di semplici avvenimenti domestici, che nelle loro conseguenze mi hanno atterrito, torturato, distrutto.
[E.A. Poe, Il gatto nero, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Per il racconto più fantastico e nello stesso tempo più semplice che mi accingo a scrivere, non m'aspetto né pretendo d'essere creduto. Pazzo sarei davvero se mi aspettassi ciò, in un caso in cui i miei stessi sensi respingono la loro propria testimonianza. Eppure pazzo non sono, e certissimamente non sto sognando. Ma domani morrò, e oggi vorrei alleggerire la mia anima. Il mio scopo immediato è quello di porre innanzi al mondo, in modo piano, succinto e senza commenti, una serie di semplici eventi domestici.
[E.A. Poe, Il gatto nero, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

Per il racconto più straordinario, e al medesimo tempo più comune, che sto per narrare, non aspetto né pretendo di essere creduto. Sarei davvero pazzo a pretendere che si presti fede a un fatto a cui persino i miei sensi respingono la loro stessa testimonianza. Eppure pazzo non sono, e certamente non vaneggio. Ma domani morrò, e oggi voglio scaricare la mia anima.
Mio scopo immediato è di porre innanzi al mondo, in modo piano, succinto, e senza commenti, una serie di casi semplicemente domestici.
[E.A. Poe, Il gatto nero, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

Giorgio Manganelli[modifica]

Alla storia che mi accingo a mettere per iscritto — storia non meno dissennata che affatto domestica — non prevedo né pretendo si presti fede. Sarei pazzo ad attendermi il contrario, in un caso in cui i miei stessi sensi smentiscono la propria testimonianza. E tuttavia, pazzo io non sono — né, certamente, sto sognando. Ma io muoio domani, ed oggi voglio sgravarmi l'anima. Ora mi propongo di porre davanti al mondo, in modo semplice, nudo, senza commenti, una serie di accadimenti domestici.
[E.A. Poe, Il gatto nero, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Daniela Palladini[modifica]

Per il più folle e insieme più semplice racconto che mi accingo a scrivere, non mi aspetto né sollecito credito alcuno. Sarei matto ad aspettarmelo in un caso in cui i miei stessi sensi respingono quanto hanno direttamente sperimentato. Matto non sono e certamente non sto sognando, ma domani morirò e oggi voglio liberarmi l'anima. Il mio scopo immediato è quello di esporre al mondo pianamente e succintamente una serie di semplici eventi domestici, senza commentarli.
[E.A. Poe, Il gatto nero, traduzione di Daniela Palladini, Newton, 1989]

Il mistero di Maria Rogêt[modifica]

Vi sono poche persone, anche fra i pensatori più calmi, che non siano qualche volta state prese da una vaga, ma emozionante semicredulità nel soprannaturale, a causa di coincidenze d'un carattere apparentemente così meraviglioso che l'intelletto era incapace di ricevere come semplici coincidenze.
[E.A. Poe, Il mistero di Maria Rogêt, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Il pozzo e il pendolo[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

Ero spossato, mortalmente spossato per quella lunga agonia; e quando alla fine mi slegarono e mi permisero di sedere, sentii che i miei sensi mi abbandonavano. La sentenza, la paventata sentenza di morte, era stato l'ultimo distinto accento che m'era giunto alle orecchie. Dopo di che, il suono delle voci inquisitorie sembrò immergersi nel brusio confuso di un sogno. Quel suono portava al mio spirito l'idea di rotazione, forse perché l'associavo nella mia fantasia col frullìo di una ruota di mulino.
[E.A. Poe, Il pozzo e il pendolo, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

Ero stomacato... stomacato a morte da quella lenta agonia, e quando alla fine mi slegarono e mi permisero di sedere, ebbi l'impressione che i sensi mi abbandonassero. La sentenza, la temuta sentenza di morte, era stata l'ultima percezione distinta a raggiungere le mie orecchie. Subito dopo, il suono delle voci degli inquisitori mi pervenne come sommerso in un confuso sognante indefinito brusio. Questo suono vago portava al mio spirito un'idea di circonvoluzione, forse per associazione fantastica con il ronzare di una macina da mulino.
[E.A. Poe, Il pozzo e il pendolo, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

Il seppellimento prematuro[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

Vi sono certi temi eccezionalmente interessanti ma che nel complesso sono troppo orribili da servire agli scopi di una novellistica convenzionale. Da questi il semplice narratore deve rifuggire, se non vuole offendere o disgustare. Essi vengono trattati appropriatamente solo quando sono santificati e sorretti dalla severità e dalla maestà del vero. Noi vibriamo, per esempio, della più intensa e «piacevole pena», alle descrizioni dei Passaggio della Beresina, del Terremoto di Lisbona, della Peste di Londra, del Massacro di San Bartolomeo, oppure della morte per soffocamento dei centoventitré prigionieri nel Black Hole di Calcutta.
[E.A. Poe, Il seppellimento prematuro, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Giorgio Manganelli[modifica]

Si dànno argomenti di fascino estremo, ma di tanto orrore da ripugnare affatto alla tradizione narrativa di invenzione. Codesti temi lo scrittore fantastico dovrà evitare, se non vuole disgustare o riuscire repellente. È lecito toccarli solo quando la solennità o la maestà del Vero li consacri e li confermi. La narrazione del Passaggio della Baresina, la descrizione del Terremoto di Lisbona, o la Peste di Londra, o la Notte di San Bartolomeo, o a Calcutta, nel Black Hole, la morte per asfissia dei centoventitré prigionieri, tutto ciò offre un brivido quanto mai intenso di «dilettosa pena». Ma, in codesti resoconti, è il fatto, è la realtà, la storia appunto che ci commuove. Fossero fantastiche invenzioni, ce ne ritrarremmo con orrore.
[E.A. Poe, La sepoltura prematura, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Il sistema del Dottor Catrame e del Professor Piuma[modifica]

Nell'autunno del 18..., durante un viaggio attraverso le estreme province meridionali della Francia, giunsi a pochi chilometri da una Casa di Cura, o manicomio privato, di cui avevo sentito molto parlare a Parigi da medici miei amici. Poiché non avevo mai visitato un luogo del genere, pensai che l'occasione fosse troppo bella per lasciarmela sfuggire, e così proposi al mio compagno di viaggio (un signore conosciuto casualmente pochi giorni prima), di deviare per un'oretta, o poco più, dalla nostra strada e di visitare l'istituto. Ma egli si rifiutò.
[E.A. Poe, Il sistema del Dottor Catrame e del Professor Piuma, traduzione di Maria Serena Battaglia, De Agostini, 1985]

L'appuntamento mortale[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Misterioso uomo dal triste destino! sviato dalla vivezza della sua stessa fantasia e caduto nelle fiamme della sua stessa giovinezza! Ancora ti rivedo nella mia immaginazione! una volta ancora la tua figura è sorta dinanzi a me!... No... non quale sei... nella fredda valle dell'ombra... ma quale dovresti essere... mentre sperperi la tua vita in splendida riflessione in quella città di indistinte visioni, nella tua Venezia, marittimo Elisio, caro alle stelle dove le ampie finestre dei palazzi palladiani guardano con profondo e amaro significato entro i segreti delle sue acque silenziose.
[E.A. Poe, L'appuntamento, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Uomo misterioso e nato sotto cattiva stella! Abbagliato dallo splendore della tua stessa immaginazione e caduto nelle fiamme della tua stessa giovinezza! Io ti rivedo nella mia fantasia! Ancora una volta la tua forma si è levata dinanzi a me! Oh, non come sei, nella fredda valle e nell'ombra, ma come dovresti essere, intento a sperperare una vita di magnifica meditazione in quella città di vaghe visioni, nella tua Venezia, ch'è un Elisio del mare caro alle stelle, e i cui palazzi palladiani dalle loro ampie finestre guardano giù con profondo e amaro significato ai segreti delle sue acque silenti.
[E.A. Poe, L'appuntamento mortale, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

L'uomo finito[modifica]

Proprio in questo momento non riesco a ricordare dove o quando feci la conoscenza con quell'individuo dall'aspetto veramente raffinato che era il Generale di Brigata onorario John A.B.C. Smith; qualcuno mi presentò a lui, ne sono sicuro... a qualche pubblica riunione, sicuramente tenutasi per qualche scopo senza dubbio assai importante... ma chi fu ora non riesco assolutamente a ricordare.
[E.A. Poe, L'uomo finito, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

La beffa del pallone[modifica]

Fruttero & Lucentini[modifica]

«Straordinaria notizia per Espresso, via Norfolk! — L'Atlantico traversato in Tre Giorni dalla Macchina Volante di Mr. Monck Mason! — Il Pallone Dirigibile Victoria arriva all'Isola Sullivan, presso Charleston, dopo 72 ore di Volo da Continente a Continente! — Tutti i particolari sul Viaggio!»
[E.A. Poe, La beffa del pallone, 1846, citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Giorgio Manganelli[modifica]

Notizia Straordinaria per Espresso, via Norfolk! L'Atlantico Attraversato in Tre giorni! Splendido Trionfo della Macchina Volante di Monck Mason! — L'Arrivo all'Isola di Sullivan, presso Charleston, S.C., di Mason, Robert Holland, Henson, Harrison Ainsworth e altri quattro, sul Pallone Pilotabile Victoria, dopo un viaggio di settantacinque ore da Continente a Continente! Tutti i Particolari sul Viaggio!
[E.A. Poe, La beffa del pallone, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

La cassa oblunga[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

Alcuni anni fa, fissai un posto da Charleston, nella Carolina del Sud, per la città di New York, sulla bella nave postale Independence, al comando del capitano Hard. Dovevamo partire il quindici del mese (giugno), tempo permettendo: e, il quattordici, salii a bordo per sistemare alcune cose nella mia cabina.
[E.A. Poe, La cassa oblunga, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Giorgio Manganelli[modifica]

Alcuni anni or sono, prenotai un posto sul bel postale Indipendence, capitano Hardy, da Charleston, South Carolina, alla città di New York. Dovevamo salpare il quattordici del mese — giugno — tempo permettendo; e il quattordici mi recai a bordo per sistemare la mia cabina.
[E.A. Poe, la cassa oblunga, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

La lettera trafugata[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Una sera tempestosa dell'autunno del 18..., poco dopo l'imbrunire, a Parigi, me ne stavo a godere la duplice voluttà della meditazione e di una pipa di schiuma, in compagnia del mio amico C. Augusto Dupin, nella sua piccola biblioteca o studiolo, au troisième del N. 33 Rue Dunôt, Faubourg St. Germain: per circa un'ora eravamo rimasti assorti in un profondo silenzio e a chi ci avesse per caso osservati ciascuno di noi sarebbe parso completamente ed esclusivamente assorto nelle arricciate volute di fumo ch rendevano opprimente l'aria della stanza.
[E.A. Poe, La lettera rubata, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Giorgio Manganelli[modifica]

A Parigi, una sera ventosa del 18... — da poco era scesa l'oscurità — gustavo la duplice delizia della meditazione e di una pipa di schiuma in compagnia dell'amico C. Auguste Dupin, tra i libri del suo studiolo, au troisième, n. 33, Rue Dunôt, Faubourg St-Germain. Per un'ora almeno eravamo rimasti in silenzio perfetto; intenti, agli occhi di un frettoloso osservatore, ad una rigorosa e esclusiva disamina dei tortuosi riccioli di fumo che invadevano l'atmosfera della stanza.
[E.A. Poe, La lettera trafugata, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

La maschera della Morte Rossa[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

La «Morte Rossa» aveva a lungo infierito sul paese. Mai pestilenza era stata più fatale e più orribile. Il sangue era il suo avatara e il suo sigillo: il rossore e l'orrore del sangue. Erano acuti dolori e improvvisi capogiri, e poi un abbondante sudore sanguigno fino alla dissoluzione. Le macchie scarlatte sul corpo e specialmente sul volto della persona colpita erano il bando di peste che escludeva la vittima da ogni aiuto e da ogni pietà da parte dei suoi simili. E l'attacco, il progredire e la fine del male erano gli episodi di mezz'ora in tutto.
[E.A. Poe, La maschera della Morte Rossa, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

Da tempo la «Morte Rossa» devastava il paese. Mai epidemia era stata più fatale, o più spaventosa. Il sangue era la sua manifestazione e il suo suggello, il rossore e l'orrore del sangue. Essa appariva con dolori acuti, uno stordimento improvviso, poi un sanguinare diffuso dai pori, infine sopravveniva la dissoluzione. Le macchie scarlatte sul corpo e soprattutto sul volto delle vittime rappresentavano il marchio della pestilenza che precludeva ai colpiti ogni aiuto e ogni comprensione da parte dei propri simili. E l'attacco, il progredire e la conclusione del male si risolvevano nello spazio di mezz'ora.
[E.A. Poe, La maschera della Morte Rossa, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

La verità sul caso del signor Valdemar[modifica]

Renato Ferrari[modifica]

Naturalmente non pretenderò di giudicare eccezionale il fatto che lo straordinario caso del signor Valdemar abbia suscitato tante discussioni. Sarebbe un miracolo se ciò non fosse avvenuto, date le circostanze. Per il desiderio delle parti interessate di tenere la vicenda nascosta al pubblico, almeno per il momento e fino a quando avessimo avuto altre occasioni di ricerca, proprio per effetto dei nostri sforzi effettuati in questo senso, si fece strada fra la gente una storia alterata o esagerata dei fatti, che diede origine a molte e spiacevoli opinioni sbagliate e, logicamente, a molto scetticismo.
[E.A. Poe, La verità sul caso del signor Valdemar, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Giorgio Manganelli[modifica]

Naturalmente, non pretenderò che mi stupiscano i dibattiti che ha suscitato il caso straordinario del signor Valdemar. Date le circostanze, sarebbe stato un miracolo se le cose fossero andate altrimenti. Tuttavia, il desiderio di tutti gli interessati di tenere il pubblico all'oscuro degli avvenimenti, almeno per il momento, o finché non ci fosse stato modo di procedere ad ulteriori indagini; questi nostri tentativi, dico, contribuirono a diffondere tra il pubblico un resoconto infondato e stravagante, che fu all'origine di interpretazioni inesatte e sgradevoli e, naturalmente, di molta incredulità.
[E.A. Poe, Testimonianza sul caso del signor Valdemar, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Ligeia[modifica]

Io non posso, per l'anima mia, ricordare come, quando e persino dove avessi precisamente conosciuto per la prima volta Lady Ligeia. Sono trascorsi tanti anni da allora e la mia memoria è indebolita dalle molte sofferenze. O, forse, non posso ora richiamare alla mente questi fatti perché, in realtà, il carattere della mia amata, il suo raro sapere, il suo genere di bellezza singolare e, tuttavia, placido, l'eloquenza palpitante ed affascinante del suo linguaggio armonioso e sommesso avevano trovato la via del mio cuore con una progressione così costante e furtiva, da rimanere inosservati e sconosciuti.
[E.A. Poe, Ligeia, traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985]

Lo scarabeo d'oro[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Molti anni fa, mi legai in stretta amicizia con un certo signor Guglielmo Legrand, che discendeva da un'antica famiglia ugonotta ed un tempo era stato molto ricco, ma una serie di sventure l'avevano ridotto in miseria. Per evitare l'umiliazione che era derivata dalla sua disgrazia, aveva lasciato Nuova Orleans, la città dei suoi avi, e si era stabilito nell'isola di Sullivan, presso Charleston, nella Carolina del Sud.
[E.A. Poe, Lo scarabeo d'oro, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Giorgio Manganelli[modifica]

Molti anni or sono, mi legai d'amicizia con un tal William Legrand. Era di antica prosapia ugonotta; un tempo era stato ricco; ma una sequela di sventure l'aveva ridotto all'indigenza. Per sfuggire all'umiliazione di codesta decadenza, lasciata New Orleans, città dei suoi progenitori, aveva preso dimora sull'Isola di Sullivan, non lontano da Charleston, Carolina del Sud.
[E.A. Poe, Lo scarabeo d'oro, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983]

Manoscritto trovato in una bottiglia[modifica]

Non ho molto da dire del mio paese e della mia famiglia; i maltrattamenti e il passare degli anni mi hanno reso estraneo all'uno e all'altra. Con la ricchezza ereditata riuscii a procurarmi un'istruzione non comune e il mio spirito contemplativo mi permise di dare un ordine metodico a tutte le nozioni che avevo accumulate diligentemente durante gli anni giovanili.
[E.A. Poe, Bon-Bon, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Metzengerstein[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

L'orrore e la fatalità si sono sempre riscontrate in ogni luogo e in ogni tempo; perché dunque assegnare una data alla storia che devo raccontare? Vi basti dire che nel periodo di cui parlo esisteva, nell'interno dell'Ungheria, una credenza radicata, anche se nascosta, nella dottrina della metempsicosi. Non vi dirò il mio parere sulla verità o sulla falsità di tale dottrina, ma solo che molta parte del nostro scetticismo, come dice La Bruyère di tutte le nostre infelicità, «vient de ne pouvoir être seuls», ma vi erano alcuni punti della superstizione ungherese che quasi rasentavano l'assurdo, presentando anche notevoli differenze con le dottrine orientali.
[E.A. Poe, Metzengerstein, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Franco Della Pergola[modifica]

L'orrore e la fatalità hanno teso agguati in tutti i tempi. Perché dunque dare una data alla storia che devo raccontare? Basti dire che, al tempo di cui parlo, esisteva, all'interno dell'Ungheria, una credenza, radicata sebbene segreta, nelle dottrine della metempsicosi. Delle dottrine stesse, cioè della loro falsità o della loro probabilità, io non dico nulla. Affermo, tuttavia, che gran parte della nostra incredulità (come dice la Bruyère di tutte le nostre infelicità) «vient de ne pouvoir être seuls».
[E.A. Poe, Metzengerstein, traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985]

Daniela Palladini[modifica]

Orrore e fatalità hanno traversato il mondo in ogni tempo. Allora perché dare una data alla storia che devo narrare? Sarà sufficiente dire che, nel periodo di cui parlo, esisteva, all'interno dell'Ungheria, una fede convinta, anche se tenuta segreta, nelle dottrine della metempsicosi. Delle dottrine in sé – cioè, di quanto possano essere false o attendibili – non dico nulla. Affermo, comunque, che molta della nostra incredulità (come dice La Bruyère, di tutta la nostra infelicità) «vient de ne pouvoir être seuls»[3].
[E.A. Poe, Metzengerstein, traduzione di Daniela Palladini, in "Storie di fantasmi", a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton & Compton, 1995]

Morella[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Provavo per la mia amica Morella un affetto profondo, ma singolarissimo. La conobbi per caso, molti anni fa, e, fin dal nostro primo incontro, la mia anima arse di ardori mai conosciuti prima; ma tali ardori non erano quelli di Eros e al mio spirito fu un amaro tormento il graduale convincermi che non avrei mai potuto, in alcuna maniera, definirne l'insolito carattere o regolarne la vaga intensità. Tuttavia ci trovammo adatti uno per l'altra e il destino ci unì davanti all'altare, benché io non le parlassi mai d'amore né all'amore mai pensassi. Ma ella fuggiva la società e, occupandosi solo di me, mi rese felice. Fantasticare è una felicità e una felicità anche sognare.
[E.A. Poe, Morella, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Franco Della Pergola[modifica]

Consideravo la mia amica Morella con un sentimento di affetto profondo ma, nello stesso tempo, fra i più singolari. La conobbi, per caso, molti anni fa e la mia anima, fin dal primo incontro si era accesa di una fiamma che non avevo mai conosciuto prima di allora; eppure, il fuoco non era quello di Eros, ed il mio spirito era amareggiato e tormentato dalla crescente convinzione che non avrei mai potuto definire il suo significato insolito, né regolare la sua vaga intensità- Ci incontrammo, tuttavia, ed il destino ci unì l'una all'altro sull'altare; e non parlai mai di passione né pensai all'amore. Lei era, però, schiva della compagnia degli altri e, legandosi esclusivamente a me, mi rese felice. Meravigliarsi è una felicità; sognare è anche una felicità.
[E.A. Poe, Morella, traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985]

Ombra[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Voi che mi state leggendo siete ancora tra i vivi, ma io che scrivo sarò da molto e molto tempo partito per la regione delle ombre, perché strani fatti accadranno, segreti saranno rivelati e molti secoli passeranno prima che queste mie pagine siano lette dagli uomini; e quando le avranno viste, alcuni non vi presteranno fede, altri dubiteranno e solo pochi troveranno di che meditare su queste paroleche sto tracciando con uno stilo di ferro.
[E.A. Poe, Ombra, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Voi che leggete siete ancora tra i viventi; ma io che scrivo sarò già da un pezzo nella regione delle ombre. Perché in verità strane cose accadranno, arcane cose saranno rivelate, e molti secoli trascorreranno prima che queste memorie siano viste dagli uomini. E, quando le avranno viste, alcuni non vi crederanno, altri ne dubiteranno, ma vi sarà pur qualcuno che troverà di che meditare sui caratteri ch'io incido qui con uno stilo di ferro.
[E.A. Poe, Ombra, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Perché il Francesino porta il braccio al collo[modifica]

Il fatto è che sui miei biglietti da visita (che son tutti di cartoncino rosa satinato) ogni gentiluomo autentico, che si voglia cavare lo sfizio di farlo, può rimirare a suo piacimento questa interessante dicitura: Sir Pathrick O' Grandison, baronello, 39 Southampton Row, Russel Square, parrocchia di o' Bloomsbury.
[E.A. Poe, Perché il Francesino porta il braccio al collo, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Perdita di fiato[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Anche la sfortuna più avversa deve arrendersi alla fine di fronte all'irriducibile coraggio della filosofia, come la più ostinata fortezza dinanzi al continuo assedio del nemico.
Salmanassar, come si legge nella Sacra Scrittura, assediò per tre anni la città di Samaria ed infine essa cadde. Sadanapalo, come racconta Diodoro, resistette in Ninive per ben sette anni, ma senza frutto. Troia cedette alla fine di dieci anni e Azoto, secondo quanto afferma Aristeo sul suo onore di gentiluomo, alla fine aperse le porte a Psammetico, dopo averle tenute sbarrate per un quinto di secolo...
[E.A. Poe, Perdita di fiato, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

La più evidente mala sorte deve alla fine arrendersi all'instancabile coraggio della filosofia, come la più ostinata città si arrende all'incessante e vigile assedio di un nemico. Salmanasar, come troviamo nelle sacre scritture, stette tre anni davanti a Samaria; eppure essa cadde. Sardanapalo — si veda Diodoro — resistette sette anni a Ninive; ma invano. Troia finì sullo spirare del secondo lustro; e Azoth, come dichiara Aristeo sul proprio onore di gentiluomo, aprì alfine le sue porte a Psammetico dopo avergliele tenute chiuse per la quinta parte di un secolo...
[E.A. Poe, Perdita di fiato, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Quattro bestie in una – L'uomo cameleopardo[modifica]

Antioco Epifane è generalmente considerato come il Gog del profeta Ezechiele, ma questo onore è piuttosto da attribuire a Cambise, figlio di Ciro e in realtà il carattere del monarca siriaco non ha alcun bisogno di abbellimenti supplementari: il suo avvento al trono o piuttosto la sua usurpazione, avvenuta centosettantun anni prima della nascita di Cristo, il suo tentativo di saccheggiare il tempio di Diana ad Efeso, il suo implacabile odio per gli Ebrei, la sua violazione del Santo dei Santi e la sua morte miserabile a Tava, dopo un tumultuoso regno di undici anni, sono circostanze di natura rilevante e perciò notate di solito dagli storici del suo tempo più delle imprese empie, ignobili, crudeli, sciocche e bizzarre che costituiscono l'insieme della sua vita privata e della sua reputazione.
[E.A. Poe, Quattro bestie in una - L'uomo cameleopardo, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Re Peste[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Verso le dodici di una notte del mese di ottobre, durante il cavalleresco regno di Edoardo III, due marinai appartenenti all'equipaggio della Free and Easy, una goletta mercantile che faceva servizio tra Sluys e il Tamigi e che allora si trovava all'ancora in quel fiume, furono molto stupiti di trovarsi seduti nella sala di una birreria situata nella parrocchia di Sant'Andrea a Londra, una taverna che avveva come insegna il ritratto dell'Allegro Lupo di Mare.
[E.A. Poe, Il re Peste, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Verso la mezzanotte, in una notte del mese di ottobre, durante il cavalleresco regno del terzo Edoardo, due marinai appartenenti alla ciurma del Free and Easy, una goletta mercantile che faceva la spola tra Sluys e il Tamigi, e che allora si trovava all'àncora in quel fiume, furono assai stupiti di trovarsi seduti nella mescita di una birreria della parrocchia di Sant'Andrea, a Londra, birreria che portava per insegna il ritratto di un «Allegro Marinaio».
[E.A. Poe, Re Peste, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Rivelazione mesmerica[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Sebbene le tenebre del dubbio avvolgano ancora la teoria positiva del mesmerismo, i suoi effetti stupefacenti sono quasi universalmente riconosciuti. Coloro che ne dubitano sono i soliti scettici di professione, una genia vana e poco onorevole.
[E.A. Poe, Rivelazione mesmerica, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Quale che sia il dubbio che possa ancora avviluppare la ragione fondamentale del mesmerismo, i suoi fatti inquietanti sono ora quasi universalmente ammessi.
Coloro che dubitano di questi fatti inquietanti, sono i meri dubitatori di professione, una classe inutile e screditata.
[E.A. Poe, Rivelazione magnetica, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Silenzio[modifica]

— Ascoltami, — disse il diavolo, posandomi la mano sulla testa — la regione di cui io parlo è una triste regione della Libia, sulle sponde del fiume Zaire, dove non c'è né riposo, né silenzio.
[E.A. Poe, Silenzio, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Un caso imbarazzante[modifica]

Era un quieto e tranquillo pomeriggio, quando io me ne andavo passeggiando per l'ampia città di Edina: terribili erano la confusione e il fracasso nelle vie: gli uomini parlavano, le donne strillavano, i bambini gridavano, i maiali grugnivano, i carri facevano un gran fracasso, i tori urlavano rabbiosamente, le mucche muggivano, i cavalli nitrivano, i gatti miagolavano, i cani ballavano. Ballavano? Era possibile? Ballavano!
[E.A. Poe, Un caso imbarazzante, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Una burla[modifica]

Il barone Ritzner von Jung apparteneva ad una nobile famiglia ungherese, ogni membro della quale, almeno fin dove la memoria umana risulta sicura, era più o meno degno di nota per una caratteristica o per l'altra... ma la maggior parte per quel genere di grotesquerie di concezione, di cui Tieeck, un rampollo della famiglia, ha dato esempi chiari, se non chiarissimi.
[E.A. Poe, Una burla, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Una discesa nel Maelström[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Avevamo ora raggiunto la sommità della cima più elevata; per alcuni minuti il vecchio sembrò troppo spossato per parlare.
— Non molto tempo fa — disse alla fine — avrei potuto guidarvi su per questa via tanto bene quanto il più giovane dei miei figli, ma, circa tre anni fa, mi è capitata un'avventura, non mai toccata prima ad un essere mortale, o almeno quale nessuno, sopravvissuto, poté raccontare... e le sei ore di mortale terrore che allora sopportai mi hanno spezzato il corpo e l'anima.
[E.A. Poe, Una discesa nel Maelstroem, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Maria Gallone[modifica]

Eravamo giunti ormai alla sommità del picco più elevato. Per alcuni minuti il vecchio parve troppo esausto per poter proferire parola
— Ancora poco tempo fa, — disse infine, — avrei saputo condurti per questa strada con la stessa agilità del più giovane dei miei figli; ma circa tre anni or sono mi accadde un fatto mai capitato prima ad alcun essere umano, o per lo meno as uomo alcuno che sia sopravvissuto per narrarlo, e le sei ore di mortale angoscia che soffersi allora mi hanno spezzato nel corpo e nell'anima. [E.A. Poe, Una discesa nel Maelström, traduzione di Maria Gallone, in "Il pozzo e il pendolo", Bur, 1993]

Una storia di Gerusalemme[modifica]

— Affrettiamoci a raggiungere le mura, — disse Abel-Phittim a Buzi-Ben-Levi e a Simeone il fariseo il deimo giorno del mese di Thammuz dell'anno 3491 della Creazione del mondo — affrettiamoci a raggiungere i bastioni presso la porta di Beniamino, nella città di David, che dominano l'accampamento di coloro che non sono circoncisi, perché è già l'ultima ora del quarto turno di guardia, ed è già l'aurora: gli idolatri, per adempiere alla promessa di Pompeo, dovrebbero stare ad attenderci con gli agnelli per il sacrificio.
[E.A. Poe, Una storia di Gerusalemme, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

William Wilson[modifica]

Carla Apollonio[modifica]

Lasciate, per il momento, che io mi chiami Guglielmo Wilson, perché la bianca pagina che mi sta ora dinanzi non venga sporcata dal mio vero nome, il quale è già stato troppo oggetto di disprezzo... di orrore... di odio per la mia razza. I venti, indignati, non hanno forse già sparso fin nelle più remote parti del mondo la sua infamia senza conforto? Tu, il più abbandonato fra tutti i proscritti... non sei forse morto per sempre al mondo, ai suoi onori, ai suoi fiori, alle sue dorate aspirazioni?
[E.A. Poe, Guglielmo Wilson, traduzione di Carla Apollonio, in "Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco", Orsa Maggiore ed., 1990]

Renato Ferrari[modifica]

Permettete che, per ora, io chiami me stesso William Wilson. La bella pagina che in questo momento mi sta dinanzi non deve essere insudiciata dal mio vero nome. Questo è stato già fin troppo oggetto di sprezzo, di orrore, di vituperio per la mia stirpe. I venti indignati non hanno forse fatto conoscere la sua imparagonabile infamia alle più remote regioni del globo? O, reietto fra tutti i reietti più dissoluti! non sei forse morto per sempre per la terra?
[E.A. Poe, William Wilson, traduzione di Renato Ferrari, De Agostini, 1985]

Maria Gallone[modifica]

Lasciate che mi chiami per il momento William Wilson. la pagina candida che ho dinnanzi non deve essere insozzata dal mio vero nome, già da troppo tempo oggetto di disprezzo, di orrore, di ripulsione per tutta la razza umana. I venti sdegnati non ne hanno forse sparso sino alle più remote regioni della terra l'infamia senza paragoni? Oh, parla! Fra tutti i paria il più negletto, non sei tu morto per sempre alla vita, ai suoi onori, ai suoi fiori, alle sue radiose aspirazioni?
[E.A. Poe, William Wilson, traduzione di Maria Gallone, in "Racconti del terrore", Morano Editore, 1990]

Citazioni su Edgar Allan Poe[modifica]

  • Edgar Allan Poe può giustamente essere chiamato il padre della "fantascienza". Fu lui che a dare veramente inizio al romance, a intessere brillantemente nella e attorno alla storia un filo scientifico. (Hugo Gernsback)
  • Nel 1841 Poe aveva cominciato a leggere un romanzo di Dickens, che conteneva tra l'altro la narrazione di un crimine misterioso: alle prime pagine, aveva subito capito l'enigma; riflettendo sul metodo da lui seguito, aveva scoperto contemporaneamente le regole dell'inchiesta poliziesca e quelle della narrazione poliziesca. (Oreste del Buono)
  • Quel che soprattutto attira l'attenzione di Poe sono le situazioni in cui la mente trova a combattere contro se stessa. (Mariarosa Mancuso)
  • Si potrebbe affermare senza tema di smentita che l'aggettivo che s'incontra più di frequente nei racconti di Poe sia wild. Wild, selvaggio, bizzarro, strano, fantastico, grottesco, pazzo; in quanti e quali diversi significati non viene da lui adoperata questa parola, quanti e quali sfumature dello straordinario non riesce a farla contenere. A voler stabilire una regola che dagli attributi che adoperano più spesso gli scrittori si possa dedurre il loro carattere, nel caso di Poe si rasenterebbe da vicino il vero. (Delfino Cinelli)
  • Troppo si è detto delle caratteristiche esteriori delle opere di Poe; è notorio che, oltre a essere il padre e maestro della numerosa e prospera prosapia dei Conan Doyle e degli Arsenio Lupin, – benché come giusto, non ne abbia mietuto in vita né gli allori, né i favolosi guadagni che sono andati ai tanti nipoti – è a lui che si debbono il racconto analitico, il racconto misterioso, il racconto fantastico, il racconto scientifico. (Delfino Cinelli)
  • Tre quinti genio e due quinti cialtrone. (James Russel Lowell)[4]
  • [Il Dr. Watson a Sherlock Holmes]
    «Lei mi ricorda il Dupin di Edgar Allan Poe. Non avevo idea che simili persone esistessero nella vita reale.»
    Sherlock Holmes si alzò e accese la pipa.
    «Senza dubbio, crede di farmi un complimento paragonandomi a Dupin» osservò. «Ora, secondo la mia opinione, Dupin era un mediocre. Quel suo trucco di intervenire nei pensieri del suo amico, dopo un quarto d'ora di silenzio, è pretenzioso e superficiale. Senza dubbio, Dupin aveva una certa capacità analitica, ma non era quel fenomeno che Poe sembrava considerarlo.» (Arthur Conan Doyle)[5]

Note[modifica]

  1. Citato in Rachael Hale, 101 cataclismi: Per amore dei gatti, Contrasto, 2004, p. 5. ISBN 88-89032-33-2
  2. Citato in Patrizio Pacioni e Lorella De Bon, Delitti & Diletti, Melino Nerella Edizioni, 2010, p.199, ISBN 889631108X.
  3. Mercier sostiene con serietà le dottrine della metempsicosi in Van deux mille quatre cents quarante, e J. D'Israeli afferma che «non esiste un sistema più semplice e poco ripugnante all'intelletto». Il colonnello Ethan Allen, «il ragazzo della Montagna Verde», sembra fosse un serio sostenitore della metempsicosi (N.d.A.).
  4. Citata da Sergio Perosa nell'introduzione ai Racconti del Grottesco, I edizione Oscar Classici Mondadori
  5. Riferimento al personaggio letterario Auguste Dupin presente in I delitti della Rue Morgue, La lettera rubata e Il mistero di Marie Roget.

Bibliografia[modifica]

  • Edgar Allan Poe, Chiacchierata con la mummia, traduzione di Giorgio Manganelli, in I racconti Edgar Allan Poe, Volume terzo, Einaudi, 1983.
  • Edgar Allan Poe, Quattro chiacchiere con una mummia, traduzione di Nicoletta Rosati Bizzotto, in "Storie di mummie", a cura di Gianni Pilo, Newton & Comptoen, 1998.
  • Edgar Allan Poe, Racconti, traduzioni di Maria Serena Battaglia, Franco Della Pergola, Renato Ferrari, De Agostini, 1985.
  • Edgar Allan Poe, Racconti, traduzione di Giorgio Manganelli, Einaudi, 1983.
  • Edgar Allan Poe, Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell'arabesco, traduzione di Carla Apolloni, Orsa Maggiore ed., 1990.
  • Edgar Allan Poe, Racconti Straordinari – Genesi di un poema – Racconti grotteschi e seri, traduzioni di Franco Della Pergola, Anna Maria Battaglia e Renato Ferrari, Edizioni per Il Club del Libro, Milano, 1958.
  • Edgar Allan Poe, Racconti del mistero. Le inchieste di Monsieur Dupin, traduzione di Daniela Palladini, Newton, 1991. ISBN 8879831194
  • Edgar Allan Poe, Racconti del terrore, traduzione di Maria Gallone, Morano Editore, 1990.
  • Edgar Allan Poe, Tutti i racconti del mistero, dell'incubo e del terrore, traduzione di Daniela Palladini, Newton Compton.

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