Mario Corso

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Francobollo dell'Ajman del 1968 raffigurante Mario Corso

Mario Corso (1941 – vivente), allenatore di calcio ed ex calciatore italiano.

Citazioni di Mario Corso[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Tanti ma se devo fare una classifica dubbi non ne ho: Pelé è stato il più grande giocatore di tutti i tempi. Inimitabile. Fortissimo di piede e di testa. Classe e fisico. Corsa e resistenza. Sostanza e fantasia. Che roba, ragazzi. A quei tempi capitava di incontrarlo in amichevole perché Inter e Santos erano il massimo e in tanti pagavano il biglietto per vederle. Lo incrociai anche con la Nazionale. Pelé aveva molta simpatia per me, avevamo un buon rapporto, era simpatico, sempre sorridente. Della mia epoca, il più grande calciatore con cui mi sia confrontato. E non credete a chi dice che avrebbe fatto male in Europa: uno così fa bene ovunque.[1]
  • Meglio un piede solo che due scarsi, è il mio motto.[1]
  • [Sulle sue punizioni] Tutta colpa del mio primo allenatore, Nereo Marini da San Michele Extra, il paese dove sono nato. Si fissò sulle mie qualità di tiratore da fermo e mi costrinse, giovanissimo, a esercitarmi quotidianamente per 40 minuti alla fine di ogni allenamento. Tiri su tiri. Così nacque la foglia morta.[1]
  • [Sulla Grande Inter] L'Inter di quel periodo era un gruppo compatto, valido e coeso, con tanti campioni a disposizione. Il presidente, Angelo Moratti, fu molto bravo ad amalgamare la nostra compagine. Abbiamo vinto tutto e non poteva che andare così, eravamo fortissimi.[2]

Citazioni su Mario Corso[modifica]

  • Corso gioca un calcio in poesia, ma non è un «poeta realista»: è un poeta un po' maudit, extravagante. (Pier Paolo Pasolini)

Gianni Mura[modifica]

  • Corso era il più diverso, ancora, per questi motivi: vocina chioccia, occhi di chi s'è appena alzato dal letto, numero 11 sulla schiena ma non era un'ala sinistra, anzi spesso giocava sulla destra per avere più porta davanti con l'unico piede buono, il sinistro. «Meglio uno buono che due scarsi». Centrocampista non era di sicuro, punta nemmeno. Oggi lo chiameremmo trequartista. Difficile trovare chi gli somigli. In parte Giggs. Non aveva un ruolo definito ma valeva il prezzo del biglietto. Era un 10 targato da 11. Coi giornalisti parlava pochissimo, in spogliatoio molto, e stava terribilmente sulle scatole al Mago [Helenio Herrera]. Che ogni anno lo metteva in testa all'elenco di quelli da cedere e ogni anno Angelo Moratti gli diceva che non era il caso.
  • E bisogna essere grati a Corso, perché la foglia morta sopravvive ancora in un mucchio di cannonate, spingardate, siluri, missili, fucilate. È una presenza gentile e lieve, va dove la porta il vento così come Corso andava dove lo portava l'estro. Insofferente agli schemi, anarchico, imprevedibile, lunatico, geniale, per noi Mario Corso era la libertà, ma non lo sapevamo.
  • Era fatto così: indisponente quando, sotto il sole, in campo giocava nella zona d' ombra. Ma sempre con un colpo a sorpresa nascosto da qualche parte, da vero prestipedatore.
  • Mai stato bugiardo, Corso ha ammesso di non averlo letto tutto, ma, con grande piacere, solo le parti che lo riguardavano. Ora si può discutere se sia più importante ispirare un libro o leggerlo. Oppure si possono rivedere dei gol di Corso (nell'Inter, 94 in 502 partite), belli e beffardi anche a distanza di mezzo secolo. O, ancora, ricordare che a Milano un paio di generazioni pendenti a sinistra ha affiancato la bandiera nerazzurra a quella rossa solo perché nell'Inter c'era Corso. Tanti campioni, ma Corso era il più diverso, nel senso che tutto sembrava tranne un grande giocatore. Un fil di ferro con le orecchie a sventola, pochi capelli, un'aria ciondolona, i calzettoni abbassati sulle caviglie (a cacaiola, avrebbe chiosato Brera). Era il suo omaggio a Sivori, che con dribbling e tunnel lo entusiasmava. Quando Corso se lo trovò di fronte, gli fece un tunnel.

Note[modifica]

  1. a b c Dall'intervista di Giovanni Marino, La vita mancina di Mario Corso: "Io, tra Herrera, Pelè e Berselli", Repubblica.it, 21 aprile 2010.
  2. Dall'intervista al sito ufficiale dell'Inter; citato in Alessandro Caltabiano, Corso: "Grande Inter? Squadra unica, doveva vincere. Vi racconto la prima Champions", InterLive.it, 27 maggio 2014.

Altri progetti[modifica]