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Helenio Herrera

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Helenio Herrera

Helenio Herrera Gavilán (1910 – 1997), calciatore e allenatore di calcio argentino.

Citazioni di Helenio Herrera[modifica]

  • Cento gol uguale scudetto.[1]
  • Classe, più preparazione atletica, più intelligenza, uguale scudetto.[2]
  • Cosa sarebbe il calcio senza di me?[3]
  • Juventus uguale FIAT uguale potere.[4]
  • Le cose difficili esigono tempo, quelle impossibili ne esigono di più.[3]

Sette, 2 giugno 1994

Intervista di Claudio Sabelli Fioretti; riportata su interviste.sabellifioretti.it.

  • Ai miei tempi c'era un club che mandava a tutti gli arbitri uno scatolone con un regalo. In uno, in uno solo, dicevano, c'era una pelliccia per la moglie dell'arbitro. Invece c'era una pelliccia in tutti gli scatoloni.
  • Berlusconi è una persona estremamente intelligente. E si adatta facilmente alle situazioni.
  • Un allenatore si diverte quando vince.
  • [Rispondendo alla domanda «Gli arbitri possono aiutare una squadra piuttosto che un’altra?»] Seguro che possono. Per quanto tempo i sovietici, pur essendo tra i più forti del mondo, non sono riusciti a vincere nulla? Perché gli arbitri non avevano piacere che vincessero i comunisti. Di questo sono segurissimo. Era una schifezza.

Citazioni su Helenio Herrera[modifica]

  • Helenio Herrera. L'allenatore in scarica. (Marcello Marchesi)
  • Herrera era avanti anni luce rispetto alla media degli allenatori. È toccato a lui rivoluzionare gli allenamenti; a noi sembrava matto, ma da ragazzo, quando mi allenavo con le giovanili e guardavo che cosa facevano quelli della prima squadra, restavamo incantati. Lui allenava prima le testa e poi le gambe. E soprattutto: dieta rigida e massima professionalità. (Sandro Mazzola)
  • Il Mago era un uomo troppo intelligente. Prendeva i suggerimenti e ne faceva tesoro, ma non avrebbe mai fatto uscire le parole che Angelo Moratti, il suo presidente gli aveva detto. (Elio Corno)
  • Il vero doping del Mago era psicologico. (Sandro Mazzola)
  • Nella storia dell'Inter sarà indelebile la figura di Helenio Herrera e quella di José Mourinho. (Claudio Ranieri)
  • Per me l'uomo decisivo è stato Helenio Herrera, un innovatore, colui che ha dato spessore al ruolo di allenatore, anche perché prima nelle squadre comandavano i giocatori più esperti. [«Cosa ha portato di nuovo?»] Gli allenamenti con la presenza costante del pallone. Correre con la palla è molto più faticoso che senza. Ricordo esercizi molto duri per migliorare la tecnica individuale. Si andava a coppie, poi in tre e anche in cinque, da una parte all'altra del campo, sempre palleggiando tra di noi di prima intenzione e a gran velocità. Poi c'era tutta la sua capacità dialettica e il carisma. Uno psicologo raffinato. E anche se eri una schiappa, per lui diventavi Pelé. Lo chiamavano Mago, infatti. (Tarcisio Burgnich)
  • Se l'Inter deve qualcosa al Mago, quanto deve il Mago a noi giocatori? Molto, forse moltissimo. (Armando Picchi)
  • Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: «se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via». Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno 'il caffè' di Herrera divenne una prassi all'Inter. (Ferruccio Mazzola)
  • Tristi interisti. Herrera inhumanum est. Perseverare in Herrera diabolicum.[5] (Marcello Marchesi)

Giacomo Losi[modifica]

  • [«Lei con Helenio Herrera non legò molto»] Credo fosse geloso della mia popolarità in città, anche se non la facevo pesare. Andavamo nei club dei tifosi e chiedevano l'autografo prima a me che a lui. [...] A Herrera non ho mai perdonato di aver fatto rientrare la squadra da Cagliari quando Taccola morì sul lettino dello spogliatoio. Io non c'ero, ero a Roma, e mi toccò andare a informare la famiglia di Giuliano. Forse a Herrera non faceva piacere che io rifiutassi la pillola quotidiana di Evoran, gliele procurava il massaggiatore Wanono in Francia. Mai presa, e dicevo ai compagni di starci attenti. Lui diceva che erano vitamine, ma noi cosa ne sapevamo?
  • È stato una sorpresa, per me, Herrera. Perché io pensavo che fosse un grandissimo allenatore quando è arrivato. Capirai: abbiamo preso Herrera, ha vinto tutto con l'Inter, faremo sfracelli. Invece avevo scoperto durante la preparazione del campionato che vendeva molto fumo come allenatore. Non mi piaceva. Però aveva un grosso carisma e riusciva a conquistare la simpatia di tutti. [«È vero che lui dava delle pillole nello spogliatoio?»] Sì, si chiamava Levoral, diceva che era una vitamina. Io non l'ho mai usata, la buttavo dovunque potevo. Noi andavamo in ritiro spesso a Grottaferrata, e lì, prima di entrare in albergo, c'era una specie di fontana. Il fondo era pieno di pasticchette che i giocatori facevano finta di prendere e poi gettavano in questa fontanella. [...] Lui insisteva per metterla in bocca, ma noi la tenevamo sotto la lingua e poi la sputavamo.
  • [«Che rapporto c'era con il tecnico?»] Quando è arrivato ero felicissimo. [...] avevo 34 anni, non ero decrepito. Mi fece giocare la Coppa Italia prima del Campionato e le prime otto in Serie A. Ero l'unico, però, a rispondergli o a dirgli qualcosa. Controbattevo certe sue idee. Lui da lì cominciò a non masticare molto Giacomo Losi. A Verona giocai la mia ultima partita con la Roma, persa per 2-0 perché gli altri avanzavano e io rimanevo da solo a difendere. Negli spogliatoi lo invitai a cambiare marcia e non la prese affatto bene. Ero l'unico a poter parlare; tutto ciò che diceva per gli altri era vangelo. In ritiro a Grottaferrata, pochi giorni dopo, sul giornale lessi "Sorpresa! Fuori Giacomo Losi" con il Bologna. Chiesi spiegazioni ad Herrera, il quale, invece di mandarmi in tribuna per scelta tecnica, si inventò un mio infortunio. Lui diede la colpa ai giornali, poi aggiunse: "Lei non si preoccupi. Se vuole può anche andar a casa". Presi e me ne andai, da quel giorno non avrei più giocato.

Note[modifica]

  1. Citato in Andrea Buongiovanni, Un tuffo per la vittoria, Gazzetta.it, 4 gennaio 2003.
  2. Citato in Epoca vol. 19, A. Mondadori, 1968, p. 128.
  3. a b Citato in Marco Sappino, Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano, Dalai editore, 2000, p. 2109. ISBN 8880898620
  4. Citato in Herrera e Mou: vite parallele, Espresso.it, 29 aprile 2010.
  5. Cfr. locuzione latina: «errare humanum est, perseverare autem diabolicum» («commettere errori è umano, ma perseverare (nell'errore) è diabolico») Cfr. voce su Wikipedia.

Voci correlate[modifica]

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