Mary Midgley

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Mary Midgley nel 2002

Mary Beatrice Midgley (1919 – vivente), filosofa inglese.

Citazioni di Mary Midgley[modifica]

  • È una particolare capacità, e un privilegio, della nostra specie quella di non ignorare le altre, ma attrarre, addomesticare, e vivere insieme a una grande varietà di creature. Nessun altro animale fa qualcosa del genere su una scala tanto vasta.[1]
  • Nessuna specie è un'isola.[2][3]
  • Non è vero quello che è stato tante volte affermato, che l'uomo può provare interesse solo per ciò che è simile a lui [...]. Una parte importante [...] dell'universo è costituita dalle specie animali che insieme a noi popolano la terra. Gli animali non esistono solo perché noi ce ne possiamo servire [...]. Essi sono la classe a cui anche noi apparteniamo; e noi non siamo che una piccola minoranza in mezzo a loro. È ragionevole pensare che dovremmo considerarli seriamente.[1]

Il concetto di bestialità[modifica]

  • Ogni periodo storico ha le sue contraddizioni favorite. Trent'anni fa usavamo accettare insieme Marx e Freud e domandarci poi, come il camaleonte sulla stoffa scozzese, perché la vita fosse così complicata. Oggi abbiamo un simile problema circa la questione se ci sia o no qualcosa chiamato Natura Umana. (p. 99)
  • Il punto centrale è che gli animali chiaramente conducono una vita molto più strutturata e meno caotica di quanto generalmente non si fosse abituati a pensare e sono quindi, sotto certi aspetti ben definiti, molto meno diversi dagli uomini. C'è ancora una notevole differenza ma è una differenza diversa. Tradizionalmente l'umanità si è felicitata con se stessa di trovarsi su un'isola di ordine in un mare di caos; Lorenz e gli altri hanno dimostrato che sono tutte fanfaluche. Ne conseguono molti cambiamenti nella nostra visione dell'uomo, poiché tale visione fu costruita su un supposto contrasto fra l'uomo e gli animali, generato dal fatto di vedere gli animali non così come sono, bensì come proiezioni delle nostre paure e dei nostri desideri. (p. 101)
  • Ultimamente gli etologi si sono dati la pena di osservare sistematicamente i lupi fra un pasto e l'altro, e hanno visto che sono, secondo metri umani, modelli di regolarità e di virtù. Si accoppiano per la vita, sono coniugi e genitori fedeli e affettuosi, dimostrano grande lealtà al branco, grande coraggio e persistenza nelle difficoltà, rispettano attentamente i reciproci territori, tengono pulite le tane, e estremamente di rado uccidono qualcosa che non sia loro necessario per il pranzo. [...] Hanno anche, come tutti gli animali sociali, un'etichetta assai elaborata, che comprende cerimonie sottilmente variate di saluto e di rassicurazione, grazie alle quali viene rafforzata l'amicizia, si ottiene la cooperazione e le rotelle della vita sociale vengono generalmente lubrificate. [...] Inoltre, queste ricerche sono state spesso intraprese da studiosi che inizialmente erano piuttosto ostili al lupo, e inclini a sperare di poterlo accusare di tutti i loro problemi. (pp. 101-102)
  • Il fatto che alcune persone siano superficiali riguardo agli animali non vuol dire che l'argomento non sia serio. Gli animali non sono soltanto una delle cose con cui ci svaghiamo, come la gomma da masticare e lo sci d'acqua, essi sono il gruppo stesso cui noi apparteniamo. Noi non siamo semplicemente alquanto simili agli animali, noi siamo animali. La nostra diversità dai nostri parenti può essere considerevole, ma il confronto è sempre stato, e deve essere, cruciale per la visione che abbiamo di noi stessi. (p. 102)
  • La guerra e la vendetta sono istituzioni umane originarie, non tarde perversioni; la maggior parte delle cosmogonie postula qualche lotta nel cielo, e lo spargimento di sangue è dato per scontato tanto nel Libro dei giudici che nell'Iliade o nelle Saghe. (p. 103)
  • I gorilla effettivamente minacciano, ma proprio per evitare la lotta; con un'apparenza abbastanza terribile, un patriarca gorilla può respingere gli intrusi e difendere la sua famiglia senza esporsi al fastidio e al pericolo di una reale lotta. Lo stesso sembra si possa dire di altre scimmie, particolarmente delle scimmie urlatrici, il cui ululato terribile gelava il sangue del cacciatore bianco. Poiché le urlatrici hanno ridotto il problema delle controversie ai termini più bassi e più soddisfacenti: quando due gruppi contendono per un territorio, si siedono e urlano a gola spiegata, e il gruppo che fa più baccano vince. (p. 104)
  • I gatti [...] tendono naturalmente a cacciare e lo faranno anche se privati di ogni esempio; lo fanno da cuccioli, quando non hanno bisogno di cibo, e lo faranno anche se nutriti a sazietà, non si tratta infatti soltanto di un mezzo per un fine; ma la loro caccia non è un singolo schema stereotipo, esso copre un ampio repertorio di movimenti, nella scelta dei quali un gatto farà grandi progressi durante la sua vita; può inventarne di nuovi, e prendere spunti da altri gatti; in questo senso la caccia viene appresa. (p. 108)
  • I tordi beffeggiatori imitano il canto di altri uccelli, e anche rumori che non provengono da uccelli; la loro programmazione è ovviamente una faccenda più complicata di quella di un cuculo, e deve includere una certa capacità di scelta; ma la stessa imitazione è per loro un istinto: lo faranno senza essere ammaestrati, e non si può invece insegnare loro a comporre. (p. 108)
  • Così il «suicidio» dei lemming risulta essere non un mostruoso impulso isolato, ma parte di un complicato schema migratorio. (I lemming sono buoni nuotatori, spesso attraversano fiumi e raggiungono isole, ma la ragione per cui si mettono in viaggio è che non tollerano il sovraffollamento, situazione che li spinge a ogni genere di disperato comportamento di fuga). (p. 110)

Note[modifica]

  1. a b Da Perché gli animali; citato in Sergio Marini, Filosofi, animali, questione animale: appunti per una storia, EDUCatt, Milano, 2012, p. 181. ISBN 978-88-8311-842-5
  2. Da Perché gli animali; citato in Stefano Rodotà (a cura di), Ambito e fonti del biodiritto, Giuffrè Editore, Milano, 2010, p. 29. ISBN 88-14-15909-2
  3. Cfr. John Donne: «Nessun uomo è un'isola».

Bibliografia[modifica]

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