Michael Karpovich

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Mikhail Mikhailovich Karpovich (1888 – 1959), storico e slavista russo-statunitense.

Precedenti storici del controllo sovietico sul pensiero[modifica]

  • La rivoluzione sovietica non fu soltanto una delle più radicali della storia, ma presentava anche, dal punto di vista storico, alcune caratteristiche nuove. In nessuna delle rivoluzioni precedenti si è vista tale consapevolezza di intenti e tale grado di organizzazione come nel colpo di stato bolscevico in Russia; e nello stesso modo nessuno dei regimi rivoluzionari precedenti una volta stabiliti, ebbe a disposizione mezzi di propaganda e di repressione neppure lontanamente simili a quelli che lo sviluppo della tecnica moderna ha messo nelle mani del governo sovietico. (p. 25)
  • In un certo senso il regime sovietico è senza precedenti, e basterebbe ciò a metterci in guardia contro tutti i tentativi di collegarlo, in maniera troppo semplicistica, alla storia passata. Ho nelle orecchie le affermazioni correnti secondo le quali il regime dittatoriale comunista è il successore legittimo della autocrazia zarista, le fattorie collettive una versione modernizzata del tradizionale comune rustico russo e l'attuale espansione sovietica una semplice continuazione del vecchio imperialismo russo. Per quanto queste analogie possano essere allettanti, sono tutte storicamente errate e – voglio aggiungere – politicamente ingannatrici. (p. 25)
  • Il regno di Nicola I fu definito «l'apogeo dell'autocrazia» in Russia; e fu certamente quello il periodo della storia russa moderna in cui la repressione e la censura governativa giunsero al massimo. Eppure, esaminando la storia culturale di quel periodo, ci si meraviglia del largo margine di libertà consentito. Per quanto la censura fosse noiosa e dannosa, non era ancora soffocante né penetrava dappertutto. Non riuscì a soffocare attività creatrici indipendenti, né a prevenire lo sviluppo dello spirito critico. E fallì nel suo tentativo di erigere una «muraglia cinese» (versione del diciannovesimo secolo della «cortina di ferro») fra la società intellettuale russa e l'occidente. (p. 29)
  • Dal marxismo Lenin prese il materialismo dogmatico, l'etica del relativismo di classe, e gli elementi dell'autoritarismo rivoluzionario (la «dittatura del proletariato») mentre ne trascurava le caratteristiche evolutive, come quelle democratiche. Nella composizione che ne risultò, i germi del totalitarismo si potevano trovare in abbondanza. (p. 33)

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