Miles Davis

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Monumento a Miles Davies, Kielce (Polonia)

Miles Davis (1926 – 1991), trombettista e polistrumentista statunitense.

Citazioni di Miles Davis[modifica]

  • [A Keith Jarrett] Lo sai perché non suono più ballads? Perché mi piace moltissimo suonare ballads! (citato in Ian Carr, Keith Jarrett: l'uomo, la musica, Arcana Editrice, 1992)
  • [Giornalista: C'è qualcosa di misterioso nella tua voce e nel modo in cui suoni sopra gli altri...] [...] Burt Bacharach mi disse la stessa cosa... [...] mi disse 'mi piace quando suoni una contro-melodia su una melodia'. Ma io dico ai miei musicisti che è sempre una melodia dentro un'altra melodia. Tu non fai altro che continuarla. (dal DVD Miles in Paris – 1989)
  • Alla gente piace ascoltare musica e pensare a quello che vogliono. Quando suoni come suoniamo noi puoi pensare a quello che ti pare... oppure rilassarti e basta. (dal DVD Miles in Paris – 1989)
  • I media ci hanno rimbecillito tutti, sai? Non si può più far niente. Non si fanno più jam sessions, non si condividono più idee musicali. A meno che non suoni in un gruppo, come il mio, e cerchi di suonare quello che pensi e di tenerlo con te in modo che lo puoi toccare ogni volta. Almeno un poco. (dal DVD Miles in Paris – 1989)

Miles: l'autobiografia di un mito del jazz[modifica]

  • Per me la musica e la vita sono una questione di stile.
  • Bird è stato lo spirito del movimento bebop, ma Dizzy ne era la testa e le mani, era lui che teneva insieme tutto.
  • [riferito a Billie Holiday] Era una donna molto dolce, molto calda [...] aveva un aspetto da indiana con la pelle vellutata, marrone chiaro [...] Billie era una donna splendida prima che l'alcool e la droga la distruggessero. [...] Ogni volta che mi capitava di incontrarla le chiedevo di cantare "I Loves you, Porgy", perché ogni volta che lei cantava "non lasciare che mi tocchi con le sue mani calde" potevi praticamente sentire quello che sentiva lei. Il modo in cui la cantava era magnifico e triste. Tutti quanti amavano Billie.

Citazioni su Miles Davis[modifica]

  • È con Miles Davis che ho capito l'importanza di avere un leader. Senza Miles la band non avrebbe avuto alcuna ragione d'esistere, e molti dei suoi gruppi senza di lui sarebbero stati solamente l'ombra di qualcosa [...] lui conosceva il proprio valore e questo è una delle cose più importanti nell'arte. (Keith Jarrett)
  • In lui, nel bene e nel male, prevaleva l'elemento infantile. Anche nella musica. Cercava la novità perché inseguiva lo stupore; e sentiva l'esigenza inderogabile di cambiare e trasformarsi perché si trovava in continuo divenire, sempre in stato larvale. Quando la musica assumeva le ali magnifiche della farfalla, la lasciava cadere per ricominciare da capo. È stato anche osservato che il suono era quello di quando si suona una tromba per la prima volta, il suono innocente di un bambino. E spesso, suonando, si avvolgeva su se stesso, quasi accovacciandosi, in posizione fetale. (Gianfranco Salvatore)
  • [Miles Davis] riprese la collaborazione con Gil Evans, col quale realizzò, in quattro laboriose sedute, un album "Miles Ahead", in cui figurò come unico solista – di flicorno, questa volta – in un'orchestra di 19 elementi riunita e diretta dall'amico. I dieci pezzi presentati in questa lodatissima raccolta erano stati composti da otto autori diversi ma assunsero una notevole unità stilistica mediante gli arrangiamenti di Evans, che li legò l'uno all'altro quasi fossero episodi di una lunga suite. (Arrigo Polillo)
  • Quei dischi di Miles davano un'indicazione di che cosa si può ottenere con la combinazione delle voci degli strumenti: come questa possa dare intensità o relaxation all'esecuzione. Consideriamo i quattro principali strumenti a fiato che Miles aveva nel suo complesso di nove elementi. Quando suonavano assieme costituivano una voce singola che suonava una singola linea melodica. In un certo modo era come se si scrivesse una sola parte. Ma quel suono poteva essere alterato in molti modi giustapponendo in maniera diversa gli strumenti. (Gil Evans)
  • "Sketches of Spain" rappresenta forse il risultato più alto raggiunto da Davis ed Evans insieme. Come indica il titolo, si tratta di una serie di bozzetti ispirati alla musica folklorica spagnola, che già aveva offerto lo spunto per il pezzo Flamenco sketches, compreso in "Kind of blue"; non manca una rielaborazione del secondo tempo del Concierto de Aranjuez di Joacquin Rodrigo. In ciascuno di questi brani il lirismo di Miles si staglia su uno sfondo orchestrale ricco di preziosità timbriche, tipiche dello stile dell'arrangiatore canadese, che in quell'occasione seppe ispirarsi alla musica iberica senza mai cadere in stilemi di maniera. (Arrigo Polillo)

Bibliografia[modifica]

  • Miles Davis, Miles: l'autobiografia di un mito del jazz, Rizzoli, 1990.

Voci correlate[modifica]

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