Milton Friedman

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per l'economia (1976)
Milton Friedman, 2005

Milton Friedman (1912 – 2006), economista statunitense.

Citazioni di Milton Friedman[modifica]

  • Il monopolio frequentemente [...] trae origine dal supporto governativo o da accordi collusivi fra individui. (citato in American Heritage Dictionary of the English Language, IV Edizione)
  • La spinta per l'Euro è stata motivata dalla politica, non dall'economia. Lo scopo è stato quello di unire la Germania e la Francia così strettamente da rendere una possibile guerra europea impossibile, e di allestire il palco per i federali Stati Uniti d'Europa. Io credo che l'adozione dell'Euro avrà l'effetto opposto. Esacerberà le tensioni politiche convertendo shock divergenti che si sarebbero potuti prontamente contenere con aggiustamenti del tasso di cambio in problemi politici di divisioni. Un'unità politica può aprire la strada per un'unità monetaria. Un'unità monetaria imposta sotto condizioni sfavorevoli si dimostrerà una barriera per il raggiungimento dell'unità politica.[1]
  • Se le droghe fossero state depenalizzate diciassette anni fa, il crack non sarebbe mai stato inventato. Invece è stato creato perché l'alto costo delle droghe ha reso proficuo fornirne una più economica. (da un articolo nel Wall Street Journal, 7 settembre 1989[2])
  • L'inflazione è sempre e comunque un fenomeno monetario nel senso che è e può soltanto esser prodotto esclusivamente da un aumento più rapido della quantità di moneta che della produzione. […] Un tasso stabile di crescita monetaria ad un livello moderato può creare una struttura nella quale un paese può avere poca inflazione e molta crescita. Ciò non produrrà la stabilità perfetta; non produrrà il paradiso sulla terra; ma può dare un importante contributo ad una stabile società economica. (da La controrivoluzione nella teoria monetaria, 1970)
  • Come principio politico, l'imposizione di tasse e la destinazione dei proventi sono una funzione dei governi. Abbiamo istituito complesse norme costituzionali, parlamentari e giudiziarie per controllare tali funzioni, per garantire che le tasse vengano imposte quanto più possibile in accordo con le preferenze e i desideri della popolazione: alla fin fine, "niente tassazione senza rappresentazione" era uno dei gridi di battaglia della Rivoluzione americana. Abbiamo un sistema di controlli e contrappesi tra poteri proprio per separare la funzione legislativa di imporre tasse e stabilire i capitoli di spesa dalla funzione dell'esecutivo di riscuotere le tasse e amministrare i programmi di spesa e dalla funzione giudiziaria di mediare le dispute e interpretare la legge.
    Nel caso in questione l'uomo d'affari — per iniziativa propria o incaricato, direttamente o indirettamente, dagli azionisti — sarebbe simultaneamente legislatore, amministratore e giurista. A lui toccherebbe decidere chi tassare, per quale importo e a quale fine e sempre a lui spetterebbe scegliere la destinazione del gettito. In tale funzione egli sarebbe guidato esclusivamente da una generica esortazione proveniente dall'alto a limitare l'inflazione, a migliorare la qualità dell'ambiente, a combattere la povertà e così via. (da La responsabilità sociale delle imprese consiste nell'aumentare i profitti (The Social Responsibility of Business is to Increase its Profits), New York Times Magazine, 13 settembre 1970)
  • Il principio politico che sta sotto al meccanismo di mercato è l'unanimità. In un sistema ideale di libero mercato fondato sul rispetto della proprietà privata, nessun individuo può usare la coercizione su qualcun altro e ogni tipo di cooperazione è volontaria: tutte le parti che decidono di collaborare ne traggono un beneficio, altrimenti non sono costrette a partecipare ad alcuna impresa comune. Non vi sono valori o responsabilità "sociali", se non nel senso dei valori e delle responsabilità condivise dagli individui che compongono la società. La società è una raccolta di individui e dei diversi gruppi che essi formano volontariamente.
    Il principio politico che sta sotto al meccanismo politico è la conformità. L'individuo deve servire un interesse sociale generale, sia che esso venga stabilito da una chiesa o da un dittatore o da una maggioranza. L'individuo può avere un voto e farsi sentire quando si prendon le decisioni, ma se si trova in minoranza, egli deve conformarsi. È appropriato per qualcuno richieder agli altri di contribuire ad un proposito generale e sociale che lo vogliano o no.
    Sfortunatamente, l'unanimità non è sempre fattibile. Vi sono alcuni contesti nei quali la conformità appare inevitabile; perciò non vedo come uno possa evitare in ogni caso il ricorso al meccanismo politico. (ibidem)
  • E quindi la domanda è: i grandi dirigenti, all'interno della legge, hanno responsabilità nei loro affari al di fuori di fare il più possibile soldi per i loro azionisti? E la mia risposta a questa domanda è: no, non ne hanno. (dall'intervista a Chemtech, febbraio 1972, p. 72)
  • Io voglio che la gente presti attenzione alla propria condizione e che riconosca che il mantenimento di una società libera è una cosa molto difficile e complessa e richiede un ordine che si possa fare delle rinunce del tipo più estremo. Richiede la volontà di sopportare mali momentanei sulla base dell'esile e sofisticato ragionamento che se tu fai il primo passo verso un errore tu non solo puoi renderlo peggiore, ma che puoi diffondere i tuoi tentacoli e creare peggiori risultati ovunque. (dall'intervista con Riccardo Heffner su La mente aperta, 7 dicembre 1975)
  • Io ringrazio Dio per l'inefficienza del governo. Se il governo fa cose cattive, c'è solo l'inefficienza che impedisce al danno di diventare più grande. (ibidem)
  • È un grande errore giudicare le politiche ed i programmi per le loro intenzioni piuttosto che per i loro risultati. (ibidem)
  • Con qualche notevole eccezione, gli uomini d'affare favoriscono la libera impresa in generale ma s'oppongono ad essa quando questa viene a riguardarli. (da L'impulso suicida nella comunità degli affari, 1983)
  • La più vasta ed influente organizzazione di affaristi ha agito per minare i fondamenti basilari del sistema del libero mercato che loro si proponevano di rappresentare e difendere.[3] (ibidem)
  • Ogni amico della libertà … deve esser disgustato quanto lo son io dalla prospettiva di trasformare gli Stati Uniti in un campo militare, dalla visione di galere piene di consumatori occasionali di droghe e da ogni armata di rappresentanti della legge col potere d'invadere la libertà dei cittadini sulla base di esili prove. (da Una lettera aperta a Bill Bennett, Wall Street Journal, 7 settembre 1989)
  • Le spese del governo ammontano al 45% circa del prodotto interno lordo. Secondo quest'analisi, il governo possiede il 45% dei mezzi di produzione che fanno il PIL. Gli USA sono oggi al 45% socialisti. (da Noi abbiamo il socialismo, New York Times, 31 dicembre 1989)
  • Una società che mette l'eguaglianza davanti alla libertà non avrà né l'una né l'altra. Una società che mette la libertà davanti all'uguaglianza avrà un buon livello di entrambe. (da Creati uguali, l'ultima delle 5 serie TV di Liberi di scegliere, 1990)
  • L'insieme di moneta, prezzi e produzione fu decisamente più instabile dopo l'istituzione della Federal Reserve System che prima. Il periodo di più drammatica instabilità della produzione fu, di sicuro, nel periodo fra le 2 guerre, che include le gravi contrazioni (monetarie) del 1920-1, 1929-33 e 1937-8. nessun altro ventennio della storia americana contiene altrettante gravi contrazioni come queste tre.
    Quest'evidenza mi persuade che almeno un terzo dell'aumento dei prezzi durante e poco dopo la I Guerra Mondiale è attribuibile all'istituzione del Federal Reserve System… e che la gravità di ciascuna di queste contrazioni (1920-1, 1929-33 e 1937-8) è direttamente attribuibile agli atti commessi od omessi dalle autorità della Reserve
    Qualsiasi sistema che dia così tanto potere e discrezionalità a così poche persone, di modo che questi errori (scusabili o no) posson avere un effetto così importante, è un cattivo sistema. È un cattivo sistema per coloro che credono nella libertà anche solo perché dà a pochi uomini un tale potere senza nessun controllo da parte della politica: questo è l'argomento politico fondamentale contro una banca centrale indipendente…
    Per parafrasare Clemenceau, la moneta è una cosa troppo importante perché sia lasciata ai banchieri centrali. (citato nel film The Money Masters, 1995)
  • Io non conosco alcuna grave depressione, in alcun paese od in alcun tempo, che non sia stata accompagnata da un rapido declino dell'insieme della moneta e parimenti nessun rapido declino dell'insieme della moneta che non sia stato accompagnato da una grave depressione. (citato nel film The Money Masters, 1995)
  • La Federal Reserve alla fine ha causato la Grande Depressione contraendo l'ammontare di moneta in circolo di un terzo dal 1929 al 1933. (dall'intervista alla National Public Radio, gennaio 1996)
  • L'uso di quantità di moneta come un obiettivo non è stato un successo. Io non son sicuro che la sosterrei adesso come l'ho sostenuta come un tempo ho fatto. (dal Financial Times, 7 giugno 2003)
  • Io sono in favore di tagliare le tasse in ogni circostanza e per ogni scusa, per ogni ragione, ogniqualvolta sia possibile. La ragione perché io lo sono è perché credo che il grosso problema non sian le tasse, il grosso problema son le spese. La domanda è: "come fare a fermare le spese del governo?". Le spese del governo ammontano ora a circa il 40% del prodotto interno senza contare le spese indirette dovute all'applicazione delle norme e via dicendo. Se voi aggiungete anche queste, si arriva grosso modo alla metà. Il reale pericolo che noi corriamo è che il numero possa lievitare ancora, ancora ed ancora. Penso che l'unico modo efficace per fermarlo è di abbassare la somma degli introiti che ha il governo. Il modo per farlo è di tagliare le tasse. (dall'intervista a Giovanni Hawkins, 16 settembre 2003)
  • Ci son 4 modi per spendere i soldi. Voi potete spendere i vostri soldi per voi stessi: quando lo fate, allora stare davvero attenti a cosa state facendo e cercherete di avere la massima resa per la vostra spesa. Oppure voi potete spendere i vostri soldi per qualcun altro: per esempio, io ho comprato un regalo di compleanno per una persona; ora, io non ho poi grande interesse per il contenuto del dono, ma sono stato molto attento al costo. Altra possibilità, io posso spendere i soldi di qualcun altro per me: e allora se posso spendere i soldi di qualcun altro per me state sicuri che ci scapperà una bella mangiata al ristorante! Infine, io posso spendere i soldi di qualcun altro per un'altra persona ancora; e se io starò a spendere i soldi di uno per un altro, non sarò preoccupato a quanti siano, né sarò preoccupato a come li spendo. E questo è quel che fa il governo. E questo ha circa il 40% del prodotto interno. (dall'intervista a Fox News, maggio 2004)
  • Sono un liberista colla elle minuscola ed un Repubblicano con una erre maiuscola [nel senso di appartenente al Partito Repubblicano]. Ma io sono Repubblicano colla erre maiuscola per interesse e non per principio. (dallo spettacolo di Charlie Rose, An Appreciation of Milton Friedman, novembre 2005)
  • Keynes fu un grande economista. In ogni disciplina, i progressi avvengono dalla gente che fa ipotesi, molte delle quali si rivelano sbagliate, ma in ultimo ognuna conduce verso la giusta risposta. Ora Keynes, nel suo libro: "La teoria generale dell'impiego, dell'intesse e della moneta" pone un'ipotesi che fu bellissima e che sicuramente cambiò la forma dell'economia. Ma questa non funzionò perché l'ipotesi si rivelò sbagliata. Ciò non significa che lui non fu un grand'uomo. (citato in Opinion Journal, 12 luglio 2006)
  • Se il taglio delle tasse aumenta i ricavi del governo, voi non avete di fatto tagliato le tasse. (citato in L'ultimo pranzo con Milton Friedman (Milton Friedman's Last Lunch), Forbes.com, 11 dicembre 2006)
  • Il vero significato del lavoro di ogni studioso non è ciò che dicono i suoi contemporanei subito, ma cosa succede alle sue opere nei successivi 25 o 50 anni. E la cosa della quale io veramente sono fiero è se qualcuna delle opere che ho scritto sarà ancora citata nei libri di testo molto dopo che io me ne sarò andato. (da Il potere della scelta, gennaio 2007)
  • La causa della libera impresa, della competenza, è l'unica che può mantener i capitalisti lontani da un eccessivo potere. C'è un vecchio detto che recita: "se vuoi prendere un ladro, chiamane un altro che gli tenda una trappola". La virtù del capitalismo della libera impresa è quella che mette un imprenditore contro l'altro e questo è il metodo più efficiente di controllo.[4]
  • Colombo non trovò una nuova rotta verso le Indie eseguendo una direttiva votata a maggioranza.[4]
  • È destino che la società libera sia più produttiva.[4]
  • La concentrazione del potere non rimane inoffensiva per la buona volontà di chi l'ha creata[4]
  • I due principali nemici della libera società o della libera impresa sono gli intellettuali, da un lato, e gli affaristi, dall'altro, e per motivi opposti. Ogni intellettuale crede nella libertà per sé stesso, ma s'oppone alla libertà del prossimo. Crede che dovrebbe esserci uno stabilimento di pianificazione centrale che stabilisca le priorità sociali. L'affarista è tutto il contrario. L'affarista è a favore della libertà per il prossimo, ma quando si tratta di lui la questione cambia. Lui è sempre il caso particolare. Lui dovrebbe avere dal governo dei privilegi particolari.[4]
  • Molta gente vuole che il governo protegga i consumatori. Un problema molto più urgente è proteggere i consumatori dal governo.[4]
  • Sempre si è sostenuto che il problema del capitalismo è di esser materialista, mentre il collettivismo può permettersi di non pensare al materiale. Ma l'esperienza ha dimostrato esattamente il contrario. Non c'è stata una società che abbia enfatizzato i requisiti materiali del benessere come il collettivismo. Son le società libere quelle che, d'altro canto, han permesso un maggior sviluppo agli aspetti non materiali, spirituali, artistici del benessere.[4]
  • Niente è così permanente come un programma provvisorio del governo.[4]
  • Solo il governo è capace di prender un pezzo di carta perfettamente buono, coprirlo con tinta perfettamente buona e trarne una combinazione assolutamente banale.[4]
  • Molta gente si scandalizza dello spreco degli enti pubblici, ma io la trovo cosa buona, per due ragioni. In primo luogo, l'inefficienza non è nient'affatto indesiderabile se qualcuno sta facendo un danno. Il governo fa cose che noi non vorremmo che facesse, di modo che quanto più soldi sprecano, meglio è. In secondo luogo, lo spreco mette sotto gli occhi della gente che il governo non è un mezzo sufficiente ed efficace per conseguire i loro obiettivi. Una delle mie speranze sta nella delusione crescente dell'idea che il governo sia un fratello maggiore sempre attento, accorto, che possa risolvere ogni problema che gli si para dinnanzi.[4]
  • I grandi progressi della civiltà, siano nell'architettura o nella pittura, nella scienza o nella letteratura, mai sono provenuti da un governo centrale.[4]
  • Ci sono molte varianti del liberismo. C'è un liberismo che propone un governo nullo, anarchico. C'è un liberismo che propone un governo limitato. […] Se si presta attenzione alle ultime parole [delle etichette] son diversi. Ma in pratica non importa perché puntiamo tutti verso la stessa direzione.[4]
Commanding Heights, intervista del 10 gennaio 2000
  • La società moderna richiede cooperazione fra un ampio numero di persone. Se tu hai una direzione centralizzata inevitabilmente ci sarà coercizione. L'unico modo che mai sia stato scoperto per avere un sacco di persone che collaborino insieme volontariamente è attraverso il libero mercato. E questo è il motivo per cui è essenziale preservare la libertà individuale.
  • Il mercato nero era un modo per aggirare il controllo del governo. Era un modo per permettere al libero mercato di funzionare. […] Tu vuoi commerciare con me e la legge te lo impedisce. Ma questo commercio potrebbe esser reciprocamente vantaggioso per entrambi. Il dettaglio fondamentale del libero mercato è che nessuno scambio ha luogo senza ch'entrambe le parti ne traggan beneficio. La grossa differenza rispetto alla coercizione da parte del governo ed il mercato fra privati è che il governo può usare la sua forza coercitiva per creare un commercio nel quale A guadagna e B perde. Ma nel mercato, se A e B arrivano ad un accordo volontario, è perché entrambi ne hanno qualcosa di buono. Quel che fa il mercato nero è di aggirare queste restrizioni artificiali imposte dal governo. […] esiste solamente quando ci sono cattive leggi. E nessuno, nessuno crede che obbedire a tutte le leggi sia un prinicipio morale definitivo.
  • Ci son state ripetute recessioni in centinaia d'anni, ma quello che ha convertito [il crac del 1929] in una recessione imponente è stata una cattiva politica monetaria. La Federal Reserve system [la Banca Centrale USA] è stata istituita per prevenire quel che in effetti è successo. È stata messa su per evitare una situazione nella quale tu hai il fallimento delle banche, nella quale tu hai una crisi bancaria. E pure, sotto il Federal Reserve system, c'è stata la peggiore crisi bancaria nella storia degli Stati uniti. Non c'è altro esempio al quale possa pensare di una misura presa dal governo che produce così chiaramente l'opposto del risultato per la quale era stata pensata. Quello che è accaduto è che la FED seguì politiche che portarono alla riduzione di un terzo della quantità di moneta. Per ogni 100$ in cartamoneta, nei depositi, in bilancio, in circolo, esistente nel 1929, quando si fece il 1933 erano rimasti solamente circa 65 o 66$. Questo straordinario collasso del sistema bancario, con circa un terzo delle banche fallite completamente, con milioni di persone i cui risparmi sono stati letteralmente spazzati via, questa riduzione non fu assolutamente necessaria. In ogni momento, la Federal Reserve aveva il potere e la conoscenza di poter fermare tutto questo. E ci fu gente in quel periodo che li incitava a farlo. Così è, a mio parere, chiaramente un errore di politica che portô alla Grande Depressione.
  • Adam Smith, col suo libro La ricchezza delle nazioni […] pone l'accento sull'individuo come l'obiettivo finale della scienza.
  • Noi abbiamo così tanti delinquenti perché abbiamo così tante leggi da infrangere. […] E quei crimini che sono senza vittima, non dovrebbero esser crimini.

Su Platone[modifica]

  • … dà in qualche modo per scontato che il governo sia un essere nel quale si mettono uomini altruisti e disinteressati al comando di uomini egoisti ed interessati. Ma il governo è una istituzione nella quale le persone colla grande ambizione di aver potere sul prossimo, ottengono la posizione di controllarlo. Guardate la storia dei governi. Dove sono questi re-filosofi che Platone apparentemente pareva stesse costituendo? (da: The Open Mind: Living Within Our Means (1975))  Citazione poco comprensibile: chiarire o rimuovere. Fonte troppo vaga. Citazione poco comprensibile: chiarire o rimuovere. Fonte troppo vaga.

Capitalismo e libertà[modifica]

  • L'uomo libero non si chiede mai cosa può fare il suo paese per lui né cosa lui può fare per il paese. (introduzione)
  • Poiché viviamo in una società assai libera, tendiamo a dimenticarci quanto limitato sia il lasso di tempo e la parte del globo per i quali c'è stata una cosa come la libertà politica: lo stato nel quale viene a trovarsi è tipicamente tirannia, schiavitù e miseria. Il XIX secolo ed il primo novecento nel mondo occidentale si segnalano come particolari eccezioni alla tendenza generale dell'evoluzione storica. La libertà politica in questo caso s'accompagna chiaramente al libero mercato ed allo sviluppo delle istituzioni capitaliste. Altrettanto avvenne per la libertà politica nell'età d'oro della Grecia e nei primi anni dell'era romana. La storia suggerisce semplicemente che il capitalismo è una condizione necessaria per la libertà politica. Chiaramente è una condizione [da sola] non sufficiente. (cap. I)
  • La libertà politica implica l'assenza di coercizione su di un uomo da parte dei suoi consimili. La minaccia essenziale alla libertà è il potere coercitivo, sia esso nelle mani d'un re, d'un dittatore, d'una oligarchia o d'una temporanea maggioranza. La salvaguardia della libertà prevede l'eliminazione di una simile concentrazione di potere il piú ampiamente possibile e la dispersione e la distribuzione di qualunque potere non possa esser eliminato: un sistema di controlli e contrappesi. (cap. I)
  • L'esistenza di un mercato libero non elimina la necessità dello Stato, ovviamente. Al contrario, il governo è necessario sia come luogo dove discutere le "regole del gioco" sia come arbitro per interpretare ed imporre le regole così decise. (cap. I)
  • La maggiore fonte di obiezioni alla teoria della libera economia è che … dà alla gente ciò che vuole indipendentemente da ciò che un ristretto gruppo di persone pensi ch'essa debba volere. Sotto la maggior parte delle obiezioni contro il libero mercato sta una mancanza di fede nella libertà stessa. (cap. I)
  • Con tutto il rispetto verso gl'insegnanti … i cattivi insegnanti son pagati troppo bene ed i buoni insegnanti troppo poco. Le tabelle dei salari tendono ad esser uniformi e determinate molto di più dall'anzianità di servizio [che dall'effettiva competenza]. (cap. IV)

Liberi di scegliere[modifica]

  • Il progresso industriale, le migliorie tecnologiche, tutte le grandi meraviglie dell'età contemporanea han detto poco al ricco. Il ricco nella Grecia antica difficilmente avrebbe beneficiato dalle moderne condutture – essendo loro provvista l'acqua corrente da servi correnti. Mentre i patrizî romani potevano godersi musici e commedianti nelle loro case, televisione e radio hanno reso tali artisti compagni degli elettrodomestici; tutti questi moderni progressi (e molti altri) hanno aggiunto poco alle loro vite. Essi hanno sicuramente salutato con piacere gli sviluppi dei trasporti e della medicina, ma per il resto, i grandi successi del capitalismo occidentale hanno principalmente fatto ricadere i lor beneficî sulle persone comuni. Questi risultati han reso disponibili per le masse comodità e vantaggî che erano prima l'esclusiva prerogativa dei ricchi e dei potenti. (p. 148)
  • Il timore dei controlli fiscali, la burocrazia soffocante e la pressione dello Stato costituiscono armi potenti contro la libertà di parola.
  • Esiste una contraddizione fondamentale fra l'ideale fra l'"uguaglianza delle parti" (ovvero l'ideale donde deriva: "a ciascuno secondo il suo bisogno") e l'ideale della libertà personale. E questa contraddizione è stata la maledizione di tutti i tentativi di mettere l'uguaglianza dei risultati personali come principio di base per l'organizzazione sociale. E questo ha portato inevitabilmente ad uno stato di terrore: la Russia, la Cina e più di recente la Cambogia ci offron delle prove evidenti e convincenti.
  • La concorrenza del mercato, quando la si lascia funzionare, protegge il consumatore meglio di tutti i meccanismi del governo venuti a sovrapporsi successivamente al mercato.
  • Alla base della maggior parte delle obiezioni contro la pubblicità non è il fatto che la pubblcità manipola i gusti ma il fatto che il grande pubblico ha dei gusti deprecabili, cioè dei gusti diversi da quelli dei critici.
  • L'inflazione è una malattia pericolosa e talvolta letale.

Note[modifica]

  1. The drive for the Euro has been motivated by politics not economics. The aim has been to link Germany and France so closely as to make a future European war impossible, and to set the stage for a federal United States of Europe. I believe that adoption of the Euro would have the opposite effect. It would exacerbate political tensions by converting divergent shocks that could have been readily accommodated by exchange rate changes into divisive political issues. Political unity can pave the way for monetary unity. Monetary unity imposed under unfavorable conditions will prove a barrier to the achievement of political unity.; da The Euro: Monetary Unity To Political Disunity?, Project Syndicate, 1 febbraio 2013.
  2. Citato in Andrew Weil e Winifred Rosen, Dal cioccolato alla morfina. Tutto quello che dovete sapere sulle sostanze che alterano la mente, traduzione di Fabio Bernabei, Arcana, Roma, 2007, p. 60.
  3. Le precedenti citazioni si riferivano forse ad un avvenimento di quell'anno, quando il parlamento di Washington pose norme protezionistiche a vantaggio delle case automobilistiche americane, su sollecitazione della lobby degl'industriali. Toni altrettanto critici furono espressi dal capitalista T. Boone Pickens nella sua autobiografia.
  4. a b c d e f g h i j k l Citato in Milton Friedman, Frases célebres, libertaddigital.com.

Bibliografia[modifica]

  • Milton Friedman, Capitalismo e libertà, 1962.
  • Milton Friedman, Liberi di scegliere (Free to Choose, 1980).

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