Nigel Warburton

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Nigel Warburton (1962 – vivente), filosofo inglese.

Breve storia della filosofia[modifica]

Incipit[modifica]

Circa 2400 anni fa, ad Atene, un uomo venne condannato a morte perché faceva troppe domande: si chiamava Socrate. Prima di lui c'erano stati altri filosofi, ma è a lui che dobbiamo il vero salto di qualità. Se la filosofia ha un santo patrono, questo è sicuramente lui.

Citazioni[modifica]

  • «Una rondine non fa primavera»: sapevate che questa frase, che usiamo con tanta disinvoltura, viene da una delle opere più famose di un famoso filosofo dell'antica Grecia? Si tratta dell'Etica nicomachea, chiamata così perché il suo autore, Aristotele, la dedicò al figlio Nicomaco. Aristotele sosteneva che come bisogna aspettare che di rondini se ne vedano in giro di più, prima di affermare che la primavera è arrivata, così il piacere passeggero non fa la vera felicità. Secondo lui la felicità non equivale a qualche breve attimo di gioia. (cap. 2, p. 15)
  • Descartes era più certo dell'esistenza della sua mente che di quella del suo corpo. Poteva immaginare di non avere un corpo, ma non poteva pensare di non avere una mente. Se avesse immaginato di non avere una mente, avrebbe comunque continuato a pensare, e questo avrebbe dimostrato che aveva una mente perché senza di essa non avrebbe potuto produrre pensieri. (cap. 11, p. 75)
  • Per Locke le questioni dell'identità individuale avevano strettamente a che fare con la responsabilità morale. Egli credeva che Dio avrebbe punito le persone solo se erano in grado di ricordare i crimini che avevano commesso. Uno che non ricordava più di aver commesso un crimine non doveva essere considerato la stessa persona che l'aveva commesso. (cap. 14, p. 91)
  • Secondo Rousseau gli esseri umani sono buoni per natura. Se fossimo lasciati a noi stessi nel mezzo di una foresta, non daremmo molti problemi. Se però veniamo sottratti allo stato di natura e portati nelle città, le cose prendono un'altra piega: iniziamo a desiderare di avere la meglio sugli altri e di attrarre la loro attenzione. Questo atteggiamento competitivo ha effetti psicologici terribili, e l'invenzione del denaro non può che peggiorare la situazione. (cap. 18, p. 114)
  • Qualunque cosa percepiamo, la percepiamo come situata nel tempo e nello spazio, e riconducendo ogni fenomeno a una causa. Ma secondo Kant queste caratteristiche – tempo, spazio, relazione di causa ed effetto – non appartengono alla realtà in sé: sono un'aggiunta del nostro intelletto. (cap. 19, p. 118)
  • Hegel ebbe molti ammiratori: Arthur Schopenhauer non era uno di loro. Anzi, pensava che Hegel non fosse neppure un filosofo, perché gli mancavano, secondo lui, serietà e sincerità nell'approccio alla materia. Per quanto lo riguardava, la filosofia di Hegel era una stupidaggine. Hegel, per parte sua, definì Schopenhauer «ripugnante e ignorante». (cap. 22, pp. 142-143)
  • «Lei è parente delle scimmie da parte di madre o di padre?» fu la maliziosa domanda posta a Thomas Henry Huxley dal vescovo Samuel Wilberforce durante un famoso dibattito tenutosi presso l'Oxford Museum of Natural History nel 1860. L'intenzione del vescovo era prendere in giro e insultare allo stesso tempo, ma la domanda gli si rivoltò contro. Huxley mormorò sottovoce: «Grazie, Dio, per averlo consegnato nelle mie mani» e replicò che avrebbe preferito essere parente di una scimmia piuttosto che di un essere umano che si facesse beffe della scienza. (cap. 25, p. 156)
  • 'Esistenzialismo' è il termine con cui viene designata la filosofia di Sartre; deriva dal concetto secondo il quale noi ci troviamo prima di tutto ad esistere in questo mondo, e poi dobbiamo decidere cosa fare delle nostre vite. Avrebbe potuto essere esattamente l'opposto: avremmo potuto essere come dei coltellini tascabili, progettati per uno scopo preciso. Ma, pensava Sartre, così non è. Nella sua concezione, la nostra esistenza è anteriore alla nostra essenza, mentre per gli oggetti progettati l'essenza precede l'esistenza. (cap. 33, p. 211)
  • Nel Secondo sesso, Simone de Beauvoir imprimeva una svolta diversa alla filosofia esistenzialista, sostenendo che le donne non sono nate donne, ma lo diventano: con questo intendeva dire che le donne tendono ad adeguarsi all'ideale che gli uomini hanno delle donne. Essere ciò che un uomo si aspetta da te è una scelta, ma le donne, essendo libere, possono decidere da sole ciò che vogliono essere. Non esiste un'essenza, un modo naturale di essere donna a cui devono adeguarsi. (cap. 33, p. 211)
  • Il colpo di genio di Rawls è stato l'elaborazione di un esperimento mentale – quello che egli chiamò posizione originaria – che minimizza alcuni dei nostri pregiudizi egoistici. L'idea centrale è molto semplice: progettiamo una società migliore, ma facciamolo senza pensare alla posizione che noi occuperemo in quella società. Non sappiamo, cioè, se saremo ricchi o poveri, se avremo una disabilità, se saremo di bell'aspetto, maschi o femmine, brutti, intelligenti o sciocchi, talentuosi o del tutto privi di qualsiasi dote particolare, omosessuali, bisessuali o eterosessuali. Rawls pensa che da dietro questo 'velo di ignoranza' sceglieremo princìpi più equi, perché ignoriamo dove finiremo e che tipo di persone saremo in quell'ipotetica società. (cap. 38, p. 241)
  • Il principio della libertà stabilisce che tutti devono avere diritto a una serie di libertà fondamentali e inalienabili, come la libertà di fede, la libertà di votare i propri rappresentanti e in generale la libertà d'espressione. È vero che restringendo alcune di queste libertà le condizioni di vita della maggioranza delle persone migliorerebbero, pensava Rawls, ma esse sono talmente importanti che devono essere preservate a ogni costo. Come tutti i liberali, Rawls attribuisce un grandissimo valore alle libertà fondamentali: tutti hanno diritto di esercitarle e nessuno può limitarle per nessun motivo. (cap. 38, p. 242)

Explicit[modifica]

La filosofia è nata ponendo domande imbarazzanti e lanciando ardue sfide: finché ci saranno filosofi-tafano come Peter Singer, ci sono buone probabilità che lo spirito di Socrate continui ad accompagnarla nel suo cammino.

Bibliografia[modifica]

  • Nigel Warburton, Breve storia della filosofia (A Little History of Philosophy), traduzione di Laura De Tomasi, quarta ristampa, Salani Editore, Milano, 2016. ISBN 978-88-6715-110-3

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