Oliver Goldsmith

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Oliver Goldsmith

Oliver Goldsmith (1730 – 1774), scrittore e drammaturgo irlandese.

Citazioni di Oliver Goldsmith[modifica]

  • Gli uomini migliori fingono un'estrema compassione per ogni sorta di animali: a sentirli parlare, uno straniero sarebbe indotto a pensare che non potrebbero fare del male neppure alla zanzara che li ha punti. Sembrano così teneri, e così compassionevoli, che li prenderemmo per innocui amici di tutto il creato e protettori del più orrendo insetto o serpente che avesse il privilegio di esistere. Eppure (ci credereste?) ho visto quegli stessi uomini, che si erano vantati in tal modo della loro sensibilità, divorare allo stesso tempo la carne di sei diversi animali preparati in fricassea. Che incredibile contraddizione! Provano pietà e mangiano gli oggetti della loro compassione![1]
  • Il silenzio è diventato la sua lingua madre.[2]
  • Recitare una commedia non puramente sentimentale, fu cosa pericolosissima.[3]

Il vicario di Wakefield[modifica]

  • È bello colui che agisce bene.
  • L'uomo dal morso guarì, | E fu il cane che morì.
  • La coscienza è codarda e quegli sbagli che non riesce a prevenire per mancanza di determinazione, raramente sa giudicarli con equanimità.
  • Un libro può essere divertente con molti errori o molto noioso pur senza contenere una sola assurdità.

Note[modifica]

  1. Da The Citizen of the World, lettera XV; citato in Peter Singer, Utilitarismo e vegetarianesimo, in Aa. Vv., Etica e animali, traduzione di Brunella Casalini, Liguori Editore, Napoli, 1998, p. 253 (in epigrafe). ISBN 88-207-2686-6
  2. Da Il dabbenuomo.
  3. Citato in Enrico Piceni, introduzione a Christopher Morley, Tuono a sinistra, Arnoldo Mondadori Editore, 1947.

Bibliografia[modifica]

  • Oliver Goldsmith, Il vicario di Wakefield, a cura di Enrico Fenzi, traduzione di Barbara Bartoletti, Fazi, 1995.

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