Oliver Goldsmith

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Oliver Goldsmith

Oliver Goldsmith (1730 – 1774), scrittore e drammaturgo irlandese.

Citazioni di Oliver Goldsmith[modifica]

  • Gli uomini migliori fingono un'estrema compassione per ogni sorta di animali: a sentirli parlare, uno straniero sarebbe indotto a pensare che non potrebbero fare del male neppure alla zanzara che li ha punti. Sembrano così teneri, e così compassionevoli, che li prenderemmo per innocui amici di tutto il creato e protettori del più orrendo insetto o serpente che avesse il privilegio di esistere. Eppure (ci credereste?) ho visto quegli stessi uomini, che si erano vantati in tal modo della loro sensibilità, divorare allo stesso tempo la carne di sei diversi animali preparati in fricassea. Che incredibile contraddizione! Provano pietà e mangiano gli oggetti della loro compassione![1]
  • Il silenzio è diventato la sua lingua madre.[2]
  • Recitare una commedia non puramente sentimentale, fu cosa pericolosissima.[3]

Il vicario di Wakefield[modifica]

Incipit[modifica]

Sono sempre stato d'opinione che un uomo onesto, il quale si sia sposato e abbia allevato una numerosa famiglia, si sia reso più utile di chi è rimasto celibe, limitandosi a parlare di popolazione. E così dopo un anno appena dacché avevo preso gli ordini sacri, mi misi a pensare seriamente al matrimonio, e scelsi mia moglie come essa scelse la sua veste nuziale, guardando, non a una bella superficie brillante, ma alle qualità che promettevano di essere durevoli. Essa era una donna buona e degna di considerazione, per renderle giustizia; e quanto a istruzione, poche signore provinciali avrebbero potuto superarla. Era in grado di leggere qualsiasi libro inglese e senza stare a compitare; quanto, poi, a sottaceti, a marmellate e a far cucina, nessuna la superava. Si vantava pure di una notevole abilità nell'amministrare la casa, sebbene io non abbia mai potuto scoprire che i suoi espedienti ci rendessero più ricchi. (Utet, 1966)

Citazioni[modifica]

  • Un libro può essere divertente con molti errori o molto noioso pur senza contenere una sola assurdità. (p. 5)
  • [...] è bello colui che agisce bene. (p. 12)
  • Dopo esserci salutati a vicenda con il debito cerimoniale, perché io ho sempre pensato che sia bene osservare alcune manifestazioni abitudinarie di buona educazione, senza le quali la libertà finisce per scalzare l'affetto, ci inchinavamo tutti con gratitudine all'Essere supremo che ci concedeva un altro giorno. (Utet, 1966, pp. 30-31)
  • Quella virtù che ha sempre bisogno di essere custodita, non vale la pena che la si custodisca. (Utet, 1966, p. 36)
  • «Guardati figlio mio», grida l'eremita, | «dallo sfidare le tenebre pericolose; | ché lì volano spettri perfidi | che ti attirano verso la rovina. || Qui al povero e al ramingo, | la mia porta è sempre aperta; | e anche se la mia porzione è scarsa, | la dò via con tutto il cuore». (p. 50)
  • Le greggi che pascolano libere per la valle, | io non le condanno a morte: | mi è stato insegnato da Colui che ha pietà di me, | e ho imparato a essere misericordioso. || Ma dal lato verde del monte, | porto un banchetto innocente; | una bisaccia piena di erbe e di frutti, | e acqua di fonte. (p. 50)
  • [...] come gli uomini non sanno distinguere il merito nelle donne, così esse spesso giudicano di noi molto più esattamente. Si direbbe che i due sessi siano in grado di spiarsi a vicenda, e siano forniti di capacità differenti, atte alla reciproca osservazione. (Utet, 1966, p. 56)
  • Fu già osservato mille volte, e debbo notarlo ancora una volta, che le ore che trascorriamo in prospettive di felicità, sono più piacevoli di quelle coronate dal godimento. Nel primo caso, ci prepariamo il piatto secondo il nostro appetito, nel secondo, la natura ce lo prepara lei. (Utet, 1966, p. 62)
  • Si passa presto sopra al disagio che dà la coscienza quando abbiamo agito male. La coscienza è vigliacca, e raramente è abbastanza giusta, per riconoscere quelle mancanze che non ebbe la forza di impedire. (Utet, 1966, p. 81)
  • L'uomo dal morso guarì, | e fu il cane che morì. (p. 109)
  • L'uomo non sa quali calamità sono al di là della sua sopportazione sino a che non le sopporta [...] (Utet, 1966, p. 111)
  • A misura che ci avviciniamo, gli oggetti più oscuri paiono illuminarsi, e l'occhio della mente diviene adatto alla sua tetra situazione. (Utet, 1966, p. 111)
  • La buona compagnia lungo il cammino, dice il proverbio, è la scorciatoia più breve [...]. (Utet, 1966, p. 111)
  • Va', figlio mio, e se cadrai, anche se sarai lontano, non seppellito, e non pianto da quelli che ti amano, le lacrime più preziose sono quelle della rugiada mandata dal cielo sulla testa insepolta di un soldato. (Utet, 1966, p. 143)
  • [...] la moltitudine delle leggi produce nuovi vizi, e nuovi vizi provocano nuove restrizioni. (Utet, 1966, p. 179)
  • Anche se esaminassimo il mondo intero, non troveremmo nessuno così felice, che non gli resti nulla da desiderare; ma vediamo ogni giorno migliaia di uomini che, suicidandosi, ci mostrano che non hanno nulla da sperare. È ovvio, dunque, che in questa vita non possiamo essere del tutto felici, ma possiamo invece essere del tutto infelici. (Utet, 1966, p. 192)

Note[modifica]

  1. Da The Citizen of the World, lettera XV; citato in Peter Singer, Utilitarismo e vegetarianesimo, in Aa. Vv., Etica e animali, traduzione di Brunella Casalini, Liguori Editore, Napoli, 1998, p. 253 (in epigrafe). ISBN 88-207-2686-6
  2. Da Il dabbenuomo.
  3. Citato in Enrico Piceni, introduzione a Christopher Morley, Tuono a sinistra, Arnoldo Mondadori Editore, 1947.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]