Penelope

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Penelope, personaggio della mitologia e della letteratura greca.

Citazioni su Penelope[modifica]

  • È il mattino dopo il ritorno | d'Odisseo. I pretendenti giacciono a mucchi | come i rifiuti, già densi | di mosche. Al di là del grande cancello | della sua casa ad Itaca, un gemito | come il richiamo delle sirene – le donne | con le urne, vuote, che chiedono | le ceneri dei figli, degli amanti, | qualcosa – fosse solo una parola. || [...] || Ascolta. Il suono delle forbici che scattano. | Ad uno ad uno, taglia i fili | che tendevano il telaio. Il sudario | che aveva tessuto | diviene nuvola di filamenti | che cascano, finché la stanza è cosparsa | di fili inutili, come frasi | da cui il senso è fuggito. | Scuote la testa come per liberarla | dal nome che ha ripetuto | per tutti quegli anni, litania | per i morti, ovvero mantra senza scopo | inteso a coprire lo sgomento – | quell'intelaiatura un patibolo | da cui pendeva lei, ragno | che si strangolava con la sua stessa tela. || Per il disuso il gancio alla persiana | s'era arrugginito. Dovette forzarlo. | Quando spalancò le persiane | era estate e il sole alto. | Mentre i suoi occhi s'adattavano allo splendore | vide la forma delle cose fuori: un fregio | che il vento animava, i campi | che si riversavano come un oceano nella distanza, | gli alberi agitati dal vento, il cancello | come in attesa, la strada che si snodava... || Un colpo alla porta vi fu e poi ripetuto. | Mise il catenaccio per guadagnare | il tempo necessario. Quando lui ebbe forzata | la porta, la stanza era vuota ed il telaio | s'ergeva libero presso la finestra aperta. | Il sole era accecante: l'intelaiatura tratteneva | solo luce senza immagine. || Non è affare degli altri | immaginare oltre. Una volta che ha tagliato | i lunghi fili della storia, la sua utilità – | è libera. (Eleanor Wilner)
  • "Ecco l'inganno che ha pensato nel cuore: ordita nelle sue stanze una gran tela, tesseva, una tela sottile, smisurata [...] Allora di giorno la grande tela tesseva, e la sfaceva di notte" (Od., II; 93, sgg.). Il gesto di Penelope, scandendo la temporalità dell'Odissea, racchiude un'ambiguità. Il tempo del gesto è infatti la preparazione di un'inganno. La tela è smisurata (περίμετροv), ha cioè una caratteristica irreale. Due dee, esperte in inganni, tessono: Circe e Calipso. Il gesto di Penelope ci riporta subito in questa ambiguità. "Tessere" si dice infatti di una tela ma anche di un inganno.
    La tela di Penelope anticipa la futura strage dei Proci. [...]
    La tela ha per sorella la rete. "Trama invisibile di legami [...] afferra tutto e non si lascia afferrare da niente". [...]
    La rete è fatta di fili magici. Il loro intreccio invisibile permette al pescatore di ingannare i pesci. I buchi nell'intreccio sono infatti migliaia di occhi in agguato alla preda. È lo spazio mitologico a fondare l'arte della pesca. In questo spazio è in causa il destino dei mortali. La tela di Penelope si è rovesciata magicamente nella rete di Odisseo. (Roberto Peregalli)

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