Quando gli elefanti piangono

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Jeffrey Moussaieff Masson.

Quando gli elefanti piangono: la vita emotiva degli animali, saggio del 1994 di Jeffrey Moussaieff Masson e Susan McCarthy.

Incipit[modifica]

Gli animali piangono. O almeno emettono suoni che esprimono dolore o sofferenza, e in molti casi sembrano chiedere aiuto. La maggior parte delle persone crede perciò che gli animali possano essere infelici, e anche che provino sentimenti primari, come la felicità, la rabbia e la paura. Le persone comuni non hanno alcuna difficoltà a credere che i loro cani, gatti, pappagalli o cavalli abbiano dei sentimenti; non soltanto lo credono, ma ne hanno di continuo la prova sotto gli occhi. Ognuno di noi ha storie straordinarie da raccontare di animali che conosce bene. Ma sull'argomento della vita affettiva degli animali, fra il punto di vista della gente comune e quello della scienza ufficiale c'è un abisso. Per mezzo di una preparazione rigorosa e di grandi sforzi mentali, la maggior parte degli scienziati moderni – e specialmente di quelli che studiano il comportamento degli animali – è riuscita a procurarsi una cecità quasi totale su questi argomenti.

Citazioni[modifica]

  • Per gli psicoanalisti l'essenza di una persona non è ciò che pensa o ciò che fa, bensì ciò che sente. (p. 14)
  • Quand'ero bambino, avevo un'anatra che sembrava convinta che io fossi sua madre. Mi seguiva dappertutto. Quando andammo in vacanza, un vicino si offrì di pensarci lui. Al nostro ritorno, mi precipitai a chiedergli se la nostra anatra era stata buona. «Squisita», fu la risposta. Da quel giorno sono sempre stato un vegetariano. Non riesco a mangiare niente che abbia occhi. Il loro rimprovero è troppo severo. (p. 15)
  • Consideriamo per quanto tempo gli psicoanalisti hanno negato la realtà degli abusi sessuali sui bambini. Questi abusi esistevano già molto tempo prima che se ne occupasse Freud, ma le sue conclusioni, non provate, che il fenomeno fosse in gran parte immaginario, lo tenne occulto fino a quando il movimento femminista non ne rivelò la vera diffusione. (p. 18)
  • Se gli scimpanzé possono provare solitudine e angoscia, è chiaramente ingiusto usarli per esperimenti in cui vengono isolati e in cui essi possono prevedere quotidianamente che verranno loro inflitte sofferenze. (p. 19)
  • Molti scienziati hanno evitato di riflettere sui sentimenti degli animali per il timore – senza dubbio realistico – di essere accusati di antropomorfismo. Ecco perché io ho esaminato con cura il problema dell'antropomorfismo. Se esso potrà essere eliminato come una falsa critica, lo studio delle emozioni degli animali potrà procedere su una base scientifica, liberato da un timore infondato. (pp. 21-22)
  • Quanto più chiaro mi divenne che gli animali hanno sentimenti profondi, tanto più mi sentivo colpito al pensiero di qualsiasi tipo di sperimentazione su di loro. Possiamo giustificare questi esperimenti quando sappiamo che cosa sentono gli animali sottoposti a tali torture? È possibile continuare a mangiare animali quando sappiamo come soffrono? (p. 22)
  • Molti stati mentali complessi si trasmettono meglio con gesti che con frasi, mentre altri sembrano sottrarsi completamente al linguaggio verbale. I tentativi di comunicare sentimenti sottili o elusivi lasciano in tutti noi un senso di inadeguatezza del linguaggio. La poesia, dopo tutto, è un tentativo di trasmettere sentimenti, umori, stati d'animo, e persino pensieri che sono difficili da afferrare e che sembrano sfidare il linguaggio in prosa. E in effetti alcuni sentimenti eludono del tutto il linguaggio, e persino la poesia. L'arte e il silenzio cominciano là dove la parola ci abbandona. (pp. 44-45)
  • L'affettuosità potrebbe essersi sviluppata perché gli animali che la praticavano avevano più successo – cioè lasciavano più figli – di quelli che non l'avevano. Ma l'affettuosità è flessibile. L'istinto può spingere gli animali ad amare ma non dice loro chi devono amare, anche se può dare forti indicazioni. L'affettuosità istruisce l'animale a proteggere i propri piccoli e ad aver cura di loro, ma non identifica i piccoli. Gli esseri umani non sono poi tanto diversi. (p. 120)
  • Nella maggior parte degli scritti sull'aggressività e sulla dominanza, non si dice niente sull'ira, sull'irritazione o sulle altre emozioni che possono essere alla base di tale comportamento. È molto difficile dire se nell'aggressività sia o no coinvolta l'ira. Il comportamento aggressivo negli esseri umani può essere freddamente calcolato: qualsiasi cosa lo motivi, non pare sia la stessa cosa che fa urlare e andare in collera la gente. (pp. 178-179)
  • Si dice spesso che, se i mattatoi avessero le pareti di vetro, la maggior parte delle persone sarebbero vegetariane. Se il pubblico sapesse che cosa succede nei laboratori per la sperimentazione sugli animali, questi sarebbero aboliti. Il parallelo, però, non è esatto. I mattatoi sono invisibili perché il pubblico non vuole vederli. Tutti sanno che cosa accade in essi, ma semplicemente non vogliono confrontarsi con questa realtà. La maggior parte delle persone non sa come gli animali siano usati negli esperimenti. I mattatoi accettano visitatori, mentre i laboratori in cui si eseguono esperimenti su animali operano notoriamente nel più grande segreto e sono chiusi ai visitatori. (p. 275)
  • Ratti e topi non sono considerati in generale animali di compagnia ma animali nocivi, e ci sono quindi poche persone che si diano la pena di difenderli. Eppure il dolore che prova un ratto o un topo è altrettanto reale di quello provato da uno dei nostri amici a quattro zampe. Nei laboratori essi soffrono, come ben sa chiunque li abbia sentiti lamentarsi, piangere, uggiolare e persino gridare. Gli scienziati dissimulano su tutto questo, sostenendo che i loro animali sperimentali stanno semplicemente vocalizzando. Siamo ancora a Descartes. (p. 276)
  • Il maiale sente il desiderio di vivere e il dolore per essere ucciso esattamente come gli esseri umani; l'unica differenza è che non può dirlo a parole. Le grida dei maiali mentre vengono uccisi sono terribili. Si dice che sembrino grida umane. Con esse i maiali comunicano il loro grandissimo timore. Si dice che recentemente un manzo che veniva portato al mattatoio si imbizzarrì quando giunse abbastanza vicino da sentire le voci angosciate degli animali. Esso fuggì attraverso la città come un prigioniero condannato a morte. Il suo improvviso desiderio di libertà indusse tutti, persino l'autista del furgone della morte, a una pausa di riflessione. Era giusto mandare a morire un animale che desiderava disperatamente vivere? Forse si poteva fare un'eccezione e risparmiarlo. Ma che dire degli altri? Non hanno tutti gli stessi sentimenti? Se si deve rispettare la resistenza, la mancanza di resistenza conferisce un diritto di uccidere? Noi sappiamo che cosa vuole il manzo: esso vuole vivere. Non vuole sacrificare se stesso per nessunissima ragione. Che un manzo si offra di buon grado come cibo è una favola. (p. 277)
  • Benché gli animali non scrivano autobiografie, come le intendiamo noi, è possibile scriverne la biografia. Essi sono individui e membri di gruppi, con storie complesse che hanno luogo in un mondo concreto, e che implicano un gran numero di stati emozionali complessi. Sono esseri senzienti che hanno una percezione emozionale di tutta la loro vita, esattamente come noi. (p. 280)

Explicit[modifica]

Gli animali sono, come noi, specie in pericolo di estinzione su un pianeta minacciato, e noi siamo quelli che minacciano l'esistenza di quelle specie e di noi stessi. Gli animali sono esseri innocenti che soffrono in un inferno creato da noi. Noi dobbiamo, quanto meno, astenerci dal danneggiarli oltre. Se non altro, potremmo lasciarli in pace.
Quando gli animali non saranno più colonizzati da noi e considerati di nostra proprietà, noi potremo cercare di stabilire un rapporto con i nostri vicini nell'evoluzione. Potrà forse allora essere realizzata l'antica speranza di un più profondo legame emozionale al di là dei confini di specie, di più stretti rapporti e di una maggiore partecipazione in un regno di sentimenti che sono oggi al di là della nostra immaginazione.

Bibliografia[modifica]

  • Jeffrey Moussaieff Masson e Susan McCarthy, Quando gli elefanti piangono: la vita emotiva degli animali (When Elephants Weep: The Emotional Lives of Animals, 1994), traduzione di Libero Sosio, Marco Tropea Editore, Milano, 2010. ISBN 978-88-558-0143-0