Riccardo Patrese

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Riccardo Pratese (1991)

Riccardo Patrese (1954 – vivente), ex pilota automobilistico italiano.

Citazioni di Riccardo Patrese[modifica]

  • [Su Michele Alboreto] La morte mi porta via uno degli amici più cari. Gliel' avrò detto cento volte: smettila, goditi la vita e quello che hai guadagnato. Aveva la possibilità di starsene tranquillo con la moglie e le figlie, ma lui aveva la passione delle corse. Ma va... Io parlo così solo perché alle corse non ci penso più da tanto tempo. Ma lui no, lui aveva la malattia del casco e della tuta, non ha mai avuto la forza di dire "basta".[1]
  • Quando correvo in Formula 1 anch'io ero fatalista, mi ripetevo sempre che a me non sarebbe mai capitato. Ho capito che l' incidente mortale sarebbe potuto capitare a chiunque quando ho visto morire Senna, che era il migliore pilota del mondo, aveva la migliore macchina della Formula 1, curata nel modo migliore del mondo. Allora capii e dissi basta: e le corse sono riuscito a mandarle a quel paese.[1]
  • [Su Michael Schumacher] Stracciò il mio tempo. Controllai allibito i dati del computer: era proprio vero, non c'erano errori di cronometraggio. Fu un momento imbarazzante: per la prima volta, dopo sedici stagioni di Formula Uno, dovevo accettare l'idea di aver incontrato un compagno di squadra nettamente più forte di me. La conseguenza era ovvia, dovevo rassegnarmi alla pensione. Ma mi consolai con un pensiero proibito: mi ero imbattuto in un fenomeno e probabilmente nemmeno Senna, il migliore di tutti noi, sarebbe stato in grado di reggere il confronto con il tedesco.[2]

Riccardo Patrese: "Quel GP del Messico 1991..."

Intervista di Nestore Morosini, Formulapassion.it, 29 ottobre 2015.

  • [Sulla vittoria nel Gran Premio del Messico 1991] Quella corsa fu per me abbastanza travagliata perché arrivai in Messico, mangiai un'insalata lavata male e fui vittima di una infezione intestinale, il famoso virus di Montezuma... Mercoledì e giovedì prima della gara avevo quaranta di febbre. Stavo malissimo. Non mi reggevo neanche in piedi da quanto stavo male. Fortunatamente il medico della Ferrari, Ben Bartoletti [...], mi prese sotto cura rigenerandomi. Il venerdì mattina cominciai a stare un pochino meglio, però ero ancora veramente ai minimi termini. [...]. Al sabato mattina stavo molto meglio, infatti in qualifica conquistai la pole position. Grande prestazione, perché con tutte le vicissitudini della settimana il fatto di essere in pole era una gran cosa. [«Per usare un termine non licenzioso, se non ricordo male, fu una partenza pessima in quel Gran Premio [...]»] Proprio una pessima partenza dalla pole... Al primo giro ero quarto: avevo davanti Mansell, Senna e Alesi. Poi pian piano ho ripreso Alesi, poi Senna e infine Mansell con uno dei più bei sorpassi della storia della Formula 1. Arriviamo a ruote fumanti alla staccata del rettilineo, cosa che non si vede più perché oggi si fanno i sorpassi ai box, oppure tirano giù l'ala in rettilineo e vanno 50 all'ora più forte e via... Insomma, feci una staccatona all'esterno, Mansell prende l'interno, io cedo un po' all'esterno, facciamo tutta la "esse" affiancati con cardiopalmo di Frank Williams. Ci fu un particolare quando rividi quel sorpasso in televisione: c'era Frank coi capelli dritti, quei pochi che aveva allora. Perchè le sue due macchine erano in pieno rischio collisione!
  • [«E se Patrese avesse vinto il Gran Premio di San Marino 1983 a Imola, avrebbe potuto aggiudicarsi il titolo mondiale con la Brabham?»] Il mondiale non lo so, perché eravamo all'inizio della stagione. Ma con quell'errore persi i grandi di capitano all'interno della Brabham. Gradi passati automaticamente a Nelson Piquet: dovetti, quindi, accodarmi a lui e aiutarlo a vincere quel mondiale. [«Fu un errore, quello di Imola, pagato caro a caro prezzo perché lo sponsor principale della Brabham, la Parmalat, voleva campione del mondo un italiano. Da Imola gli inglesi puntarono tutti su Nelson...»] Non era neanche quello, è che la Brabham non aveva la potenzialità di puntare su due macchine. Alla fine, poi, per correre dietro a Prost che aveva una Renault molto collaudata perché usava quel tipo di motore da due anni, mentre noi lo avevamo fresco fresco, la direzione della squadra mi usò come cavia di pezzi motoristici sperimentali. Quindi io peccai moltissimo in affidabilità. Quell'anno mi fermai un sacco di volte perché tante cose che erano nuove le mettevano sulla mia macchina e una volta archiviati i problemi venivano portate sulla macchina di Nelson. In effetti questo programma ha funzionato, perché alla fine io vinsi l'ultimo Gran Premio in Sudafrica e Piquet divenne campione del mondo.
  • I miei parametri sono assolutamente diversi da quelli con cui adesso fanno le corse. Magari noi eravamo anche troppo gladiatori, ma adesso è ridicolo: intendo il drive through, le penalità, e roba del genere. Poi lo chiamano campionato piloti e se si deve sostituire il motore, che è problema della scuderia, la penalità la danno al pilota. Ma non puoi punire il pilota se il problema è della scuderia. Se una squadra usa un motore in più, i punti vanno tolti alla squadra nella classifica costruttori. Fanno veramente cose che sono dei veri controsensi. È ridicolo che anche i piloti si siano adeguati a questa regola. Ed è ridicolo che se uno che non ti fa passare, dici al team di chiamare [...] per prendere provvedimenti. Ma che Formula 1 è? Roba da matti!

Citazioni su Riccardo Patrese[modifica]

  • Patrese alterna corse molto belle a prestazioni criticate dai suoi colleghi. È un pilota molto capace e nessuno, sia in prova che in gara, gli mette soggezione. Ha accumulato una lunga esperienza, ma fino ad ora, anche in squadre di prima grandezza, ha ottenuto meno successo di quanto meriterebbe. (Enzo Ferrari)

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Nestore Morosini, L'amico Patrese. «Non riusciva a smettere», Corriere della Sera, 26 aprile 2001, p. 17.
  2. Citato in Leo Turrini, Michael Schumacher: leggenda di un uomo normale, Arnoldo Mondadori Editore, Milan, 2005. ISBN 88-04-64126-6

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