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Riccardo Patrese

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Riccardo Patrese nel 1982

Riccardo Patrese (1954 – vivente), ex pilota automobilistico italiano.

Citazioni di Riccardo Patrese

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Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Michele Alboreto] La morte mi porta via uno degli amici più cari. Gliel'avrò detto cento volte: smettila, goditi la vita e quello che hai guadagnato. Aveva la possibilità di starsene tranquillo con la moglie e le figlie, ma lui aveva la passione delle corse. Ma va... Io parlo così solo perché alle corse non ci penso più da tanto tempo. Ma lui no, lui aveva la malattia del casco e della tuta, non ha mai avuto la forza di dire "basta".[1]
  • Quando correvo in Formula 1 anch'io ero fatalista, mi ripetevo sempre che a me non sarebbe mai capitato. Ho capito che l' incidente mortale sarebbe potuto capitare a chiunque quando ho visto morire Senna, che era il migliore pilota del mondo, aveva la migliore macchina della Formula 1, curata nel modo migliore del mondo. Allora capii e dissi basta: e le corse sono riuscito a mandarle a quel paese.[1]
  • [Sul confronto con Michael Schumacher nelle qualifiche del Gran Premio di Gran Bretagna 1993] Stracciò il mio tempo. Controllai allibito i dati del computer: era proprio vero, non c'erano errori di cronometraggio. Fu un momento imbarazzante: per la prima volta, dopo sedici stagioni di Formula Uno, dovevo accettare l'idea di aver incontrato un compagno di squadra nettamente più forte di me. La conseguenza era ovvia, dovevo rassegnarmi alla pensione. Ma mi consolai con un pensiero proibito: mi ero imbattuto in un fenomeno e probabilmente nemmeno Senna, il migliore di tutti noi, sarebbe stato in grado di reggere il confronto con il tedesco.[2]
  • [...] se vogliamo parlare del Gp d'Europa 1993, facciamolo ma diciamola tutta... [...] a quello che segretamente ci dicevamo tra noi piloti, piuttosto stupiti nel vedere ciò che era successo, con Ayrton che praticamente sul bagnato aveva rifilato un giro a tutti. [...] Se a casa un tifoso lucida il poster in camera, i rivali nel dopo gara fanno altri ragionamenti. Tipo questo: per caso aveva qualcosa di particolare nel traction control che faceva andare la sua McLaren assai meglio di ogni altra macchina? Nella sua squadra gli avevano trovato una soluzione o un settaggio non voglio dire irregolari ma particolari tanto da avere a disposizione una specie di arma decisiva, per rendere ancor più efficaci le immense capacità di Senna? [...] ti ho sinceramente restituito ciò che ci dicevamo nell'immediato dopo gara e quel che sussurravano i piloti più direttamente battuti da Senna. Le risposte, in fondo, nessuno le ha poi cercate né trovate. Solo che di quella grande prestazione di Senna è un po' rimasto questo interrogativo. Cosa aveva, quel giorno di fenomenale la sua McLaren? Oppure fu solo farina del sacco del top driver? [...] Senna sul bagnato era un vero maestro, ma io non andavo mica piano. [...] Ayrton era il più forte, tuttavia a Donington 1993 il distacco, le prestazioni e il passo erano così differenti dagli altri, da far sorgere qualche dubbio. [...] magari quella vittoria fu ottenuta non "malgrado" la McLaren, ma magari "grazie anche" a una McLaren settata perfettamente e con un traction control migliore rispetto a quello di tutti noi. [...] la mia stima su Senna resta tanta e la sua bravura assoluta e mai in discussione. Eppure di quella corsa mi torna in mente soprattutto ciò che ti ho appena confidato...[3]
  • Io sono stato in mezzo a Lauda, a Gilles, a Mansell, a Senna, a Piquet quello vero, ad Alboreto, Prost, a Schumi. È stato un onore e credo di aver fatto la mia figura. È stata una epopea, ma non sono d'accordo con chi sostiene che la Formula Uno non si può più vedere. Questa è una esagerazione, è una bugia. Non mi piacciono invece le troppe limitazioni sul comportamento dei piloti, c'è un eccesso di regole, secondo me...[4]
  • Ci sono due piloti del presente che avrebbero vinto anche ai tempi miei. Uno è Max Verstappen, l'altro è Lewis Hamilton. Sminuirne i meriti è ridicolo. Sono entrambi dei fuoriclasse e lo sarebbero stati anche nella mia era...[4]

Intervista di Cristiano Chiavegato, La Stampa, sez. Sport, 2 novembre 1992, p. 11.

  • [Sulla convivenza in Williams con Nigel Mansell] Purtroppo, ho capito subito che il '92 era stato programmato e che lui doveva vincere il titolo. Inutile combattere contro i mulini a vento. Ripeto, però, che l'inglese non ha rubato nulla. Dico solo che in ogni caso non avrei potuto fare nulla. Se avessimo avuto mezzi pari la storia sarebbe stata un po' diversa.
  • [Sull'ipotesi di correre per la Ferrari] Non me ne frega nulla. Scrivetelo pure. Non ho nessuna voglia di parlare della squadra di Maranello. Sono due anni che dico chiaramente che sarei stato disponibile e mi hanno sempre ignorato. Non vedo quindi perché dovrei preoccuparmi. Anzi, poiché è un'avversaria, spero che resti dov'è, fra le ultime della classe.
  • Anche dieci anni fa c'era una squadra sola che dominava e la gente si divertiva egualmente. Sì, quando la Ferrari vinceva, nessuno si lamentava.
  • [Su Ayrton Senna] [...] si sta comportando come un bambino capriccioso. Dice che lui se non vince non corre, non si diverte. Mi pare che manchi di rispetto verso tutti gli altri piloti: siamo in 29, tutti scemi, perché guidiamo vetture che non sempre sono le migliori? Mi sembra troppo comodo. [...] Si prenda anche lui qualche rischio: il prossimo anno cambieranno i regolamenti, ci saranno novità. Certo, la Williams è teoricamente già davanti a tutti, ma non si può neppure mandare in pista 30 vetture della squadra campione del mondo. Tocca a noi lavorare e ribaltare la situazione.

Intervista di Nestore Morosini, formulapassion.it, 29 ottobre 2015.

  • [Sulla vittoria nel Gran Premio del Messico 1991] Quella corsa fu per me abbastanza travagliata perché arrivai in Messico, mangiai un'insalata lavata male e fui vittima di una infezione intestinale, il famoso virus di Montezuma... Mercoledì e giovedì prima della gara avevo quaranta di febbre. Stavo malissimo. Non mi reggevo neanche in piedi da quanto stavo male. Fortunatamente il medico della Ferrari, Ben Bartoletti [...], mi prese sotto cura rigenerandomi. Il venerdì mattina cominciai a stare un pochino meglio, però ero ancora veramente ai minimi termini. [...]. Al sabato mattina stavo molto meglio, infatti in qualifica conquistai la pole position. Grande prestazione, perché con tutte le vicissitudini della settimana il fatto di essere in pole era una gran cosa. [«Per usare un termine non licenzioso, se non ricordo male, fu una partenza pessima in quel Gran Premio [...]»] Proprio una pessima partenza dalla pole... Al primo giro ero quarto: avevo davanti Mansell, Senna e Alesi. Poi pian piano ho ripreso Alesi, poi Senna e infine Mansell con uno dei più bei sorpassi della storia della Formula 1. Arriviamo a ruote fumanti alla staccata del rettilineo, cosa che non si vede più perché oggi si fanno i sorpassi ai box, oppure tirano giù l'ala in rettilineo e vanno 50 all'ora più forte e via... Insomma, feci una staccatona all'esterno, Mansell prende l'interno, io cedo un po' all'esterno, facciamo tutta la "esse" affiancati con cardiopalmo di Frank Williams. Ci fu un particolare quando rividi quel sorpasso in televisione: c'era Frank coi capelli dritti, quei pochi che aveva allora. Perchè le sue due macchine erano in pieno rischio collisione!
  • [«E se Patrese avesse vinto il Gran Premio di San Marino 1983 a Imola, avrebbe potuto aggiudicarsi il titolo mondiale con la Brabham?»] Il mondiale non lo so, perché eravamo all'inizio della stagione. Ma con quell'errore persi i grandi di capitano all'interno della Brabham. Gradi passati automaticamente a Nelson Piquet: dovetti, quindi, accodarmi a lui e aiutarlo a vincere quel mondiale. [«Fu un errore, quello di Imola, pagato caro a caro prezzo perché lo sponsor principale della Brabham, la Parmalat, voleva campione del mondo un italiano. Da Imola gli inglesi puntarono tutti su Nelson...»] Non era neanche quello, è che la Brabham non aveva la potenzialità di puntare su due macchine. Alla fine, poi, per correre dietro a Prost che aveva una Renault molto collaudata perché usava quel tipo di motore da due anni, mentre noi lo avevamo fresco fresco, la direzione della squadra mi usò come cavia di pezzi motoristici sperimentali. Quindi io peccai moltissimo in affidabilità. Quell'anno mi fermai un sacco di volte perché tante cose che erano nuove le mettevano sulla mia macchina e una volta archiviati i problemi venivano portate sulla macchina di Nelson. In effetti questo programma ha funzionato, perché alla fine io vinsi l'ultimo Gran Premio in Sudafrica e Piquet divenne campione del mondo.
  • I miei parametri sono assolutamente diversi da quelli con cui adesso fanno le corse. Magari noi eravamo anche troppo gladiatori, ma adesso è ridicolo: intendo il drive through, le penalità, e roba del genere. Poi lo chiamano campionato piloti e se si deve sostituire il motore, che è problema della scuderia, la penalità la danno al pilota. Ma non puoi punire il pilota se il problema è della scuderia. Se una squadra usa un motore in più, i punti vanno tolti alla squadra nella classifica costruttori. Fanno veramente cose che sono dei veri controsensi. È ridicolo che anche i piloti si siano adeguati a questa regola. Ed è ridicolo che se uno che non ti fa passare, dici al team di chiamare [...] per prendere provvedimenti. Ma che Formula 1 è? Roba da matti!

Intervista di Guido Schittone, motorsport.com, 31 luglio 2018.

  • Spa è cambiata molto dai tuoi tempi?»] L'hanno resa più sicura ma le sfide che devi affrontare sono sempre le stesse. All'Eau Rouge hanno allargato in uscita però quando sei nella compressione non pensi alla larghezza e la sfida con quella curva e con te stesso è identica al passato.
  • [...] non mi ricordavo di avere vinto [la 1000 km di Spa-Francorchamps] con Lancia LC2 nel 1985. L'ho scoperto da un modellino che mi hanno fatto autografare.
  • In Giappone ho sempre offerto delle ottime prestazioni. Ho vinto l'ultimo Gran Premio a Suzuka nel 1992. Ho occupato tutte le posizioni del podio del Gran Premio e persino quelle dei punti, quarto, quinto, sesto. Ho vinto nel 1977 la corsa di Formula 2 contro la loro icona Kazuhoshi Hoshino e se guardo in percentuale i fans che ancora oggi mi scrivono dico che i giapponesi hanno la prevalenza sugli altri. Ci sono altri particolari che a volte non mi spiego relativi al rapporto con l'Honda: mi chiamano a Jerez de la Frontera per consegnare a Barrichello il premio per i 256 Gran Premi disputati; mi rendono protagonista del famoso video virale in cui porto mia moglie al volante di una Civic e la faccio morire di paura. Evidentemente qualcosa deve essere successo. Pensa che ho avuto uno sponsor di abbigliamento giapponese che mi aiutò quando ancora i suoi prodotti non erano conosciuti e che mi sfruttò come testimonial. Oggi è un leader nel mondo dello sci.

Intervista di Ottavio Tonti, Reparto Corse Lancia - Il podcast, 15 maggio 2026.

  • [Sulla Lancia LC2] [...] era una macchina con effetto suolo, per cui era quasi veloce come un Formula 1 di quegli anni lì. [...] una macchina estremamente performante, con un sacco di potenza, tosta da guidare perché erano tutte macchine molto fisiche, per cui non è che avevi il servofreno, l'idroguida... erano macchine fisiche, però erano anche quelle che ti davano una grande soddisfazione [...] (min. 15:07-15:33)
  • Quando corri nelle gare endurance non hai nemici, sai, son tutti tuoi amici. Il tuo compagno di squadra è un alleato che se per caso [...] va anche un decimo più forte di te, ti fa pur piacere! Perché se tu ti reputi forte, e ce n'è uno che va un decimo più forte di te, vuol dire che tu con lui porterai la macchina più avanti degli altri, perché poi alla fine si vince insieme, non è che vinci da solo. (min. 19:12-19:40)
  • [Su Carlo Chiti] [...] un capo supremo che era un po' un despota – nel senso, non è che c'avevi tanto da discutere... (min. 31:25-31:31)
  • [Sull'Alfa Romeo 890T] [...] aveva [...] poco tempo di risposta, era un motore un po' "cazzutino" da guidare [...], se non avevamo le gomme in temperatura rischiavi di girarti in rettilineo... Insomma, diciamo che [...] l'era dei turbo in generale – di quei turbo là – era già complicata: con il motore 8 cilindri Alfa Romeo lo era ancora di più, penso! (min. 38:26-38:56)
  • Quello che Senna si era [...] inventato con quelle macchine che sfruttavano molto l'effetto suolo, con gli scarichi che sputavano l'aria nel tunnel, era quello – nei curvoni veloci – di usare il piede sinistro per frenare, cioè rallentare la velocità, ma non togliere il piede dall'acceleratore; così il gas di scarico aveva il massimo della velocità e quindi creava la massima deportanza, e con questo riusciva ad affrontare le curve veloci più forte degli altri. Perché nel momento che invece uno toglieva il piede per rallentare e frenare un po' [...] perdeva questa spinta dei gas di scarico e [...] non c'era più la deportanza [...]. Quindi lui [...] è stato il primo pilota che ha cominciato a frenare con il piede sinistro, soprattutto all'entrata di curvoni veloci dove proprio sentivi che il numero dei giri del motore diminuiva, ma non sentivi mai il piede che era in rilascio. (min. 39:38-40:41)

Citazioni su Riccardo Patrese

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  • Otto volte hai tagliato il traguardo in F.1 andando più veloce di tutti, ma sempre, in ogni giorno dei tuoi 256 Gp disputati, a lungo un record di fedeltà, hai dato un'immensa lezione di vita e di carattere a chi voleva affossarti, a chi non t'ha dato abbastanza fiducia, a chi, quando contava, non ha saputo credere in te. Per questo, guardando complessivamente la storia della tua carriera e della tua vita, viene tanto da dire che quanto a onore non sei mica vicecampione di niente, ma campione e basta. Campione, punto. (Mario Donnini)
  • Patrese alterna corse molto belle a prestazioni criticate dai suoi colleghi. È un pilota molto capace e nessuno, sia in prova che in gara, gli mette soggezione. Ha accumulato una lunga esperienza, ma fino ad ora, anche in squadre di prima grandezza, ha ottenuto meno successo di quanto meriterebbe. (Enzo Ferrari)

Note

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  1. a b Dall'intervista di Nestore Morosini, L'amico Patrese. «Non riusciva a smettere», Corriere della Sera, 26 aprile 2001, p. 17.
  2. Citato in Leo Turrini, Michael Schumacher: leggenda di un uomo normale, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2005. ISBN 88-04-64126-6.
  3. Da un'intervista ad Autosprint; citato in Giuseppe Canetti, Senna a Donington '93, Patrese: «Dopo la gara interrogativi 'veri', rimasti senza risposte», formula1.it, 11 aprile 2023.
  4. a b Dall'intervista di Leo Turrini, Patrese 70 e quel no alla Williams di Senna, quotidiano.net, 13 aprile 2024.

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