Enzo Ferrari

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Enzo Ferrari

Enzo Anselmo Ferrari (1898 – 1988), imprenditore, industriale e pilota automobilistico italiano.

Citazioni di Enzo Ferrari[modifica]

  • All'Alfa sanno fare i guanti alle mosche.[fonte 1]
  • Ci asteniamo dal precisare il numero di cavalli che hanno i nostri motori. Quando le nostre macchine vincono vuol dire che hanno più cavalli, quando perdono vuol dire che ne hanno di meno.[fonte 2]
  • Cinque anni dopo Tazio Nuvolari entrò nella Scuderia Ferrari, della quale doveva divenire in breve il portabandiera. Già allora era quell'uomo spiccio e caustico che in seguito pochi amici poterono conoscere nell'intimo.[fonte 3]
  • [Su Gilles Villeneuve] Con la sua capacità distruttiva che macinava semiassi, cambi, frizioni, freni ci insegnava anche cosa fare perché un pilota potesse difendersi in un momento di necessità. È stato un campione di combattività, ha aggiunto notorietà a quella che la Ferrari già aveva, gli volevo bene.[fonte 4]
  • Con tanti riconoscimenti, mi è venuto il dubbio di essere qualcuno.[fonte 2]
  • Fin che ho potuto ho dato. È dal 1929 che do qualcosa.[fonte 2]
  • Fra cent'anni diranno che sono uno che ha scoperto l'acqua calda.[fonte 2]
  • Giù le mani dalla Ferrari: di me dite quello che volete.[fonte 2]
  • Ho imparato che è inutile protestare. Bisogna fare come i cani quando hanno una ferita.[fonte 2]
  • Ho trovato uomini che indubbiamente amavano come me l'automobile. Ma forse non ne ho trovati altri con la mia ostinazione, animati da questa passione dominante nella vita che a me ha tolto il tempo e il gusto per quasi ogni altra cosa. Io non ho alcun diverso interesse dalla macchina da corsa.[fonte 5]
  • I motori sono come le donne: bisogna saperli toccare nelle parti più sensibili.[fonte 6]
  • Il sesso? A una certa età diventa un disturbo.[fonte 6]
  • Io mi ero illuso che le nostre cure potessero ridargli la salute perché un padre si illude sempre. M'ero convinto che egli fosse come una mia macchina, uno dei motori. E così mi ero fatto una tabella delle calorie di tutti gli alimenti che Dino doveva ingerire e che non avrebbero nuociuto ai suoi reni, tenevo un aggiornatissimo diagramma quotidiano delle albumine, del peso specifico dell'urina, del tasso azotemico del sangue, della diuresi eccetera, che mi dava l'indice dell'andamento della malattia. La realtà, tristissima, era ben altra: mio figlio deperiva costantemente perché colpito da distrofia muscolare progressiva. Si spegneva per questa terribile malattia che nessuno ha mai potuto individuare né curare, che nessuna difesa consente all'infuori della profilassi genetica. Fin quando una sera, in quella agenda dove annotavo tutti questi dati, scrissi: la partita è perduta.[fonte 5]
  • Io non ammaino niente. Deciderà il Padreterno.[fonte 2]
  • L'automobile è un'espressione di libertà, e il rischio che stiamo correndo è quello di ammazzarci perché ce n'è troppa. Del resto, ci sono due modi classici di morire: di fame e di indigestione.[fonte 2]
  • La fortuna e la sfortuna non esistono.[fonte 7]
  • La macchina da corsa perfetta è quella che si rompe appena dopo il traguardo.[fonte 8]
  • La macchina migliore è quella che deve ancora essere costruita.[fonte 9]
  • Lauda è peggio di Giuda. Si è venduto alla concorrenza per trenta salami.[fonte 6]
  • Le mie auto non fumano.[1][fonte 10]
  • Metto le lenti scure perché non voglio dare agli altri la sensazione di come sono fatto dentro.[fonte 6]
  • Mi ritengo peggiore degli altri, ma non so quanti siano migliori di me.[fonte 6]
  • Mio padre mi diceva sempre: i coglioni sono cari ad ogni prezzo. Così io cerco di stare con chi coglione non è.[fonte 6]
  • [Parlando di Tazio Nuvolari] Nessuno accoppiava, come lui, una così elevata sensibilità della macchina a un coraggio quasi disumano.[fonte 3]
  • Noi non perdoniamo niente a nessuno, quindi fate bene a non perdonare niente anche alla Ferrari.[fonte 6]
  • Non accetto e non dimentico che mi hanno chiamato Saturno ammodernato che mette al mondo i figli e poi li divora.[fonte 2]
  • [Parlando di Tazio Nuvolari] Non appena mi giunse la notizia della sua fine partii per Mantova. Era un caldo pomeriggio: l'11 agosto 1953. Nella fretta mi persi in un dedalo di stradine della vecchia Mantova. Scesi di macchina, domandai a un negozio di stagnino la via per villa Nuvolari. Ne uscì un anziano operaio, che prima di rispondermi fece un giro intorno alla mia macchina per leggere la targa. Capì, mi prese una mano e la strinse con calore, si commosse. "Grazie d'essere venuto – mi bisbigliò – come quello là non ne nasceranno più"[fonte 3]
  • Ogni singolo pezzo della pista, deve poter mettere a dura prova il comportamento dinamico dell'auto in modo tale da rendere facile l'individuazione dei problemi di ogni macchina. Da questo momento in poi, voglio che nessuna Ferrari affronti la pista o la produzione di serie senza che abbia superato a pieni voti l'esame Fiorano.[fonte 11]
  • Preferisco essere chiamato semplicemente Ferrari ed è quello che ho ottenuto entrando ogni mattina dal mio barbiere, Antonio.[fonte 2]
  • Quando un pilota muore, almeno due donne svengono.[fonte 6]
  • Quello che conta è non dare fastidio agli altri: ma chi ci riesce?[fonte 6]
  • Signore dei cieli, fatemi diventare buono.[fonte 2]
  • Sono l'espressione vivente della fantasia dei giornalisti.[fonte 2]
  • Su un letto dell'ospitale canonica gli dissi: "Coraggio Tazio, sarà per il prossimo anno". Mi rispose: "Ferrari, giornate come questa, alla nostra età, non ne tornano molte; ricordalo e cerca di gustarle fino in fondo, se ci riesci". In queste parole, che forse erano una umile confessione, era nascosto il dramma di quell' uomo fatto d'un sol fascio di nervi, il dramma di un padre che aveva visto morire entrambi i suoi figli adorati e che invano sperava con tutto il cuore di non dover attendere la morte in un letto. Era un solitario, un uomo amareggiato per la crudeltà con cui il destino lo aveva colpito negli affetti più profondi, tuttavia, e non suoni irriverente questa mia osservazione, non cessò mai di essere un sagace regista di se stesso. Pochi come lui conobbero la folla, capirono quello che la folla voleva, seppero alimentare il proprio mito. Ogni suo atto, ogni suo gesto era previsto e calcolato, pur negli spasimi di una vita di atleta lanciato agli estremi rischi.[fonte 3]
  • Sul famoso stile di guida di Tazio Nuvolari se ne sono dette di tutti i colori. Succede del resto sempre così, quando un uomo arriva ai limiti dell'impossibile: si impadronisce di lui il mito e, allora, se faceva il pugile, si racconta che sapeva uccidere un toro con un pugno, e se faceva il pilota, che percorreva le curve su due ruote.[fonte 12]
  • [Su Tazio Nuvolari] Un prodigio insuperato dell'istinto ai limiti delle possibilità umane e delle leggi fisiche.[fonte 12]
  • [Sul ciclismo] Uno sport che produce sudore.[fonte 13]

Piloti che gente...[modifica]

  • Nino Farina: Nino Farina era l'uomo dal coraggio che rasentava l'inverosimile. Un grandissimo pilota, ma per il quale bisognava stare sempre in apprensione, soprattutto alla partenza e quando mancavano uno o due giri all'arrivo. Alla partenza era un poco come un purosangue ai nastri, che nella foga della prima folata può rompere; in prossimità del traguardo era capace di fare pazzie, ma, bisognava pur dire, rischiando solo del proprio, senza scorrettezze a danno di altri. Così, aveva un abbonamento alle corsie dell'ospedale. (p. 47-48)
  • Nino Farina: Sarà storicamente ricordato come il pilota che per primo si è fregiato del titolo mondiale quando, nel 1950, fu istituito il Campionato del mondo di Formula 1. (p. 48)
  • Ickx: un connubio di ardimento e di calcolo. Nel primo anno in cui corse con le mie macchine maturò un'esperienza che prometteva grandi frutti. Poi, dopo una stagione di intervallo con la Brabham, per quattro anni abbiamo inseguito un titolo, mentre ci venivano attribuite polemiche spesso inconsistenti al di là del funambolismo giornalistico. Se facciamo una graduatoria dei piloti Ferrari vincitori di Gran Premi valevoli per il campionato mondiale, Ickx è terzo, insieme a Villeneuve, con sei affermazioni, dietro ad Alberto Ascari con tredici e a Lauda con quindici. Qualche suo atteggiamento, che gli valse fra i miei collaboratori l'appellativo di Pierino il terribile, non mi ha cancellato il ricordo di un ragazzo cresciuto in fretta e l'impressione di quella sua guida fine e temeraria sotto la pioggia. (pp. 99-100)
  • Viveur, danseur, calciatore, tennista e, a tempo perso, pilota: così ho definito Clay Regazzoni, il brillante, intramontabile Clay, ospite d'onore ideale per le più disparate manifestazioni alla moda, grande risorsa dei rotocalchi femminili. Lo contattai fin dal 1969 [...]. L'anno dopo vinse un memorabile Gran Premio d'Italia a Monza. Poi si affinò, come stile e temperamento, che era fra i più audaci, fino a diventare un ottimo professionista. Gli avversari lo hanno sempre rispettato. (p. 118)
  • Patrese alterna corse molto belle a prestazioni criticate dai suoi colleghi. È un pilota molto capace e nessuno, sia in prova che in gara, gli mette soggezione. Ha accumulato una lunga esperienza, ma fino ad ora, anche in squadre di prima grandezza, ha ottenuto meno successo di quanto meriterebbe. (p. 120)

Citazioni su Enzo Ferrari[modifica]

  • Enzo Ferrari è uno che non conosce la parola grazie. (Gigi Villoresi)
  • Ferrari? Mussolini sarebbe un bambino di fronte a lui. (Olivier Gendebien)
  • Grazie a Ferrari ho anche iniziato a costruire la forcella diritta. Fino ad allora eravamo convinti che quella curva ammortizzasse meglio. Lui mi portò nei laboratori dove si progettava con l’aiuto del computer, per me era una cosa straordinaria. E mi dimostrò che aveva ragione. (Ernesto Colnago)
  • Se penso a Enzo Ferrari penso ai suoi occhiali scuri, a quello sguardo bruno con cui decise di guardare e farsi guardare dal mondo. Un vetro scuro che modifica tutto ciò che lo circonda: il rosso delle sue macchine, i piloti, le donne, i suoi figli. Ma anche l'abbigliamento della gloria e la polvere dell'insuccesso. Ecco, se penso ad Enzo, penso a quel vetro che lo protesse, ma che gli impose una solitudine che solo gli uomini di grande carattere sono in grado di sopportare. Quando si muore ci si toglie gli occhiali e in quel margine di luce che resta si dice finalmente la verità. Credo che Enzo, la verità se la sia sempre detta, con o senza gli occhiali, con o senza le sue macchine, con o senza i suoi figli.[2] (Sergio Castellitto)

Enzo Biagi[modifica]

  • Non gli andava bene che, in caso di vittoria, la maggior parte del merito andasse al pilota. Ciò che contava, prima di tutto, erano i suoi motori. Villoresi un giorno disse: Ferrari non conosce la parola gratitudine. E ogni incontro con Lauda era uno scontro fra due uomini che curavano ciascuno il proprio interesse.
  • Non ho mai avuto una particolare predisposizione per i motori, però Ferrari mi ha costantemente affascinato. L'ho sempre visto come un eroe del West: solitario, scontroso, difficile, ma ricco di umanità.
  • Per lui esistevano solo il rumore delle sue macchine e il silenzio delle sue riflessioni. Non era un emiliano buontempone, era un uomo che viveva con se stesso e che si faceva ragionevole compagnia.
  • Un giovane che aveva sognato di diventare Ferrari e lo è diventato.

Piero Lardi Ferrari[modifica]

  • Aveva abitudini e manie alle quali non è mai venuto meno. Come l'odio per gli ascensori. E per gli aerei. Diceva: «Non ho paura di volare, ho paura di non tornare a volare». Da qualunque parte andasse, doveva sempre rientrare a dormire nel suo letto. Non lasciava mai Maranello, lì si sentiva il re. Erano gli altri che venivano a trovarlo e a riverirlo.
  • Ho avuto un grande papà, terribilmente esigente, duro ma anche tenero. Nel carattere conservo tanti punti in comune, soprattutto quando mi arrabbio. Ma ciò che lo differenziava da tutti era il carisma, quel fascino misterioso che lo elevava sempre rispetto agli altri. Una sensazione che ho sentito solo al cospetto di Papa Giovanni Paolo II. Gente che ti fa sentire piccolo.
  • Mio padre ha lasciato in noi che gli eravamo vicini e nel DNA dell'azienda la volontà di guardare avanti, di cambiare giorno dopo giorno. Era una persona che non s'interessava mai al passato, se non per evitare errori fatti e cancellare esperienze negative.

Note[modifica]

  1. In seguito all'offerta della Marlboro di sponsorizzare le vetture Ferrari in F1.
  2. In occasione della fiction in cui ha interpretato Enzo Ferrari.

Fonti[modifica]

  1. Citato in Rita Querzé, Il museo dell’Alfa Romeo «patrimonio culturale», Milano. Corriere.it, 26 luglio 2010.
  2. a b c d e f g h i j k l Citato in Palla lunga e pedalare, p. 54.
  3. a b c d Da Il segreto di Tazio, la Repubblica, 27 dicembre 1985.
  4. Citato in Carlo Marincovich, Zolder '82, l'ultimo volo di Gilles vent'anni con il mito Villeneuve, la Repubblica, 8 maggio 2002.
  5. a b Citato in Il Drake comincia la sua avventura, I sessant'anni Ferrari, 1a puntata, Repubblica.it.
  6. a b c d e f g h i Citato in Palla lunga e pedalare, p. 53.
  7. Citato nel TG1, edizione delle 20:00, 9 maggio 2010.
  8. Citato da Valentino Rossi in Alessandro Pasini, Vale conquista il deserto del Qatar, Corriere della Sera, 12 aprile 2010.
  9. Citato in Debutta la Galleria Ferrari, "l’anti-museo", I sessant'anni Ferrari, 14a puntata, Repubblica.it.
  10. Citato in Enzo Ferrari – Una leggenda a fumetti, supplemento allo speciale Formula 1 di Quattroruote, marzo 2005.
  11. Citato in Nel 1972 una svolta: nasce la pista di Fiorano, I sessant'anni Ferrari, 11a puntata, Repubblica.it.
  12. a b Citato in Tazio Nuvolari - La leggenda Nivola, I sessant'anni Ferrari, Repubblica.it.
  13. Citato in Mario Fossati, Amava il coraggio ma ai campioni preferiva i gregari, la Repubblica, 14 febbraio 2003.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]