Salvatore Riina

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Salvatore Riina

Salvatore Riina, detto Totò (1930 – 2017), mafioso italiano

Citazioni di Salvatore Riina[modifica]

  • Andreotti è un tragediato [calunniato] come lo sono io. E più tragediato ancora è il giudice Carnevale. Questi pentiti tutti accusano perché prendono soldi.[1]
  • [Sull'omicidio del giornalista Mauro De Mauro] I tre fratelli Grado, essendo stati vicini a Stefano Bontate e ben inseriti nell'ambiente criminale, potrebbero essere a conoscenza di particolari della scomparsa e del luogo d'interramento del cadavere.[2]

Citazioni su Salvatore Riina[modifica]

  • Ad organizzare questa inaspettata visita di cortesia [la strage di viale Lazio] era stato il futuro capo di Cosa nostra, il signor Totò Riina, chiamato affettuosamente dagli amici "La belva". (La mafia uccide solo d'estate)
  • Ha scalato con la ferocia la più feroce delle famiglie di mafia, quella corleonese. Ha dichiarato guerra ai palermitani di Cosa nostra, lui "viddano" di campagna, uccidendo il "principe di Villagrazia" per diventare al suo posto il capo dei capi. Ha infine osato l'inosabile, dichiarare guerra allo Stato e portarla fuori dalla Sicilia, a Firenze, a Milano, a Roma. Per trattare con lo Stato la sua "pace", in una scia di segreti, misteri e ricatti che ha portato con sé nel chiuso della cella. (Gianni Barbacetto)
  • L'unica differenza tra un ladro di professione e un uomo d'affari è che l'uomo d'affari si percepisce come una brava persona. Lui è un'ottima persona. E c'è sempre qualcuno più figlio di puttana di lui. Come Totò Riina, quando il presidente gli ha detto: "Lei stuprava i bambini", e lui diceva: "E in Bosnia che cazzo fanno, signor giudice". il giudice rimase senza parole. (Beppe Grillo)
  • Riina e Provenzano sono due pecorai, perché stavano sotto gli ordini dei politici. (Carmine Schiavone)

Roberto Scarpinato[modifica]

  • È rimasto in questi anni il capo assoluto di Cosa nostra, ma non aveva la flessibilità e la capacità di adattamento alle nuove condizioni.
  • La morte di un capo assoluto e carismatico come Totò Riina determina certamente un cambio d'epoca per Cosa nostra.
  • Per Riina il codice dell'omertà restava una regola inderogabile e una prova della sua forza di carattere dimostrativa della sua statura di capo.
  • Riina, come Badalamenti, come Provenzano, è stato protagonista non soltanto delle vicende di mafia trattate nei processi, ma anche di quello che Giovanni Falcone chiamava "il Gioco Grande". Cioè di quella parte della storia del potere che è stata giocata nel fuoriscena, attraverso atti violenti come stragi e omicidi eseguiti da mafiosi, ma non nell'esclusivo interesse della mafia: come l'omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Note[modifica]

  1. Citato in Totò Riina "Io e Andreotti calunniati", La Stampa, 20 ottobre 1994.
  2. Citato in Giuseppe Pipitone, Omicidio De Mauro, Riina: "Solo Bontate conosceva il luogo dove venne sepolto", Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2014.

Voci correlate[modifica]

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