Il capo dei capi

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Il Capo dei Capi

Miniserie TV

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Titolo originale

Il Capo dei Capi

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno

2007

Genere biografico, drammatico
Stagioni 1
Episodi 6
Ideatore Enzo Monteleone
Regia Enzo Monteleone, Alexis Sweet
Sceneggiatura Stefano Bises, Claudio Fava, Domenico Starnone
Rete televisiva Canale 5
Interpreti e personaggi

Il capo dei capi, miniserie televisiva italiana del 2007.

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Frasi[modifica]

  • Da domani gli farete capire a questi morti di fame, che rubarsi le terre degli altri, non conviene. (Luciano Liggio, 1° episodio)
  • U tempu di chiacchiere finìu. (Riina, 5° episodio)
  • Fateci sapere [a Buscetta] che il sangue suo non invecchierà. (Riina, 5° episodio)
  • Lo Stato se vuole campare deve trattare cu mia. (Totò Riina a Barnardo Provenzano, 6° episodio)
  • Voglio sapere fino a che punto vuoi arrivare, Totò. (Bernardo Provenzano a Totò Riina 6° episodio)
  • Mi chiamarono dall'ospedale, mi dissero di preparare la cravatta nera. (Riina, 6° episodio)
  • E allora stappiamo 'sto Moet et Chandon. (Riina)
  • Totuccio ma tu vedi qua davanti a te i Corleonesi? Io non sono i Corleonesi, io sono Totò Riina! E sono un uomo paziente. E di buone maniere. Ora io qui vi chiedo, con tutto il rispetto, la vita di Beppe Di Cristina di Pippo Calderone e mi dispiace ma pure Tano Badalamenti va posato, va messo fuori dalla famiglia perché stato complice. (Riina, 3° episodio)
  • [A Leoluca Bagarella] Vuoi scannare un cristiano? [Indicando il giornale con la foto del giudice Terranova] Ammazzami a chistu! (Totò Riina, 4° episodio)
  • Mi chiamo Tommaso Buscetta e sono un uomo d'onore. (Buscetta, 5° episodio)
  • Chiamatemi Maranza e Pocket Coffee. (Riina)
  • [A Leoluca bagarella] Portatemi qua Schirò però lo voglio vivo. (Riina, 5° episodio)
  • 'A democrazia chista è, chiacchiere, che fanno perdere tempo e picciuli. (Riina)
  • [A Totò Riina] Totò chi si mette contro tutti prima o poi se lo piglia in culo! (Provenzano, 6° episodio)
  • [Ai corleonesi] Che è, che fu vi passò a fame? Sti quattru picciuli che ci passano i palermitani vi tolsero l'appetito? (Riina, 4° episodio)
  • [A Biagio Schirò] Tu per me sei come la televisione. Io ti guardo, e guardando la vita tua mi ricordo che ho fatto bene a scegliere la vita mia. (Riina, 3° episodio)
  • Chi ci doveva garantire ci ha tradito, questo vuol dire che non ci sono più accordi, cu nessuno. CU NESSUNO! (Riina, 6° episodio)
  • [Ai corleonesi] Che è 'st'applauso, chi sugnu Mike Bongiorno io? Quando si tratta d'ammazzare cristiani un s'applaude! (Riina)
  • [A Giovanni Brusca] Ma tu tu' mmaggini a Falcone ca fa u sbirru cchiu sbirru di tutti? Tu' mmagini tu? (Riina, 6° episodio)
  • [A Bernardo Provenzano] E poi tocca ad Inzerillo, poi a Buscetta e poi ai parenti suoi. Di questi neanche il seme deve restare! (Riina, 4° episodio)
  • Vogliono fare gli eroi. Ma alla fine quanti possono essere gli eroi? 2, 5, 10. E che ci vuole ad ammazzare 10 cristiani? Eliminati quelli col sangue pazzo rimangono solo i buoni padri di famiglia. (Riina)
  • [alla Commissione] Voi la vedete la televisione? Vedetevela, il mondo è confuso, l'Italia, è confusa, la Sicilia è confusa, tutto confuso. Prendete la base di Comiso, interessa agli americani, interessa alla Sicilia, e interessa pure a noi che ci siamo comprati i terreni attorno all'aeroporto, ma c'è un comunista che non la vuole, si chiama Pio La Torre. Lui vuole solo che lo Stato ci scassi la minchia! E picciò parra, parra, parra... (Riina, 5° episodio)
  • E a voi vi sta bene come prima, si vi sta bene continuare con un kilo qua un kilo la un vi pare un'elemosina no? (Riina, 4° episodio)
  • Quindi a voi l'elemosina vi sta bene, dovrei andarli a chiedere io dovrei andare da bontade da inzerillo e dirci scusate ci farebbe comodo un kiletto in più, al vostro buon cuore. Io l'elemosina non ne chiedo e se le cose rimangono così noi staremo sempre sotto e loro staranno sempre sopra. Chi, e chi fu vi passò la fame cu sti quattru picciuli chi ci passano i palermitani vi tolsero l'apettito. (Riina, 4° episodio)
  • Picchì certi affari complicati un si ponnu risolvere ca dimocrazia. Se c'è bisogno di prendere 'na decisioni c'avi a esseri unu capace di pigghialla per tutti. È vero Apuzzo? a pasta chi' sardi ti piacìu? a caponata è stata di tuo gradimento? Apuzzo voi lo conoscete, un capo decina dell'Arenella, un bravo picciotto, un grande faticatore... sulu chi ogni tanto avi stu malu vizziu di fare chiachicere [...] U stati sintennu? lui dice "pero...", lui dice "era stato promesso a me..." ma mischinu, non è che lo fa per male; lo fa per una brutta abbitudine del passato. È vero Apu'? ao ma chi è sta faccia non ti devi spaventare, vedi che io ti voglio bene... devi solo cambiare abbitudini... Cca tutti quanti amu a canciari abbitudini. Voi lo sapete, io sono disposto a venire incontro a tutte le vostre necessità, ma u tempo di chiacchiere finìu e chi non lo vuole capire diventa mio nemico... e allora muore. (Riina, 5° episodio)

Dialoghi[modifica]

  • Provenzano: Totò come si mangiava a l'Ucciardone? Champagne a strafottere ahh?
    Riina: Ehh, sfingioni, arancini, cannoli u sabbutu, un grand hotel.
    Provenzano: Inchia u sai chi ti ricu cumpà, a prossima vota ci viegnu puru iu. (Risata generale)
  • Michele Greco: Johnny Gambino è il rappresentante di TUTTE le famiglie americane. E quello adesso, sta venendo qui, a Palermo.
    Riina: E noi lo accoglieremo col rispetto che si deve a un capo.
    Michele Greco: Johnny gambino non è un capo, Johnny gambino è IL capo. E speriamo che tu lo convinci che tutta questa carnezzeria era proprio necessaria.
    Riina: E vediamo che cosa si può fare.
  • Riina: Balduccio, che dici di Binnu?
    Balduccio Di Maggio: Binnu è fedele zu totò.
    Riina: Fedeli sono i cani.
  • Buscetta: [A Falcone durante l'interrogatorio] Prima di incominciare vorrei dirle una cosa. Non sono un infame, non sono un pentito e non ho tradito Cosa Nostra, è Cosa Nostra che ha tradito se stessa.
    Falcone: Ho capito. Mi usa la cortesia di togliersi gli occhiali? La vorrei guardare negli occhi.
    Buscetta: Io ho fiducia in lei giudice Falcone, come ho fiducia nel vicequestore De Gennaro, ma non mi fido di nessun altro. Non credo che lo Stato italiano abbia veramente l'intenzione di combattere la Mafia. E l'avverto, signor giudice. Dopo questo interrogatorio lei diventerà famoso, ma cercheranno di distruggerla, fisicamente e professionalmente. Pure a mia faranno la stessa cosa. Non dimentichi che il conto che ha aperto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. È sempre del parere di interrogarmi?
    Falcone: Assolutamente, Buscetta.
    Buscetta: Se vuole incominciare a scrivere... Mi chiamo Tommaso Buscetta e sono un uomo d'onore. Riina è il capo di tutto, dottore, non vi lasciate ingannare dalle sue facce da viddano. È Meschino quanto un pupo e si sente Puparo. Cosa Nostra è fatta come una chiesa: alla base ci stanno i soldati. I soldati sono organizzati in decine. Le decine sono comandate dai capidecine che sono le colonne. E le colonne reggono la cupola. Totò Riina ha cominciato come un soldato e oggi sta sulla cupola. Comanda a tutti: ai capifamiglia, ai politici, ai banchieri, ai poliziotti... pure a voi! L'hanno chiamata guerra di mafia. Non è stata una guerra, dottore. È stato un massacro. La caccia all'uomo scatenata dai corleonesi. È Salvatore Riina la mente, giudice Falcone. Poi c'è quella bestia di Bernardo Provenzano e Pino Scarpuzzedda e Luchino Bagarella sono il braccio. Lasciate perdere Liggio che è un povero buffone. Loro hanno ucciso il colonnello Russo, loro hanno voluto la morte di Terranova. È sempre Totò u' curtu che ha imposto alla commissione l'assassinio di Piersanti Mattarella. È sempre U' curtu che ha fatto uccidere il capitano Basile, l'onorevole Pio La Torre e il procuratore Scaglione. È lui che ha organizzato la morte di dalla Chiesa per fare un favore a qualche politico di Roma.
  • Provenzano: [A Riina, prendendo un pacchetto di eroina in mano] Una volta se toccavamo questa roba i capi ci tagliavano le mani.
    Riina: I tempi cambiano. Oggi chi non ce le mette le mani non conta una minchia. In confronto i soldi che facevamo con gli appalti sono niente.
    Provenzano: Sì, ma ci siamo rotti la schiena.
    Riina: E ora ricominciamo daccapo, come quando siamo venuti qui a Palermo.
    Provenzano: Totò, ma per fare questo business ci vogliono amici e parenti in America. Tu ne hai parenti in America? No. E io manco. Perciò la strada passa per forza da quei cornuti palermitani.
    Riina: Ma Binnu, ma dico, ma dopo tanti anni ancora non hai capito? La strada è i'cu s'a pigghia.
  • Riina: [Ai poliziotti, durante l'arresto] Chi siete? Chi vi manda?
    Ultimo: Ci mandano Falcone e Borsellino!
  • Riina: [Giuramento del mafioso] Possano le mie carni bruciare come questa santina se non manterrò fede al giuramento.
    Mafioso: Possano le mie carni bruciare come questa santina se non manterrò fede al giuramento.
    Riina: Adesso anche tu sei la stessa cosa.
  • Schirò: [a Riina dopo l'arresto] Mi riconosci? [Gli porge il modellino della moto] Allora mi riconosci?
    Riina: Quanto ti diede lo Stato per la gamba nuova?
    Schirò: Te lo ricordi quando morì tuo padre con la bomba? Mi dicesti che a tuo padre non lo ammazzò la bomba: a lui lo ammazzò la fame. Ma tu ti sei mangiato tutto Totò: cristiani, cose, tutto! Corleone, Palermo, la Sicilia, la dignità, l'onore: la mia vita! E pure la tua! E adesso che ti rimane, me lo sai dire Totò?
    Riina: Il rispetto.
    Schirò: Il rispetto di chi? Dei tuoi amici? Il rispetto della famiglia? E dove sono finiti i tuoi amici ora? I politici, il potere dove sono? Perdesti tutto Totò. Sei rimasto solo, anzì no, ti sono rimasto solo io: per questo mi hai lasciato campare, perché avevi paura di restare solo.
    Riina: Ma io un viddano sono! Uno coi peri incretati. Le cose sono andate così ma niente è per sempre, le cose cambiano: si possono aggiustare. E aggiustero pure questa situazione.
    Schirò: [indicandogli il modellino della moto] Allora tieni. Te lo regalo, pigliat'illo: è l'unica cosa che puoi provare ad aggiustare.
    Riina: Biagio, chi è stato il Giuda? Chi mi ha tradito?
    Biagio: [andandosene dalla stanza] Tanto prima o poi doveva succedere Totò.
  • Luchino: Iu a chistu cca ci sparo la palla in tiesta, a lui a lei e pure a suo figlio! Ma me lo dici che minchia ci stiamo aspettando? Tanto così ci manca Totò, tanto così. Ma chi fa un dici nienti?
    Riina: Statte zitto, Luchino.
    Luchino: Totò quello deve morire, ca se non lo fai tu ci penzo io.
    Riina: Mutu! Ti dissi di stare mutu! Ma chi fa ora? Lu decidi tu cu av'a vivere e cu av'a morire e cu si u patri eterno sì?; e guardami in faccia quando ti parlo, vuoi scannare un cristiano? Ammazami a chistu.
    Provenzano: Senza l'autorizzazione della commissione succede un casino Totò.
    Riina: Noi dobbiamo fare da soli, se ci mettiamo a discutere pure coi palermitani il sangue si fa acido, e sti sbirri ni mangianu vivi.
    Provenzano: Questo significa che scoppia un'altra guerra lo sai vero.
    Riina: E noi ci faremmo trovare pronti.
  • Riina: Lassatelo stare, l'importante è che non parla, picchì si parla per dimostrare chi conta cchiù assai lu due di briscola è capace di dire minchiate.
    Luchino: Che facciamo.
    Riina: Ci facciamo fare la recita, vole stare cu' sigaro in bocca vuole fare il grande boss, vabene ma se dice spropositi bisogna farli sapere che s'av'a mangiare la lingua.
  • Riina: Sti due picciotti cu sù.
    Provenzano: Avevamo bisogno di gente apposto e quella là è molto apposto gli ho fatto fare quattro servizi per me e si è comportato bene.
    Riina: Veni cca. Binnu mi dice ca si apposto, a mia mi serve uno che fa quello che gli dico senza nemmeno fiatare.
    Pocket Coffe: A me basta che mi fate vedere a chi devo sparare, Stu gioellino l'ho trovato da poco se lo toccate vi da la scorsa, questo fa la carica meglio del pocket coffe.
    Riina: Stu picciotteddo cu è.
    Pocket Coffe: E me niputi si sta inzegnando il mistere.
    Riina: Comu ti chiami.
    Pocket Coffe: Pino si chiama, è un picciotteddo bravo l'ho imparato e pure andato a scuola c'ha i piedi fini come a quello di un ballerina, infatti lo chiamiamo scarpuzzedda.
    Riina: Senti cca, pocket coffe con me voglio gente che lavora senza fare troppe chiacchiere Se io ti dico vai qui dall'amico tuo binno, E ammazzalo tu che fai.
    Pocket Coffe: L'ammazzo.
  • Boris Giuliano: È che uno pensa che c'è sempre tempo... che si recupera... invece ci sono cose nella vita che... quando te le sei perse... te le sei perse, allora uno si chiede se ne vale la pena.
    Biagio Schirò: Certo che ne vale la pena, per loro... per i nostri figli... per farli crescere in un mondo diciamo migliore va...
    Boris Giuliano: Chissà... forse hai ragione tu... dirai a Teresa di... di cambiare aria per un po'? Sì?!
    Biagio Schirò: Andiamo a lavorare dai.
    (4° episodio)
  • Biagio Schirò: La cassazione oggi ha confermato l'ergastolo per tutti i corleonesi.
    Angelo Mangano: Abbiamo vinto.
    Biagio Schirò: Sì. Si direbbe che abbiamo vinto.
    Angelo Mangano: Adesso bisogna solo prendere tutti quelli che sono ancora a piede libero.
    Biagio Schirò: Se lo ricorda... a Maino, il pentito.
    Angelo Mangano: Come no. Al processo lo fecero passare per pazzo. Tutti assolti.
    Biagio Schirò: E poi lo trovammo a casa sua. Impiccato.
    Angelo Mangano: Poveraccio. È stato il primo ce ha avuto il coraggio di parlare. [alza il bicchiere] A Maino.
    Biagio Schirò [alza anche lui il bicchiere]: Al mio amico Silvio allora.
    Angelo Mangano: E a Cassarà.
    Biagio Schirò: E a Boris Giuliano.
    Angelo Mangano: E a Terranova.
    Biagio Schirò: E a Montana.
    Angelo Mangano: A Rocco Chinnici.
    Biagio Schirò: A Costa.
    Angelo Mangano: E a Pio La Torre.
    Biagio Schirò: E a dalla Chiesa. [brindano e bevono]
    (6° episodio)

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