Seconda lettera ai Tessalonicesi

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Seconda lettera ai Tessalonicesi, testo contenuto nella Bibbia cristiana e attribuito a Paolo di Tarso.

Incipit[modifica]

Paolo, Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre nostro e nel Signore Gesù Cristo: grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo. Dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli, ed è ben giusto. La vostra fede infatti cresce rigogliosamente e abbonda la vostra carità vicendevole; così noi possiamo gloriarci di voi nelle Chiese di Dio, per la vostra fermezza e per la vostra fede in tutte le persecuzioni e tribolazioni che sopportate. Questo è un segno del giusto giudizio di Dio, che vi proclamerà degni di quel regno di Dio, per il quale ora soffrite. È proprio della giustizia di Dio rendere afflizione a quelli che vi affliggono e a voi, che ora siete afflitti, sollievo insieme a noi, quando si manifesterà il Signore Gesù dal cielo con gli angeli della sua potenza in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù.

Citazioni[modifica]

  • Il Signore diriga i vostri cuori nell'amore di Dio e nella pazienza di Cristo. (3, 5)
  • Chi non vuol lavorare neppure mangi.[1] (3, 10)

Note[modifica]

  1. Da questa massima è ricalcato l'adagio socialista «Chi non lavora non mangia» (cfr. Gian Franco Venè, Vola colomba, Mondadori, 1992, p. 81; cfr. anche Fausto Bertinotti e Alfonso Gianni, Le idee che non muoiono, Ponte alle Grazie, 2000, p. 35) talvolta attribuito allo stesso Paolo di Tarso (cfr. ad esempio Enzo Biagi, L'Italia domanda, Rizzoli, 2004, p. 134).

Bibliografia[modifica]

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