Sette punti neri

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Sette punti neri, romanzo a racconti di Cristiana Ruschi Del Punta e autori vari, edito per la prima volta nel 1980.

Sette punti neri[modifica]

[di Cristiana Ruschi Del Punta]

Incipit[modifica]

Fate una prova, occorrono: 1 barattolo di colore nero
1 pennello grosso
1 pizzico di colore rosso
1 pennello sottile
1 foglio di carta molto grande
Stendete lentamente e con cura, usando il pennello grosso, il colore nero sul foglio. Fate asciugare. Con molta delicatezza, intingete il pennello sottile nel pizzico di colore rosso e fate, nel centro del foglio tutto nero, un minuscolo puntino. Guardate attentamente: avete davanti a voi l'esatta visione di Cocci quando si trovò in un grandissimo formicaio. (p. 20)

Citazioni[modifica]

  • Se qualcosa viene smarrito, cercando, è sempre possibile ritrovarlo! (Cocci, p. 21)
  • La vita del formicaio si svolgeva secondo un'unica regola: "Tutto, tutti insieme". Per questa ragione le formiche giocavano insieme, cantavano insieme, ridevano insieme, mangiavano insieme, tutto era fatto insieme. (p. 22)
  • Si addormentò profondamente. Fece un sogno molto strano: volava ad altissima quota, sicuramente nella realtà non raggiungibile da una cocci; sotto di lei un grande prato di un brillantissimo verde d'erba, si stendeva fino ai bordi di un bosco. Le querce, i lecci formavano una macchia a toni irregolari di verde più chiaro e più scuro con qualche pennellata di marrone. Una sottile linea argentata lo attraversava sinuosamente per tutta la sua lunghezza. Quel ruscello, prezioso ricamo della natura, nasceva oltre il bosco da una grandissima montagna.
    Il bianco della neve che ne ricopriva le pendici era di una luminosità mai vista. Man mano che Cocci si avvicinava alla cima del monte, il leggero mormorio che l'aveva accompagnata in questo fantastico volo si faceva sempre più chiaro fino a diventare l'eco di una voce lontana: "Cocci vieni, ti aspetto... Cocci vieni...". "Eccomi" gridò più forte che poteva Cocci e... il sogno svanì. (p. 24)
  • Nel silenzio, inaspettata, si levò dolcemente una voce:
    Cra, Cra, Cra (alla luna canto)
    Gruà, Cra, Cra (il mio solitario pianto)
    Cra, Groà, Cruà (nell'acqua io nuotavo come agil girino)
    Groà, Cra, Cra (adesso sono rana, ho perso il mio codino)
    Cra, Gra, Gra (dove sarà, come farò?). (pp. 24-25)
  • Se alla luce del giorno molte cose diventano comprensibili e spiegabili, nella notte, specialmente in un bosco, ogni voce sembra irreale e spesso la fantasia fa prendere alle cose conosciute le forme di strani esseri dai movimenti minacciosi. (p. 28)
  • Ruotando la testa, aprendo e chiudendo ora l'uno ora l'altro occhio, con voce stridula la Civetta sentenziò: "TUTTO MIO". (p. 28)
  • Questo è il vero senso della vita, non misurare mai se hai più degli altri ma preoccupati solo e sempre di dare quello che gli altri hanno bisogno da te. (Arcanda, p. 51)
  • ZzZZZzz, ZZZZ, ZZzzz, nenie di insetti vagabondi, secchi campi impoveriti e ammutoliti per la recente trebbiatura, caldo che sembra voler impedire il respiro; la generosa ombra di un albero sbucato chissà come in cima alla collina; la terra dura dall'arsura che avverti irregolare sotto il tuo corpo disteso; gli occhi che il sole caldo vorrebbe chiudere, ma che reggi socchiusi per non perdere niente di ciò che ti circonda; un filo d'erba in bocca per chiamare la saliva e i pensieri pigri e lenti, ma caldi e piacevoli, questo vuol dire sapere l'estate. (p. 54)
  • Chi corre troppo lascia soli gli altri, chi va troppo piano finisce col farsi lasciare solo. (Cicala, p. 58)
  • Per poter arrivare a vedere tanto in alto, bisogna avere una storia dietro di noi, una storia vissuta, da ripercorrere con la mente per verificarla alla luce di "quel tutto" che fa capire la vera essenza delle cose, il vero senso del nostro agire. (p. 86)
  • A ciascuno è chiesto in misura a quello che gli è stato assegnato di dare. (Aquila, p. 88)
  • Ognuno di noi è come un seme, è il vento che decide dove portarlo, chi cade sul terreno fertile, chi su quello arido, ma è sempre possibile germogliare. Il seme che mette le radici è quello che ha fiducia in se stesso e ancor di più in chi lo ha mandato, il seme che non fa crescere le sue foglie al sole è quello che pensa non sia importante donarsi con amore a chi lo circonda. Ci sono semi a cui è chiesto di diventare alberi, altri che saranno fragili fili d'erba, ma questo non ha importanza, se ognuno saprà dare ciò che gli era stato assegnato.
    Lasciatevi allora portare da quel vento e, dove sarete posate, senza timore, siate portatrici di vera gioia. (Aquila, p. 89)
  • [...] quando ogni certezza viene a mancare, anche una piccola cosa, che in altri momenti neanche avremmo notato, perché unico appiglio di speranza, diventa estremamente preziosa. (p. 105)
  • Gli abitanti del mare sicuramente non possono scorgere le stelle che vediamo noi e così hanno le loro stelle: le Stelle marine... (S..., p. 119)

Explicit[modifica]

...In un pomeriggio estivo, mentre il mare delicatamente lambiva la sabbia calda ed una leggera brezza rendeva più respirabile l'aria, S... e C... godevano profondamente di quella quiete all'ombra di alcune piante. Si erano da poco assopite quando furono svegliate dal suono di matte risate, capirono che provenivano da un cespuglio non molto distante da loro, ma non riuscivano a vedere chi fosse a divertirsi tanto.
Mentre si alzavano per andare a svelare il mistero, sentirono una voce che diceva all'altra: "Dai buttati anche tu! Non avere paura! Sentirai com'è morbida e calda questa terra chiara!" (p. 128)

Racconti tra i sentieri[modifica]

Nel formicaio[modifica]

[di Anna Perale]

  • Le formiche sono proprio come le gocce d'acqua o come i granelli di sabbia, che non si possono distinguere l'uno dall'altro. (Cocci, p. 142)
  • La Legge dice che nessun nemico deve entrare nel formicaio. (Mi, p. 143)
  • Vedo che conoscete bene la Legge. Conoscete di certo anche la Legge che sta al di sopra di tutte le altre per il nostro popolo: tutto tutti insieme. (Bi, p. 144)
  • Una formica da sola è un puntino nero di cui nessuno si accorge. Ma cento formiche insieme possono spostare una montagna, magari un sassolino per volta. (Bi, p. 145)

La traccia[modifica]

[di Maria Luisa Centofanti e Anna Perale]

  • Per vivere la pecora doveva strappare l'erba dal prato. E il lupo doveva aggredire la pecora. E l'uomo doveva uccidere il lupo.
    Questa era la nuova legge, una legge che valeva per tutti, senza distinzioni e senza eccezioni. (p. 158)

I colori delle ali[modifica]

[di Cinzia Pagnanini e Mauro Bonomini]

  • L'unico peccato, con le belle feste, è che non possono durare per sempre. (p. 160)
  • Non importa quale sia il colore delle tue ali, importa quello che c'è nel tuo cuore. (p. 162)

La notte delle lanterne[modifica]

[di Paolo Ghirelli]

  • "Noi siamo il popolo più importante del Prato! - dicevano invece le Lucciole - Siamo le uniche in tutta la terra a portare una lanterna anche nelle notti più buie!". (p. 174)
  • E poi guarda, sorellina, guarda anche i boschi che vestono i fianchi delle montagne. Sai perché resistono e anzi crescono fitti e forti anche dove le pietre sono ripide e scoscese?
    Perché gli alberi, che sembrano stare ognuno per conto suo, in realtà hanno molte mani che si cercano, si toccano, si intrecciano e si stringono sotto terra.
    Il Bosco intero, Cocci, è il grande abbraccio degli alberi! (Mamma Scoiattolo, p. 178)

L'avventura di Antea, ape frettolosa[modifica]

[di Elisena Bartolucci, Alberto Leonardi, Vanna Merli e Paola Lori]

  • Dedicare ad ogni cosa il tempo e la cura necessari è la ricetta per fare tutto veramente bene! (Ape Regina, p. 184)
  • Il tempo è un bene prezioso nel bosco, non sprecarlo, ma usalo sempre con attenzione! (Chiocciola a Cocci, p. 184)

La leggenda del Mughetto[modifica]

[di Paolo Ghirelli]

  • Una buona risata vale quanto una medicina e forse di più. (Ughetto, p. 187)
  • A chi gli chiedeva perché valeva ancora la pena di ridere anche in mezzo ai guai, Ughetto rispondeva: "In fondo, il cielo continua ad essere azzurro, anche quando piove, dovete guardare attraverso le nuvole, come faccio io!". (p. 187)
  • Bello l'effetto che dà la spada, vero? Quando hai in mano una spada senti che puoi fare tutto [...] (Cavaliere, p. 188)

La storia di Brezzolina[modifica]

[di Cinzia Cotti]

  • Da sempre, fin da quando ancora non era che una piccola Cocci del Prato, amava i sussurri del vento tra le foglie; le pareva che ogni soffio portasse echi di voci lontane, messaggi di Popoli amici ed arrampicata sul filo d'erba più alto del Prato, ascoltava a lungo imparando storie meravigliose. Quanto aveva desiderato di mettere le ali per alzarsi nel vento e volare più in alto a sentire i profumi più dolci! (pp. 214-215)
  • I veri amici si portano nel cuore, perciò se mi vuoi bene io resterò sempre con te. Quando sarai triste, canta una canzone di quelle che abbiamo cantato insieme e saremo vicini ovunque ci troviamo. (Grillo a Brezzolina, p. 216)

L'aquila maestra[modifica]

[di Cinzia Pagnanini e Mauro Bonomini]

  • Piccola amica, conoscere tutto del mondo... è troppo grande, anche per chi ha grandi ali e può volare lontano. E c'è sempre qualcuno che può insegnarti qualcosa, anche se credi di sapere già tutto! (Aquila, p. 229)
  • C'è sempre nel mondo un nuovo magnifico fiore da trovare e ci saranno sempre, da qualche parte, nuovi colori che non aspettano altro che essere visti da qualcuno! (Aquila, pp. 229-230)
  • Ricorda, Brezzolina, piccola grande amica, ci sono sempre cose nuove da scoprire, tante cose da inventare e da insegnare... ma bisogna sempre essere disponibili ad imparare ancora e ancora... chi non vuole più imparare diventa meschino e presuntuoso e non sarà mai buon maestro per nessuno. (Aquila, p. 231)
  • Quando credi di aver imparato tutto, scoperto tutto... apri ancora le ali e vedrai un nuovo orizzonte. (Aquila, p. 231)

La corsa verso il mare[modifica]

[di Paola Lori, Vanna Merli e Cinzia Pagnanini]

  • Ognuno di noi ha un suo posto, è lì che sarà felice. (Guscio Rugoso, p. 239)

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]