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Sonetto

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Jacopo da Lentini, considerato l'ideatore del sonetto, raffigurato in una miniatura trecentesca

Citazioni sul sonetto.

  • Breve e amplissimo carme. (Giosuè Carducci)
  • Il sonettuccio, componimento il quale nella poesia è figura del letto di Procuste, che agli uomini ivi distesi tagliava le gambe quando fuori del letto avanzavano e distendea con le funi le membra quando al letto non giungevano, e così a quello le uguagliava. Questo avviene a qualche povero sentimento che sia condannato ad entrare in un sonetto, poiché a potere adequatamente empire il giro di quattordeci versi, dee o mutilato o stiracchiato rimanere, onde nel Petrarca medesimo raro è quel sonetto dove non manchino o non abbondino le parole. (Gian Vincenzo Gravina)
  • La fortuna inaudita, esibizionistica del sonetto è dovuta proprio al fatto che è rigorosamente carcerario, non ti lascia andare a spasso, qui gli accenti, qui le rime; e la riprova della fortuna fascinosa di questa macchinazione sta nel fatto che taluni si divertirono a far sonetti anomali per dimensione e foggia, e furono appunto i burleschi. Un sonetto caudato è una burla da ragazzi maleducati. (Giorgio Manganelli)
  • Mi sembra che un sonetto dovrebbe essere la massima lunghezza concessa a un componimento in versi rimati. (Samuel Butler)
  • Nobilitato dal Cavalcanti, da Cino e da Dante, ed innalzato alle più alte cime dell'arte dal Petrarca, il sonetto divenne la forma prediletta dei lirici italiani e specialmente dei petrarchisti, che abbondarono nei secoli XV e XVI; e dalla materia amorosa e insegnativa si allargò ben presto anche alla politica, mescolandosi a tutti i grandi avvenimenti civili e letterari, ora assumendo il tono dimesso e domestico della poesia affettiva ed intima ed ora assorgendo alla dignità del canto nazionale. Oscurato per un momento nel secolo XVII dalla canzonetta e nel XVIII dal verso sciolto, non ostante gli sforzi degli arcadi per richiamarlo all'antico splendore, fu restituito alle meritate altezze dal Monti e dal Foscolo, ed oggi ancora domina sovrano sulle altre forme liriche degli italiani. (Tommaso Casini)
  • Un sonetto senza mende val da solo un poema. (Nicolas Boileau)

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