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Samuel Butler

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Samuel Butler

Samuel Butler (1835 – 1902), scrittore inglese.

Alpi e santuari

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Shakespeare e Händel sono indubbiamente i due poeti che esercitano il fascino maggiore sugli inglesi – poiché in Händel sul musicista prevale il poeta, interprete e principe di tutte le condizioni umane e materiali. Certo, saranno stati in molti a sapere l'inglese come Shakespeare e altrettanti a conoscere la musica come Händel; forse Bach, probabilmente Haydn, certamente Mozart, non meno di molti musicisti contemporanei, celebri e ignorati. Ma il poeta non possiede soltanto il sapere (la gnosis) ma anche, e soprattutto, l'agape che gli fa desiderare di impadronirsi del cuore degli uomini e lo sprona ad applicare il suo sapere fino alla riuscita. Händel non ha avuto rivali come osservatore di tutto quanto c'era da osservare, amante di tutto quanto c'era da amare, spregiatore di tutto quanto era sprezzabile, e quindi come poeta. Shakespeare amò molto, ma non saggiamente; Händel amò come Shakespeare, ma con maggiore saggezza. Händel è al di sopra di Shakespeare così come Shakespeare è al di sopra di tutti gli altri, eccetto lo stesso Händel; e non meno elevato, appassionato, tenero e ugualmente pieno di fuoco e di amore; non è meno universale della sua umana partecipazione, non meno maestro di espressione di Shakespeare, e nello stesso tempo di fibra più forte e robusta, più duttile, meno introspettiva. Gli inglesi sono di razza talmente mista, inventiva, portata alle migrazioni, che per molte generazioni ancora dovranno per forza essere dubbiosi, quindi introspettivi. Se mai ottengono la libertà, la ottengono come Shakespeare «a caro prezzo», mentre Händel era «nato libero.»

Citazioni

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  • Non fui mai impressionato dal San Gottardo come la volta di cui ho già parlato, quando lo attraversai d'inverno. Andammo in slitta da Hospenthal ad Airolo e mi ricordo di aver considerato che bella gente fossero i postiglioni e le guardie e gli uomini che aiutavano a caricare i bagagli sulle slitte: rudi forti e pieni di salute, come è logico attendere da una vita attiva all'aperto in un clima simile; inoltre erano uomini scelti perché la traversata invernale non è mai senza pericoli. (p. 23)
  • Se consideriamo la tendenza di qualsiasi lingua, quando raggiunge un certo predominio, di soppiantare tutte le altre, e se guardiamo la carta del mondo considerando l'estensione ora in mano alle due nazioni di lingua inglese, penso sia lecito profetizzare che la lingua nella quale è stato scritto questo libro sarà un giorno familiare alla maggior parte dei ticinesi quanto la propria. (p. 39)
  • Locke è stato molto lodato per il suo saggio sull'intelletto umano, ma penso che un saggio sull'umano fraintendimento sarebbe non meno importante e interessante. L'illusione è in una certa misura una delle cause principali, se non la principale, del progresso umano, però deve essere dosata. Vi si basa ogni speculazione abortiva, commerciale o filosofica, e per quanto si possa criticarla, ne siamo tutti debitori. (p. 42)
  • Nessuno più di me odia l'ubriachezza, tuttavia sono convinto che l'intelletto umano deve in gran parte la sua superiorità su quello degli animali inferiori proprio allo stimolo che l'alcol dà all'immaginazione – e l'immaginazione è poco più che un altro nome dell'illusione. (pp. 43-44)
  • [...] fra un altro paio di secoli all'incirca, grandi ondate di cambiamenti si succederanno a più riprese nel giro di un'ora, o addirittura di un secondo, o di una frazione di secondo, finché passeranno inosservati come i mutamenti che subiamo negli stadi embrionali, o saranno avvertiti come vibrazioni. E andrebbe sicuramente così non fosse per un punto di frizione che interferisce fra teoria e pratica. Tale frizione è provocata in parte dal fatto che ogni rivoluzione disturba gli interessi acquisiti, e la cosa apparirebbe intollerabile quando gli uomini diventassero alternativamente milionari e pezzenti una volta ogni quindici giorni, – vivendo una settimana in un palazzo e quella seguente in un ospizio, e dovendo in continuazione vendere tutto all'asta quindi comperare una nuova casa e riammobiliarla e avanti così; – di conseguenza bisognerà ricorrere a qualche sistema artificiale per porre un limite alle invenzioni. Inoltre, sebbene le invenzioni si moltiplichino in rapporto geometrico, tuttavia ve ne sono alcune che si moltiplicano più rapidamente delle altre, e la lentezza di una può impedire lo sviluppo di un'altra. Comunque, per quanto mi pare di capire, il tempo presente è praticamente per un uomo la sola epoca confortevole da viverci di tutte quelle che ci furono o che mai ci saranno. Il passato era troppo lento, il futuro sarà troppo rapido. (pp. 58-59)
  • [...] mi sarebbe piaciuto essere stato cattolico in un paese cattolico e protestante in uno protestante. Evidentemente vi sono certe cose che, come la politica, sono troppo serie per essere prese sul serio. Surtout point de zéle[1] non è il motto di un cinico ma la conclusione di un uomo ragionevole; più ci sta a cuore qualcosa più dovremmo stare in guardia contro l'eccesso nei suoi confronti; dal fervore all'eccesso non c'è che un passo. Quando San Paolo disse che tutto era di tutti, inserì la punta di un cuneo senza indicare con un segno fino a dove farla penetrare. (p. 64)
  • Che cos'è «una menzogna»? Se mi rivolgo a chiedere assistenza morale ai mie cugini, cioè gli animali inferiori, la cui natura genuina proclama quanto Dio ha loro inculcato con una immediatezza da cui dovremmo imparare, scopro che la pavoncella mente quando ci distoglie dai suoi piccoli fingendo di avere un'ala spezzata. Secondo voi, Dio è adirato per questa piccola deviazione dal sentiero della verità? O non sarà forse stato proprio Lui a suggerirle di dire il falso, e di dirlo a ragion veduta, senza scrupoli di coscienza, e non solo una volta, ma di farlo per abitudine tanto da diventare per sei settimane all'anno una bugiarda credibile, abituale e professionista? Io penso di sì. (p. 68)
  • Una volta, in un pomeriggio estivo vidi in una lontana regione una di quelle orchidee che si fanno un dovere di imitare un insetto con i loro petali. Predispongono questa finzione con tanta scaltrezza che i veri insetti, pensando si stia già saccheggiando il miele, passano via senza molestarli. Guardando con concentrazione e rimanendo ben immobile mi parve di udire un'orchidea fare questo discorso ai suoi nati che sentiva dentro di sé sebbene io non li vedessi. «Bambini miei» diceva «presto dovrò lasciarvi; pensate all'insetto, miei diletti, poiché questa è la verità; afferratevi a questo grande pensiero nel vostro cammino nella vita poiché è l'unica cosa indispensabile; se tanto ve ne dimenticate, siete perduti.» Più e più volte cantò questo ritornello con quell'esile voce prima che la lasciassi. Poi mi imbattei in alcune farfalle il cui mestiere è di fingere di credere in tutte le verità vitali in cui dentro di sé non credono; e così fingono di essere un certo altro tipo di disgustose farfalle che nessun uccello mangerebbe mai a causa del loro odore disgustoso; queste furbacchione nascondono il loro profumo e raggiungono la vecchiaia in santa pace. (p. 69)
  • L'uomo buono che non mente mai intenzionalmente a se stesso e non è mai scortese, può mentire e mentire e mentire finché vuole agli altri e non sarà mai bugiardo per nessuno: le sue menzogne diventano verità nel momento in cui passano nelle orecchie di chi l'ascolta. Se uno inganna se stesso ed è scortese, la verità non dimora in lui, diventa falsità mentre è ancora nella sua bocca come le quaglie nel deserto del Sinai. (pp. 69-70)
  • Malgrado tutto quanto è stato detto del Kent, del Surrey e del Sussex, non potemmo fare a meno di riflettere a quanto sia povera di quel cuscino adiposo rappresentato dai rilievi montani qualsiasi nazione se confrontata con l'Italia; [...]. (p. 90)
  • Il santuario, sulla cima della montagna, è a circa 2800 piedi sul livello del mare, e 500 piedi circa sopra San Pietro. È impossibile immaginare una posizione più deliziosa di quella di San Pietro. [...] al di sopra di tutto ciò, si erge dominante la principale attrazione del luogo da cui è difficile distogliere lo sguardo – intendo dire il santuario stesso di San Michele. Un disegno non è sufficiente a dare un'idea del luogo. La sua natura è propria di quegli spettacoli affascinanti come il pennacchio del Vesuvio o il Sacro Monte di Varese, che ti accaparrano l'attenzione escludendo ogni altra cosa in vista. Da ogni prospettiva risulta sempre sorprendente. (pp. 91-92)
  • [Sulla sacra di San Michele] Le pietre all'interno sono tagliate con una cura e precisione tali che si direbbero vecchie di non più di cinquant'anni. All'esterno, invece, non fa meraviglia che il granito pur duro com'è, appaia alterato dal tempo specie quando si consideri quanto sia particolarmente esposto alle intemperie. Mi immagino, ancora una volta, come deve ululare quassù il vento in inverno e come deve infuriare la neve! Solo chi ha visto la neve cadere quando il terreno è a zero gradi, sa quanto sia penetrante. Come deve deporsi lievemente sui crani e sulle spalle degli scheletri. Immaginatevi un cupo crepuscolo di gennaio su questa scala dopo un'abbondante nevicata, quando i soffici fiocchi penetrati attraverso le numerose fessure si attaccano ai muri. O una scintillante notte invernale allorché la luna illumina gli scheletri ricoperti di neve. (p. 96)
  • [Sulla sacra di San Michele] Per quanto riguarda l'affermazione che la chiesa sia di «stile gotico», direi invece che si tratta di un esempio estremamente bello di puro romanico dei primi anni dell'XI secolo. È vero che l'arco mediano dei tre che dividono la navata centrale da quelle laterali è a sesto acuto mentre gli altri due sono a tutto sesto, ma ciò è evidentemente dovuto alle necessità di economizzare spazio, più che mai prezioso in questo caso. Vi era infatti spazio sufficiente per due archi a tutto sesto, ma non abbastanza per tre, così fu deciso di ridurre leggermente l'arco centrale. Si tratta di un arco senza chiave di volta, formato semplicemente da due segmenti di cerchio appoggiati l'uno contro l'altro. Non si tratta certamente di un arco gotico, bensì romanico, modificato in modo insolito essendo stato costruito in condizioni insolite. (pp. 100-101)
  • [...] sono le piante a essere gli eretici e non noi. Non c'è dubbio su questo punto; siamo perciò perfettamente giustificati a divorarle. Il nostro è il credo originale e ortodosso, poiché il protoplasma è molto più animale che vegetale; è molto più giusto dure che le piante sono derivate dagli animali che non gli animali dalle piante. Tuttavia, come molti altri eretici, le piante hanno prosperato bene. Ce ne sono moltissime in giro e per quanto riguarda la bellezza, se non l'ingegno – di genere limitato ma sempre ingegno – è difficile dire se sia il regno animale ad avere il vantaggio. La visuale delle piante è molto limitata; i dissenzienti sono di vista corta; ma entro i loro confini conoscono abbastanza bene i particolari dei loro affari, come se avessero un sistema di rendiconto ben calibrato che li tiene al corrente della loro posizione. È vero che vengono mangiati; mangiarli è il nostro sistema di convertirli; mangiare è solamente un sistema violento di fare del proselitismo e delle conversioni; e noi li convertiamo – in sostanza animale, secondo il nostro modo di pensare. Ma anche gli animali vengono mangiati. Si convertono a vicenda quasi come a loro volta convertono le piante. E non appena un animale è morto viene riconvertito da una pianta. (p. 150)
  • Le differenze economiche creano delle differenze specifiche che rendono gli appartenenti alle due categorie più o meno sospettosi reciprocamente, e raramente produttiva inter se. L'operaio agiato può aiutare i suoi amici più poveri meglio di quanto possiamo farlo noi e una persona colta con denaro d'avanzo può impiegarlo meglio aiutando gente povera ma istruita che non coloro che sono più propriamente chiamati poveri. Fino a che il mondo progredisce sono inevitabili cospicue differenze di classe; la fine di questo stato di cose sarà il segno che è stato raggiunto l'equilibrio. Allora la civiltà umana diventerà immutabile come quella delle api o delle formiche. Qualcuno dirà che quando ciò avverrà sarà molto triste, altri che sarà una buona cosa; in realtà va bene per entrambi, poiché il progresso e l'equilibrio hanno ciascuno vantaggi e svantaggi che rendono impossibile stabilire quale dei due sia migliore; in entrambi i casi il lato positivo supera di gran lunga quello negativo, dal momento che la maggioranza delle persone sarà soddisfatta e non verrà vivere in nessun'altra condizione. (p. 192)
  • La passeggiata che da Mesocco va a San Bernardino è deliziosa; richiede all'incirca tre ore. In quanto a pendii erbosi e fiori non ne conosco una migliore soprattutto da San Giacomo in avanti. Nei boschi sopra San Giacomo ci sono degli orsi, o perlomeno vi erano lo scorso anno. (p. 217)
  • San Bernardino, a 5.500 piedi sul livello del mare, mi ha entusiasmato meno di Mesocco, ma vi sono alcuni begli angolini. Il migliore albergo è l'Hotel Brocco. Il paese si trova un paio d'ore al di sotto del passo; la strada che lo raggiunge è gradevole. In molti posti si può ancora vedere la vecchia strada romana tuttora conservata molto bene in certi punti. San Bernardino è una località termale alla moda per la sua sorgente di acqua ferruginosa. Spesso durante l'estate ospita dalle due alle tremila persone, soprattutto della zona del Lago Maggiore, molte anche di Milano. (pp. 217-218)
  • [Su Verdabbio] Ci sono bei posti vicino alla chiesa di questo paese e curiosi affreschi moderni su un'osteria situata un po' discosta dalla strada, ma non c'è alloggio. (p. 218)
Da San Nicolao, Mendrisio (S. Butler, 1876)
  • La zona di Mendrisio, o, come è chiamata, il «Mendrisiotto», è splendida. Si dovrebbe stabilire Mendrisio come quartier generale: c'è un ottimo albergo, l'hotel Mendrisio, tenuto dalla Signora Pasta, insuperabile per le comodità e per tutto quanto rende piacevole il soggiorno in un albergo. Non ho mai visto casa sistemata più perfettamente; persino nei giorni più caldi ho sempre trovato le stanze fresche e arieggiate, e le notti mai opprimenti. Il segreto, in parte, consiste forse nel fatto che Mendrisio sorge più alto di quanto non sembri e l'albergo, situato sul pendio del colle, vi riceve tutta la brezza. (pp. 222-223)
  • Come tutti sanno, Locarno è una bella città. Sia l'Hotel Locarno sia l'Hotel della Corona sono buoni, ma quest'ultimo mi pare meno caro. Al castello c'è un affresco della Madonna attribuito, e credo giustamente, a Bernardino Luini, e nel cimitero fuori della città ci sono alcuni antichi affreschi della seconda metà del XV secolo molto interessanti, anche se in condizioni pietose. [...] La grande attrattiva di Locarno, comunque, è il Sacro Monte che si erge più in alto rispetto alla città. (p. 262)
  • [Sul santuario della Madonna del Sasso] Salendo lungo il cammino più ripido e scosceso, si può vedere l'orto dei frati, un piccolo paradiso con viti, alveari, cipolle, insalate, cavoli, calendole per colorare il risotto e un'aiuola di lussureggianti piante di tabacco. Tra il fogliame qua e là compare la corpulenta figura di un frate con un cappello di paglia in testa. (p. 263)
  • [Sul santuario della Madonna del Sasso] La chiesa in sé non ha nulla di notevole, ma contiene la più bella raccolta di ex voto di qualsiasi chiesa che io conosca ad eccezione di quella di Oropa; c'è anche un dipinto italiano moderno, una «Sepoltura» del Ciseri che è molto ammirata, non da me però, trattandosi di un dipinto accademico.
    Molto bello è il chiostro che dà sul lago. Nel cortiletto sotto, a sua volta molto bello, c'è una cappella che raffigura l'Ultima Cena con statue dipinte in grandezza naturale come a Varallo molto commoventi e un affresco (?) nello sfondo che bisognerebbe poter esaminare bene ma la cappella è così buia che è più facile dirlo che farlo. (pp. 263-264)

Dopo pochi giorni a Fusio, Guglielmoni ci guidò a Faido nella Val Levantina attraverso il valico che ancora non avevamo fatto, quello che passa tra il lago di Naret e Bedretto. Da Faido ce ne tornammo a casa. Senza più guardare nulla tra la vetta del San Gottardo e Boulogne, né provare altro interesse per la vita finché non scorgemmo all'orizzonte le scogliere della vecchia Inghilterra cariche di scienza, di arte, di cultura, e di tè pomeridiani.

Citazioni su Alpi e santuari

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  • Il buon pastore scende per Val Levantina e visita i santuari di Campiogna, di Primadengo, Dalpe, Prato, Rossura, Tengia, Calònico, Giòrnlco... Su e giù per greppi e per mulattiere, sempre a piedi, solo in compagnia di qualche alpigiano osserva, descrive: ogni tanto colpito dal suono di una campana o dall'accento musicale di un paesaggio butta giù quattro note per rendere i. suo stato d'animo in quel momento. Ma più spesso disegna: una balza, una chiesa, un paesello. Il libro è pieno di questi suoi schizzi a matita precisi, ariosi. Poi se gli viene a tiro un'idea geniale, ecco una bella pagina dove l'unghia del darwinista, dal capovolgitore di valori lascia qua e là segni acri e potenti. Se ne potrebbero stralciare parecchie dal volume di queste geniali conclusioni. (Carlo Linati)

Così muore la carne

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Ritratto di Samuel Butler

Quando ero un ragazzo, al principio di questo secolo, ricordo che incontravo sovente un vecchio in calzoni corti e calze di lana, il quale, appoggiandosi a un bastone, andava in giro zoppicando per le strade del villaggio. Verso il 1807 doveva essere sugli ottanta, e prima di allora non credo di ricordarmelo, perché sono nato nel 1802. Qualche ciocca di capelli bianchi che gli pendeva sulle orecchie, spalle curve e ginocchia deboli, eppure ancora in gamba e tenuto in grande rispetto dal nostro piccolo mondo di Paleham. Era il signor Pontifex.

Citazioni

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  • [...] si deve giudicare la gente non tanto da quel che fa, quanto dalle possibilità che mostra di possedere. Se uno ha fatto tanto, sia in pittura che in musica, o nei comuni affari della vita, da riuscire a persuadermi che posso fidarmi di lui in qualsiasi contingenza, quegli ha fatto abbastanza. Non è da ciò che un uomo è stato capace di dipingere su una tela, né dagli altri che, per così dire, ha dipinto sulla tela della propria vita, che io voglio giudicarlo, ma piuttosto da quelle che sono state le sue intenzioni, i suoi scopi. Se riesce a persuadermi che ha trovato nobili le cose che io reputo nobili, non chiedo altro: la sua grammatica può essere imperfetta, eppure io lo capisco, in una parola ci si intende. (cap. I; p. 6)
  • È molto meglio sapere troppo poco piuttosto che troppo. Chi sa troppo poco viene condannato, ma chi sa troppo odiato, non appena la gente sia obbligata a seguirlo. (cap. V; p. 21)
  • Per la maggior parte degli uomini è assai più facile sopportare con equanimità le disgrazie, purché capitino gradualmente, che non grandi ricchezze, raggiunte in una sola generazione. (cap. V; p. 21)
  • Noi sappiamo così bene che cosa facciamo e perché lo facciamo, non è vero? Ma io penso ci sia un buon nocciolo di verità nella recente teoria che sostiene che sono i pensieri meno consci e le meno conscie azioni che più delle altre modellano la nostra vita e la vita dei nostri figli. (cap. V; p. 24)
  • I bambini posseggono la meravigliosa facoltà di morire o di adattarsi all'ambiente. Anche quando sono infelici – e profondamente infelici – stupisce la facilità con la quale si può loro impedire che se ne accorgano, o per lo meno che attribuiscano tale infelicità ad altre cause che non ai loro peccati. (cap. VI; p. 28)
  • A me pare che la giovinezza sia come la primavera, stagione troppo vantata – deliziosa quando s'abbia fortuna d'imbroccare bene, ma in realtà difficile ad incontrare e in genere memorabile più per venti maligni che per dolci brezze. (cap. VI; p. 29)
  • L'autunno è la più dolce stagione, e la mancanza dei fiori è più che compensata dai frutti. (cap. VI; p. 29)
  • È vero che in vecchiaia si vive sotto l'ombra della morte, la quale, come una spada di Damocle, può piombarci sopra ad ogni istante; ma si è già trovato tante volte che, nella vita, la paura è maggiore del male, che si è ormai diventati come la gente che vive ai piedi del Vesuvio, e si accetta il rischio senza timori eccessivi. (cap. VI; p. 29)
  • Se un vero amore non ha mai placido corso, quando non si miri che al matrimonio, a volte, tutto va bene. (cap. XI; p. 46)
  • Gli innamorati sono come l'alba e il tramonto: non c'è giorno che ne sia privo, ma è ben difficile poterli scorgere. (cap. XI; p. 49)
  • Se in simili casi fosse possibile tradurre le emozioni in cifre, sono sicuro che si troverebbe che si soffre assai più nelle strade che partono dalla chiesa di S. Giorgio in Hanover Square, che non nelle celle dei condannati di Newgate. In nessun'altra occasione la figlia della morte, come la chiamano gli italiani, stringe più crudelmente tra le sue cruente dita il cuore di un uomo, come durante la prima mezz'ora che egli trascorre da solo con la donna sposata, ma non mai sinceramente amata. (cap. XIII; p. 56)
  • Se chi si trova in una posizione difficile riesce a compiere il primo passo ragionevole che la ragione sappia indicargli, troverà sempre molto più facile compiere il secondo. (cap. XIII; p. 57)
  • L'opera di ogni uomo, si tratti di letteratura di musica di pittura di architettura o di qualsiasi altra arte, è sempre un autoritratto, e più uno cerca di nascondersi, più chiaramente rivela suo malgrado le proprie caratteristiche. (cap. XIV; p. 63)
  • [...] sarebbe stata ugualmente orripilata a sentire qualcuno che dubitava della religione cristiana o a vedere qualche altro che la metteva in pratica. (cap. XV; p. 66)
  • Invero penso non ci sia foglia che, ingiallendo di autunno, smetta di interessarsi della linfa e di annoiare con lunghe lamentele e rimbrotti l'albero che l'ha messa al mondo. Mi pare proprio che la natura, se ci tenesse anche poco, potrebbe compiere il suo lavoro in modo meno noioso. Perché mai dovrebbero le generazioni successive sconfinare l'una nell'altra? Perché non potremmo venire collocati, sotto forma di uova, in tante piccole celle pulite, con avvolte intorno dieci o ventimila sterline a testa, in buoni della Banca d'Inghilterra, e svegliarci poi come fa la vespa sphex, che trova papà e mamma non solo le hanno lasciato a portata di mano di che cibarsi in abbondanza, ma che sono già stati mangiati da qualche passero, prima che lei incominciasse ad aver coscienza della sua vita individuale? (cap. XVIII; pp. 81-82)
  • Tutti gli animali, eccetto l'uomo, sanno che il principale dovere in questa vita è di goderla, ed essi infatti la godono, quanto l'uomo e le altre circostanze permettono loro. (cap. XIX; p. 84)
  • Per essere utile una virtù deve, come l'oro, essere amalgamata con qualche metallo più comune e più solido. (cap. XIX; p. 86)
  • La gente è usa separare vizio e virtù, quasi fossero due cose che nulla hanno in comune. Ma non è così. Non c'è virtù utile che non abbia una parte di vizio; non c'è forse vizio, il quale non possegga una traccia di virtù; virtù e vizio sono come vita e morte, spirito e materia, cose che non possono esistere se non determinate dai loro opposti. (cap. XIX; p. 86)
  • Che il vizio rispetti la virtù è notorio; noi chiamiamo questo rispetto ipocrisia. Ma dovrebbe esserci qualche parola per indicare il rispetto che la virtù non di rado mostra, o ad ogni modo farebbe bene a mostrare per il vizio. (cap. XIX; p. 86)
  • Il piacere, dopo tutto, è guida più sicura che non la giustizia o il dovere.[fonte 1] (cap. XIX; p. 87)
  • La principale ragione per cui la casa di un prete è generalmente infelice risiede nel fatto che il prete vive troppo spesso a casa, o vicino a casa. Il dottore passa metà del giorno a visitare gli infermi; gli avvocati e i commercianti hanno ufficio fuori di casa; ma il prete non ha uno speciale compito che gli garantisca che egli se ne starà via per molte ore e in determinati periodi. (cap. XXIV; p. 103)
  • Le persone intelligenti si sbarazzano di quasi tutto ciò che deve perire durante la loro stessa vita. Un uomo di trentacinque anni non dovrebbe rimpiangere di non aver avuto un'infanzia felice, più di quanto non rimpianga di non essere nato principe reale. Sarebbe forse più felice se avesse avuto un'infanzia fortunata, ma, per quanto ne può sapere lui, se l'avesse avuta, sarebbe potuta capitargli qualche disgrazia, che l'avrebbe ucciso molto tempo prima. (cap. XXIV; p. 104)
  • A me sembra che quelli che sono felici in questo mondo siano in genere migliori e più amabili degli infelici; e così, nel caso di una Resurrezione e Giudizio Universale, è assai probabile che essi appunto saranno stimati degni di un posto nel Paradiso. (cap. XXVI; p. 109)
  • Tutti si aspettano che il prete sia una specie di domenica umana. Egli non può fare ciò che sarebbe peccato veniale per a gente da giorno feriale. Viene infatti pagato perché conduca una vita più austera degli altri, è questa la sua raison d'être, e se i parrocchiani vedono che egli si comporta in tal modo, approvano perché possono ritenerlo il loro contributo a ciò che considerano una vita santa. È per questo che il prete viene spesso chiamato «vicario», dovendo la sua pietà far le veci della pietà delle sue pecorelle. (cap. XXVI; p. 110)
  • [...] un ecclesiastico non può quasi mai permettersi di guardare le cose come sono in realtà. La sua professione lo obbliga a sostenere un partito; gli è dunque impossibile esaminare senza preconcetti il parere opposto. (cap. XXVI; p. 110)
  • In questo mondo ci sono due classi di persone: quelle che peccano e quelle contro cui si pecca. Se si deve appartenere ad una delle due classi, molto meglio la prima che non la seconda. (cap. XXVI; p. 111)
  • È possibile fare del bene a qualcuno, quando si eccettui nominarlo erede universale e morire subito dopo? Non deve forse ciascuno occuparsi della propria felicità, e il mondo non andrebbe meglio se ognuno pensasse ai propri affari e lasciasse che gli altri pensassero ai loro? (cap. XXXIII; p. 137)
  • La vita non è una corsa all'asino, dove ognuno corre sull'asino del vicino ed è l'ultimo arrivato quello che vince; [...]. (cap. XXXIII; p. 137)
  • Nessun ragazzo può resistere, quando gli venga offerto un buon pranzo da una donna gentile e ancor bella. Sotto questo aspetto i ragazzi sono assai simili a dei cagnolini: getta loro un osso ed essi diventano subito amici. (cap. XXXIII; p. 140)
  • Il vantaggio di incaricarsi dei propri complimenti è che si possono sempre avere della forma e qualità che si desidera. (cap. XXXIV; p. 144)
  • [...] il bugiardo migliore è quello che sa tirare il maggior partito dalla più piccola menzogna, che se ne serve con molta cautela, e non la spreca quando non ve n'è bisogno.[fonte 2] (cap. XXXIX; p. 167)
  • È abbastanza difficile sapere se si è felici o infelici nel presente; molto più difficile paragonare la relativa felicità o infelicità nei diversi periodi della propria vita. Il maggior grado di approssimazione cui si possa giungere è di dire che si è abbastanza felici, quando non si è obbligati ad ammettere che si è infelici. (cap. XLV; p. 194)
  • Tutte le signorine sono o molto belle, o molto intelligenti, o molto dolci; possono scegliere la categoria che preferiscono, ma di qui non si scappa: una di queste tre la devono scegliere. (cap. XLVIII; p. 212)
  • In tutta la Bibbia non c'è una parola che proibisca il tabacco. È ben vero che allora non era stato ancora scoperto, e che forse era stato risparmiato per nessuna altra causa se non per quella. Perché, mentre possiamo immaginare San Paolo e persino Nostro Signore che bevono una tazza di tè, impossibile immaginarli che fumano la sigaretta o la pipa. (cap. L; pp. 223-4)
  • Ma ad Ernesto pareva che la religione non fosse compatibile con le mezze misure o anche solo con i compromessi. (cap. LI; pp. 227-228)
  • Gli embrioni, ad ogni fase dello sviluppo, pensano d'aver raggiunto la sola condizione che veramente si addica loro. Questa, pensano, deve certo essere l'ultima metamorfosi, tanto più che per porvi fine si dovrebbe ricevere una scossa così forte che nulla potrebbe sopravvivere. Ogni cambiamento è una scossa: ogni scossa in sé una morte. E ciò che noi chiamiamo morte non è altro che una scossa abbastanza forte da distruggere il passato e il presente come affini tra loro. In altre parole, la morte non è che la constatazione che la differenza tra il passato e il presente è maggiore della somiglianza, sì che non è più possibile chiamare la seconda fase una continuazione della prima e ci costa meno fatica crederla qualcosa che decidiamo di considerare nuova. (cap. LIII; p. 236)
  • Un uomo può sopportare l'annunzio che deve subire una grave operazione chirurgica, o che ha una malattia che tra poco lo ucciderà, o che rimarrà invalido o cieco per il resto della vita. Per quanto tremende queste notizie, pure non sembra che atterriscano il maggior numero degli uomini, ed anzi molti vanno abbastanza tranquilli persino al patibolo. Ma anche i più forti tremano per la rovina finanziaria, e quanto migliori essi sono, più completo in genere è il loro collasso. Infatti il risultato più frequente dei rovesci finanziari è il suicidio, a cui ben di rado si ricorre per sofferenze fisiche. (cap. LXVI; p. 289)
  • Ci sono orfanotrofi [...] per i bambini che hanno perduto i genitori. Perché, oh perché, non ci sono rifugi per gli adulti che non li hanno ancora perduti? (cap. LXVII; p. 296)
  • Una rosa cessa forse d'essere una rosa, perché ignora il proprio nome? (cap. LXVIII; p. 297)
  • Col lento passare dei giorni giunse a capire che il Cristianesimo e la negazione del Cristianesimo dopo tutto si equivalevano, come spesso fanno gli opposti. Il dissidio era tra i nomi, non tra l'essenza delle cose: in realtà la Chiesa Cattolica, la Chiesa Anglicana e il libero pensiero hanno gli stessi ideali e si incontrano sul terreno dell'educazione: il più perfetto santo è la persona meglio educata. Poi giunse a capire quanto poco importasse la fede professata, fosse religione, fosse irreligione, purché la si seguisse con caritevole con caritatevole incoerenza, senza voler giungere ad assurde conclusioni. Il pericolo risiede nell'intransigenza con cui si segue un dogma; non nel dogma o nella sua mancanza.[fonte 3] (cap. LXVIII; p. 300)
  • Durante tutta la nostra vita, ogni giorno, ogni ora, siamo sempre impegnati in questo processo di accomodare la nostra personalità mutata o immutata agli elementi mutati o immutati dell'ambiente. La vita infatti non consiste in altro se non in questo processo di accomodamento: quando non lo copiamo bene siamo stupidi, quando non lo compiamo affatto pazzi, quando lo sospendiamo temporaneamente addormentati, quando vi rinunziamo del tutto morti. In una vita quieta, priva di eventi, i cambiamenti interni ed esterni sono così insignificanti che il processo di fusione e messa a fuoco non costa quasi sforzo alcuno; in altre vite si deve compiere un grande sforzo ma si giunge anche a brillanti risultati; infine in altre un grande sforzo non viene seguito che da risultati insignificanti. Una vita sarà più o meno riuscita a seconda che la facoltà di accomodamento è uguale o inferiore allo sforzo richiesto per fondere ed accordare cambiamento interno ed esterno. (cap. LXIX; p. 305)
  • Alcuni sono così fortunati da incontrare pochi ostacoli; altri così abili da riuscire a superarli; ma nella maggior parte dei casi la gente per salvarsi, deve passare attraverso la prova del fuoco. (cap. LXXII; p. 320)
  • Una casa vuota è come un cane randagio o un cadavere. La corruzione subito vi si infiltra da ogni parte, e ciò che la muffa e il vento e le intemperie risparmiano, vien distrutto dai monelli della strada. (cap. LXXII; p. 320)
  • Le amicizie di un uomo, come il testamento, sono infirmate non solo dal suo matrimonio, ma anche da quello dei suoi amici. (cap. LXXV; p. 337)
  • Uno sbalzo troppo violento dalla cattiva alla buona fortuna è dannoso quanto uno sbalzo dalla buona alla cattiva; inoltre la povertà è una condizione molto pericolosa, uno stato di vita quasi embrionale, attraverso il quale è meglio passare se si vogliono mantenere sicuramente gli ulteriori sviluppi, ma che, come il morbillo o la scarlattina, è meglio avere in forma benigna e guarire il più presto possibile. (cap. LXXVIII; pp. 348-9)
  • Un giorno gli feci notare come la misera ricompensa concessa da Dio a quanti si dedicano alle ricerche più serie, dovrebbe provare a sufficienza che egli le disapprova, o almeno le tiene in così scarso conto da non volerle incoraggiare.
    Mi rispose: – Oh, non parlare di ricompense. Milton per il Paradiso Perduto ha ricevuto cinque sterline.
    – Cinque sterline di troppo, – replicai subito. – Io stesso gliene avrei dato il doppio, perché non l'avesse mai scritto. (cap. LXXXI; p. 364)
  • Io sono un Ismaele, per istinto come per circostanze, ma se non frequento la società sarò meno vulnerabile di quanto non lo sia in genere un Ismaele. Il momento in cui un uomo va in società, si trova esposto da ogni lato. (cap. LXXXIV; p. 389)
  • Quando si passa nella chiave di do diesis [...] ci si trova come una signora che viaggi da sola sulla metropolitana, e si accorge tutto ad un tratto di essere a Shepherd's Bush senza sapere con precisione dove vuole andare. (cap. LXXXV; p. 408)

In politica è conservatore, per quanto riguarda il suo voto e i suoi interessi materiali: in ogni altro campo, un radicale avanzato. Suo padre e suo nonno, con ogni probabilità, capirebbero il suo stato mentale come capivano il cinese, ma quanti lo conoscono intimamente non credo che lo vorrebbero molto diverso da come egli è.

Citazioni su Così muore la carne

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  • Il libro di Samuel Butler si può classificare fra i Bildungsroman, in quanto segue la formazione di una coscienza individuale; ma in realtà la maturazione del personaggio consiste soprattutto nella sua emancipazione dalla tirannide paterna, attraverso tappe lente e strazianti. Ma a rendere straordinario il romanzo di Butler nel panorama vittoriano più ancora dei motivati sberleffi contro certe idee correnti, ai quali va certo attribuita la mancata pubblicazione, è l'ampiezza del tentativo operato dall'autore onde capire i perché. Verso la fine del racconto, quando scopre incrinata la propria fede nel cristianesimo, Ernest si mette a cercare altre spiegazioni, e desiste solo dopo essersi reso conto che perfino Euclide, l'uomo più logico mai esistito, ebbe bisogno di porre dei postulati non dimostrabili. (Masolino D'Amico)
  • La realtà che il Butler descrive è apparsa così esosa e gretta che due aspre critiche si sono appuntate contro di lui. La prima riguarda l'uomo e si è chiesto con maraviglia, ed anche con sdegnò, come un. figlio abbia potuto, dopo aver offeso i sentimenti religiosi del padre e di tutta la parentela ed aver tradito tutto quello che essi si attendevano da lui, divertirsi a farne una beffa oltraggiosa e spietata. La seconda critica riguarda l'artista, di cui si sono negati i meriti, appunto per la soverchia rispondenza del suo racconto alla realtà. Butler – si è detto – non ha fatto che copiare e fotografare dal vero e i suoi meriti di romanziere non esistono. A questa seconda accusa ha ben risposto anche recentemente Orlo Williams, dimostrando come il Butler, anche copiando dal vero, abbia rivissuto la realtà e tratto dal suo genio il fuoco necessario a fonderla e a riplasmarla. Quanto alla prima accusa, essa è ancora e sarà per molto tempo argomento di aspre polemiche, ma chi comprende l'importanza della requisitoria antifamiliare del Butler e ne sente tutto il valore d'arte sarà sempre pronto ad ammettere che il grande scrittore si è assolto magnificamente della colpa dell'uomo. (Aldo Sorani)
  • Samuel Butler fu uno scrittore assai originale, con lampi ed estri di genio alternati a qualche incoerenza. Lo riconobbe egli stesso, come dimostra la descrizione dell'attività letteraria del suo Ernest: brillante a tratti, con puntigli e idiosincrasie, tale da incuriosire i lettori e, spesso, da respingerli, mettendoli vagamente a disagio con l'episodico affiorare di una punta di follia. Ma almeno in Così muore la carne, Butler raggiunse la grandezza. Pochi altri libri riescono a trasmettere il senso di un'epoca, di un'atmosfera, con un paragonabile impasto di passione personale e di distacco obbiettivo, di sarcasmo e di penetrazione psicologica. (Masolino D'Amico)
  • Certo non conosciamo altra opera che più di questa repugni al tempo in cui nacque, e nell'aura decorosa e pudibonda dell'ottimismo vittoriano essa ci appare il primo importante e coraggioso annunzio della reazione successiva. Infatti lo Shaw – che di quella reazione doveva essere uno degli esponenti maggiori – non tardò a richiamarsi al Butler e a proclamarlo il suo maggiore maestro inglese.
  • Composto secondo i modi di una velata autobiografia – tanto più aderente e precisa in quanto la libertà della finzione romanzesca permette di adeguare le vicende esterne all'intimo svolgersi dei motivi e di essere sempre a fuoco – il libro narra la storia di Ernesto Pontifex, o se vogliamo di Samuel Butler, che nato in un ambiente cui la sua natura repugna per istinto, attraverso lunghi e dolorosi errori, deve aprirsi un varco verso la vera vita, che il cuore confusamente gli promette, ma che egli ignora a tal punto da giungere, in certi attimi di scoramento, a dubitare che esista.
  • Ma per indicare tutti i motivi che rendono importante questo libro dobbiamo uscire dal campo strettamente letterario. In esso infatti troviamo tracciata una storia di alcune delle principali ideologie inglesi dell'ottocento e – cosa anche più importante – fissato con grande chiarezza quello che fu tra i motivi fondamentali della vita ottocentesca: la ricerca continua e sovente affannosa di una fede, in grado di sostituire la religione tradizionale che rapidamente si ritirava, lasciando allo scoperto zone sempre più vaste della società, e di conseguenza l'ingenua fiducia accordata a ogni nuova teoria, la quale non tardava ad abbandonare i precisi limiti scientifici per confondersi in un alone religioso – fenomeno questo che può oggi spiegare la rapida fortuna e l'ancor più rapida decadenza di tante di quelle teorie.

Erewhon

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Interno dello studio di un artista (S. Butler, 1865)

Il lettore mi perdonerà se non dirò nulla dei miei precedenti della mia vita né delle circostanze che mi portarono ad abbandonare il mio paese d'origine; il racconto annoierebbe lui e sarebbe penoso per me. Basti sapere che lasciai la patria con l'intenzione di recarmi in una nuova colonia britannica e di trovare là, o forse anche di comprare, un pezzo di terra non coltivato, adatto all'allevamento del bestiame e delle pecore: pensavo così di potermi arricchire più rapidamente che in Inghilterra.
Si vedrà come non riuscii nel mio progetto, e come, nonostante le cose nuove e inusitate in cui mi imbattei, fui incapace di ricavarne il minimo vantaggio pecuniario.

Citazioni

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  • Conducevo una vita monotona, ma molto sana; e quando uno sta bene non si cura gran che del resto. (cap. I, p. 6)
  • Ora, nel ricordarlo, provo un piacere immenso: ma in quel momento non ci facevo caso. Quando siamo felici non ne abbiamo quasi mai coscienza. E in un certo senso questo è un male, ma è anche un bene: perché se l'avessimo, dovremmo forse essere più coscienti della nostra infelicità; e spesso ho pensato che noi siamo egualmente ignari dell'uno come dell'altro stato. Chi ha scritto «O fortunatos nimium sua si bona nôrint agricolas,» avrebbe potuto scrivere altrettanto giustamente, «O infortunatos nimium sua si mala nôrint»; e non pochi di noi trovano una difesa contro il dolore più vivo proprio nella incapacità di vedere ciò che hanno fatto, ciò che stanno soffrendo; e ciò che veramente sono. Si deve essere grati allo specchio perché ci rivela solo la nostra apparenza. (cap. III, p. 16)
  • Le esplorazioni sono stupende prima di farle e dopo averle fatte, ma tutt'altro che comode mentre si fanno. A meno che non siano talmente facili che non possano neanche chiamarsi tali. (cap. IV, p. 27)
  • Appena rimasi solo, cercai di riflettere sulle parole del mio insegnante, ma non riuscii a trarne alcuna conclusione, se non che rilevavano una perversità morale maggiore di quanto avessi mai potuto pensare. E questo mi affliggeva, perché non tollero di aver rapporti stretti con gente che non la pensa come me. (cap. IX, p. 62)
  • Alcuni dei miei visitatori avevano ricevuto un'ottima educazione nelle Scuole dell'Irragionevolezza, e ottenuto i massimi diplomi in ipotetica, che è la base dei loro studi. (cap. IX, p. 65)
  • Chi ha un minimo di rispetto per se stesso non stringe mai un rapporto di amicizia alla pari con chi ha meno fortuna di lui per nascita, salute, denaro, bellezza, e così via. Non è naturale, ma addirittura auspicabile, per qualsiasi tipo di società umana o animale, che chi ha fortuna provi ripugnanza e persino disgusto per gli infelici, o comunque per le vittime di sciagure eccezionali e particolarmente gravi. (cap. X, p. 73)
  • Perché la proprietà è un furto; ma, quand'è così, siamo tutti ladri, di fatto o nelle interazioni, e abbiamo perciò ritenuto necessario organizzare i nostri furti come abbiamo organizzato la nostra lussuria e il nostro sistema vendicativo. Proprietà, matrimonio, legge; la regola e le convenzioni sono per l'istinto come il letto per un fiume; e guai a colui che indebolisce gli argini mentre l'acqua del fiume scorre. (cap. XII, p. 90)
  • Ma l'argomento principale dei progressisti è di natura economica, in quanto sanno che facendo appello alle tasche invece che al cervello dei cittadini raggiungeranno prima il loro scopo: perché nelle tasche, di solito, la gente ha qualcosa di suo, mentre nel cervello ha più che altro roba presa in prestito o rubata. (cap. XII, p. 95)
  • È qui che quasi tutte le religioni errano. I loro preti vogliono farci credere di conoscere il mondo invisibile più di quanto possa mai conoscerlo chi è ancora accecato dal visibile, dimenticando che, se negare l'esistenza di un regno invisibile è male, ancora peggio è fingere di sapere qualcosa di più del mero fatto che esiste. (cap. XV, pp. 118-119)
  • Ma non cedetti subito; i suoi argomenti per persuadermi mi davano un piacere troppo vivo perché ci rinunciassi arrendendomi al primo assalto. (cap. XVI, p. 123)
  • Un tratto distintivo della gente di Erewhon è che quando si dice assolutamente sicura di qualcosa, e dichiara che tale certezza è la base su cui deve costruire la propria vita, di rado ci crede sul serio. Se fiuta odor di marcio nella struttura delle sue amate istituzioni, si tappa, finché può, il naso. (cap. XVIII, p. 135)
  • Strano fato dell'uomo! Muore se riesce ad afferrare ciò che è costretto a inseguire per non perire. Se non lo insegue è simile ai bruti, se lo afferra è più infelice delle creature infernali. (cap. XIX, p. 141)
  • «Nascere» gli dicono «è un crimine, un delitto capitale; e una volta che lo hai commesso puoi aspettarti da un momento all'altro la condanna a morte. Potrai magari riuscire a vivere settanta, ottant'anni. Ma che cosa sono di fronte all'eternità di cui godi adesso? E persino se la condanna venisse commutata, e ti fosse concesso di vivere in eterno, col tempo proveresti una così atroce stanchezza della vita che l'esecuzione capitale ti parrebbe la suprema clemenza.» (cap. XIX, p. 143)
  • È penoso per l'anatroccolo essere stato covato da una gallina; ma non è forse penoso anche per la gallina aver covato l'anatroccolo? (cap. XIX, p. 144)
  • Nessun erewhoniano crede che il mondo sia nero come lo dipingono; ma questa è proprio una delle loro caratteristiche: spessissimo, a parole, sostengono a spada tratta cose che, in fondo, non credono e non pensano affatto. (cap. XX, p. 148)
  • [...] il mestiere lo si può apprendere solo nella bottega di colui che, con quel mestiere, si guadagna il pane. (cap. XX, p. 152)
  • Si dice che l'amore per il denaro è la radice di tutti i mali. Ma altrettanto si può dire della mancanza di denaro. (cap. XX, p. 153)
  • [...] il limite tra gioventù e vecchiaia dovrebbe essere posto a trentacinque anni; [...]. (cap. XX, p. 154)
  • Quel che caratterizza il sistema è l'importanza che essi danno a una scienza chiamata con un'espressione che posso tradurre solo con la parola «ipotetica». Essi ragionano così: insegnare a un ragazzo semplicemente la natura delle cose che esistono nel mondo che lo circonda, e delle quali dovrà occuparsi tutta la vita, significherebbe dargli un concetto ristretto e superficiale dell'universo, il quale, affermano, potrebbe anche contenere elementi che oggi ci sfuggono. Rivelargli l'esistenza di questa possibilità, e prepararlo così a ogni evenienza, è appunto lo scopo della scienza ipotetica. Immaginare una serie di contingenze strane e assolutamente impossibili, chiedendo ai giovani di risolvere i problemi che ne deriverebbero, ecco secondo loro il modo migliore di prepararli a condurre bene i loro affari, quando saranno adulti.
    Così i giovani dedicano i loro anni migliori a imparare la cosiddetta lingua ipotetica, una lingua formatasi originariamente in un'epoca in cui il paese aveva raggiunto uno stadio di civiltà completamente diverso da quello attuale, e in seguito scomparso e superato da secoli. Molte massime preziose e molti nobili pensieri, un tempo sepolti insieme a quella antica lingua, sono oggi parte integrante della loro letteratura, e sono stati tradotti migliaia di volte nella lingua viva. Parrebbe ovvio, quindi, che lo studio della lingua primitiva dovesse essere riservato solo a quei pochi che mostrassero di esservi tagliati.
    Ma gli Erewhoniani la pensano diversamente. È incredibile quanta importanza diano a questa lingua ipotetica; conferiscono persino una pensione a vita a chi la studia con particolare profitto. Non solo, ma passano gli anni a tradurre alcuni dei migliori poeti in quella lingua morta, perché chi dimostra di poterlo fare con facilità viene senz'altro riconosciuto uno studioso e un gentiluomo.
    (cap. XXI, pp. 159-160)
  • Nessuno è tanto sano da non soffrire di qualche disturbetto da qualche parte, e nessuno è tanto malato da non avere qualche organo che funziona. (cap. XXII, p. 163)
  • Dissi che secondo me le idee originali dovevano essere incoraggiate, ma dovetti rimangiarmi subito le parole, perché evidentemente, per loro, il genio era come uno scandalo: è inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per il quale lo scandalo avviene. Ogni uomo, sostengono, ha il dovere di pensare come il suo vicino; e il cielo lo aiuti, se ha la disgrazia di considerare buono ciò che agli altri sembra cattivo. A dire il vero questa teoria erewhoniana non è molto diversa dalla nostra, se si pensa che anche la nostra parola «idiota» significa semplicemente una persona che pensa a modo suo. (cap. XXII, p. 163)
  • «Il nostro dovere» mi disse «non è quello di aiutare gli studenti a pensare con la loro testa. Questa è, anzi, l'ultima cosa che gli si deve insegnare se si vuole il loro bene Dobbiamo fare in modo che pensino come noi o, comunque, come ci sembra utile dire che pensiamo.» (cap. XXII, pp. 163-164)
  • Tuttavia, non potevo fare a meno di pensare che alcuni di loro erano stati per così lungo tempo immersi nello studio dell'ipotetica da essere diventati l'antitesi vera e propria degli Ateniesi al tempo di san Paolo. E difatti gli Ateniesi volevano vedere e sentire soltanto cose nuove, quei professori cercavano accuratamente di evitare ogni idea che non conoscessero già, e consideravano il loro cervello come una specie il santuario dove, una volta introdottasi un'idea, nessun'altra doveva cercare di spodestarla. (cap. XXII, p. 168)
  • Non ci riesce facile simpatizzare con le emozioni di una patata o con quelle di un'ostrica, perché la patata non fa chiasso quando la lessano, come non fa chiasso l'ostrica quando viene aperta: mentre nulla per noi è più eloquente del chiasso; ne facciamo tanto sulle nostre sofferenze! E siccome ostriche e patate non ci infastidiscono con manifestazioni di dolore, pretendiamo che non sentano nulla. Ed effettivamente non sentono nulla dal punto di vista del genere umano: ma il genere umano non è tutto. (cap. XXIII, p. 175)
  • «Se poi qualcuno obietta che l'azione della patata è soltanto chimica e meccanica, e dovuta agli effetti chimici e meccanici della luce e del calore, bisognerebbe chiedere, per tutta risposta, se ogni sensazione non è forse un processo chimico e meccanico; se le cose che noi riteniamo puramente spirituali non sono forse mutamenti di equilibrio in una serie infinita di leve, a partire da quelle troppo piccole per essere visibili al microscopio fino ad arrivare al braccio dell'uomo e agli strumenti di cui si serve. Chi ci dice che non esista un movimento molecolare del pensiero da cui si può dedurre una teoria dinamica delle passioni? In altre parole, non dovremmo chiederci di quali specie di leve è composto un uomo invece di domandarci quale sia il suo carattere? In quale equilibrio sono quelle leve? Quanto di questo e di quello ci vorrà per farle funzionare e spingerle a fare così e così?» (cap. XXIII, pp. 175-176)
  • "Il silenzio," ha detto uno scrittore "è una virtù che ci rende graditi ai nostri simili." (cap. XXIII, p. 178)
  • [...] le macchine servono l'uomo solo a patto di essere servite, e pongono loro stesse le condizioni di questo mutuo accordo. [...] Quanti uomini vivono oggi in stato di schiavitù rispetto alle macchine? Quanti trascorrono l'intera vita, dalla culla alla tomba, a curare notte e giorno le macchine? Pensate al numero sempre crescente di uomini che esse hanno reso schiavi, o che si dedicano anima e corpo al progresso del regno meccanico: non è evidente che le macchine stanno prendendo il sopravvento su di noi? (cap. XXIV, p. 182)
  • Non ci sono forse più uomini impegnati a curare le macchine che a curare i propri simili? Le macchine non mangiano forse perché servite dall'uomo? (cap. XXIV, p. 183)
  • «L'uomo è il risultato e la manifestazione di tutte le forze che hanno agito su di lui, prima o dopo la nascita. In ogni istante, la sua azione dipende unicamente dalla sua costituzione, e dall'intensità e direzione delle varie influenze a cui è stato soggetto. Alcune di tali influenze si neutralizzano indubbiamente a vicenda; ma l'uomo agirà secondo la sua natura, e secondo le influenze che ha subito in passato e che subisce nel presente dall'esterno, con la regolarità e la ineluttabilità di una macchina.»
    «In genere, ci rifiutiamo di ammetterlo perché non conosciamo a fondo né la natura degli individui né l'insieme delle forze che agiscono su di essi. Ne vediamo solo una parte, ed essendo incapaci di inquadrare, se non in modo approssimativo, la condotta umana, neghiamo che essa sia soggetta a leggi fisse, e attribuiamo in massima parte la personalità e le azioni dell'uomo al caso, alla sorte, o al destino. Ma queste sono solo parole per nascondere la nostra ignoranza; e basterebbe riflettere un poco per capire il più audace volo dell'immaginazione, o il ragionamento più sottile, è un accadimento necessario, e l'unico accadimento possibile nel momento in cui accade, come la caduta della foglia morta, quando il vento la stacca dal ramo.» (cap. XXV, pp. 190-191)
  • E non peccheremmo di completa follia se rifiutassimo i vantaggi che non possiamo ottenere altrimenti, solo perché di quei vantaggi altri profitteranno più di noi? (cap. XXV, p. 197)
  • Fortunatamente il buon senso, che pure è per natura la più mite delle creature viventi, quando si sente il coltello alla gola è capace di rivelare una insospettata forza di resistenza e di mandare al diavolo tutti gli eruditi, anche quando pareva già legato mani e piedi in loro potere. (cap. XXVI, p. 202)
  • La base su cui egli decise doversi unicamente fondare il dovere era tale, come è ovvio, da non lasciar posto a molti degli antichi usi del paese. Quegli usi, sosteneva, erano tutti sbagliati: e non appena qualcuno si azzardava ad avere opinioni diverse, il vecchio signore si appellava al potere invisibile, con cui lui solo era in comunicazione diretta, e invariabilmente il potere invisibile gli dava ragione. (cap. XXVI, p. 203)
  • «Le piante» diceva «in apparenza non si interessano affatto delle cose umane. Non riusciremo mai a far capire a una rosa che sette per cinque fa trentacinque, ed è perfettamente vano parlare a una quercia delle oscillazioni dei prezzi del mercato. Ne deduciamo che la quercia e la rosa mancano di intelligenza, e siccome non capiscono le nostre faccende pensiamo che non capiscano nemmeno le loro. Ma che cosa può sapere dell'intelligenza chi parla cosi? Chi dà prova di maggior intelligenza: lui, o la quercia e la rosa?» (cap. XXVII, p. 212)
  • Ma il desiderio di credere che qualche individuo sappia veramente quanto dice di sapere, e possa così risparmiarci la pena di pensare con la nostra testa, è talmente radicato nel cuore umano, che ben presto fanatici e sedicenti filosofi divennero più potenti che mai, e riuscirono a poco a poco a inculcare nei loro concittadini tutte le assurde teorie sulla vita descritte nei capitoli precedenti. (cap. XXVII, p. 218)

All'ultimo momento vedo sorgere la possibilità di una complicazione che mi preoccupa moltissimo. Fate presto a sottoscrivere le azioni, per carità. Indirizzatele alla Mansion House, presso il Sindaco. Finché non avrò potuto organizzare un comitato avrà lui l'incarico di ricevere a mio nome le firme e le sottoscrizioni.

Citazioni su Erewhon

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  • Erewhon, ritenuto oggi il miglior libro satirico del suo genere dopo I viaggi di Gulliver, quando venne offerto dall'autore agli editori Chapman e Hall venne rifiutato su parere, nientemeno, che di George Meredith e Butler dové, se lo volle pubblicare, risolversi a farlo stampare a proprie spese, sotto il velo dell'anonimo, e se il libro alla prima edizione ebbe un corto esito, questo fu dovuto semplicemente al fatto che fu ritenuto opera di Lord Lytton. Quando si venne a conoscere il nome del vero autore, la vendita del volume diminuì del novanta per cento. (Aldo Sorani)
  • Non c'è dubbio che Butler, parlando di «linguaggio ipotetico»[2], intendesse in realtà riferirsi al latino, la lingua che suo padre gli aveva insegnato a quattro anni con l'aiuto di una bacchetta. Il tono è ironico, e sicuramente Butler avrebbe preferito che «gli abitanti di Erewhon» dedicassero gli anni migliori dei loro ragazzi non al «linguaggio ipotetico» ma a qualcosa di più consistente. Facile immaginare infine quale fosse l'opinione dell'autore riguardo all'opportunità di «pagare stipendi», e per tutta la vita, a coloro che «che abbiano raggiunto un considerevole livello» nello studio del linguaggio ipotetico: come nel caso del dr. Kennedy di Shrewsbury. A volte, però, l'odio è miglior consigliere dell'amore. Ecco perché invitiamo il lettore a non prendere sotto gamba questa invenzione metaforica di Butler: i classici come «hypothetics», i classici come un modo per aprire gli occhi del ragazzo su tutte le possibilità che si possono incontrare nell'universo, anche quelle che non si vedono qui e ora. A nostro parere, infatti, Butler, odiando, ci aveva indovinato. (Maurizio Bettini)
  • Tuttavia quello che rimane, forse, il meglio di Erewhon, cioè lo spirito, la grazia, l'impertinenza soave, l'acutezza dissimulata: questo e altro, come la passione per il nonsense, per le assurdità infantili, vennero a Butler dalla società di cui si faceva beffe, dalla morale della nursery e del sermone domenicale, dei coupons e del ballo Excelsior. Alcune verità annunciate nei due Erewhon suonano diversissime da altre che, in quel torno di tempo, bandiva Nietzsche; sebbene, a considerarle da vicino, vengano a significare lo stesso. (Giorgio Zampa)
  • Ma il risveglio dell'io butleriano si pone immediatamente in termini diversi: le creature che gli appaiono, superato il confine dell'irrazionale, non sono né più alte né più basse, né più storte né più diritte di tutti i comuni mortali. Somigliano agli individui di una qualunque razza mediterranea: agli Italiani più belli, per esser precisi. Ed è proprio questa la sostanza della prima meraviglia. Nessuna deformazione, né nelle persone né nelle cose. Il clima è temperato, il paesaggio tranquillo. Il primo villaggio appare più o meno come doveva apparire un qualsiasi villaggio europeo di qualche secolo fa.
  • Perché, in Erewhon, la virtù è la salute, la malattia il crimine. La ricchezza premiata. La miseria punita. Si pratica una selezione cosciente, imperturbabile, ragionata. Il risultato, indubbiamente positivo, è che i poveri e i malati sono pochi, e anche quei pochi non si fanno vedere in giro e non guastano il sacrosanto piacere della vita. Nelle scuole, invece delle idee chiare e distinte, si insegnano la nebulosità e l'ipotetica.
  • L'io, dunque, è approdato in un rovesciamento assoluto, in un paradossale capovolgimento. Sempre, per muovere al riso, sia sul piano dell'eleganza scettica e dello humour, sia su quello del comico automatico o buffonesco, nel giuoco astratto della marionetta, come nell'assalto della satira e dell'insulto a oltranza, si è ricorsi al paradosso e al rovesciamento. Ma il paradosso, questa suprema forma di snobismo, questo salto che porta a vedere le cose da un punto di vista eccezionale ed eccessivo, questa sfida all'oggetto guardato, è suscitato dall'occasione, e, in genere, valido entro l'occasione. Non ha finalità se non in se stesso e nel contraccolpo che intende dare. Non presuppone né continuità né consequenzialità.

Il buon porto

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Il protagonista di queste memorie, e autore del lavoro che qui segue, nacque a Goodge Street, Tottenham, Court Road, Londra, il 5 novembre 1832. Fu mio fratello, più grande di me di circa diciotto mesi. A suo tempo nostro padre e nostra madre erano stati ricchi, ma per un succedersi di sfortune inevitabili si ritrovarono con un reddito modesto quando io e mio fratello avevamo rispettivamente tre e quattro anni circa.

Citazioni

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  • Fece allora ulteriori domande e scoprì che dei quindici bambini nella sua classe solo cinque erano stati battezzati e anche che non era possibile notare alcuna differenza nella disposizione o nella condotta tra i bambini rigenerati e quelli non rigenerati. I bambini buoni e i bambini cattivi erano distribuiti in proporzioni uguali in relazione al numero di bambini battezzati e non battezzati. Nonostante il suo carattere naturale avesse una certa disposizione all'impetuosità, John aveva anche una mente concreta ed empirica; per questo motivo fece un controllo dell'intera scuola, che conteneva circa cento ragazzi, e venne a sapere chi fosse battezzato e chi no. La maggioranza non lo erano stati, tuttavia l'inclinazione verso il bene o il male era così distribuita da precludere qualsiasi possibilità di asserire che i bambini battezzati fossero migliori di quelli non battezzati.[3] (parte I, cap. 1; p. 32)
  • Sembrava impossibile che una mente così attiva dovesse aver percorso così tanta strada per poi tornare alla stessa posizione da cui era partita. (parte I, cap. 2; p. 37)
  • Nessun cambio è buono a meno che non sia stato necessariamente richiesto. Neppure la Riforma fu cosa buona, ma lo è adesso e l'accetto come accetto qualsiasi cosa che pur non essendo fondamentale ha ottenuto l'approvazione di molte generazioni dei miei concittadini. Non cercherei di annullare la Riforma più di quanto l'avrei supportata nel secolo sedicesimo. Che si lasci crescere fino alla raccolta ciò che è storico, non storico e dubbioso. Quando avrà perso la sua vitalità ciò che non è vitale perirà e diventerà marcio senza che nessuno se ne accorga; continuerà a vivere fino a che avrà vita. (parte I, cap. 2; p. 48)
  • È un vero imbroglio, furto, fraudolenza o che altro il fatto che un uomo menta agli altri nella speranza di ottenere qualcosa di considerevole, ma si tratta di una offesa comprensibile in confronto al permettere a se stessi di essere ingannati. È esattamente come lasciare che altri che ci arrechino noia: l'uomo che si lascia annoiare merita più disprezzo dell'uomo che annoia. L'uomo che tollera dei quadri scadenti, della musica scadente, della moralità scadente e della compagnia scandente è più spregevole di colui che è l'agente primario di qualsiasi di queste cose. Ha infatti meno da guadagnare e quindi probabilmente inganna se stesso di più, così che commette un crimine maggiore per una ricompensa inferiore. (parte I, cap. 3; p. 54)
  • Possiamo perdonare a un uomo quasi ogni falsità purché ci si accorga che era spinto da una forte tentazione e che sapeva di stare ingannando: ha fatto del male, certo, ma lo possiamo comprendere e forse potrebbe essere ancora utile. Ma cosa possiamo provare nei confronti di una persona che mente anche a se stessa per un futile motivo e che non sa di star mentendo? Una cosa del genere deve essere fatta di un inutile tronco marcio di fico che cade in tutte le direzioni quando ci si avvicina. Il comune autoingannatore della società moderna è un soggetto più pericoloso e spregevole di qualsiasi altro comune criminale; è una questione su cui coloro che non si autoingannano non hanno bisogno di far chiarezza. (parte I, cap. 3; p. 55)
  • Nessuna di voi ha mai visto un cane rabbioso abbaiare e mordere la sua catena come se volesse divorarvi, per poi essere ammansito e smettere di abbaiare una volta che vi siate avvicinate coraggiosamente e gli abbiate detto di stare tranquillo? Questo è il carattere della miscredenza: ama minacciare coloro che battono in ritirata, eppure scappa atterrita da coloro che l'affrontano con forza. (parte II, cap. 1; p. 81)
  • Cos'è che ha reso il nome di Strauss così terribile alle orecchie degli Ecclesiastici Inglesi? Nulla di certo se non l'inquietante silenzio che è stato mantenuto nei suoi riguardi in tutte le parti della nostra Chiesa. Perché, in fondo, cosa può dire o fare Strauss contro tutti i miracoli se risulta essere impotente contro la Resurrezione? Può produrre frasi che sembrano plausibili, ma non è una grande impresa. Può mostrarci come ci sia qualsiasi improbabilità a priori nel fatto che i miracoli fossero stati eseguiti da una persona che era nata e poi risorta? Se un uomo fece così è allora poca cosa che sapesse camminare sulle acque e comandare i venti. Ma se non c'è alcuna difficoltà a priori in relazione a questi miracoli, allora ne esistono altre. (parte II, cap. 5; p. 121)
  • Quale dovrebbe quindi essere la legittima conclusione? Di certo che non abbiamo prove della morte di Cristo sulla Croce, o in altre parola che non abbiamo prova dal fatto che fosse morto! Uniamo ciò alle note sulla Resurrezione che abbiamo visto più sopra e ci sentiremo come se fossimo nelle mani di qualche miscredente Gesuitico che stesse cercando di indebolire la nostra fede nelle nostre più preziose convinzioni facendo finta di starle difendendo piuttosto che nelle mani di una persona che è quasi impossibile sospettare di un progetto del genere. Cosa dovremmo dire se avessimo trovato Newton, Adam Smith o Darwin argomentare così a favore delle loro opinioni? Cosa dovremmo pensare di qualsiasi causa scientifica perorata in questo modo? Saremmo ben consci del fatto che è già persa. E tuttavia i nostri migliori teologi devono essere applauditi ed elevati per accondiscendere a una strategia così disonesta che verrebbe disprezzata anche da un avvocato malfamato in quanto troppo ovviamente superficiale da poter esserci di anche il più minimo uso. (parte II, cap. 6; pp. 144-5)
  • O il Cristianesimo è la verità della verità (quella che in questo mondo dovrebbe soggiogare tutte le altre nei pensieri degli uomini e comparata alla quale tutte le altre verità sono insignificanti tranne per il fatto che si raggruppano intorno a lei) oppure al massimo è un errore che dovrebbe essere messo a posto il prima possibile. Non c'è via di mezzo. O Gesù Cristo fu il Figlio di Dio oppure non lo fu. Se lo fu, allora il grande Padre ci proibisce di imbrogliare al fine di provarlo; ci proibisce di mercanteggiare per un centimetro in più o in meno di ferita e di discutere sulla radice νυγ nella parola greca ενυξε.[4] Meglio ammettere che la morte di Cristo deve rimanere per sempre materia di dubbio, nel caso ci venga richiesto un sacrificio così grande, piuttosto che anche solo avvicinarci a una menzogna solo per il fine di rendere doppiamente sicura una certezza. Nessuna mente onesta può dubitare che la causa di Cristo sia servita molto meglio dall'esporre un argomento insufficiente piuttosto che sorvolarci sopra in silenzio, o altrimenti che la causa di Cristo sia da essere attaccata e non da essere difesa. (parte II, cap. 6; p. 146)

Spero che il lettore possa capire ciò non meno fortemente di quanto faccia io e spero che possa anche capire che io ho offerto quell'elemento mancante il quale unicamente può fare in modo che si combinino tra loro. Se mi si chiede a quale elemento stia alludendo, io risponderò la Sincerità. Questo è il pilota che ci ha condotti in salvo nel buon porto della fratellanza universale in Cristo.

Citazioni su Il buon porto

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  • È stato spesso supposto che l'elaborato corredo di mistificazione che Butler usò in Il buon porto fosse stato deliberatamente costruito al fine di farsi beffe del pubblico. Non credo che sia andata così. Sono convinto che Butler avesse creato un'intelaiatura ironica per i suoi argomenti semplicemente per renderli più efficaci di quanto lo furono quando vennero esposti senza fronzoli nel pamphlet del 1865. (R. A. Streatfield)
  • Il buon porto non mi ha arrecato alcun danno sociale di cui io sia mai venuto a conoscenza. Potevo attaccare il Cristianesimo tanto quanto volessi e a nessuno importava un fico secco; ma quando attaccai Darwin fu una questione differente. Per molti anni Evolution, Old and New e Unconscious Memory provocarono una rovina alle mie prospettive letterarie. Solo ora sto iniziando a riemergere dal danno letterario e socievole che quei due libri perfettamente giusti mi hanno inflitto. Oserei dire che abbondano di piccole manchevolezze di gusto, ma sono più che contento di averli scritti.[fonte 4] (Samuel Butler)
  • La richiesta di una nuova edizione di Il buon porto mi dà l'opportunità di dire un paio di parole sulla genesi di quello che, sebbene non sia uno dei suoi libri più popolari di Samuel Butler, è certamente uno dei più caratteristici. Poche delle sue opere mostrano infatti più marcatamente le sue brillanti capacità come polemista e la sua implacabile determinazione di arrivare alla verità di qualunque cosa avesse attirato la sua attenzione. (R. A. Streatfield)

L'autrice dell'Odissea

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Mappa dei viaggi di Ulisse raffigurata in una versione dell'Odissea tradotta da Samuel Butler

Se le domande che noi ci poniamo sull'Odissea: «fu scritta da un uomo o da una donna? il poema è esclusivamente di origine siciliana?» mirassero soltanto a determinare il sesso e la residenza dello scrittore sarebbe sufficiente rimandare il lettore al testo. Esse invece mirano a risolvere definitivamente l'intera questione omerica.
Le risposte alle due domande sono d'importanza capitale in questa questione, giacché se noi troviamo la mano di una donna onnipresente nell'Odissea, e se noi pure troviamo un così largo numero di dettagli locali presi esclusivamente e fedelmente da una sola città siciliana, tali da farci credere che l'autore dovette vivere e scrivere là, sembra inconfutabile l'affermazione che il poema fu scritto da una sola persona. Difficilmente poteva esservi più di una donna, nello stesso luogo, capace di scrivere un tale e così omogeneo poema come l'Odissea.

Citazioni

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  • Io non discuterò se l'Iliade e l'Odissea siano dello stesso autore, in quanto, se io convinco il lettore che l'Odissea fu scritta da una donna e in Sicilia, va da sé che non fu scritta da Omero, giacché non vi può essere dubbio sul sesso dello scrittore dell'Iliade. Gli stessi criteri che ci obbligheranno ad attribuire l'Odissea a una donna, vietano qualsiasi altra conclusione, eccetto quella che l'Iliade fu scritta da un uomo. (cap. I; p. 18)
  • Ciò che è giusto per un uomo è errato per una donna e viceversa. I giovani di Jane Austen, per esempio, raramente sono molto interessanti, ma solo quelli che son ciechi alla squisita purezza e delicatezza del lavoro di Jane Austen si lamenteranno che lei non capisca gli uomini così bene come le donne. (cap. I; p. 23)
  • In un'epoca, inoltre, nella quale gli uomini erano principalmente occupati o in guerre o nella caccia, le arti di pace, e tra esse tutti tutti i generi di pregio letterario, erano più naturalmente lasciate alle donne. Se fosse conosciuta la verità, molto probabilmente troveremmo che fu l'uomo, piuttosto che la donna, l'intruso nel dominio della letteratura. Nausicaa fu più probabilmente una sopravvissuta che non una intrusa ma, molto più probabilmente di tutto, ella era all'altezza dei tempi. (cap. I; p. 26)
  • L'uomo e la donna non si comprendono mai l'un l'altro pienamente, tranne, forse, durante il fidanzamento e la luna di miele, e siccome l'uomo comprende l'uomo più di quanto lo possa la donna, così la donna comprende la donna più di quanto non lo possa un uomo. (cap. III; p. 123)
  • Gli uomini sembrano incapaci di parlare delle donne senza deriderle o metterle in caricatura; e così, forse, una donna non sa mai descrivere un uomo così facilmente come quando lo mette in ridicolo. Se ella lo fa intenzionalmente è sicura di riuscirvi, se lo fa senza preconcetto riuscirà più sicuramente ancora. Ciascuno dei due sessi, infatti, riesce benissimo nel mettere in caricatura l'altro, [...]. (cap. IV; p. 124)
  • Chi sono le donne dell'Odissea? Vi è Minerva onnipresente, a fianco di Ulisse e Telemaco, per dirigerli e consigliarli ed alternativamente rimproverarli o adularli. Nell'Iliade essa è una grande guerriera, ma non è una donna; nell'Odissea essa è una grande donna ma non una guerriera. (cap. IV; p. 125)
  • Per di più è chiaro in tutto il libro III e in tutto il libro IV, nei quali Telemaco tenta di avere notizie di suo padre, che quello che egli realmente vuole è la certezza della sua morte, non della sua esistenza, sebbene questo possa spiegarsi nel senso che egli dispera della seconda alternativa. L'indignazione di Telemaco per la prodigalità dei proci è notevolmente divisa dalla scrittrice in tutto il poema; su questo è furiosa forse per causa dello spreco continuo che vedeva in casa di suo padre. (cap. IV; p. 142)
  • [...] io considero i Ciclopi, i superstiti dei vecchi soggiogati abitanti sicani di monte Erice. Essi devono la loro fama di una gigantesca statura alle grandi dimensioni delle pietre con le quali costruirono le mura delle loro città sul monte Erice. (cap. X; p. 221)

Ed ora, nel congedarmi dal lettore, io vorrei dire che se quando iniziai questo lavoro nutrivo scarsa speranza di farlo prendere in seria considerazione dagli studiosi di Omero, sono ancora più oppresso e scoraggiato quando scorro le mie pagine e vedo che certamente scontenterò molti con i quali anzicché offenderli vorrei andare d'accordo. Che cosa può importarmi dove sia scritta l'Odissea o se sia stata scritta l'Odissea o se sia stata scritta da una donna o da un uomo? Dal profondo del cuore posso dire lealmente che a me non importa che questi punti siano decisi secondo il mio modo di vedere, a me importa solo, e moltissimo, il sapere come saranno decisi dalle persone di buon senso che considereranno gli argomenti sui quali richiamano l'attenzione in questo libro. Credo di avere chiarito tutti e due i punti sufficientemente, ma, qualunque cosa accada, io so che il mio assunto è abbastanza forte da giustificarmi di averlo esposto; e così lo lascio.

Life and Habit

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Sarà nostro compito, nei capitoli seguenti, esaminare se l'inconsapevolezza, o la quasi-inconsapevolezza, con cui compiamo determinate azioni acquisite possa gettare qualche luce sull'Embriologia e sugli istinti ereditari, e più in generale seguire il filo di pensiero che la classe di azioni sopra menzionate suggerisce; soprattutto nella misura in cui esse sembrano riguardare l'origine delle specie e la continuazione della vita attraverso generazioni successive, sia nel regno animale sia in quello vegetale.

It will be our business in the following chapters to consider whether the unconsciousness, or quasi-unconsciousness, with which we perform certain acquired actions, would seem to throw any light upon Embryology and inherited instincts, and otherwise to follow the train of thought which the class of actions above-mentioned would suggest; more especially in so far as they appear to bear upon the origin of species and the continuation of life by successive generations, whether in the animal or vegetable kingdoms.

Citazioni

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  • Un'impressione uniforme corrisponde praticamente a nessuna impressione.
A uniform impression is practically no impression. (cap. I)
  • Non si può imparare o disimparare senza dolori o sofferenze.
One cannot either learn or unlearn without pains or pain. (cap. I)
  • L'umorismo e l'ironia più perfetti sono generalmente del tutto inconsci. Esempi di entrambi sono spesso forniti da uomini che il mondo considera carenti di umorismo; è più probabile che queste persone siano inconsapevoli del proprio delizioso potere per la stessa maestria e perfezione con cui lo possiedono.
[...] the most perfect humour and irony is generally quite unconscious. Examples of both are frequently given by men whom the world considers as deficient in humour; it is more probably true that these persons are unconscious of their own delightful power through the very mastery and perfection with which they hold it. (cap. II)
  • I vestiti di un uomo, quando sono appoggiati su una sedia di notte, non fanno parte di lui, ma quando li indossa sembrano esserlo, come una specie di cibo che lo riscalda e lo lo nutre, e la cui perdita può ucciderlo di freddo.
A man's clothes [...] as they lie on a chair at night are no part of him, but when he wears them they would appear to be so, as being a kind of food which warms him and hatches him, and the loss of which may kill him of cold. (cap. V)
  • Parole, parole, parole [...] sono gli ostacoli sulla via della verità. Finché non pensi alle cose come sono, e non alle parole che le travisano, non puoi pensare correttamente. Le parole producono confini apparentemente stringenti e veloci laddove non ne esistono. Le parole dividono; così chiamiamo questo uomo, quello scimmia, quell'altro ancora scimmietta, mentre sono tutti solo differenziazioni della stessa cosa. Per pensare a una cosa bisogna liberarsi delle parole: sono gli abiti che indossano i pensieri, solo gli abiti. Lo dico più e più volte, perché non c'è niente di più importante. Le parole degli altri uomini ti fermeranno all'inizio di un'indagine. Un uomo può giocare con le parole per tutta la vita, sistemandole e risistemandole come tessere del domino. Se potessi pensare a te senza parole, mi capiresti meglio.
Words, words, words [...] are the stumbling-blocks in the way of truth. Until you think of things as they are, and not of the words that misrepresent them, you cannot think rightly. Words produce the appearance of hard and fast lines where there are none. Words divide; thus we call this a man, that an ape, that a monkey, while they are all only differentiations of the same thing. To think of a thing they must be got rid of: they are the clothes that thoughts wear—only the clothes. I say this over and over again, for there is nothing of more importance. Other men's words will stop you at the beginning of an investigation. A man may play with words all his life, arranging them and rearranging them like dominoes. If I could think to you without words you would understand me better. (cap. V)
[...] a hen is only an egg's way of making another egg. (cap. VIII)
  • Non è chi per primo concepisce un'idea, né chi la mette in piedi e la fa camminare a quattro zampe, ma è chi fa accettare agli altri la conclusione principale, su basi giuste o sbagliate, ad aver svolto il lavoro più grande per la promulgazione di un'opinione. Ed è ciò che il signor Darwin ha fatto per l'evoluzione.
It is not he who first conceives an idea, nor he who sets it on its legs and makes it go on all fours, but he who makes other people accept the main conclusion, whether on right grounds or on wrong ones, who has done the greatest work as regards the promulgation of an opinion. And this is what Mr. Darwin has done for evolution. (cap. XIV)

Il lettore mi inviterà a svegliarmi con lui in un mondo di casualità e cecità? O potrò convincerlo a sognare con me una fede più viva di quanto lui o io avessimo finora creduto possibile? Come ho detto, la ragione impone spietatamente un risveglio, ma la fede e la speranza continuano a invitare al sogno.

Will the reader bid me wake with him to a world of chance and blindness? Or can I persuade him to dream with me of a more living faith than either he or I had as yet conceived as possible? As I have said, reason points remorselessly to an awakening, but faith and hope still beckon to the dream.

Ritorno in Erewhon

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Eynsford, Kent (S. Butler)

Prima di iniziare il racconto del secondo viaggio di mio padre nel singolare paese da lui scoperto circa trent'anni prima, mi pare opportuno dire qualcosa sulla sua vita nel periodo intercorso fra la pubblicazione del libro, nel 1872, e la sua morte, avvenuta al principio dell'estate del 1891. Potrò così accennare alle cause per cui egli perse quel favore del pubblico che pareva aver conquistato all'inizio.

Citazioni

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  • La prima idea è un germoglio robusto: se può si sviluppa. (cap. III; p. 264)
  • Ognuno di noi ha qualche scheletro, grande o piccolo, in qualche armadio, e se è uno scheletro ben educato che se ne rimane tranquillo nel suo cantuccio, la cosa non è poi tale da turbarci troppo. Esistono però scheletri con cui non c'è mai da star sicuri che al momento meno opportuno non aprano lo sportello dell'armadio, scendano al piano di sotto, suonino il campanello del vestibolo, e, con una brutta grinta, si presentino come gli Scheletri Tal de' Tali, e chiedano se il padrone o la padrona sono in casa. Questo tipo di scheletro, anche se al massimo è grande come lo scheletro di un coniglio, pare a volte più grande di quello di un dinoterio. (cap. VIII, p. 309)
  • Mi addormento con la piena, sicura speranza | che il mio sonno non verrà interrotto; | e che mentre io avrò tutto dimenticato, | non sarò del tutto dimenticata, | ma continuerò a vivere, nei pensieri e negli atti | di coloro che ho amato, | quella vita in cui, finché ebbi forza di lottare, | appassionatamente lottai per entrare. (cap. X; p. 329) [epitaffio]
  • La fede, come un qualsiasi corpo mobile, segue la linea di minor resistenza [...].[fonte 6] (cap. XI; p. 334)
  • Perché se gli uomini non temono la morte più del necessario, finiscono per corteggiarla più del necessario. Si può esaltare la morte solo se si disdegna la vita; tuttavia, secondo lui, una moderata certezza di onore e rinomanza dopo la morte è un conforto più vero per chi muore, e un più reale incentivo ad agire rettamente nella vita, [...]. (cap. XI; p. 334)
  • La vita, affermava, non risiede in organi corporei, ma nella facoltà di usarli, e nell'uso che ne facciamo: cioè nell'opera che essi compiono. Come l'elemento essenziale di una fabbrica non è né l'edificio in cui si lavora, né gli strumenti con cui si lavora, ma la potenza di volontà del padrone, e i beni che egli produce; così la vera vita consiste nella sua volontà e nelle sua opera, non nel suo corpo. «Coloro che identificano la vita dell'uomo con quella del corpo» diceva «fanno lo stesso errore di chi scambia gli attrezzi del falegname per il falegname stesso». (cap. XI; p. 335)
  • Secondo il dottore la nostra potenza di volontà non si limita a mettere in opera il sistema speciale di organi che le è proprio, ma sotto certe condizioni arriva a influenzare altre volontà analoghe, ovvero a subirne l'influenza: dimodoché, ad esempio, se la potenza di volontà di A ha una presa sufficiente sulla potenza di volontà di B da riuscire a mettere in moto, attraverso B, il meccanismo di quest'ultimo, quella che in apparenza è un'azione di B in realtà sarà piuttosto un'azione di A, e ciò in senso non meno reale che se l'azione fosse stata compiuta attraverso il sistema meccanico dello stesso A: in altre parole, A sarà vissuto in B. Il principio universalmente ammesso per cui chi compie un'azione per mano di un'agente la compie in realtà lui stesso, dimostra che la teoria su esposta è solo un modo indiretto di esprimere ciò che per il senso comune è assolutamente ovvio. (cap. XI; pp. 335-6)
  • Ma la coscienza di chi agisce non è così importante come generalmente si crede, in confronto alla realtà vitale dell'azione. Noi non sappiamo nulla della forza che fa battere il nostro cuore, e non ci rendiamo nemmeno conto che batte, finché il battito è regolare. Non abbiamo alcuna coscienza del nostro respiro, né della digestione, né dell'impresa di capitale importanza che abbiamo compiuto come embrioni, né del graduale sviluppo dall'infanzia alla pubertà. Nessuno può negare che tutte queste azioni vengano compiute da un agente vitale; ma più questo agente è normale, sano, e veramente vivo, meno è stato e sarà conscio del suo agire. La parte della nostra vita corporea che penetra fino alla nostra coscienza è ben limitata rispetto a quella di cui siamo inconsapevoli. (cap. XI; pp. 336-7)
  • Uno scrittore, ad esempio, ha scritto un libro che diletta o disgusta migliaia di persone che egli non conosce e che non conoscono lui. Supponiamo che il libro abbia una notevole influenza, o comunque una qualche influenza, sulle azioni di quelle persone. Supponiamo che l'autore dorma profondamente, mentre altri leggono con gran gusto il suo libro, e agiscono in conseguenza, magari a enorme distanza dal luogo ove egli si trova. Qual è la sua vita più vera, quella che egli vive in loro, o quella, altrettanto inconscia, che vive nel suo corpo immerso nel sonno? Chi può negare che la vita vicaria sia la più attiva? (cap. XI; p. 337)
  • [...] quando un uomo muore, viene talmente annullato uno dei grandi fattori della sua vita, che egli non potrà più avere una vita vera di alcun genere. Perché vivere significa non solo influenzare, ma essere influenzati; e quando un uomo è morto, come può essere influenzato? Può esistere per gli altri, ma gli altri non possono esistere per lui. Può venire da noi, ma noi non possiamo andare da lui. Cessando quindi di essere sensibile, perde una così gran parte di quel che costituiva la sua vita che non può più possedere una vita vera. (cap. XI; p. 338)
  • Sembra dunque che non esista una vita assoluta se non combinata con una certa dose di morte, né una morte assoluta se non combinata con una qualche dose di vita, almeno finché non sia sparito ogni postumo potere di influenza. Questo, forse, intendeva Figliodelsole quando diceva che nel mezzo della vita siamo morti, e nel mezzo della morte siamo vivi. (cap. XI; p. 339)
  • Come il corpo è il sacramento, ovvero il segno esteriore e visibile, dello spirito, così la posterità è il sacramento di chi vive dopo la morte. Entrambi rappresentano il meccanismo attraverso cui l'altro agisce e si manifesta. (cap. XI; p. 340)
  • Son pochi i semi che germogliano in confronto a quelli che marciscono o vengono mangiati, e la maggior parte degli abitanti di questa terra sono solo dei nati morti rispetto a quella vita più vasta, mentre nessuno è immortale rispetto all'eternità. (cap. XI; p. 340)
  • [...] "appari e svanisci": ecco la legge che pervade tutte le cose che conosciamo, e se c'è stata qualche predisposizione, essa è stata in favore di una vita breve e felice, una vita che contenga in sé abbastanza promesse da durare oltre la tomba perché valga la pena di tentarla, piuttosto che in favore di una vita eterna, fosse pure la migliore e la più nobile. (cap. XI; pp. 340-1)
  • La fede non consiste, come sostengono falsamente alcuni, nel credere in certe cose senza avere prove sufficienti; questa non è fede, ma mancanza di fede in tutte le cose in cui dovremmo credere di più. La fede consiste nel credere che l'istinto dei migliori tra gli uomini sia in se stesso una prova che non può essere messa da parte alla leggera; e i migliori tra gli uomini hanno sempre ritenuto la morte preferibile al disonore, e addirittura desiderabile, quando con essa si può conquistare la gloria. (cap. XI; p. 341)
  • Quale ineffabile contraddizione in termini! Quale rovesciamento di tutte le leggi di questo mondo, il dover stimare povera cosa anche le somme gioie e i sommi piaceri di cui abbiamo coscienza o percezione in questa vita, di fronte a speranze nel cui avverarsi non avremo mai né coscienza né percezione. Eppure è così, e lo sappiamo tutti, anche se non vogliamo confessarcelo. Perché, in cuor suo, il mondo disprezza le sue stesse leggi. (cap. XI; p. 342)
  • La vita, tanto prima quanto dopo la morte, è come l'amore – ogni logica le è avversa, mentre ogni sano istinto la favorisce. (cap. XI; p. 342)
  • Uno dei massimi doveri della posterità [...] è quello di valutare rettamente coloro che affrontano il suo giudizio. Conceda loro il beneficio del dubbio, e ignori i loro peccatucci; ma quando appare innegabile che un uomo è stato veramente ignobile e codardo, la sua reputazione deve rimanere in purgatorio del tempo per un periodo che varia, diciamo, dai cento ai duemila anni. Dopo un centinaio di anni, in genere, potrà tornare fra gli uomini, pur restando sempre offuscato. Dopo duemila se ne potrà parlare in qualsiasi società, senza che nessuno si scandalizzi. Il nostro senso di colpa morale varia in ragione inversa del quadrato della distanza che da essa ci separa nel tempo e nello spazio. Non così l'eroismo; l'eroismo non perde il suo splendore né col tempo né con lo spazio. Il bene è come l'oro; è raro, ma non si offusca. Il male è come l'acqua torbida; abbondante e piena di fango, ma a furia di scorrere finirà per tornare limpida. (cap. XI; p. 343)
  • Il che dimostra la verità di quanto Euclide osservò molto tempo fa: e cioè che il più piccolo non potrà mai comprendere il più grande. È altrettanto vero, però, che il più grande non può comprendere il più piccolo. (cap. XII; p. 351)
  • Nel mondo esterno, siamo costretti a tollerare molte cose contrarie alla felicità del massimo numero di individui, in parte perché non possiamo sempre scoprire in tempo che è genuinamente bugiardo, e non desta preoccupazioni, e chi lo è a parole, ma in realtà maschera un'indole sincera; e in parte perché, dovendo sbagliare, preferiamo lasciarci sfuggire i colpevoli, piuttosto che punire gli innocenti. Così, molti che notoriamente appartengono alla categoria degli onesti, vengono lasciati in libertà; e non è raro vederli addirittura far comunella con i guardiani della pubblica immoralità. D'altronde, estirpare radicalmente la rettitudine non sarebbe nell'interesse del pubblico. Una certa dose di sincerità agisce come beneficio stimolante al conformismo dei più, in quanto li spinge a rendersi conto della loro fortuna, e fornisce qualcosa da disprezzare. (cap. XIII; pp. 354-5)
  • [...] da un punto di vista umano, non v'è errore più grande del cercare di essere sempre nel giusto. (cap. XIII; p. 357)
  • Maledetti coloro che dicono: "Tu non servirai insieme Dio e Mammona"[5], perché il dovere generale dell'uomo consiste nel saper conciliare le esigenze opposte di questi due dèi. (cap. XIII; p. 358)
  • È stato detto che Dio non può cambiare il passato, ma gli storici sì. E i pittori, osservò mio padre dentro di sé, possono fare tutto quello che fanno gli storici, e persino con migliori risultati. (cap. XIII; p. 365)

«Cara,» dissi a mia moglie, che era seduta all'altro capo del tavolo, all'ora di colazione «debbo tradurti questa lettera e pregarti di aiutarmi poi a fare i bagagli. Bisogna che veda Alfred e gli rilasci una procura. Si metterà d'accordo con un editore per pubblicare il mio libro, e tu potrai correggere le bozze. Annuncia con garbo la mia partenza ai bambini; e cerca di fare a meno di me, mia cara, per sei mesi.»

Scrivo questo a Southampton, da dove mi imbarco per Erewhemos domani, 15 novembre 1900.

Citazioni su Ritorno in Erewhon

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  • Analogamente, partendo, in Erewhon, dal sogno della conversione in massa dei pretesi discendenti delle dieci tribù smarrite d'Israele (quelle cioè sfuggite, in tutto e per tutto, alla contaminazione cristiana), si arriva, in Ritorno in Erewhon, al pratico, disadorno e divertito contratto, al ragionare in termini di pepite e sterline, lasciti e donazioni, conguagli valutari, «scambi con l'estero». L'utopia, cioè la proposta di un mondo possibile, si arrende alla nuda pianura della realtà. Si riapre, per l'ennesima e non ultima volta, la tabula rasa del realismo e del positivismo inglese, con la sua caustica ma statica consapevolezza. (Lucia Drudi Demby)
  • Ancora più che in Erewhon il Ritorno in Erewhon, pubblicato nel 1901, l'anno precedente la morte dell'autore, dà il senso di una condanna senza appello, di un'amara, inflessibile negazione degli sforzi dell'uomo per darsi una ragione di vita sulla terra. Il vago monismo che vi viene espresso non si distingue da quello, sempre di origine materialista, predicato in altri paesi d'Europa, nello stesso pe riodo; consolazione magra, punto d'appoggio troppo debole per chi rifiuta ogni soccorso dell'al di là. (Giorgio Zampa)
  • Erewhon, abbiamo detto, è l'immagine capovolta del nostro mondo; Ritorno in Erewhon è il capovolgimento del capovolgimento. Gli Erewhoniani, sperimentatori «contaminati» riprovano tutto da capo; e il risultato è squallido, perché il sapore del gradevole egoismo originario è quasi svanito. Dopo il miracolo, il paese inesistente appare un mondo prostituito, come certe civiltà africane dopo che si è sovrapposto, al loro errore, il nostro. Un falso Dio si è imposto là dove l'assenza di Dio era la componente prima di un robusto amore del presente. E quel falso Dio è proprio il viaggiatore, l'esploratore, il turista, che, al suo ritorno, si ritrova davanti la propria figura, già mistificatrice, mistificata in una pala d'altare, le proprie parole già false, falsificate in una raccolta di Detti sacri. (Lucia Drudi Demby)

The Note-Books

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Samuel Butler nel 1858

Capitolo I, Lord, What is Man?

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  • Siamo come le palle da biliardo in una partita tra giocatori inesperti: spinte continuamente in prossimità della buca senza mai finirci dentro, se non per caso.[fonte 7]
We are like billiard balls in a game played by unskilful players, continually being nearly sent into a pocket, but hardly ever getting right into one, except by a fluke. (Man, I)
  • Che nesso volubile deve esserci fra i nostri pensieri se un odore improvviso, un gruppo di musicanti per la strada, un volto umano intravisto sulle lingue del fuoco o nel fusto nodoso di un albero, li portano di punto in bianco alle più stravaganti associazioni.[fonte 8]
How loosely our thoughts must hang together when the whiff of a smell, a band playing in the street, a face seen in the fire, or on the gnarled stem of a tree, will lead them into such vagaries at a moment's warning. (Man, IV)
  • La vita è la distribuzione di un errore – o di errori.[fonte 9]
Life is the distribution of an error—or errors. (Life, IV)
  • Il guscio di una chiocciola è una superstizione: le lumache non hanno il guscio e se la passano altrettanto bene. Ma una chiocciola senza guscio non diventa per questo una lumaca, a meno che non assorba l'indifferenza di una lumaca verso il guscio.[fonte 9]
The snail's shell is a superstition, slugs have no shells and thrive just as well. But a snail without a shell would not be a slug unless it had also the slug's indifference to a shell. (Life, VI)
  • La vita è un lungo processo attraverso il quale si raggiunge la stanchezza.
Life is one long process of getting tired. (Life, VII)
  • La vita è l'arte di trarre conclusioni sufficienti da premesse insufficienti.[fonte 9]
Life is the art of drawing sufficient conclusions from insufficient premises. (Life, IX)
  • Un senso dell'umorismo abbastanza forte da mostrare all'uomo non solo le assurdità degli altri ma anche le proprie gli impedirà di compiere tutti i peccati; o quasi tutti, tranne quelli che vale la pena commettere.[fonte 10]
A sense of humour keen enough to show a man his own absurdities, as well as those of other people, will keep him from the commission of all sins, or nearly all, save those that are worth committing. (Life, XII)
  • La vita è come la musica: deve essere composta a orecchio, seguendo l'istinto e le sensazioni, non le regole.[fonte 9]
Life is like music, it must be composed by ear, feeling and instinct, not by rule. Nevertheless one had better know the rules, for they sometimes guide in doubtful cases—though not often. (Life, XIII)
  • Ci sono due grandi regole nella vita, una generale e l'altra particolare. La prima è che tutti finiscono per ottenere ciò che vogliono, se solo ci provano. Questa è la regola generale. La regola particolare è che ogni individuo è, chi più chi meno, un'eccezione alla regola generale.[fonte 11]
There are two great rules of life, the one general and the other particular. The first is that every one can, in the end, get what he wants if he only tries. This is the general rule. The particular rule is that every individual is, more or less, an exception to the general rule. (Life, XIV)
  • Ogni forma di progresso è basata sul desiderio, innato e universale, di ogni organismo di vivere al di là dei propri mezzi.[fonte 12]
All progress is based upon a universal innate desire on the part of every organism to live beyond its income. (Life, XVI)
  • Il mondo è un tavolo da gioco predisposto in modo tale che tutti quelli che entrano nel casinò devono giocare e tutti a lunga scadenza devono perdere, chi più chi meno, anche se di quando in quando possono realizzare una vincita provvisoria.[fonte 13]
The world is a gambling-table so arranged that all who enter the casino must play and all must lose more or less heavily in the long run, though they win occasionally by the way. (The World, I)
  • Trascorriamo i nostri giorni come giochiamo a carte, prendendoli così come vengono, senza sapere quale capiterà, sperando in una carta fortunata e ottenendone talvolta una, spesso ottenendo proprio quella sbagliata.
We play out our days as we play out cards, taking them as they come, not knowing what they will be, hoping for a lucky card and sometimes getting one, often getting just the wrong one. (The World, II)
  • Forse il mondo non è particolarmente saggio; ma non conosciamo niente di più saggio.[fonte 13]
The world may not be particularly wise—still, we know of nothing wiser. (The World, III)
  • Il mondo sarà sempre governato dal principio dell'egoismo. Non dovremmo cercare di por fine a questo stato di cose, ma di rendere l'egoismo dei farabutti più coincidente con l'egoismo della gente per bene.[fonte 14]
The world will always be governed by self-interest. We should not try to stop this, we should try to make the self-interest of cads a little more coincident with that of decent people. (The World, IV)
  • Esiste un eterno antagonismo di interessi tra l'individuo e il mondo in generale. All'individuo non importerà tanto quanto potrà soffrire in questo mondo, purché possa vivere nei buoni pensieri degli uomini anche molto tempo dopo averlo lasciato. Al mondo in generale non importa quanta sofferenza l'individuo possa sopportare o causare in questa vita, a condizione che si allontani completamente dai pensieri degli uomini, sia nel bene che nel male, quando se ne sarà andato.
There is an eternal antagonism of interest between the individual and the world at large. The individual will not so much care how much he may suffer in this world provided he can live in men's good thoughts long after he has left it. The world at large does not so much care how much suffering the individual may either endure or cause in this life, provided he will take himself clean away out of men's thoughts, whether for good or ill, when he has left it. (The Individual and the World)
  • Ho scialacquato la mia vita come uno scolaretto scialacqua i soldini che riceve ogni settimana. D'altronde la metà del piacere – e anche più della metà – che il ragazzino trova in quei soldini sta proprio nel fatto di avere qualche cosa da scialacquare. Scialacquare è di per sé una gioia, e così è stato della mia vita quando ero più giovane. Adesso non la scialacquo più, ma non mi dispiace averne data via un bel po'. Quanto ciarpame avrei accumulato se non l'avessi fatto! Non sarebbe meglio riprendere a scialacquare quella che mi resta?[fonte 15]
I have squandered my life as a schoolboy squanders a tip. But then half, or more than half the fun a schoolboy gets out of a tip consists in the mere fact of having something to squander. Squandering is in itself delightful, and so I found it with my life in my younger days. I do not squander it now, but I am not sorry that I have squandered a good deal of it. What a heap of rubbish there would have been if I had not! Had I not better set about squandering what is left of it? (My Life, II)
  • Quando borbottiamo sulla vanità delle cose umane, visto che anche l'opera più nobile non è eterna, ma prima o poi sarà come se non fosse mai esistita, dovremmo tenere a mente che il mondo, almeno per quello che ci è dato di capire, è fatto per essere goduto più che per essere conservato. Un continuo andirivieni pervade tutto ciò di cui abbiamo conoscenza, e sebbene le cose grandi svaniscano più lentamente, esse stesse sono composte di cose piccole e devono andare al passo di queste ultime.[fonte 15]
When we grumble about the vanity of all human things, inasmuch as even the noblest works are not eternal but must become sooner or later as though they had never been, we should remember that the world, so far as we can see, was made to enjoy rather than to last. Come-and-go pervades everything of which we have knowledge, and though great things go more slowly, they are built up of small ones and must fare as that which makes them. (The World Made to Enjoy)
  • Il punto è che se mai si mirava a qualcosa quando le cose iniziarono a formarsi o a essere formate, questo deve essere stato una vita breve e felice, con una estensione nel tempo in certi casi privilegiati, piuttosto che una permanenza nel tempo, anche nel caso delle cose più belle e più nobili. E se ci si sofferma su questo problema, la morte e la nascita sono così strettamente collegate che non si può distruggere l'una senza allo stesso tempo distruggere l'altra. È solo l'estinzione che rende possibile la creazione.[fonte 15]
The point is that if anything was aimed at at all when things began to shape or to be shaped, it seems to have been a short life and a merry one, with an extension of time in certain favoured cases, rather than a permanency even of the very best and noblest. And, when one comes to think of it, death and birth are so closely correlated that one could not destroy either without destroying the other at the same time. It is extinction that makes creation possible. (The World Made to Enjoy)
  • La vita è un insieme di onde che, giunte al culmine, muoiono frangendosi in un milione di frammenti ognuno dei quali è comunque riassorbito immediatamente nel mare della vita e contribuisce a formare una generazione successiva, che avanza con moto ondoso finché essa pure s'infrange.[fonte 11]
Life is the gathering of waves to a head, at death they break into a million fragments each one of which, however, is absorbed at once into the sea of life and helps to form a later generation which comes rolling on till it too breaks. (Birth and Death, II)
  • La base della riproduzione non dev'essere ricercata nel desiderio dei genitori di riprodursi, ma nel malcontento delle cellule germinali verso quanto li circonda all'interno dei genitori, e nel loro desiderio di mettersi in proprio.[fonte 16]
Its base must be looked for not in the desire of the parents to reproduce but in the discontent of the germs with their surroundings inside those parents, and a desire on their part to have a separate maintenance. (Reproduction)
  • Gli ovuli, gli spermatozoi e gli embrioni, non solo di tutte le razze umane ma di tutte le cose viventi, sia animali che vegetali, formulano pochi pensieri, ma quei pochi sono quasi identici su qualsiasi argomento. Questo «quasi» è la piccola crepa all'interno del liuto che a lungo andare darà un carattere così diverso alla musica.[fonte 5]
The ova, spermatozoa and embryos not only of all human races but of all things that live, whether animal or vegetable, think little, but that little almost identically on every subject. That "almost" is the little rift within the lute which by and by will give such different character to the music. (1889; Thinking almost Identically)
  • C'è una somiglianza, più o meno grande, tra i piaceri che tutte le nostre evacuazioni ci procurano. Credo che il piacere derivi sempre dal sollievo: sollievo, cioè, dallo sforzo notevole, anche se per lo più inconscio, di trattenere quello che è gradevole eliminare.[fonte 17]
There is a resemblance, greater or less, between the pleasure we derive from all the evacuations. I believe that in all cases the pleasure arises from rest—rest, that is to say, from the considerable, though in most cases unconscious labour of retaining that which it is a relief to us to be rid of. (Evacuations)
  • Il corpo umano non è che una tenaglia posta sopra un mantice e una casseruola, il tutto fissato su due trampoli.[fonte 17]
The body is but a pair of pincers set over a bellows and a stewpan and the whole fixed upon stilts. (Man and His Organism, II)
  • Ogni uomo dovrebbe considerarsi una specie di scatola per gli attrezzi. Fin qui è abbastanza facile; ma la difficoltà sta nel fatto che sono gli attrezzi stessi che costruiscono e manovrano gli attrezzi.[fonte 7]
A man should see himself as a kind of tool-box; this is simple enough; the difficulty is that it is the tools themselves that make and work the tools. The skill which now guides our organs and us in arts and inventions was at one time exercised upon the invention of these very organs themselves. (Man and His Organism, III)
  • È l'opera di Händel, non il corpo con il quale ha composto la sua opera, che ci costringe ad attraversare mezza Londra per ascoltare la sua musica.[fonte 18]
It is Handel's work, not the body with which he did the work, that pulls us half over London. (Our Trivial Bodies, I)
  • Tutta la vita di certa gente è una sorta di morte parziale – una lunga, estenuante agonia, per così dire, di immobilismo e di inesistenza cui la morte fa solo da sigillo o da firma solenne: la rinuncia a ogni ulteriore azione o operato da parte del firmatario. La morte sottrae a questi individui quella piccola forza che sembravano avere e non concede loro niente tranne il riposo.[fonte 19]
The whole life of some people is a kind of partial death—a long, lingering death-bed, so to speak, of stagnation and nonentity on which death is but the seal, or solemn signing, as the abnegation of all further act and deed on the part of the signer. Death robs these people of even that little strength which they appeared to have and gives them nothing but repose. (Our Trivial Bodies, II)
  • La morte, non è né una fine né un inizio definitivo. Così colui che perde la propria anima la può ritrovare, e colui che la trova potrebbe perderla.[fonte 19]
Death is not more the end of some than it is the beginning of others. So he that loses his soul may find it, and he that finds may lose it. (Our Trivial Bodies, II)

Capitolo II, Elementary Morality

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Preghiere di Famiglia (S. Butler, 1864)
  • Le fondamenta della morale sono come tutte le altre; se ci scava troppo intorno, la struttura sovrastante finisce per crollare.[fonte 20]
These are like all other foundations; if you dig too much about them the superstructure will come tumbling down. (The Foundations of Morality, I)
  • Cercare di arrivare alle fondamenta della morale è come cercare di riportare a livello di consapevolezza ciò che è passato nell'inconscio, e questo finisce per turbare e disorientare quelli che continuano a provarci con troppa insistenza.[fonte 20]
To attempt to get at the foundations is to try to recover consciousness about things that have passed into the unconscious stage; it is pretty sure to disturb and derange those who try it on too much. (The Foundations of Morality, III)
  • [...] quando l'uomo onesto rinnega le azioni oneste che ha compiuto e agisce contro la giustizia e contro la legge, si riscontrerà che in generale avrà guadagnato in simpatia quello che ha perso in santità.[fonte 20]
[...] when the righteous man turneth away from his righteousness that he hath committed and doeth that which is neither quite lawful nor quite right, he will generally be found to have gained in amiability what he has lost in holiness. (Counsels of Imperfection)
It is as immoral to be too good as to be too anything else. (Counsels of Imperfection)
  • Dio fa pagare le virtù dei padri ai figli fino alla terza e alla quarta generazione.[fonte 20]
Truly he visiteth the virtues of the fathers upon the children unto the third and fourth generation. (Counsels of Imperfection)
  • Tutto quello che si può dire a vantaggio della virtù è che vi è una considerevole propensione in suo favore, e che è meglio stare dalla sua parte che contro di lei, ma a volte l'accesso alla virtù può essere nocivo. Se vuoi capire la virtù non devi essere immune dal vizio, perché l'uomo realmente virtuoso, che è in perfetto stato di grazia, è virtuoso solo inconsciamente e senza rendersene conto. A meno che un uomo non sia totalmente virtuoso, sarà in parte vizioso. La virtù è, per così dire, il riposo del sonno o della morte; il vizio è il risveglio della conoscenza del bene e del male, senza la quale non vi è vita degna di questo nome.[fonte 21]
The most that can be said for virtue is that there is a considerable balance in its favour, and that it is a good deal better to be for it than against it; but it lets people in very badly sometimes. If you wish to understand virtue you must be sub-vicious; for the really virtuous man, who is fully under grace, will be virtuous unconsciously and will know nothing about it. Unless a man is out-and-out virtuous he is sub-vicious. Virtue is, as it were, the repose of sleep or death. Vice is the awakening to the knowledge of good and evil—without which there is no life worthy of the name (Counsels of Imperfection)
  • Non esiste una conoscenza del bene senza una corrispondente conoscenza del male; ecco perché ogni nazione ha i suoi dèi e i suoi demoni, e li onora con servile riguardo. Dio senza il diavolo muore, perché rimane solo.[fonte 22]
There is no knowledge of good without a knowledge of evil also, and this is why all nations have devils as well as gods, and regard them with sneaking kindness. God without the devil is dead, being alone. (Counsels of Imperfection)
  • Per quelli che non sono obbligati a logorarsi sul lavoro – e ci sono molti che si ammazzano di lavoro per la pura incapacità di frenare questa loro passione che li domina come la brama dell'alcol domina l'ubriaco – l'eccesso è tanto immorale nel lavoro quanto nel bere o nel mangiare.[fonte 23]
In the case of those who are not forced to over-work themselves—and there are many who work themselves to death from mere inability to restrain the passion for work, which masters them as the craving for drink masters a drunkard—over-work in these cases is as immoral as over-eating or drinking. (Physical Excellence)
  • Il mondo riesce a fatica a rinunciare a tutti i vizi che da tempo si sono ampiamente insediati tra le popolazioni civili. Questi vizi devono avere qualche attrattiva pur nella loro deformità.[fonte 22]
The world can ill spare any vice which has obtained long and largely among civilised people. Such a vice must have some good along with its deformities. (Vice and Virtue, I)
  • La più sincera virtù ha sempre teso all'eccesso piuttosto che all'ascetismo: cosa comprensibile e verificabile, dato che anche la virtù si farà i suoi calcoli delle probabilità, e terrà quindi conto dell'eventualità di non venire identificata. La virtù sa bene che è impossibile procedere senza compromessi e, per così dire, si accorda un mezzo tono più in su in modo da preparare una caduta durante l'esecuzione.[fonte 24]
The truest virtue has ever inclined toward excess rather than asceticism; that she should do this is reasonable as well as observable, for virtue should be as nice a calculator of chances as other people and will make due allowance for the chance of not being found out. Virtue knows that it is impossible to get on without compromise, and tunes herself, as it were, a trifle sharp to allow for an inevitable fall in playing. (Vice and Virtue, I)
  • Gli estremi di vizio e virtù sono parimenti detestabili: la virtù assoluta certamente uccide un uomo quanto il vizio assoluto, per non parlare poi dei suoi tedi e delle sue pomposità.[fonte 24]
The extremes of vice and virtue are alike detestable; absolute virtue is as sure to kill a man as absolute vice is, let alone the dullnesses of it and the pomposities of it. (Vice and Virtue, II)
  • Dio non vuole che la gente sia troppo buona. Non gli va giù. Gli piace che non sia né troppo buona né troppo cattiva; ma, ai suoi occhi, è più veniale la tendenza all'eccesso di cattiveria che la tendenza all'eccesso di bontà.[fonte 25]
God does not intend people, and does not like people, to be too good. He likes them neither too good nor too bad, but a little too bad is more venial with him than a little too good. (Vice and Virtue, III)
  • Se la virtù potesse sempre avere la meglio, sarebbe insopportabile, come succede generalmente con le fazioni dominanti. La funzione del vizio è proprio quella di contenere la virtù entro limiti ragionevoli.[fonte 26]
If virtue had everything her own way she would be as insufferable as dominant factions generally are. It is the function of vice to keep virtue within reasonable bounds. (Vice and Virtue, V)
  • Finora la virtù non è mai stata adeguatamente rappresentata da nessuno che potesse rivendicare di essere considerato virtuoso. È il sub-vizioso che capisce meglio la virtù. Che i viziosi si limitino a descrivere, cosa che riescono a fare abbastanza bene.[fonte 26]
Virtue has never yet been adequately represented by any who have had any claim to be considered virtuous. It is the sub-vicious who best understand virtue. Let the virtuous people stick to describing vice—which they can do well enough. (Vice and Virtue, VI)
  • La moralità entra in gioco a seconda che il piacere preceda o segua il malessere. Così, è immorale ubriacarsi perché il mal di testa segue l'atto del bere, ma se il mal di testa venisse prima e l'ubriachezza poi, ubriacarsi sarebbe morale.[fonte 20]
Morality turns on whether the pleasure precedes or follows the pain. Thus, it is immoral to get drunk because the headache comes after the drinking, but if the headache came first, and the drunkenness afterwards, it would be moral to get drunk. (Morality)
  • Senza dubbio ogni scoperta, ogni tipo di cambiamento è immorale, poiché tende a sconvolgere la mente degli uomini e quindi i loro costumi, e quindi la loro morale, che è quello che resta dei loro mores o costumi. Ne dovrebbe conseguire che non c'è nulla di così assolutamente morale quanto la stagnazione, a parte il fatto che se fosse perfetta distruggerebbe qualsivoglia costumanza. Così ci deve sempre essere immoralità nella moralità e moralità nell'immoralità. Perché ci sarà qualcosa del costume legittimo e abituale anche nelle cose più inusuali e detestabili che si possano fare.[fonte 27]
Every discovery and, indeed, every change of any sort is immoral, as tending to unsettle men's minds, and hence their custom and hence their morals, which are the net residuum of their "mores" or customs. Wherefrom it should follow that there is nothing so absolutely moral as stagnation, except for this that, if perfect, it would destroy all mores whatever. So there must always be an immorality in morality and, in like manner, a morality in immorality. For there will be an element of habitual and legitimate custom even in the most unhabitual and detestable things that can be done at all. (Change and Immorality)
  • Se un uomo non riesce a procurarsi altro cibo, è più naturale per lui uccidere un altro essere umano e mangiarlo che morire di fame; il nostro orrore è dovuto soprattutto alle circostanze che rendono quest'azione naturale più che al cannibalismo stesso.[fonte 28]
If a man can get no other food it is more natural for him to kill another man and eat him than to starve. Our horror is rather at the circumstances that make it natural for the man to do this than at the man himself. (Abnormal Developments)
  • Penso che derivi più infelicità dalla famiglia che da qualsiasi altra fonte. Intendo, cioè, dal tentativo di prolungare a sproposito i legami familiari e di tenere insieme artificiosamente delle persone che per natura non legherebbero mai. Questo errore non è tanto grave tra le classi inferiori, ma ne uccide in gran quantità, quotidianamente, tra le classi medie e alte. E non piace né ai vecchi né ai giovani.[fonte 29]
I believe that more unhappiness comes from this source than from any other—I mean from the attempt to prolong family connection unduly and to make people hang together artificially who would never naturally do so. The mischief among the lower classes is not so great, but among the middle and upper classes it is killing a large number daily. And the old people do not really like it much better than the young. (The Family, I)
  • L'autore di un articolo della «Pall Mall Gazzette» (credo nel 1874 o 1875, nei mesi autunnali, ma non ricordo bene) riassumeva l'idea della divinità in Omero come quella di «un uomo forte, amoroso, bello, coraggioso e scaltro in modo superlativo». È più o meno così che dovrebbe essere un bravo Dio che faccia bene il suo dovere. Ma dovrebbe essere anche gentile, e avere un buon senso dell'umorismo, e disprezzare sia i vizi dei meschini che le meschinità dei virtuosi.[fonte 30]
A writer in the Pall Mall Gazette (I think in 1874 or 1875, and in the autumn months, but I cannot now remember) summed up Homer's conception of a god as that of a "superlatively strong, amorous, beautiful, brave and cunning man." This is pretty much what a good working god ought to be, but he should also be kind and have a strong sense of humour, together with a contempt for the vices of meanness and for the meannesses of virtue. (The Homeric Deity and the Pall Mall Gazette)
  • Vi è una religione i cui seguaci possano essere indicati come nettamente più amabili e degni di fiducia di quelli di ogni altra? Se fosse così, questo risolverebbe il problema.[fonte 31]
Is there any religion whose followers can be pointed to as distinctly more amiable and trustworthy than those of any other? If so, this should be enough. I find the nicest and best people generally profess no religion at all, but are ready to like the best men of all religions. (Religion)
These are reconciled in amiable and sensible people but nowhere else. (Science and Religion)
  • Una morte fatta con stile, in modo lussuoso, è una delle cose più dispendiose a cui un uomo possa indulgere. Morire con tutti i confort costa un sacco di soldi a meno che uno non si spenga alla svelta.[fonte 33]
Death in anything like luxury is one of the most expensive things a man can indulge himself in. It costs a lot of money to die comfortably, unless one goes off pretty quickly. (A Luxurious Death)
  • Le perdite di denaro sono le peggiori, la perdita della salute viene subito dopo e la perdita della buona reputazione è solo in terza posizione. Il resto è uno scherzo, purché non si tocchino i soldi, la salute e la reputazione.[fonte 34]
Money losses are the worst, loss of health is next worst and loss of reputation comes in a bad third. All other things are amusements provided money, health and good name are untouched. (Money, Health and Reputation)

Capitolo III, The Germs of Erewhon and of Life and Habit

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  • Le principali specie e sottospecie della razza umana non vanno cercate fra i negri, i Circassi, i Malesi o gli aborigeni americani, ma fra i ricchi e i poveri. La differenza di organizzazione fisica fra le due specie di uomini è molto più grande di quella che esiste fra le cosiddette razze dell'umanità. Il ricco può andare da qui in Inghilterra quando ne ha voglia, mentre un'invisibile fatalità impedisce alle gambe dell'altro di trasportarlo oltre certi angusti confini.[fonte 35]
[...] the principal varieties and sub-varieties of the human race are not now to be looked for among the negroes, the Circassians, the Malays, or the American aborigines, but among the rich and the poor. The difference in physical organisation between these two species of man is far greater than that between the so-called types of humanity. The rich man can go from here to England whenever he feels so inclined. The legs of the other are by an invisible fatality prevented from carrying him beyond certain narrow limits. (da un articolo del 29 luglio 1985; riportato in Lucubratio Ebria)
  • [...] ai nervi o ai tessuti, o a tutto quello che risponda al timone del desiderio di un uomo ricco, può collegarsi tutto un esercito di arti, visibili e invisibili.[fonte 35]
For to the nerves or tissues, or whatever it be that answers to the helm of a rich man's desires, there is a whole army of limbs seen and unseen attachable. (da un articolo del 29 luglio 1985; riportato in Lucubratio Ebria)

Capitolo IV, Memory and Design

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  • Essere significa pensare ed essere pensabile. Vivere significa pensare continuamente e ricordare di averlo fatto.[fonte 36]
To be is to think and to be thinkable. To live is to continue thinking and to remember having done so. (Memory, II)
  • La memoria sta alla mente come la viscosità sta al protoplasma: dà al pensiero una tenacità – è una specie di pied-à-terre dal quale può partire e senza il quale rimane immobile. Infatti il pensiero e la memoria sono inseparabili. Niente pensiero, niente memoria; e niente memoria, niente pensiero. Siccome il pensiero conscio e la memoria conscia sono funzioni l'uno dell'altra, lo stesso vale per il pensiero inconscio e per la memoria inconscia. La memoria inconscia è, per così dire, il corpo del pensiero; ed è attraverso la memoria che il corpo e la mente sono legati assieme nel ritmo e nelle vibrazioni.[fonte 36]
Memory is to mind as viscosity is to protoplasm, it gives a tenacity to thought—a kind of pied à terre from which it can, and without which it could not, advance. Thought, in fact, and memory seem inseparable; no thought, no memory; and no memory, no thought. And, as conscious thought and conscious memory are functions one of another, so also are unconscious thought and unconscious memory. Memory is, as it were, the body of thought, and it is through memory that body and mind are linked together in rhythm or vibration [...]. (Memory, II)

Capitolo V, Vibrations

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  • Non risolveremo mai nulla se non smettiamo di cercare di separare la mente e la materia. La mente non è una cosa e, comunque, non ne sappiamo niente; è una funzione della materia. La materia non è una cosa e, comunque, non ne sappiamo niente. È una funzione della mente.[fonte 37]
We shall never get straight till we leave off trying to separate mind and matter. Mind is not a thing or, if it be, we know nothing about it; it is a function of matter. Matter is not a thing or, if it be, we know nothing about it; it is a function of mind. (The Universal Substance, I)
  • L'azione è il processo mentale, si materializza, e con cui la sostanza, che è materiale, si mentalizza. È come il tempo presente, che unisce il tempo passato a quello futuro, ed è il solo che valga la pena di considerare, anche se è il solo tempo che non abbia una vera e propria esistenza.[fonte 37]
Action is the process whereby thought, which is mental, is materialised and whereby substance, which is material, is mentalised. It is like the present, which unites times past and future and which is the only time worth thinking of and yet is the only time which has no existence. (The Universal Substance, I)
  • L'azione è il punto di congiungimento tra il cambiamento corporeo, visibile o almeno percettibile, e la modificazione mentale, che è sempre invisibile se non quando si rivela nell'azione. Così l'azione è il segno materiale di certi stati mentali. Traduce il pensiero in un corrispondente mutamento corporeo.[fonte 37]
The action is the point of juncture between bodily change, visible and otherwise sensible, and mental change which is invisible except as revealed through action. So that action is the material symbol of certain states of mind. It translates the thought into a corresponding bodily change. (The Universal Substance, I)

Capitolo VI, Mind and Matter

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Il retro della casa pubblica "Green Man", Wembey, Middlesex (S. Butler)
  • Il sentimento è un'arte e, come ogni altra arte, la si può acquisire con l'applicazione. L'analogia fra i sentimenti e le parole è molto stretta. Entrambi hanno il loro fondamento nella volontà e si basano ampiamente su convenzioni. Come non dovremmo farci governare dai sentimenti. I sentimenti possono ingannarci, possono mentire, possono essere usati in modi innaturali e artificiali, possono essere forzati, possono traviarci, ma possono anche essere controllati.[fonte 38]
Feeling is an art and, like any other art, can be acquired by taking pains. The analogy between feelings and words is very close. Both have their foundation in volition and deal largely in convention; as we should not be word-ridden so neither should we be feeling-ridden; feelings can deceive us; they can lie; they can be used in a non-natural, artificial sense; they can be forced; they can carry us away; they can be restrained. (Feeling)
  • Lo stomaco sano è squisitamente conservatore. Pochi radicali hanno una buona digestione.
The healthy stomach is nothing if not conservative. Few radicals have good digestions. (Indigestion)

Capitolo VII, On the Making of Music, Pictures and Books

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  • Noi chiediamo alle parole più di quello che possono fare. Quello che cerchiamo di fare con le parole è molto simile al tentativo di aggiustare un orologio con un piccone, o dipingere una miniatura con uno strofinaccio. Noi pretendiamo che le parole ci aiutino ad afferrare e analizzare quello che nella sua estrema essenza è inafferrabile come un'ombra. Eppure eccole lì: dobbiamo trovare una forma di coabitazione con loro, ed è saggio trattarle da buone vicine e farne l'uso migliore, non il peggiore. Ma sono le ultime arrivate in confronto al pensiero e all'azione. Quello che dovremmo leggere non sono tanto le parole, ma l'uomo di cui intuiamo l'esistenza al di là delle parole stesse.[fonte 39]
We want words to do more than they can. We try to do with them what comes to very much like trying to mend a watch with a pickaxe or to paint a miniature with a mop; we expect them to help us to grip and dissect that which in ultimate essence is as ungrippable as shadow. Nevertheless there they are; we have got to live with them, and the wise course is to treat them as we do our neighbours, and make the best and not the worst of them. But they are parvenu people as compared with thought and action. What we should read is not the words but the man whom we feel to be behind the words. (Thought and Word, V)
  • Le parole impediscono e uccidono la perfetta formulazione del pensiero, o ne vengono uccise. Ma sono come impalcature, utili, se non indispensabili, per lavorare su un pensiero imperfetto e collaborare a renderlo perfetto.[fonte 39]
Words impede and either kill, or are killed by, perfect thought; but they are, as a scaffolding, useful, if not indispensable, for the building up of imperfect thought and helping to perfect it. (Thought and Word, VI)
  • Le parole sono come i soldi: non c'è niente di più inutile se non quando si usano.[fonte 39]
Words are like money; there is nothing so useless, unless when in actual use. (Thought and Word, VIII)
  • Le idee sono come ombre – sembrano salde finché non cerchiamo di afferrarle.[fonte 37]
They are like shadows—substantial enough until we try to grasp them. (Ideas)
  • Il fatto che ogni stato mentale si intensifichi nell'espressione è tutt'uno col fatto che nessuna cosa ha di per sé una sua esistenza se non nel momento in cui la si esprime.[fonte 39]
The fact that every mental state is intensified by expression is of a piece with the fact that nothing has any existence at all save in its expression. (Expression)
  • Le mie annotazioni diventano sempre più lunghe se le accorcio. Voglio dire che il processo di comprensione le rende più pregnanti, e così danno vita a nuove annotazioni. Non cerco mai di ampliarle, così non so se si accorgerebbero qualora lo facessi. Forse questo sarebbe un buon sistema per farle diventare più brevi.[fonte 37]
My notes always grow longer if I shorten them. I mean the process of compression makes them more pregnant and they breed new notes. I never try to lengthen them, so I do not know whether they would grow shorter if I did. Perhaps that might be a good way of getting them shorter. (Making Notes)
  • La regola dovrebbe essere di non imparare una cosa finché non si è assolutamente certi che entro breve tempo se ne sentirà tanto il bisogno da non poterne più fare a meno.[fonte 40]
The rule should be never to learn a thing till one is pretty sure one wants it, or that one will want it before long so badly as not to be able to get on without it. (Knowledge is Power)
  • Nell'arte, non cercare mai di scoprire o di imparare niente se non dopo che l'ignoranza di una determinata cosa ti abbia tormentato per qualche tempo. Solo allora te la ricorderai, ma solo in questo caso.[fonte 41]
In art, never try to find out anything, or try to learn anything until the not knowing it has come to be a nuisance to you for some time. Then you will remember it, but not otherwise. (Agonising)
  • La mente di ogni uomo è una terra che gli è incognita, tanto che non c'è motivo di affannarsi a elaborare progetti di avventura per accedere a paesi inesplorati. Per raggiungerli non c'è bisogno di andare lontano: come il Regno dei Cieli, questi paesi sono dentro di noi.[fonte 42]
Each man's mind is an unknown land to himself, so that we need not be at such pains to frame a mechanism of adventure for getting to undiscovered countries. We have not far to go before we reach them. They are, like the Kingdom of Heaven, within us. (Imaginary Countries)
  • Lo stile di un uomo in qualsiasi arte dovrebbe essere come il suo abito: attirare meno attenzione possibile.[fonte 7]
A man's style in any art should be like his dress—it should attract as little attention as possible. (A Man's Style)
  • Non sono io che faccio libri, sono loro che crescono; vengono da me e insistono per essere scritti a modo loro.[fonte 43]
I never make them: they grow; they come to me and insist on being written, and on being such and such. (My Books)
  • I critici generalmente diventano tali non in virtù della loro predisposizione a questo compito, ma per la loro incapacità di fare qualunque altra cosa. I libri dovrebbero essere processati da un giudice e dai giurati come se fossero dei crimini, e bisognerebbe ascoltare le argomentazioni di entrambe le parti.[fonte 44]
Critics generally come to be critics by reason not of their fitness for this but of their unfitness for anything else. Books should be tried by a judge and jury as though they were crimes, and counsel should be heard on both sides. (Criticism)
  • Un grande ritratto è sempre un ritratto del pittore più che un ritratto del modello.[fonte 45]
A great portrait is always more a portrait of the painter than of the painted. (Portraits)
  • Quando un uomo ha dei dubbi su quello che deve scrivere, gli sarà utile chiedersi cosa diranno le sue parole di lì a cent'anni.[fonte 44]
When a man is in doubt about this or that in his writing, it will often guide him if he asks himself how it will tell a hundred years hence. (Writing for a Hundred Years Hence)

Capitolo VIII, Handel and Music

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  • Se leghi le mani a Händel impedendogli di rendere le emozioni umane, e liberi Bach non dandogli nessuna emozione umana da interpretare – se, di fatto, privi Händel delle sue possibilità mentre togli a Bach le sue difficoltà – i due potranno competere in qualche modo, ma Händel ne uscirà comunque vittorioso. Altrimenti è assurdo concedere a Bach di entrare in lizza.[fonte 46]
If you tie Handel's hands by debarring him from the rendering of human emotion, and if you set Bach's free by giving him no human emotion to render—if, in fact, you rob Handel of his opportunities and Bach of his difficulties—the two men can fight after a fashion, but Handel will even so come off victorious. Otherwise it is absurd to let Bach compete at all. (Handel and Bach, I)
  • Bach viene considerato un musicista più profondo di Händel in virtù della sua frequente e più involuta complessità di composizione. In realtà Händel era abbastanza profondo da evitare l'uso selvaggio del contrappunto cui ricorreva istintivamente Bach, ma sapeva bene che l'opinione pubblica avrebbe certamente considerato Bach al suo livello, se non addirittura superiore. È probabilmente per questo che Händel era diffidente nei confronti di Bach.[fonte 46]
[...] Bach is esteemed a more profound musician than Handel in virtue of his frequent and more involved complexity of construction. In reality Handel was profound enough to eschew such wildernesses of counterpoint as Bach instinctively resorted to, but he knew also that public opinion would be sure to place Bach on a level with himself, if not above him, and this probably made him look askance at Bach. (Handel and Bach, I)
  • Solo un grande compositore come Händel – o qualcuno di altrettanto grande, se fosse possibile trovarlo – può anche essere, spesso, facilmente e trionfalmente banale. Così come ci vuole – o piuttosto ci vorrebbe – un compositore all'altezza di Händel per scrivere un altro coro dell'Alleluia. Solo chi è capace di tanto potrà con trattare con facilità anche situazioni banali come fa Händel. Händel è così grande e così semplice che solo un musicista di professione può essere incapace di capirlo.[fonte 46]
It takes as great a composer as Handel—or rather it would take as great a composer if he could be found—to be able to be as easily and triumphantly commonplace as Handel often is, just as it takes—or rather would take—as great a composer as Handel to write another Hallelujah chorus. It is only the man who can do the latter who can do the former as Handel has done it. Handel is so great and so simple that no one but a professional musician is unable to understand him. (Handel's Commonplaces)
  • L'onestà non consiste nel non rubare mai, ma nel sapere quando smettere di rubare e come fare buon uso di quanto si è rubato. Solo i grandi possidenti sanno rubare con garbo e a tempo. Un buon ladro, che utilizza bene quel che prende, è ipso facto un buon inventore. Meglio un uomo che sappia usare bene quello che è stato fatto da altri che due modesti e indipendenti inventori.[fonte 47]
Honesty consists not in never stealing but in knowing where to stop in stealing, and how to make good use of what one does steal. It is only great proprietors who can steal well and wisely. A good stealer, a good user of what he takes, is ipso facto a good inventor. Two men can invent after a fashion to one who knows how to make the best use of what has been done already. (Honesty)
If Bach wriggles, Wagner writhes. (Musical Criticism)
  • Nei libri è facile nominare i morti dimenticati cui siamo debitori, ed è possibile riconoscere apertamente il debito in qualsiasi momento e dovunque se ne presenti l'occasione. Più uno scrittore è originale, maggiore sarà il piacere che proverà nel richiamare l'attenzione sull'opera dimenticata di chi l'ha preceduto. Le convenzioni della pittura e della musica, tuttavia, pur ammettendo il prestito non meno liberamente della letteratura, non consentono una palese dichiarazione della fonte.[fonte 48]
In books it is easy to make mention of the forgotten dead to whom we are indebted, and to acknowledge an obligation at the same time and place that we incur it. The more original a writer is, the more pleasure will he take in calling attention to the forgotten work of those who have gone before him. The conventions of painting and music, on the other hand, while they admit of borrowing no less freely than literature does, do not admit of acknowledgement; [...]. (On Borrowing in Music)
  • Per una vasta percentuale del suo lavoro nessun musicista può essere originale. [...] è sorprendente quanta parte anche della musica più originale consista di passaggi, scale e cadenze comuni.[fonte 49]
Indeed no musician can be original in respect of any large percentage of his work. [...] it is surprising how large a part even of the most original music consists of common form scale passages, and closes. (On Borrowing in Music)
[...] the history of art is the history of revivals. (Anachronism)

Capitolo IX, A Painter's Views on Painting

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Le vacanze di Mr Heatherley (S. Butler, 1874)
  • Gli antichi maestri insegnavano non per il gusto di insegnare; né per l'idea, allora inesistente, di servire la causa dell'arte; non perché i genitori degli allievi li pagassero per insegnare. [...] I maestri prendevano dei discepoli a cui insegnare perché c'era più lavoro di quanto riuscissero a fare da soli e avevano bisogno di qualcuno che li aiutasse.[fonte 45]
The old masters taught, not because they liked teaching, nor yet from any idea of serving the cause of art, nor yet because they were paid to teach by the parents of their pupils. [...] The masters took pupils and taught them because they had more work to do than they could get through and wanted some one to help them. (The Old Masters and Their Pupils)
  • Disegnare dal vero è come cercare di mettere un pizzico di sale sulla coda della natura. Eppure c'è chi ci riesce molto bene.[fonte 51]
Sketching from Nature is very like trying to put a pinch of salt on her tail. And yet many manage to do it very nicely. (Sketching from Nature)
  • I pittori dovrebbero ricordare che l'occhio, di norma, è un organo buono, semplice, credulone – sempre pronto a prendere per vero tutto quello che gli viene detto con piglio e fermezza.[fonte 51]
Painters should remember that the eye, as a general rule, is a good, simple, credulous organ—very ready to take things on trust if it be told them with any confidence of assertion. (The Credulous Eye)
  • Dopo aver cercato, per tanti anni, di diventare accurati, dobbiamo passarne molti altri a scoprire quando e come essere inaccurati.[fonte 52]
After having spent years striving to be accurate, we must spend as many more in discovering when and how to be inaccurate. (Accuracy)
  • Pensate a una vostra opera e consideratela con l'occhio con cui giudichereste l'opera di un vostro rivale. Se la guardate per ammirarla siete persi.[fonte 51]
Think of and look at your work as though it were done by your enemy. If you look at it to admire it you are lost. (Improvement in Art)
  • Si può affinare la propria mano a seconda di come si giudica il proprio lavoro. Chi lo osserva per trovarne difetti, li trova e li corregge. Chi lo osserva per trovarne i pregi, li trova e non migliora. Non si può considerare un'opera perfetta e perfettibile allo stesso tempo.[fonte 53]
Improvement in one's painting depends upon how we look at our work. If we look at it to see where it is wrong, we shall see this and make it righter. If we look at it to see where it is right, we shall see this and shall not make it righter. We cannot see it both wrong and right at the same time. (Improvement in Art)
A man cannot be a great colourist unless he is a great deal more. A great colourist is no better than a great wordist unless the colour is well applied to a subject which at any rate is not repellent. (Words and Colour)

Capitolo X, The Position of a Homo Unius Libri

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If I die prematurely, at any rate I shall be saved from being bored by my own success. (Compensation)
  • Stavo completando l'acquisto di alcune piccole case a Lewisham e dovevo firmare con il mio nome. Il venditore, vedendo solo il nome e non conoscendo nessuno dei miei libri, mi disse, piuttosto sgarbatamente, ma senza voler dire alcun male:
    "Hai scritto libri come Hudibras?[6]
    Dissi prontamente: "Certo, Erewhon è un libro buono quanto Hudibras."
    Si stava facendo troppo dura per lui, così ha pensato che non avessi sentito bene e ha ripetuto la sua domanda. Ho risposto di nuovo come prima e lui si è zittito. Gli ho inviato una copia di Erewhon subito dopo averlo completato. È stato un discorso piuttosto alto da parte mia, lo ammetto, ma non avrebbe dovuto sfidarmi senza essere stato provocato.
I was completing the purchase of some small houses at Lewisham and had to sign my name. The vendor, merely seeing the name and knowing none of my books, said to me, rather rudely, but without meaning any mischief:
"Have you written any books like Hudibras?"
I said promptly: "Certainly; Erewhon is quite as good a book as Hudibras." This was coming it too strong for him, so he thought I had not heard and repeated his question. I said again as before, and he shut up. I sent him a copy of Erewhon immediately after we had completed. It was rather tall talk on my part, I admit, but he should not have challenged me unprovoked.
(Hudibras and Erewhon)
  • [...] per ogni uomo di merito trascurato, incaricano di coccolare una dozzina di sciocchi, per rimorso. Il genio, dicono, indossa sempre un mantello invisibile; questi uomini indossano mantelli invisibili, quindi sono dei geni; e li lusinga pensare di poter vedere più dei loro vicini. La negligenza di un uomo come l'autore di Hudibras[6] è compensata dalle carezze di una dozzina di altri che sarebbero i primi ad avventarsi sull'autore di Hudibras se tornasse in vita. Il cielo non voglia che io mi paragoni all'autore di Hudibras, [...].
[...] they set people on to pamper a dozen fools for each neglected man of merit, out of compunction. Genius, they say, always wears an invisible cloak; these men wear invisible cloaks—therefore they are geniuses; and it flatters them to think that they can see more than their neighbours. The neglect of one such man as the author of Hudibras is compensated for by the petting of a dozen others who would be the first to jump upon the author of Hudibras if he were to come back to life. Heaven forbid that I should compare myself to the author of Hudibras, [...]. (Myself and My Books)
  • La sincerità, o onestà, è una forma di virtù bassa e alquanto rudimentale, che si riscontra in considerevole misura solo tra i protozoi.[fonte 55]
Sincerity or honesty is a low and very rudimentary form of virtue that is only to be found to any considerable extent among the protozoa. (Hoodwinking the Public)
  • L'uomo adulto è composto di menzogne e inganni che sono per lui come l'aria che respira.[fonte 55]
The full-grown man is compacted of lies and shams which are to him as the breath of his nostrils. (Hoodwinking the Public)
  • Gli argomenti sono come armi da fuoco che un uomo può tenere in casa, ma che non dovrebbe portare in giro.
Arguments are like fire-arms which a man may keep at home but should not carry about with him. (The Art of Propagating Opinion)
  • Sarebbe un grosso guaio se il vero umorismo fosse più popolare – o meglio, più facilmente riconoscibile, perché di fatto l'umorismo è più diffuso della capacità di riconoscerlo. Metterebbe continuamente dei bastoni fra le ruote.[fonte 56]
What a frightful thing it would be if true humour were more common or, rather, more easy to see, for it is more common than those are who can see it. It would block the way of everything. (Humour)
  • L'espressione «umorismo inconscio» è l'unico contributo che ho portato alla letteratura corrente.[fonte 56]
The phrase "unconscious humour" is the one contribution I have made to the current literature of the day. (Myself and "Unconscious Humour")

Capitolo XI, Cash and Credit

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  • La stupidità è molto più forte del genio perché è quantitativamente più consistente, meglio organizzata e più compatta al suo interno. Ecco perché un vulcano nel circolo polare è impotente rispetto al ghiaccio.[fonte 57]
Dullness is so much stronger than genius because there is so much more of it, and it is better organised and more naturally cohesive inter se. So the arctic volcano can do no thing against arctic ice. (Genius, IV)
  • Più conosco il mondo, più scopro che la maggior parte di quello che si fa e si scrive, per una necessità ineluttabile, è di natura effimera e svanirà molto in fretta.[fonte 58]
The more I see of the world, the more necessary I see it to be that by far the greater part of what is written or done should be of so fleeting a character as to take itself away quickly. (Genius and Providence)
  • Le scuole e le università non sono concepite per portare alla luce e coltivare il genio. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole.[fonte 58]
Schools and colleges are not intended to foster genius and to bring it out. Genius is a nuisance, and it is the duty of schools and colleges to abate it by setting genius-traps in its way. (Genius and Providence)
  • L'arte del coprire è importante e interessante quanto l'arte dello s-coprire. La gloria di liberarsi di una questione annosa e spinosa, seppellendola, è certamente pari a quella che segue un'importante scoperta.[fonte 30]
This is as important and interesting as Dis-covery. Surely the glory of finally getting rid of and burying a long and troublesome matter should be as great as that of making an important discovery. (The Art of Covery)
  • Abbiamo bisogno di una Società per la Soppressione della Ricerca Erudita e per la Decente Sepoltura del Passato. È altrettanto necessario sotterrare i fantasmi del passato per farli risorgere.[fonte 59]
We want a Society for the Suppression of Erudite Research and the Decent Burial of the Past. The ghosts of the dead past want quite as much laying as raising. (Wanted)

Capitolo XII, The Enfant Terrible of Literature

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  • Parlandone insieme, abbiamo concordato che Blake non valeva niente perché aveva imparato l'italiano a sessant'anni per studiare Dante, e sapevamo che Dante non valeva niente perché era così affezionato a Virgilio, e Virgilio non valeva niente perché Tennyson lo esaltava; e quanto a Tennyson... be', di Tennyson è inutile anche solo parlarne.
Talking it over, we agreed that Blake was no good because he learnt Italian at 60 in order to study Dante, and we knew Dante was no good because he was so fond of Virgil, and Virgil was no good because Tennyson ran him, and as for Tennyson—well, Tennyson goes without saying. (Blake, Dante, Virgil and Tennyson)
  • Stavamo dicendo quanto fosse una piacevole disposizione della Provvidenza che le persone di successo scrivano le proprie memorie. Speravamo che anche Tennyson stesse scrivendo le sue.
We were saying what a delightful dispensation of providence it was that prosperous people will write their memoirs. We hoped Tennyson was writing his. (Tennyson)
  • Ci vorrebbe un buon asinometro automatico per poter misurare con una modica spesa quanto siamo stupidi.[fonte 57]
We want a good automatic asinometer by which we can tell at a moderate cost how great or how little of a fool we are. (Moral Try-Your-Strengths)
  • Nel suo ultimo articolo (febbraio 1892) il professor Garner dice che il linguaggio delle scimmie non è senza significato, ma che esse si scambiano idee. Questo mi sembra pericoloso. Le scimmie potrebbero parimenti concludere che noi, negli articoli delle nostre riviste e nella nostra critica artistica e letteraria, diciamo cose sensate e ci scambiano effettivamente delle idee.[fonte 60]
In his latest article (Feb. 1892) Prof. Garner says that the chatter of monkeys is not meaningless, but that they are conveying ideas to one another. This seems to me hazardous. The monkeys might with equal justice conclude that in our magazine articles, or literary and artistic criticisms, we are not chattering idly but are conveying ideas to one another. (Men and Monkeys)
  • Come se una canzone piena di vero sentimento potesse essere priva di valore artistico.[fonte 48]
[...] as though a song which was full of genuine feeling could by any possibility be without artistic merit. (Genuine Feeling)
  • Versificare è la forma più bassa di poesia, e l'ultima cosa che un grande poeta farebbe al giorno d'oggi è scrivere versi.[fonte 61]
Versifying is the lowest form of poetry; and the last thing a great poet will do in these days is to write verses. (Verse)
  • Se neanche Shakespeare, col suo magico nome, per non parlare della grande bellezza di certi passi, riesce a riconciliarci (e molti sono d'accordo con me) con i versi, e specialmente con i versi rimati, come mezzo di espressione sostenuta, chi altri potrà mai farlo? Mi sembra che un sonetto dovrebbe essere la massima lunghezza concessa a un componimento in versi rimati.[fonte 61]
If, then, the magic of Shakespeare's name, let alone the great beauty of occasional passages, cannot reconcile us (for I find most people of the same mind) to verse, and especially rhymed verse as a medium of sustained expression, what chance has any one else? It seems to me that a sonnet is the utmost length to which a rhymed poem should extend. (Verse)
  • [...] nessun giovane principe in nessuna favola ha mai scoperto una principessa invisibile, così ben nascosta dietro una siepe di stupidità o così profondamente addormentata, come Nausicaa quando l'ho destata e ho salutato in lei l'autrice dell'Odissea. E non mi è stato difficile farlo – è bastato presentarmi alla porta principale e suonare il campanello.[fonte 62]
Still no young prince in a fairy story ever found an invisible princess more effectually hidden behind a hedge of dullness or more fast asleep than Nausicaa was when I woke her and hailed her as Authoress of the Odyssey. And there was no difficulty about it either—all one had to do was to go up to the front door and ring the bell. (Nausicaa and Myself)
  • I commentatori di Omero sono stati ciechi così a lungo che per loro non c'era niente da fare e hanno voluto accecare anche Omero. Hanno trasferito la loro cecità al poeta.[fonte 62]
Homeric commentators have been blind so long that nothing will do for them but Homer must be blind too. They have transferred their own blindness to the poet. (Homer and his Commentators)
  • Nella traduzione dal verso alla prosa il traduttore deve potersi prendere la licenza di eliminare quelle forme, comuni nella poesia, che sono aliene al genio della prosa. Se un'opera deve essere tradotta in prosa, che sia la prosa della lingua comunemente scritta e parlata. Un volume di prosa poetica, cioè prosa affettata, dovrebbe piuttosto essere un volume di versi. La prosa poetica non è mai tollerabile se non in piccolissime dosi, e potremmo domandarci se anche la lunghezza della poesia non dovrebbe essere ridotta nel novantanove per cento dei casi.[fonte 63]
Whenever this is attempted, great licence must be allowed to the translator in getting rid of all those poetical common forms which are foreign to the genius of prose. If the work is to be translated into prose, let it be into such prose as we write and speak among ourselves. A volume of poetical prose, i.e. affected prose, had better be in verse outright at once. Poetical prose is never tolerable for more than a very short bit at a time. And it may be questioned whether poetry itself is not better kept short in ninety-nine cases out of a hundred. (Translations from Verse into Prose)

Capitolo XIII, Unprofessional Sermons

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  • [...] più il nostro amore è profondo, meno lo percepiamo come tale.[fonte 64]
[...]the more profound our love is the less we are conscious of it as love. (Loving and Hating)
  • D'altra parte, niente ci ispira minore affetto di un'ostrica. A chi verrebbe voglia di stringerla, coccolarla e baciarla? Eppure niente ci può soddisfare fino in fondo se non l'assorbiamo completamente nel nostro organismo.[fonte 65]
What, on the other hand, can awaken less consciousness of warm affection than an oyster? Who would press an oyster to his heart, or pat it and want to kiss it? Yet nothing short of its complete absorption into our own being can in the least satisfy us. (Loving and Hating)
  • L'amore, come ogni dessert, si giudica dunque solo nell'atto di mangiare e con questa prova vedremo che la consapevolezza dell'amore, come ogni altra consapevolezza, svanirà nel diventare più intensa.[fonte 65]
The proof of love, then, like that of any other pleasant pudding, is in the eating, and tested by this proof we see that consciousness of love, like all other consciousness vanishes on becoming intense. (Loving and Hating)
  • Le cose che odiamo veramente ci nauseano e usiamo questa espressione per manifestare l'odio più profondo di cui la nostra natura è capace; ma, se sentiamo di odiare, il nostro odio è di fatto lieve e inoffensivo.[fonte 65]
When we really hate a thing it makes us sick, and we use this expression to symbolise the utmost hatred of which our nature is capable; but when we know we hate, our hatred is in reality mild and inoffensive. (Loving and Hating)
  • Gli italiani, e forse i francesi, valutano prima se una cosa gli piaccia o se hanno voglia di farla e poi se, nel complesso, potrà fargli del male. Gli inglesi, e forse i tedeschi, valutano prima se una cosa dovrebbe piacergli e spesso non giungono mai alla domanda se gli piaccia davvero e se potrà fargli male. C'è molto da dire su entrambi i sistemi, ma suppongo che sia meglio combinarli il più possibile.
Italians, and perhaps Frenchmen, consider first whether they like or want to do a thing and then whether, on the whole, it will do them any harm. Englishmen, and perhaps Germans, consider first whether they ought to like a thing and often never reach the questions whether they do like it and whether it will hurt. There is much to be said for both systems, but I suppose it is best to combine them as far as possible. (Italians and Englishmen)
  • L'accusa più grande che si può rivolgere a un uomo è di non dar sufficiente valore al piacere, e il più grande segno di stupidità nell'uomo è la pretesa di poter dire, immediatamente e senza difficoltà, ciò che gli procura piacere. Conoscere il proprio piacere non è facile, e la forma più alta e più trascurata di tutte le arti e di tutti i rami dell'educazione è il modo di migliorare questa conoscenza.[fonte 66]
One can bring no greater reproach against a man than to say that he does not set sufficient value upon pleasure, and there is no greater sign of a fool than the thinking that he can tell at once and easily what it is that pleases him. To know this is not easy, and how to extend our knowledge of it is the highest and the most neglected of all arts and branches of education. (On Knowing what Gives us Pleasure, I)
  • Uno dei motivi per cui ci è così difficile riconoscere quello che ci piace è che siamo così poco abituati a cercare di sapere queste cose; i nostri gusti sono prestabiliti nella stragrande maggioranza delle questioni che ci riguardano.[fonte 66]
One reason why we find it so hard to know our own likings is because we are so little accustomed to try; we have our likings found for us in respect of by far the greater number of the matters that concern us; thus we have grown all our limbs on the strength of the likings of our ancestors and adopt these without question. (On Knowing what Gives us Pleasure, I)
  • Ci sono uomini così ignoranti e incuranti del loro piacere che non si può nemmeno dire che siano realmente nati come esseri viventi.[fonte 1]
There are some men so ignorant and careless of what gives them pleasure that they cannot be said ever to have been really born as living beings at all. (On Knowing what Gives us Pleasure, I)
  • Il tormento della morte sta nella conoscenza di quando e come verrà.[fonte 67]
The sting of death is in foreknowledge of the when and the how. (Prayer, I)

Capitolo XIV, Higgledy-Piggledy

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Due teste dopo Bellini (S. Butler, 1866)
  • Tutti dovremmo avere un cestino mentale per rifiuti e, più invecchiamo, più cose dovremmo gettarci, ridotte in frammenti irrecuperabili.[fonte 42]
Every one should keep a mental waste-paper basket and the older he grows the more things he will consign to it—torn up to irrecoverable tatters. (Waste-Paper Baskets)
  • I miei pensieri sono come persone incontrate in un viaggio; all'inizio sembrano molto piacevoli ma, di norma, me ne stanco presto.[fonte 42]
They are like persons met upon a journey; I think them very agreeable at first but soon find, as a rule, that I am tired of them. (My Thoughts)
  • Le nostre idee sono per lo più monete false e noi passiamo una vita intera a rifilarcele a vicenda.[fonte 42]
They are for the most part like bad sixpences and we spend our lives in trying to pass them on one another. (Our Ideas)
  • Non si dovrebbe condannare un'idea solo perché un po' timida e incoerente; tutte le nuove idee sono timide alla loro prima comparsa tra le idee vecchie. Dovremmo essere pazienti e vedere se l'incoerenza tende a scomparire o a rimanere, nel qual caso è bene che ce ne liberiamo subito.[fonte 42]
An idea must not be condemned for being a little shy and incoherent; all new ideas are shy when introduced first among our old ones. We should have patience and see whether the incoherency is likely to wear off or to wear on, in which latter case the sooner we get rid of them the better. (Incoherency of New Ideas)
  • Un'attenuante per il diavolo: bisogna ricordare che abbiamo sentito solo una versione dei fatti. Dio ha scritto tutti i libri.[fonte 68][fonte 69]
It must be remembered that we have only heard one side of the case. God has written all the books. (An Apology for the Devil)
  • Non importa molto che cosa un uomo odia, purché odi qualcosa.[fonte 70]
It does not matter much what a man hates provided he hates something. (Hating)
  • La mente scientifica più sottile funziona esattamente come la mente commerciale più sottile. Entrambe si propongono di accertare quante prove siano richieste per garantire un effetto. Nel commercio, è antieconomico pretendere o esibire troppe dimostrazioni di efficacia prima di un acquisto o di una vendita; ma è altrettanto antieconomico accontentarsi di troppo poche prove. Le stesse dimostrazioni di qualità sono necessarie in entrambi i casi. La differenza è che se un uomo d'affari fa un errore, di norma ne soffrirà le conseguenze. Nelle scienze invece è raro che l'errore, finché rimane confinato nell'ambito della teoria, comporti una perdita per il responsabile. Al contrario, è molto facile che l'errore gli procuri fama, soldi e una pensione. Quindi un uomo d'affari, se è bravo, starà molto attento a non sopravvalutare o sottovalutare i fatti, mentre non ci si aspetta una simile attenzione da uno scienziato.[fonte 32]
The best class of scientific mind is the same as the best class of business mind. The great desideratum in either case is to know how much evidence is enough to warrant action. It is as unbusiness-like to want too much evidence before buying or selling as to be content with too little. The same kind of qualities are wanted in either case. The difference is that if the business man makes a mistake, he commonly has to suffer for it, whereas it is rarely that scientific blundering, so long as it is confined to theory, entails loss on the blunderer. On the contrary it very often brings him fame, money and a pension. Hence the business man, if he is a good one, will take greater care not to overdo or underdo things than the scientific man can reasonably be expected to take. (Science and Business)
  • Tutto è più importante di quanto pensiamo, e allo stesso tempo niente è più importante di quanto pensiamo che lo sia. Una semplice scintilla può mandare in fiamme l'Europa; ma anche se l'Europa andasse in fiamme più di venti volte, il mondo si raddrizzerebbe comunque con un colpo di coda.[fonte 71]
Everything matters more than we think it does, and, at the same time, nothing matters so much as we think it does. The merest spark may set all Europe in a blaze, but though all Europe be set in a blaze twenty times over, the world will wag itself right again. (Sparks)
  • C'è solo una cosa ancor più vana della vanità dei desideri umani: l'assenza di desideri.[fonte 52]
There is only one thing vainer and that is the having no wishes. (The Vanity of Human Wishes)
  • Il grande pregio di un cane è che puoi renderti ridicolo con lui e non solo non ti sgriderà, ma si renderà ridicolo anche lui.
The great pleasure of a dog is that you may make a fool of yourself with him and not only will he not scold you, but he will make a fool of himself too. (Dogs)
  • Per quanto accorto possa essere il metodo di verifica che adottiamo, finiamo per affidarci a qualche cosa che non abbiamo verificato affatto e in cui riponiamo la nostra fiducia senza riserve. Allo stesso modo c'è un punto in cui la nostra facoltà di comprensione e i nostri processi mentali vanno dati per capiti, senza ulteriori tentativi di indagine o di definizione in parole. E aggiungerei che questo punto dovrebbe essere raggiunto quanto prima nel corso della discussione.[fonte 72]
As, no matter what cunning system of checks we devise, we must in the end trust some one whom we do not check, but to whom we give unreserved confidence, so there is a point at which the understanding and mental processes must be taken as understood without further question or definition in words. And I should say that this point should be fixed pretty early in the discussion. (Definitions, I)
  • Definire significa rinchiudere la sconfinata foresta dell'idea entro un muro di parole.[fonte 39]
A definition is the enclosing a wilderness of idea within a wall of words. (Definitions, III)
  • Definire è un po' come grattare una parte irritata: generalmente l'irritazione peggiora.[fonte 73]
Definitions are a kind of scratching and generally leave a sore place more sore than it was before. (Definitions, IV)
  • Si possono fare delle prove per le piccole cose, ma le grandi azioni sono sempre una questione «di vita o di morte», «o la va o la spacca».[fonte 74]
Small things may be rehearsed, but the greatest are always do-or-die, neck-or-nothing matters. (Perseus and St. George)
  • Guai allo specialista che non è anche un buon generalista e guai al generalista che non è anche un po' uno specialista.[fonte 75]
Woe to the specialist who is not a pretty fair generalist, and woe to the generalist who is not also a bit of a specialist. (Specialism and Generalism)
Silence is not always tact and it is tact that is golden, not silence. (Silence and Tact)
  • «Mettersi nelle mani di Dio» è solo un modo più lungo di dire che ci si affida al caso.[fonte 77]
To put one's trust in God is only a longer way of saying that one will chance it. (Providence and Improvidence, II)
There is nothing so imprudent or so improvident as over-prudence or over-providence. (Providence and Improvidence, III)
  • Se la Provvidenza si facesse vedere, probabilmente si dimostrerebbe un personaggio abbastanza deludente: un vecchietto raggrinzito con tanto di raffreddore, naso rosso e sciarpa intorno al collo, che fischietta sulla terra appena arata o canticchia da solo mentre vagabonda da una strada all'altra, bighellonando davanti alle vetrine e alle bancarelle di libri usati.[fonte 77]
If Providence could be seen at all, he would probably turn out to be a very disappointing person—a little wizened old gentleman with a cold in his head, a red nose and a comforter round his neck, whistling o'er the furrow'd land or crooning to himself as he goes aimlessly along the streets, poking his way about and loitering continually at shop-windows and second-hand book-stalls. (Epiphany)
  • Dio è amore, oserei dire. Ma quale dannoso male è l'amore.
I dare say. But what a mischievous devil Love is! (God is Love)
  • I due sessi sono il primo – o almeno fra i primi grandi esperimenti – nella suddivisione sociale del lavoro.[fonte 78]
The sexes are the first—or are among the first great experiments in the social subdivision of labour. (Sex)
In matrimony, to hesitate is sometimes to be saved. (Marriage, II)
  • Vivere è come amare – la ragione tutta gli è ostile, e tutto l'istinto vi anela.
To live is like to love — all reason is against it, and all healthy instinct for it. (Life and Love)
  • In realtà era dannatamente contento; diceva alla gente che era dispiaciuto del fatto di non essere più dispiaciuto, e qui iniziò il primo vero dolore, perché era davvero dispiaciuto che la gente non credesse che gli dispiaceva di non essere più dispiaciuto.
He was in reality damned glad; he told people he was sorry he was not more sorry, and here began the first genuine sorrow, for he was really sorry that people would not believe he was sorry that he was not more sorry. (Sorrow within Sorrow)

Capitolo XV, Titles and Subjects

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  • Un buon titolo deve avere lo scopo di rendere il seguito praticamente superfluo per chi ha già qualche familiarità con l'argomento.[fonte 80]
A good title should aim at making what follows as far as possible superfluous to those who know anything of the subject. (Titles)
  • Il senso del tatto. Un saggio che dimostri che tutti i cinque sensi si risolvono in ultima analisi nel senso del tatto, e che mangiare è il tatto portato al suo punto estremo. Perciò esiste un solo senso, il tatto, e l'ameba l'ha già. Quando guardo un foraminifero guardo già me stesso.[fonte 81]
The Sense of Touch: An essay showing that all the senses resolve themselves ultimately into a sense of touch, and that eating is touch carried to the bitter end. So there is but one sense—touch—and the amœba has it. When I look upon the foraminifera I look upon myself. (For Unwritten Articles, Essays, Stories)

Capitolo XVI, Written Sketches

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  • Il vero scrittore si fermerà ovunque e in qualunque momento per annotare le proprie idee, così come il vero pittore si fermerà ovunque per fare uno schizzo.
The true writer will stop everywhere and anywhere to put down his notes, as the true painter will stop everywhere and anywhere to sketch. (Literary Sketch-Books)
  • L'altra sera ero a un incontro e ho sentito un uomo dire: "Quella pila all'angolo ora brucia proprio bene." Le simpatie delle persone sembrano generalmente rivolgersi al fuoco, purché nessuno corra il rischio di essere bruciato.
I was at one the other night and heard a man say: "That corner stack is alight now quite nicely." People's sympathies seem generally to be with the fire so long as no one is in danger of being burned.

Capitolo XVII, Material for a Projected Sequel to "Alps and Sanctuaries"

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  • Il pubblico compra le opinioni come il latte, basandosi sul principio che è più a buon mercato far così che tenere una mucca. Ed è vero, ma è più probabile che il latte sia annacquato.[fonte 73]
The public buys its opinions as it buys its meat, or takes in its milk, on the principle that it is cheaper to do this than to keep a cow. So it is, but the milk is more likely to be watered. (Public Opinion)
  • Raramente gli uomini sono più banali che nelle occasioni supreme.
Men are seldom more commonplace than on supreme occasions. (Supreme Occasions)

Capitolo XVIII, Material for Erewhon Revisited

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  • Ogni bambino ha un mese di paradiso e un mese di inferno prima della nascita, così da poter fare la propria scelta a occhi aperti.
Every baby has a month of heaven and a month of hell before birth, so that it may make its choice with its eyes open.
  • Pagare i debiti è un lusso che non tutti possiamo permetterci.
Paying debts is a luxury which we cannot all of us afford.

Capitolo XIX, Truth and Convenience

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There is no such source of error as the pursuit of absolute truth. (Truth, III)
  • La linea più dritta che possiamo tracciare sulla carta più liscia avrà sempre i bordi sbavati, se la guardiamo al microscopio. Questo è di scarsa importanza, fintanto che non vengano tratte importanti deduzioni dalla premessa che i bordi non sono frastagliati.[fonte 75]
The firmest line that can be drawn upon the smoothest paper has still jagged edges if seen through a microscope. This does not matter until important deductions are made on the supposition that there are no jagged edges. (Truth, VIII)
Any fool can tell the truth, but it requires a man of some sense to know how to lie well. (Falsehood, III)
I do not mind lying, but I hate inaccuracy. (Falsehood, IV)
  • Chi non sa strizzare l'occhio non sa vedere e chi non sa mentire non sa dire la verità. Così, chi non sa reprimere le sue opinioni non sa neanche esprimerle.[fonte 83]
He who knows not how to wink knows not how to see; and he who knows not how to lie knows not how to speak the truth. So he who cannot suppress his opinions cannot express them. (Falsehood, VII)
  • C'è una sorta di rispetto e di deferenza nel mentire. Ogni volta che mentiamo a qualcuno, gli facciamo il complimento di riconoscere la sua superiorità.
Lying has a kind of respect and reverence with it. We pay a person the compliment of acknowledging his superiority whenever we lie to him. (Falsehood, IX)
  • Se la verità non ci semplifica la vita, a lungo andare non è verità. Verità è solo quella che ci salva dalle difficoltà in modo più esteso e più permanente.[fonte 83]
If truth is not trouble-saving in the long run it is not truth: truth is only that which is most largely and permanently trouble-saving. (Convenience, V)
  • Non è la scoperta che un uomo abbia la capacità di mentire a incrinare la mia fiducia in lui: quello che non posso tollerare è di non poter fare affidamento sulla sua mendacità. Gli perdono le menzogne che dice, ma non posso perdonarlo di non ripetere coerentemente le stesse menzogne, o quasi, sulle stesse cose. Questo dimostra una memoria incerta, e questo è imperdonabile; oppure che dice tante bugie che gli è impossibile ricordarsele tutte.[fonte 2]
It is not, then, the discovery that a man has the power to lie that shakes my confidence in him; it is loss of confidence in his mendacity that I find it impossible to get over. I forgive him for telling me lies, but I cannot forgive him for not telling me the same lies, or nearly so, about the same things. This shows he has a slipshod memory, which is unpardonable, or else that he tells so many lies that he finds it impossible to remember all of them, [...]. (A Clergyman's Doubts)

Capitolo XX, First Principles

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  • Non solo la contraddizione in termini è ammissibile, ma non vi può essere proposizione che non ne implichi una, in misura maggiore o minore.[fonte 72]
Contradiction in terms is not only to be excused but there can be no proposition which does not more or less involve one. (Contradiction in Terms)
  • In genere, la filosofia è come rimescolare il fango o svegliare un can che dorme. È il tentativo di negare, aggirare, oppure fuggire le conseguenze dell'intrecciarsi delle radici di cose diverse tra loro.[fonte 84]
As a general rule philosophy is like stirring mud or not letting a sleeping dog lie. It is an attempt to deny, circumvent or otherwise escape from the consequences of the interlacing of the roots of things with one another. (Philosophy)
  • Finché la scienza cerca di rendere più spessa la lastra di ghiaccio su cui, come dire, pattiniamo, tutto va bene. Se cerca di trovare, o pretende di aver trovato, il terreno solido in fondo all'oceano, non va affatto bene. Il nostro compito è quello di rendere più spessa la lastra, estendendo la nostra conoscenza dai livelli superiori a quelli sottostanti, così come il ghiaccio si fa più spesso finché dura il gelo. Non dovremmo mai cercare di far gelare l'oceano dal fondo in su.[fonte 75]
If it tends to thicken the crust of ice on which, as it were, we are skating, it is all right. If it tries to find, or professes to have found, the solid ground at the bottom of the water, it is all wrong. Our business is with the thickening of this crust by extending our knowledge downward from above, as ice gets thicker while the frost lasts; we should not try to freeze upwards from the bottom. (Science)
  • Religione significa soltanto che una cosa è fissata così fermamente che niente può spostarla. È il tentativo di stabilire i primi principi con tale autorità che nessuno voglia riconsiderarli di testa sua e non lo sfiori mai il dubbio, neanche minimo, in questo campo. È il tentativo di fare un investimento assolutamente sicuro, ma questo investimento non può essere fatto anche se l'interesse è bassissimo – e, nel caso della religione, è il più basso possibile.[fonte 85]
A religion only means something so certainly posed that nothing can ever displace it. It is an attempt to settle first principles so authoritatively that no one need so much as even think of ever re-opening them for himself or feel any, even the faintest, misgiving upon the matter. It is an attempt to get an irrefragably safe investment, and this cannot be got, no matter how low the interest, which in the case of religion is about as low as it can be. (Religion)
  • La logica esiste solo con ciò che può essere definito a parole. Quindi non ha niente a che vedere con le più profonde questioni che trascendono le parole e la coscienza. Applicare la logica, qui, può essere tanto fuori luogo quanto trascurarla nei casi in cui sia applicabile. La difficoltà sta, come sempre, nel delimitare i confini fra le rispettive sfere di influenza.[fonte 72]
Logic has no place save with that which can be defined in words. It has nothing to do, therefore, with those deeper questions that have got beyond words and consciousness. To apply logic here is as fatuous as to disregard it in cases where it is applicable. The difficulty lies, as it always does, on the border lines between the respective spheres of influence. (Logic)
  • Le voci del buon senso e dell'alta filosofia a volte si intersecano, ma il buon senso è il canto fermo inalterabile e la filosofia è il suo contrappunto variabile.[fonte 84]
The voices of common sense and of high philosophy sometimes cross; but common sense is the unalterable canto fermo and philosophy is the variable counterpoint. (Common Sense and Philosophy)
  • C'è una sola certezza e cioè che non possiamo aver certezze; perciò, non è neanche certo che non si possa aver certezze.[fonte 72]
There is one thing certain, namely, that we can have nothing certain; therefore it is not certain that we can have nothing certain. (First Principles)

Capitolo XXI, Rebelliousness

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  • I meriti di Dio sono così grandi che non c'è da stupirsi se le sue colpe lo siano in proporzione.[fonte 86]
God's merits are so transcendent that it is not surprising his faults should be in reasonable proportion. (God and the Devil)

Capitolo XXII, Reconciliation

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  • Anche il mondo, per quanto mondano sia, conserva tuttavia istintivamente – e come per atto di fede – la convinzione incrollabile che siano più degni coloro che sono morti sull'altare che non quelli che vi hanno vissuto, quando morire costituiva un dovere.
Even the world, so mondain as it is, still holds instinctively and as a matter of faith unquestionable that those who have died by the altar are worthier than those who have lived by it, when to die was duty. (The World)
  • Non è chi conquista esattamente il punto in discussione a ottenere il maggior successo in una controversia, ma chi dimostra maggiore pazienza e migliore disposizione d'animo.
It is not he who gains the exact point in dispute who scores most in controversy, but he who has shown the most forbearance and the better temper. (Gaining One's Point)

Capitolo XXIII, Death

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  • Non c'è nulla che allo stesso tempo abbia così tanta e così poca influenza su un uomo quanto la sua morte.
There is nothing which at once affects a man so much and so little as his own death. (The Defeat of Death)
If life must not be taken too seriously—then so neither must death. (Ignorance of Death, VI)

Capitolo XXIV, The Life of the World to Come

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  • Cercare di vivere per la posterità significa comportarsi come un attore che scavalca la ribalta per rivolgersi all'orchestra.
To try to live in posterity is to be like an actor who leaps over the footlights and talks to the orchestra. (Posthumous Life, I)
  • Chi desidera la fama postuma è come chi vincola un terreno in eredità e immobilizza il proprio denaro oltre la morte, nel modo più rigido e duraturo possibile. Eppure ognuno di noi, nel suo piccolo, tenta di assicurarsi quel poco di fama postuma che riesce.
He who wants posthumous fame is as one who would entail land, and tie up his money after his death as tightly and for as long a time as possible. Still we each of us in our own small way try to get what little posthumous fame we can. (Posthumous Life, II)

Capitolo XXV, Poems

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  • Si dice spesso che il più grande seccatore è il seccatore intelligente. La gente intelligente è sempre noiosa e deve esserlo. Ecco perché, forse, Shakespeare ha dovuto lasciare Londra: la gente non lo sopportava più.[fonte 57]
Clever people are always bores and always must be. That is, perhaps, why Shakespeare had to leave London—people could not stand him any longer. (Prefatory Note)

Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler

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Samuel Butler (C. Gogin)
  • Il matrimonio è chiaramente e ripetutamente escluso dal paradiso. È perché si pensa possa rovinarne la felicità generale?
Marriage is distinctly and repeatedly excluded from heaven. Is this because it is thought likely to mar the general felicity? (p. 35)
  • La Bibbia può essere la verità, ma non è tutta la verità e nient'altro che la verità.
The Bible: may be the truth, but it is not the whole truth, nor is it nothing but the truth. (p. 42)
  • Un uomo dovrebbe essere abbastanza colto per poter guardare con sospetto la cultura, ma di prima mano, non di seconda mano.[fonte 87]
A man should be just cultured enough to be able to look with suspicion upon culture, at first, not second hand. (p. 60)
  • Se seguirai la ragione abbastanza a lungo, essa ti condurrà invariabilmente a conclusioni contrarie alla ragione.
Reason: If you follow it far enough, it always leads to conclusions that are contrary to reason. (p. 80)
  • Una delle prime qualità di un uomo sensibile è capire quando è battuto e smettere di combattere una volta per tutte.
[...] one of the first businesses of a sensible man is to know when he is beaten, and to leave off fighting at once. (p. 208)
  • Preferisco la chiesa di S. Domenico a Siena sicuramente all'interno, e forse anche all'esterno rispetto al duomo. Gli altari laterali della navata la rovinano un po', ma la trovo meno faticosa del duomo. Posso sedermi nell'una, ma non nell'altra. Niente affatica tanto quanto l'abbondanza di decorazione, e il duomo ne risente.
I prefer the church of S. Domenico at Siena certainly inside, and perhaps even outside to the duomo. The side altars in the nave spoil it rather, but I find it less fatiguing than the duomo. I can sit in the one but not in the other. Nothing fatigues so much as over profuseness of decoration, and the duomo suffers from this. (p. 240)
  • Le persone preferiscono essere considerate di buon gusto piuttosto che buone, intelligenti o piacevoli.[fonte 88]
People care more about being thought to have taste than about being thought either good, clever, or amiable. (p. 244)
  • La coscienza è perfettamente beneducata e presto smette di parlare a quelli che non vogliono ascoltarla.
Conscience is thoroughly well-bred and soon leaves off talking to those who do not wish to hear it. (p. 279)
  • Morire è soltanto cessare di morire e sbrigare la cosa una volta per tutte.
To die: is but to leave off dying and do the thing once for all. (p. 283)
  • Dio era soddisfatto della sua opera, e questo è un errore fatale.
He [God] was satisfied with his own work, and that is fatal. (p. 284)
  • Chi mente più spudoratamente è il mentitore che non sa di mentire.[fonte 2]
It is the unconscious liar that is the greatest liar. (p. 287)
  • I libri vecchi sono appena usciti per chi non li ha letti.[fonte 89]
The oldest books are still only just out to those who have not read them. (p. 293)
  • La vita è come suonare un assolo di violino in pubblico e imparare a suonare lo strumento mentre si suona.[fonte 52]
Life is like playing a violin solo in public and learning the instrument as one goes on. (p. 306)
  • Ho sentito un uomo dire che i ladri ti chiedono la borsa o la vita, mentre le donne le esigono entrambe.
I heard a man say that brigands demand your money or your life, whereas women require both. (p. 315)
  • C'era un uomo che stava morendo di un decadimento graduale e indolore, i suoi amici gli chiesero se desiderava qualcosa in particolare così che loro potessero procurarselo. Disse che per tutta la vita aveva pensato che gli sarebbe piaciuto avere un orologio a cucù, e il regalo, pensò, sarebbe stata un'occasione appropriata per acquistarne uno. Un orologio a cucù venne comprato e messo là dove l'uomo poteva sia vederlo che ascoltarlo. L'uomo disse che gli ultimi giorni della sua vita furono molto rallegrati da quell'orologio.
There was a man dying of a painless, gradual decay, whose friends asked him if there was anything he had a fancy for which they could get him. He said he had all his life thought he should like to have a cuckooclock, and the present would, he thought, be a proper occasion for acquiring one. A cuckoo-clock was bought and placed where he could see it as well as hear it. He said the last few days of his life were much cheered by it. (p. 334)

Citazioni attribuite

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  • Ci sono più sciocchi che furbi al mondo, altrimenti i furbi non avrebbero abbastanza da vivere.[fonte 57]
There are more Fools than Knaves in the World, else the Knaves would not have enough to live upon.
[Erroneamente attribuita] La citazione viene erroneamente attribuita al Samuel Butler vittoriano da Guido Almansi che la riporta nella raccolta Dizionario dei luoghi non comuni; in realtà la citazione è tratta da un poema del Samuel Butler seicentesco.
  • È meglio aver amato e perduto che non aver mai amato.[fonte 90]
'Tis better to have loved and lost, than never to have lost at all.
[Erroneamente attribuita] La citazione viene erroneamente attribuita a Samuel Butler da alcune fonti, molte delle quali citano i Taccuini come fonte. La citazione è in realtà di Alfred Tennyson ed è tratta da In Memoriam A.H.H. e Butler lo cita apertamente nella parte iniziale del LXXVII capitolo di Così muore la carne.
  • Le anime delle donne sono così piccole che alcuni credono che non ce l'abbiano nemmeno.[fonte 91]
The souls of women are so small, that some believe they've none at all.
[Erroneamente attribuita] La citazione viene erroneamente attribuita al Samuel Butler vittoriano da Guido Almansi che la riporta nella raccolta Dizionario dei luoghi non comuni; in realtà la citazione è tratta da un poema del Samuel Butler seicentesco.

Citazioni su Samuel Butler

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  • Butler fu spesso rimproverato dai suoi amici inglesi di flirtare un po' troppo col «partito nero», e si deve certo a questo suo amletismo confessionale se intorno ai suoi libri, per anni ed anni (tutta la sua vita), critica e pubblico fecero il più desolato silenzio. Ma egli era soprattutto un sincero, un innamorato di verità e di bellezza: un uomo libero a cui il mentire verso se stesso, ai proprii istinti, quello si pareva vera eresia. (Carlo Linati)
  • I recensori [dopo Il buon porto] gli stettero lontani per il resto della sua vita. Erano stati presi in giro una volta e stettero molto attenti a non essere presi in giro un'altra. Si sparse la voce secondo la quale Butler non doveva essere preso seriamente, qualsiasi cosa scrivesse, e il risultato di questo decreto fu palese nella cospirazione di silenzio che accolse non solo i suoi libri sull'evoluzione ma anche le sue opere omeriche, i suoi scritti sull'arte e la sua attenzione dei sonetti di Shakespeare. (R. A. Streatfield)
  • Il quale, se non è il solo scrittore inglese profondamente imbevuto di spiriti biblici (ché altri, anche in tempi recenti, son giunti a toni ben più cupi e disperati) è però quello che – malgrado il tono ironico e talvolta scherzoso, malgrado il tentativo di vincere o, almeno, di isolare la sua tristezza – meglio di tanti è riuscito a raffigurare il destino del natus de muliere, che in sé porta il segno della maledizione originale e deve scontare in anticipo ogni ora di pace. (Enzo Giachino)
  • L'amara ironia e la satira feroce dello scrittore furono – come è stato detto – la superstruttura difensiva in cui si richiuse uno spirito delicato. Una sensibilità facilmente ferita ed esposta a tutti i colpi di una società meschina e non rispondente in alcun modo alle sue più effusive esigenze, si irrigidì in un sogghigno motteggiatore, che restò fissato sul volto dolorante come una maschera brutale. Anima complicata e sconvolta pur nella sua composta serenità, scrittore di purissimo stile che ha lasciato una profonda orma del suo pensiero e del suo metodo sulla letteratura inglese del nuovo secolo. (Aldo Sorani)
  • Molti anni sono occorsi agli stessi inglesi per accorgersi di questa originalità potente e fecondatrice e per assegnare al Butler quel posto che gli spetta tra gli scrittori della seconda metà del secolo decimonono, il primo posto, al dire di Bernard Shaw, che dell'opera del Butler si è nutrito sino al midollo. Ma l'antipatia e la cecità di cui il pubblico inglese ha dato prova nel giudicare il Butler possono avere avuto le loro giustificazioni o le loro attenuanti. Lo scrittore di Erewhon e della Via della carne minava dalle fondamenta gli edifizi più consacrati dalle loro convinzioni e dalle loro consuetudini, aveva posto in dubbio irrispettosamente i postulati della religione, aveva mancato beffardamente di rispetto alla sua stessa famiglia, esponendone in un romanzo le gretterie e le debolezze, che erano poi quelle di cui egli accusava tutta una chiesa, tutta una società. (Aldo Sorani)
  • Samuel Butler, com'è noto anche fra noi, era un pastore protestante morto nel 1902, a 67 anni, e che scrisse dei romanzi fantastici, delle «utopie» piene di paradossi originali ed aggressivi, ma che fino a pochi anni or sono erano pressoché ignorati in Inghilterra dal gran pubblico. Fu Bernard Shaw o meglio fu il trionfo dell'opera sua a rimettere in onore il pensiero e l'arte butleriana. L'ideologia antiborghese anticostituzionale, antimoralistica dello Shaw, quel suo fare freddamente oltraggioso, graziosamente canzonatorio e paradossale si ritrovano già tutti nelle pagine di Butler che, oltreché uomo dì fantasia, era anche uno schietto filosofo evoluzionista. (Carlo Linati)
  • Si può essere costretti a imparare il latino a quattro anni, per di più a bacchettate, e poi sviluppare un grande amore per i classici? Normalmente no, e Samuel Butler non fece eccezione alla regola. Sottoposto a questo precoce trattamento, i classici li detestò per sempre. Naturalmente non era questo lo scopo che suo padre, il reverendo Thomas Butler, si era prefisso quando decise di insegnargli così per tempo la lingua di Cicerone e di Virgilio. Né a questo risultato aspiravano le lezioni che il ragazzo Samuel ricevette in seguito dal dr. Kennedy, celebre professore di lingue classiche a Shrewsbury: la scuola in cui il reverendo Thomas aveva mandato il figlio con tanta fiducia («un luogo in cui da ogni parte ti senti circondato dalla menzogna», annoterà lo scolaro). Ma le cose andarono proprio così. Samuel Butler imparò per sempre a odiare i classici – con l'esclusione di Omero – tanto quanto imparò a detestare Tennyson: che suo nonno, l'autorevole vescovo Butler, ovviamente venerava. (Maurizio Bettini)
  • Butler non compra opinioni, nemmeno da Aristotele o da qualche altro «ipse dixit»: se le fabbrica da sé; le idee gli nascono in testa. Ed è così che nascono le sue bizzarrie e i suoi colpi di genio, le sue intuizioni e le sue affermazioni aberranti, le sue passioni idiosancratiche e i suoi meravigliosi paradossi.
  • Come definirlo: scrittore? Sì certo; ma avrebbe voluto essere qualcos'altro, per esempio un pittore. [...] Per tutta la vita ha voluto essere accettato dall'estabilishment artistico inglese, senza riuscirci, o riuscendoci solo a metà e per brevi periodi. O forse, più che un pittore era un artista della fotografia, l'arte visiva in cui dimostrò le sue doti migliori. O forse non era un fotografo bensì un musicista fallito [...]. O forse non era nemmeno un musicista (e meno ancora un compositore), ma un dilettante di genio che si sporcò le mani con tutte le arti.
  • Di una cosa però siamo certi: Samuel Butler era uno spirito bizzarro, prototipo del bastian contrario. Perché questo gentiluomo vittoriano, rispettabile, abbastanza benestante per gran parte della sua vita, giustamente diviso fra un'amante fissa di sesso femminile (che visitava ogni settimana, e a cui non rivelò il suo vero nome per almeno dieci anni), e giovani amici di sesso maschile cui versò regolarmente una pensione anche nei periodi in cui le sue condizioni finanziarie erano precarie (oltre ai vari sodali maschi cui dedicò la massima parte della sua attenzione devota durante gli anni più avanzati e la vecchiaia), trovava la sua verità interiore nell'opposizione. A tutto e a tutti.
  • Figlio e nipote di ecclesiastici, destinato lui stesso alla carriera ecclesiastica e, da principio, mansuetamente disposto ad essa, Butler non si presenta con le stigmate folgoranti del genio, ma con la dura, pratica testardaggine dell'impiegato di banca. Quando si ribella e decide di cambiare radicalmente la propria vita, non lo fa per un richiamo invincibile, né per uno slancio ispirato, ma, per così dire, coi documenti alla mano, perché ha scoperto un piccolo particolare che certamente non funziona: cioè che, fra i suoi allievi, quelli che non hanno ricevuto il battesimo non sono né migliori né peggiori di coloro che lo hanno ricevuto. È una scoperta da nulla, di cui in seguito sorriderà egli stesso: ma è la chiave che gli svela la possibilità di mistificazione totale dell'ingranaggio in cui stava per essere inghiottito.
  • Se l'opera creativa è soprattutto un modo di rappresentare e onorare il proprio Dio, ecco, dunque, il Dio di Samuel Butler, così vicino che basta, di nuovo, guardarsi allo specchio: è l'uomo individuale, meschino, pervertito, egocentrico, vile; senza anime da convertire né verità da fondare; pronto, nel regno furtivo della propria mente, ma anche in quello, non meno furtivo, della vita quotidiana, ad ogni blasfemia, ad ogni crimine, ad ogni ritrattazione, purché sia utile: ma che da quel crimine, da quella blasfemia, da quella ritrattazione rifugge non appena li riconosce inutili, vuoti e fragili quanto l'ipocrisia, il falso pietismo, e la giacca a doppio petto del conformismo.
  • Siamo lontani, con Butler, dai deliri erotici di Swinburne, dalla sensualità estetizzante di Pater, dall'eroico decadentismo di Oscar Wilde. Per Wilde, l'arte crea la vita; cioè l'atto scaturisce e acquista realtà solo dall'emozione creativa. Per Butler l'arte è deduttiva, e continuamente passata al vaglio della ragione. Si respira, nelle sue pagine, la lucida ironia di Voltaire; ma anche la riduzione antiromantica, la «fine del mondo» dataci, dopo più di mezzo secolo, da quel grande impiegato della poesia che fu T. S. Eliot. Con un processo analogo alla democratizzazione dell'immagine operata da Eliot, Butler svaluta, stinge, o addirittura dissolve in acido cloridrico le banconote di una civiltà che ancora, a molti, appariva gloriosamente in fieri, o, comunque, drammaticamente vitale, e che a lui invece svela il suo aspetto spettrale. Sembra di veder venire avanti, dalle sue pagine, Franz Kafka, le camere a gas, i cervelli elettronici, la morte nei frigoriferi, le antenne televisive, la moda dello zen, il problema del tempo libero.

Note

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  1. Cfr. voce su Wikipedia.
  2. Riferimento a un passaggio del XXI capitolo.
  3. «Si tratta di un evento autobiografico. Butler perse infatti la fede quando si rese conto che il battesimo non aveva alcuna influenza sulla naturale disposizione di un bambino a far del bene (o a far del male).» [N.d.C.] Cfr. Il buon porto, nota n. 12, p. 32.
  4. «Questa parola non esiste in greco antico. I casi sono due: o Butler voleva scriverne un'altra oppure intende dire che è un lavoro inutile cercare di trovare la radice di un parola inesistente, esattamente come è inutile cercare cercare di capire quanto in profondità fosse andata la punta della lancia.» [N.d.C.] Cfr. nota n. 19, p. 146.
  5. Cfr. «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona.» (Gesù, Vangelo secondo Luca) [discorso della Montagna]
  6. a b L'autore del poema Hudibras è il Samuel Butler seicentesco.

Fonti

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  1. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 88.
  2. a b c Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 62.
  3. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 100.
  4. Da una lettera del 1901; citato nell'introduzione di R. A. Streatfield a Il buon porto, pp. 10-11.
  5. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 78-79.
  6. Citato in Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler, p. 258.
  7. a b c Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 110.
  8. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 57.
  9. a b c d Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 115.
  10. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 47.
  11. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 116.
  12. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 95.
  13. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 64.
  14. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 41.
  15. a b c Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 85-86.
  16. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 105.
  17. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 29.
  18. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 30.
  19. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 68-69.
  20. a b c d e f Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 65-66.
  21. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 111.
  22. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 112.
  23. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 49.
  24. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 113.
  25. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 35.
  26. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 114.
  27. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 95.
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  29. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 43.
  30. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 96.
  31. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 99.
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  35. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 91.
  36. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 57-58.
  37. a b c d e Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 81-82.
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  39. a b c d e Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 55-56.
  40. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 38.
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  42. a b c d e Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 83.
  43. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 51.
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  45. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 25.
  46. a b c d Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 71-72.
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  48. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 74.
  49. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 75.
  50. Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
  51. a b c Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 26.
  52. a b c d Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 117.
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  54. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 41.
  55. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 60.
  56. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 47.
  57. a b c d Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 108-109.
  58. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 39.
  59. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 106.
  60. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 23.
  61. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 89.
  62. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 80.
  63. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 90.
  64. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 19.
  65. a b c Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 20-21.
  66. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 87.
  67. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 94.
  68. Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, Milano, 1991.
  69. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 34.
  70. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 22.
  71. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 107.
  72. a b c d Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 97-98.
  73. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 84.
  74. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 40.
  75. a b c Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 102.
  76. Citato in Selezione dal Reader's Digest, agosto 1965, p. 76.
  77. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, pp. 35-36.
  78. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 105.
  79. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 44.
  80. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 53.
  81. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 103.
  82. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 60.
  83. a b c d Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 61.
  84. a b Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 45.
  85. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 99.
  86. a b Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  87. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 31.
  88. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 46.
  89. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 54.
  90. Citato in Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore, a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013. ISBN 8811137799
  91. Citato in Dizionario dei luoghi non comuni, p. 37.

Bibliografia

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  • Samuel Butler, Alpi e Santuari. Viaggio curioso di un grande scrittore inglese tra valli, campanili e tradizioni (Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino, 1881), traduzione di Pier Francesco Gasparetto, Piemme, Casale Monferrato. IBAN 88-384-1657-5
  • Samuel Butler, Così muore la carne (The Way of All Flesh), traduzione e prefazione di Enzo Giachino, Einaudi, Torino, 1943.
  • Samuel Butler, Dizionario dei luoghi non comuni, a cura di Guido Almansi e Carla Maria Gnappi, Guanda, Parma, 1996. ISBN 88-7746-328-7
  • Samuel Butler, Erewhon, introduzione e traduzione di Lucia Drudi Demby, Adelphi, Milano, 1975. ISBN 88-459-0388-5
  • Samuel Butler, Il buon porto (The Fair Haven), traduzione di Guido Negretti, Nessun Dogma, Roma, 2017. ISBN 88-98602-30-8
  • Samuel Butler, L'autrice dell'Odissea (The Authoress of the Odyssey), Robin, Torino, 2013 (2020). ISBN 88-6740-227-4
  • Samuel Butler, Ritorno in Erewhon (Erewhon Revisited) in Erewhon e Ritorno in Erewhon, introduzione e traduzione di Lucia Drudi Demby, Adelphi, Milano, 1975.
  • (EN) Samuel Butler, Further Extracts from the Note-books of Samuel Butler, scelti da A.T. Bartholomew, Jonathan Cape, Londra, 1934.
  • (EN) Samuel Butler, Life and Habit, prefazione di R. A. Streatfield, Jonathan Cape, Londra, 1924 (1880).
  • (EN) Samuel Butler, The Note-Books of Samuel Butler, selezionati e riadattati da Henry Festing Jones, A. C. Fifield, Londra, 1912.

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