Differenze tra le versioni di "Edwin Abbott Abbott"

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===[[Incipit]]===
Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio.<br>
Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersene sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma – consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un'idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti. Ahimè, ancora qualche anno fa avrei detto: «del mio universo», ma ora la mia mente si è aperta a una più alta visione delle cose.<br>
 
{{NDR|Edwin A. Abbott, ''Flatlandia'', Adelphi, 1998}}
 
*Tutti gli esseri della Flatlandia, animati o inanimati, qualunque sia la loro forma, presentano "al nostro occhio" il medesimo, o quasi il medesimo aspetto, quello cioè di una Linea Retta. Se dunque tutti hanno lo stesso aspetto, come si farà a distinguere l'uno dall'altro?
*Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperirenza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un'idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l'essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.
*Ancora una volta mi sentii sollevare nello [[Spazio]]. Era proprio come la Sfera aveva detto. Più ci allontanavamo dall'oggetto che stavamo osservando, più il campo visivo aumentava. La mia [[città]] natia, con l'interno di ogni [[casa]] e di ogni creatura ivi contenuta, si apriva al mio sguardo come in miniatura. Salimmo ancora e, oh, i segreti della [[terra]], le profondità delle miniere si svelava davanti a me!<br>Sbigottito alla vista dei misteri della terra così rivelati al mio [[occhio]], dissi al mio compagno: «Guarda, sono diventato come un [[Dio]]:. Perché i saggi al nostro [[paese]] dicono che la visione di tutte le cose o, come essi si esprimono, l' ''onniveggenza'', è attribuito a Dio solo». C'era un po' di scherno nella [[voce]] del mio [[Maestro]] quando rispose: «Davvero? Allora anche i borsaioli e gli assassini del mio paese dovrebbero essere venerati come Dèi dai vostri saggi: perché non ce n'è uno che non veda quel che tu vedi. Ma dài retta a me, i vostri saggi si sbagliano». (1989)
 
==Bibliografia==
 
==Altri progetti==
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===Opere===
{{Pedia|Flatlandia|''Flatlandia''|(1881)}}
 
==Collegamenti esterni==
 
{{DEFAULTSORT:Abbott, Edwin Abbott}}
[[Categoria:Religiosi britanniciPedagogisti]]
[[Categoria:Teologi britannici]]
 
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