Toquinho

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Toquinho nel 2016

Toquinho, all'anagrafe Antonio Pecci Filho (1946 – vivente), chitarrista e cantante brasiliano di origini italiane.

Citazioni di Toquinho[modifica]

  • [Su Sergio Bardotti, che lo aveva invitato nel 1969 a partecipare all’album La vita, amico, è l’arte dell’incontro in onore di Vinícius de Moraes] Con lui ho condiviso altre esperienze lavorative. Sergio realizzò versioni di diverse canzoni traducendole in italiano e produsse altri album, tra i quali uno dei più importanti della mia carriera, registrato con Ornella Vanoni, "La voglia la pazzia l'incoscienza l’allegria".[1]
  • Giunsi in Italia nel 1969 insieme a Chico Buarque e vi rimasi sette mesi. Fu un periodo di apprendimento in tutti i sensi, un inizio di carriera per entrambi costellato da difficoltà finanziarie. Difficoltà che furono superate grazie a buonumore, ottimismo e un pizzico di fortuna. Imparai ad apprezzare l'Italia come fosse la mia seconda patria e con Vinícius intrapresi una lunga strada di registrazioni e concerti che si moltiplicarono più tardi, anche senza la presenza del poeta, soprattutto durante gli Anni ´80, dopo il successo di Acquarello.[2]
  • I miei genitori nacquero in Brasile, ma mio nonno paterno era nativo di Toro, in provincia di Campobasso, nel Molise. E mia nonna paterna è calabrese, mentre i miei nonni materni sono di Mantova.[2]
  • [Su Chico Buarque] L’Italia era il paese scelto da Chico per l’esilio forzato, provocato dal regime autoritario che perseguitava artisti, intellettuali e politici in Brasile all’epoca. E mi ha invitato a partecipare ad alcuni spettacoli in Italia. In realtà, non abbiamo fatto gli spettacoli previsti ma sono rimasto con lui per sei mesi vivendo avventure ed esperienze che hanno rafforzato la nostra amicizia e la nostra vita professionale. Momenti non sempre incoraggianti, che ci hanno visto accettare qualsiasi tipo di invito. Una volta fummo ingaggiati per esibirci in un castello medievale alla periferia di Roma. Lì il pubblico era composto da sei o sette persone e sul palco c’era spazio solo per due.[1] 
  • La musica italiana aveva frequentato la mia casa sin dalla mia infanzia, nei dischi che mio padre ascoltava, nelle canzoni che mia madre cantava. Poi la musica romantica degli anni ’60 con Domenico Modugno, Sergio Endrigo, i Festival di Sanremo, tutto ciò ha suscitato la mia sensibilità. Finché ho avuto l’onore e il piacere di lavorare con nomi meravigliosi come Bardotti, Iodice, Fabrizio, cantando con Lucio Dalla, con Ornella Vanoni, anche con Andrea Bocelli. Penso che gran parte della mia melodia abbia a che fare con la canzone italiana moderna.[1]
  • [Su Vinícius de Moraes] Oggi posso dire che è grazie a lui se sotto l’aspetto professionale ho imparato molto, soprattutto nel complicato "meccanismo" di adattare bene i testi e la musica. Un poeta non è sempre un buon paroliere. Fare testi è complicato. Insieme abbiamo composto oltre cento canzoni e, in quelle occasioni mi ha insegnato come utilizzare le parole, cercare una rima, una frase più vera, il suono della melodia con la parola giusta. E ho imparato molto sul lato naturale delle cose, sul collegamento del lato naturale della vita legato alla musica. Ad ogni modo, questa è una sintesi di tutto ciò che il mio grande amico mi ha dato.[1]
  • Prima della bossa nova, la musica brasiliana ha avuto una forte influenza sulla musica latinoamericana, con predominanza di temi più carichi di romanticismo racchiusi nella canzone di samba. La bossa nova, con una forte influenza jazz, segna l’inizio di un lungo e costante percorso artistico e rappresenta la trasformazione culturale consumata in Brasile da quei giovani che cercavano una realtà musicale più autentica, in sintonia con l’euforia e la libertà prevalenti nel paese in quel tempo. Faccio parte di una generazione che ha scelto la chitarra come un autentico segno di creatività radicato nella bellezza melodica di queste canzoni. La bellezza della bossa nova continua ad incantare le generazioni successive e diffonde nel mondo la vitalità dell’arte musicale brasiliana, ancora oggi conosciuta e ammirata da tutti. Posso certamente dire che la bossa nova non ha né tempo né età.[1]
  • [Su Chico Buarque] Quando sono tornato in Brasile, due giorni prima della partenza, ho lasciato a Chico un tema di addio al quale mi sarebbe piaciuto che lui avesse aggiunto un testo, ricordando tutto il tempo che avevamo trascorso insieme. Quel giorno, prima di salire sull’aereo, Chico mi diede un foglio con quattro versi. E’ nato così il brano che due anni dopo sarebbe stata realizzato con il titolo Samba de Orly, grazie all’intervento di [[Vinícius de Moraes]. Orly era l’aeroporto in cui la maggioranza dei brasiliani perseguitati dal regime militare sbarcò.[1]
  • Sergio Bardotti tradusse i testi di numerose versioni delle mie canzoni e di Vinícius, ma i miei più costanti collaboratori nelle composizioni sono Maurizio Fabrizio e Guido Morra. Il pubblico italiano conosce molte delle mie canzoni, ma sicuramente Acquarello, La voglia, la pazzia... e Senza paura sono tra le sue preferite.
  • Vinícius è sempre presente in tutti noi, più vivo che mai, con le sue canzoni e la sua poesia. Lui per me è stato molto importante per la mia crescita professionale e umana. Mi ha fatto conoscere persone importanti, e il suo incoraggiamento mi ha spinto a raggiungere traguardi impensati fino ad allora. Con Vinicius ho vissuto ben undici anni. Avevo 22 anni quando ci siamo incontrati la prima volta e mai avrei pensato che quella sarebbe diventata una grande amicizia. E’ riuscito a dare forza alla mia personalità nella mia fase di crescita. Sicuramente gli devo molto. La nostra "convivenza" è stata fondamentale sotto l’aspetto umano e per il continuo scambio di esperienze.[1]

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

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