Vaclav Fomič Nižinskij

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Vaclav Nižinskij nel 1911

Vaclav Fomič Nižinskij (1890 – 1950), ballerino e coreografo russo di origine polacca.

Diari[modifica]

  • Ho detto molte volte che la carne è una cosa cattiva. Non mi capiscono. Loro pensano che la carne sia una cosa indispensabile. Vogliono sempre carne. Quando hanno finito di mangiare loro ridono. (p. 14)
  • Io voglio danzare perché lo sento, non perché mi stanno aspettando. (p. 14)
  • Io ho paura delle persone perché loro mi capiscono ma non mi sentono. Ho paura delle persone perché vogliono che io viva come loro. Vogliono che danzi cose allegre. Io non amo l'allegria. Io amo la vita. (p. 17)
  • Ho promesso loro, agli aristocratici cioè, che avrei danzato, ma non lo farò, perché loro pensano di poter avere tutto. Non voglio dar loro i miei sentimenti, perché so che non mi capiranno. (pp. 18-19)
  • So che tutti diranno «Nižinskij è impazzito», ma non m'importa, perché faccio già la parte del pazzo in casa mia. Lo penseranno tutti, ma non mi metteranno in manicomio perché danzo molto bene e do dei soldi a chiunque me ne chieda. La gente ama i tipi strambi. (p. 19)
  • Io amo i pazzi perché so parlare con loro. Quando mio fratello era in manicomio, io lo amavo e lui mi sentiva. I suoi amici mi amavano. Avevo diciotto anni allora. Capivo la vita di un pazzo. Conosco la psicologia del pazzo. Io non li contraddico, perciò i pazzi mi amano. Mio fratello è morto in manicomio. Mia madre ha le ore contate. Ho paura che non la rivedrò più. Io le voglio bene, e perciò prego Dio di concederle una lunga vita. (p. 20)
  • Ho paura per lei perché penso che il pensiero di capirmi possa disturbarla. (p. 21)
  • Io amo tutti ma non sono amato. (p. 24)
  • La natura è vita e la vita è natura. Io amo la natura. Io so cos'è la natura. Io capisco la natura perché la sento. E la natura sente me.
  • L'essere umano è Dio. (p. 25)
  • Ho capito che le persone sono tutte uguali. Dico spesso, ma non mi capiscono, che tutti hanno il naso, gli occhi, eccetera, e che perciò siamo uguali. Con ciò voglio dire che bisogna amare tutti. (p. 28)
  • Non amo mangiare carne. Ho visto come ammazzano gli agnelli e i maiali. L'ho visto e ho sentito i loro lamenti. Loro sentono la morte. Me ne sono andato per non vedere la morte. Non lo sopportavo. Piangevo come un bambino. Sono salito su per una montagna e non riuscivo a respirare. Mi sono sentito mancare il respiro. Ho sentito la morte dell'agnello. Mentre salivo sulla montagna piangevo. Avevo scelto una montagna dove non c'era gente. Avevo paura di essere deriso. (p. 117)
  • La carne mi disgusta perché so come uccidono gli animali e quanto essi piangano. (p. 126)
  • So che molti dottori diranno che sono tutte sciocchezze. Che bisogna mangiare la carne perché la carne è necessaria. La carne non è una cosa necessaria. [...] Da quando non mangio carne, ho notato che il mio stomaco funziona meglio, che i miei pensieri funzionano meglio, e che invece di camminare corro. (pp. 126-127)
  • Sono vegetariano. Non sono carnivoro. (p. 128)
  • La gente pensa di aver bisogno di molte cose, perché più cose si hanno, più si è felici. Io so che meno si ha, più si è tranquilli dentro. (p. 162)
  • Non voglio che si pensi «per me basta e avanza». Io non amo l'egoismo. Io amo tutti. Se mangio poco è perché non ho bisogno di riempirmi lo stomaco. Voglio vivere semplicemente. Voglio amare perché voglio la felicità di tutti. Sarò il più felice del mondo quando saprò che tutti condividono tutto. Sarò il più felice del mondo quando reciterò, danzerò, eccetera, senza essere pagato. (p. 162)

Citazioni su Vaclav Fomič Nižinskij[modifica]

  • [Riguardo alla prima volta che lo vide danzare] Nell'attimo in cui apparve rimasi elettrizzato. Ho visto pochi geni sulla terra, ma Nižinskij è stato uno di loro. Era ipnotico, divino, la sua tristezza suggeriva atmosfere di altri mondi; ogni movimento era poesia, ogni balzo un volo nella fantasia più sfrenata. [...] Il mistico mondo che ha creato, l'invisibile tragedia annidata nell'ombra della bellezza pastorale mentre egli si muoveva attraverso il suo mistero, divinità di appassionata tristezza: riusciva a esprimere tutte queste cose con pochi gesti di estrema semplicità e senza sforzo apparente. (Charlie Chaplin)

Bibliografia[modifica]

  • Vaslav Nižinskij, Diari. Versione integrale, traduzione di Maurizia Calusio, Adelphi, Milano, 2006. ISBN 88-459-2127-1

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