Vincenzo Martucci

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Vincenzo Martucci (1957 – vivente), giornalista sportivo italiano.

Citazioni di Vincenzo Martucci[modifica]

  • Borg-McEnroe non è una rivalità. È La rivalità. E non solo nel tennis, non solo nello sport, ma nell'ideale confronto, in assoluto, fra due opposti. Il bianco e il nero, Il buono e il cattivo. Pochi esseri umani sono stati così differenti nell'aspetto e nei comportamento, come il biondo svedese di ghiaccio e l'incontrollabile americano riccioluto. Se poi ci aggiungi che sono stati due campioni e sono entrati in rotta di collisione sullo scenario più famoso ed importante, il Centre Court di Wimbledon, e in due finali consecutive, ecco che gli ingredienti della sfida diventano imbattibili. [...] Lo stile Bjorn era freddo (all'apparenza) e diligentissimo, John era vulcanico e maleducato. Borg fece esplodere la popolarità del tennis come una rock-star: coi capelli lunghi da vikingo, la passata, le magliette Fila con le righine verticali, era assediato dalle adolescenti e dagli sponsor, e diventò il primo cliente del colosso dei manager sportivi, la Img; McEnroe sfoderava un marchio storico – peraltro italianissimo, Tacchini –, ma era soprattutto Genius, cioè genio e sregolatezza, l'idolo dei contestatori, la bomba ad orologeria, il Pierino, che molti odiavano e che moltissimi adoravano. Insieme, Ice-Borg e SuperMac, così diversi, ma così intimamente legati e persino amici, hanno fatto esplodere la popolarità del tennis. Che, da sport paludato e d'elite. è diventato sport mondiale, veicolo di costume ed ha invaso la tv.[1]
  • Del resto lo svizzero, che tanto somiglia in inventiva e varietà di gioco, e velocità di gambe a Rod Laver, ragiona ormai solo in termini di record e attacca l'ultima serie di vittorie consecutive, i 24 successi di Pete Sampras del 1999. Proprio il fuoriclasse al quale somiglia per certe fiammate di servizio e di dritto, per le caratteristiche tecniche da erba e anche per l'incredibile rendimento sui punti importanti del match.[2]
  • E quella al Queen's è stata la terza affermazione consecutiva nel classico prologo di Wimbledon, record eguagliato di John McEnroe. Non a caso il campione al quale l'australiano più somiglia per la capacità di far schierare gli spettatori: o con lui o contro di lui. Di più: o con lui in modo violento ed eccessivo, come il suo carattere, o contro di lui, per dare una lezione a quel moccioso maleducato.[3]
  • Ecco, il limite vero di Lleyton è il suo fisico: quelle braccine e quelle gambe esili, da teenager, che significano agilità e forza veloce, ma stridono a confronto con i mister muscolo del tennis moderno. Spesso Hewitt si arrende proprio alla resistenza, a qualche strano virus che l'affligge, a stomaco e polmoni che non sono di ferro come, invece, cuore e cervello. Le due molle che muovono il più grosso personaggio del tennis moderno, dopo l'addio di "Bum Bum" Becker e dopo l'imborghesimento di Agassi (marito e padre). Vabbè che purtroppo l'evoluzione della racchetta ha trasformato un gioco d'artisti in uno sport di superatleti, ma la gente vuole comunque spettacolo, intrattenimento, evasione, sensazioni. E questo è il vero campo di Lleyton Hewitt, altro che cemento ed erba.[4]
  • [Su Djokovic nel 2011] Ha azzerato indoor, cemento e terra rossa. Come Monica Seles, che con la risposta ha rivoluzionato il tennis donne, Novak Djokovic sta sconvolgendo non solo record e gerarchie, ma il gioco stesso degli uomini. Perché, come il gemello diverso, Andy Murray, non fa differenza fra game di servizio e di risposta: al gong, è subito dentro il campo, a rubare tempo ed iniziativa all'avversario, con l'acceleratore premuto e il radar puntato sugli angoli più impossibili. Così ha asfissiato la classe di Roger Federer, ma anche la tecnica di Rafa Nadal. Che, soffrendolo di fisico, lo subisce pure di testa.[5]
  • Gliel'abbiamo visto fare tante volte, ma ogni volta che concede il bis è sempre una sorpresa e insieme uno spettacolo. Gli abbiamo visto mettere la freccia, sorpassare l'avversario e scappare via, imprendibile come nessun tennista al mondo: senza alcun rispetto per le leggi della fisica e della tecnica, per il nome dell' avversario e per il turno o il livello del torneo. Gli abbiamo visto umiliare leoni come Hewitt e Roddick, e trasformarli in teneri agnellini, non solo per quel match, ma per il resto della carriera.[6]
  • [Su Federer] Il ballerino del net, il più bravo della classe, quello che sa servire e rispondere e stare sul fondo e andare a rete, e conosce tutta la gamma anche di colpi ed effetti, senza distinzione di superficie, doveva dare un ulteriore segnale della sua nuova maturazione e della voglia di vincere più Slam, come i suoi idoli giovanili, Becker ed Edberg.[7]
  • Il furto, sistematico, lo fa nella programmazione, che gestisce, come quando il tennis era noble art, alternando gara, allenamenti e riposo, e salvaguardando la naturale leggerezza con un orologio biologico davvero svizzero come lui, ed allungandosi così la carriera come nessuno dei gladiatori moderni potrà fare. Roger prende il tempo al tennis di ieri, quello classico, della varietà di effetti e di traiettorie, e ruba il tennis a quello di oggi, colpendo in anticipo il famoso dritto e il rovescio in back, quello basso che non si vede.[8]
  • La forza di Bollettieri, che ha aperto il suo campus nel 1978, è stata infatti quella di sviluppare la preparazione atletica di pari passo con quella tennistica. In questo modo si è garantito sia le punte – cioè i campioni nati e cresciuti in loco, più quelli che ciclicamente frequentano la scuola – sia la base, cioè gli studenti, centinaia e centinaia di ragazze e ragazzi che ogni giorno si allenano duramente, sperimentando la stessa preparazione, le stesse esercitazioni che hanno affermato la validità del metodo.[9]
  • Lleyton il selvaggio, McHewitt, il nuovo Connors: paragonatelo a John McEnroe il moccioso oppure al gladiatore Jimbo, chiamatelo come vi pare, guardatelo come un guerriero piuttosto che come un tennista, applauditelo soprattutto per le gambe e per il cuore, odiatelo per come porta a tutti i costi a casa la partita, fischiatelo perché offende il pubblico della sua citta' ("Che stupidi!") o un giudice di sedia a Wimbledon ("Sembri un handicappato!") oppure perché si dimostra razzista verso l'avversario e il giudice di linea – entrambi di colore – agli Us Open, ma non potrete negargli il rispetto. Perché il biondino di Adelaide con il cappellino da ciclista e la mascella dura alla Braccio di Ferro non deluderà mai lo spettatore.[4]
  • [Su Federer] Ma la cosa che sorprende di più in questo gentleman del tennis, che non urla e non protesta, non perde la calma e non fa scenate, cancellando certi brutti atteggiamenti che aveva da junior, non è la capacità di coprire ogni porzione di campo e di effettuare ogni tipo di colpo, non è la facilità con cui doma la potenza e la resistenza dei supermen della racchetta. Quello che meraviglia è la sua meraviglia, il suo rispetto per avversari che spesso ridicolizza.[10]
  • Macché mononucleosi[11]. Macché crisi d'appagamento. Macché problemi con la fidanzata-manager. Macché rosso-patia. Il bubbone che tormenta lo zigomo a Roger Federer, l'allarme rosso che avvampa in questi 5 mesi di tormenti dopo 4 anni di trionfi, è la Nadalite.[12]
  • Perché Lleyton non si fa prendere dai sentimenti non s'emoziona di certo davanti allo svedese (più giovane di 16 mesi) che ha anticipato di tre anni fra i pro, che ha allenato personalmente, spesso sul cemento di casa, ad Adelaide, e che ha accompagnato spesso a cena, in famiglia e nei tornei. Niente di personale, ma è troppo forte l'inesauribile voglia di vincere di Lleyton il selvaggio, stoppato da un virus e anche dall'enorme sforzo psico-fisico che deve sempre fare per contrastare, senza un braccio sopraffino, i supermen del tennis.[13]
  • Perché Roger Federer è talmente diverso nella sua bellezza, talmente moderno e insieme classico, e quindi antico, che è l'unico campione a essere l'allenatore di se stesso. L'unico che non impone il proprio gioco – come altri dominatori del passato, da Bjorn Borg a Ivan Lendl a Pete Sampras – ma è ancora più superiore e completo perché interpreta colpo su colpo nel modo migliore, quello ideale, più semplice apparentemente ma non per questo più facile tecnicamente, e propone all'avversario difficoltà enormi da superare. Come ben sanno gli avversari, soprattutto gli ultimi, massacrati sul cemento di New York insieme al loro blasone: dall'asso della risposta, Agassi, al campione della volée, Henman, al guerriero Hewitt. Come ben sa lui che, dovendosi paragonare a un calciatore, sceglie non a caso il campione della leggerezza: Zinedine Zidane.[14]
  • Roger Federer è bello, di una bellezza naturale, unica, che parte dall'aspetto e dai modi eleganti, passa per i movimenti morbidi e sincronizzati, ed arriva alla distanza sempre perfetta che dev'esserci, nel tennis, fra occhio, braccio e corpo. Mai nessun numero uno del tennis è stato così straordinario, in campo, come fuori, cioè disponibile con il pubblico e con i media; mai nessun altro terrà conferenze stampa in inglese, francese, tedesco e svizzero-italiano, o ripeterà tutta l'intervista per salvare una giovane giornalista radiofonica, tradita dalla registrazione; mai nessuno è stato più apprezzato come atleta, e come uomo, dagli avversari. E questo a prescindere dai trionfi [...]. E rapportano continuamente Federer coi i grandi del passato, protagonisti di un tennis più «noble art» e meno potenza.[15]
  • Sua maestà Federer ha doti naturali che tutti vedono tradotte nei colpi, ma che partono dall'occhio e dalle gambe: l'anticipo incredibile che consente di decodificare il pericolo e di rispedirlo al mittente nel modo più complicato e inatteso; il fisico agile e reattivo, forte e resistente che porta sempre al posto giusto nel modo e nel momento giusto. Ecco spiegata l'inappuntabile grazia di Federer-Express. E il controllo dei nervi, la superiorità su persone (gli avversari) e cose (il punteggio, un errore, un colpo sfortunato).[16]

Note[modifica]

  1. Da Con Borg-McEnroe il tennis è mondiale, Gazzetta dello Sport, 14 novembre 2008.
  2. Da Federer ipnotizza Roddick, Gazzetta dello Sport, 2 agosto 2004.
  3. Da Hewitt, disco verde, Gazzetta dello Sport, 17 giugno 2002.
  4. a b Da Il piccolo grande canguro, Gazzetta dello Sport, 22 giugno 2002.
  5. Da Djokovic, questione di tempo, Gazzetta dello Sport, 17 maggio 2011.
  6. Da Al servizio di sua maestà Federer, Gazzetta dello Sport, 5 settembre 2007.
  7. Da Ora il mondo è di Federer, Gazzetta dello Sport, 31 gennaio 2004.
  8. Da Ruba il tempo. A Wimbledon lo raddoppia, Gazzetta dello Sport, 29 novembre 2011.
  9. Da Benvenuti nella casa del tennis, Gazzetta dello Sport, 19 marzo 2005.
  10. Da Federer perfetto: voto 10, Gazzetta dello Sport, 4 ottobre 2004.
  11. All'inizio del 2008 Federer ha accusato una leggera forma di mononucleosi, che ne ha condizionato pesantemente il rendimento.
  12. Da Sì, Federer è malato Soffre di Nadalite, Gazzetta dello Sport, 19 maggio 2008.
  13. Da Hewitt è tornato cacciatore, Gazzetta dello Sport, 12 settembre 2004.
  14. Da Federer l'extraterrestre, Gazzetta dello Sport, 14 settembre 2004.
  15. Da ROGER FEDERER Il vero gentleman vive di bellezza, Gazzetta dello Sport, 16 febbraio 2008.
  16. Da Il giardino di Federer il magnifico, Gazzetta dello Sport, 4 luglio 2005.