Proverbi piemontesi

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Raccolta di proverbi piemontesi.

A[modifica]

  • A l'è 'n cativ mal col che as sent nen.
È una cattiva malattia quella che non si sente.[1]
  • A venta esse compagn ëd la fomna e padron dël caval.
Bisogna essere compagni della moglie e padroni del cavallo.[2]
  • A gavé 'n mort d'an ca ai van quat përso-ne.
Per togliere un morto di casa ci vogliono quattro persone.[3]
  • A-i è gnun malan pes che na fomna grama.
Non c'é peggior malanno di una moglie cattiva.[4]
  • A-i va régola e mësura fin-a a bèive l'eva pura.
Ci vuol regola e misura persin nel bere l'acqua pura.[5]
  • Amor e merda a son doe canaje: una a mangia ël cheur e l'àutra le muraje.
Amore e merda sono due canaglie: una corrode il cuore, l'altra i muri.[6]
  • Aria ëd filura, aria ëd sepoltura
Aria di fessura, aria di sepoltura[3]
  • As comensa a meuire quand as nass.
Si comincia a morire quando si nasce.[7]

C[modifica]

  • Chi ch'a l'è sempre malavi a l'è l'ultim a meuire
Chi è sempre ammalato è l'ultimo a morire[8]
  • Cun d' stras e d' tacùn s'anleva un bel matùn.
Con dei cenci e con qualche rattoppo, si tira su un bel ragazzo.[9]

D[modifica]

  • Doe fomne e n'òca a fan 'n mërcà.
Due donne ed un'oca fanno un mercato.[10]

E[modifica]

  • Ël can ëd doi padron a meuir ëd fam.
Il cane di due padroni muore di fame.[11]

I[modifica]

  • Ij brigant at pio la borsa ò la vita, la dòna at je pija tute e doe.
I briganti ti prendono la borsa o la vita, la donna te le prende tutte e due.[12]

L[modifica]

  • L'aja l'è le spessiàri d'i paisan.
L'aglio è il farmacista dei contadini.[13]
  • La cativa lavandera a treuva mai la bon-a péra.
La cattiva lavandaia non trova mai la buona pietra.[14]

N[modifica]

  • Na ca sensa fomna a l'è na ca senssa lanterna.
Una casa senza donna è una lanterna spenta.[15]

P[modifica]

  • Prima a Mortara, peui a Fossan e peui a Marsija.
Prima a Mortara, poi a Fossano e poi a Marsiglia. (cioè, prima la morte [Mortara], poi la fossa [Fossano] e poi si marcisce [Marsiglia])[16]

Q[modifica]

  • Quand le furmije a fan la procession, ël temp a l'é pì nen bon.
Quando le formiche fanno la processione, il tempo si guasta.[17]

S[modifica]

  • Santa Bibian-a, quaranta dì e na sman-a.
[il tempo che fa a] Santa Bibiana [2 dicembre, lo farà per], quaranta giorni ed una settimana. [18]

Note[modifica]

  1. Citato in Caresio, p. 298.
  2. Citato in Caresio, p. 219.
  3. a b Citato in Caresio, p. 308.
  4. Citato in Caresio, p. 299.
  5. Citato in Caresio, p. 36.
  6. Citato in Caresio, p. 70.
  7. Citato in Caresio, p. 309.
  8. Citato in Caresio, p. 310.
  9. Citato in Tristano Bolelli e Adriana Zeppini Bolelli, Dizionario dei dialetti d'Italia, La Domenica del Corriere, Milano, 1983, vol. 4, p. 249.
  10. Citato in Caresio, p. 84.
  11. Citato in Caresio, p. 85.
  12. Citato in Caresio, p. 203.
  13. Citato in Daniela Guaiti, Piemonte, Edizioni Gribaudo, Milano, 2010, p. 94.
  14. Il proverbio si riferisce all'uso antico di lavare i panni nei fiumi o nei torrenti. Per poter fare questo era necessario trovare in riva al corso d'acqua un masso idoneo, spesso immerso in parte nella corrente, su cui poter stendere il panno da lavare, poterlo strofinare con sapone ed acqua e poi sbatterlo al momento del risciacquo. Citato in: Fruttero & Lucentini, La donna della domenica, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1972, p. 414.
  15. Citato in Caresio, p. 223.
  16. Citato in Caresio, p. 313.
  17. Citato in Caresio, p. 254.
  18. Citato in Caresio, p. 132.

Bibliografia[modifica]

  • Domenico Caresio, Grande raccolta di proverbi piemontesi (a cura di Dario Pasero), Santhià, GS Editrice, 2000, ISBN 88-87374-52-x.