Sergio Ricossa

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Sergio Ricossa (1927 – vivente), economista italiano.

Indice

[modifica] Straborghese

[modifica] Incipit

«È tale la confusione indicibile sulle idee venute fuori intorno alla parola 'borghesia', da rendere necessario di escluderla dal novero di quelle adoperate dalle persone decise a non imbrogliare il prossimo»: così credette Luigi Einaudi in un momento di malumore. Ma «borghesia» è parola tanto bella e gloriosa, che toglierla dal vocabolario sarebbe fare un piacere esclusivamente ai nemici della borghesia. Sarebbe come ammainare una bandiera storica. Se ci arrendessimo ai corruttori del linguaggio, gente che sbraita nei megafoni, i «logocrati», dovremmo mai più pronunciare Dio, patria, famiglia, libertà, giustizia, e innumerevoli altri vocaboli, che essi hanno insozzati o distorti.

[modifica] Citazioni

  • [...] perfino la migliore virtù, se portata all'eccesso, diventa vizio. (p. 9)
  • Il borghese crede nella gerarchia, non crede nelle classi sociali: la sua gerarchia è individuale. (p. 11-12)
  • Fu Marx a dire: «La borghesia ha avuto da svolgere nella storia un còmpito sommamente rivoluzionario». (p. 14)
  • Il borghese ha fede in Dio, il Dio creatore, ma gli sfugge una dimensione del cristianesimo. Non può ammettere che il mondo terreno sia nulla, e l'altro mondo sia tutto. (p. 15)
  • Il borghese è scarsamente missionario: la gente faccia quel che vuole, purché non dia fastidio. (p. 17)
  • I borghesi vanno in chiesa a differenza degli anarchici. Adottano la divisa di Goethe: «Curiosità per il conoscibile, riverenza per l'inconoscibile». (p. 20)
  • La condizione borghese per ammettere la democrazia è che la maggioranza sia moderata negli intenti, non rivoluzionaria nel costringere. (p. 25)
  • I plebisciti non giustificano gli Hitler e i Mussolini, né l'esecuzione di Cristo. (p. 25)
  • Per il borghese la società è un espediente, la politica un'opera di rattoppo. (p. 27)
  • L'ideale borghese è la scomparsa del gregge, anche per l'egoistico interesse, a non averlo contro; è quanto meno la riduzione del gregge ai minimi termini, senza nessuna voglia di pascolarlo e tosarlo. Un ideale che non sarebbe tanto lontano se tanta gente non avesse tanta voglia di farsi pascolare e tosare. (p. 28)
  • [Leonardo Sciascia «Il cretino di sinistra ha una spiccata tendenza verso tutto ciò che è difficile. Crede che la difficoltà sia profondità.»] Il non cretino di «sinistra» ama farlo credere, e ci guadagna. Come tutti i dogmatici, ama la cavillatio. (p. 76)
  • La matematica, ahinoi, si presta ai colpi bassi. C'è un «terrorismo matematico», che consiste nello spaventare l'avversario sparandogli contro raffiche di equazioni, derivate, integrali, logaritmi, matrici, teoremi e corollari. (p. 79)
  • Il peggior uso della statistica è quando la si dedica a fini retorici o propagandistici, non per sapere, bensì per far credere ai semplicioni. (p. 80)
  • La fabbrica del nulla produce scatole rigorosamente vuote, però difficili da aprire, di forma ptretenziosa e artificiosa, e sovrapposte così da formare vaste architetture, che si estendono fino a occupare ogni angolo della cultura. Il borghese che vi capiti in mezzo può sentirsi prigioniero fra mura di macigno, sulle quali legge la sua condanna. (p. 82)

[modifica] Bibliografia

  • Sergio Ricossa, Straborghese, Editoriale Nuova, Milano 1980.

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