Jean-Jacques Rousseau
Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778), scrittore, filosofo e musicista svizzero.
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[modifica] Citazioni di Jean-Jacques Rousseau
- Avrei voluto nascere sotto un governo democratico saggiamente temperato. (dalla dedica alla Repubblica di Ginevra del discorso Sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza fra gli uomini, 1754; in Scritti politici, p. 120)
- È contro le leggi di natura che pochi uomini rigurgitino del superfluo mentre le moltitudini affamate mancano del necessario. (da Discorso sulla disuguaglianza)
- Il denaro che si possiede è strumento di libertà; quello che si insegue è strumento di schiavitù. (da Les confessions)
- Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l'idea di proclamare questo è mio, e trovò altri così ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: «Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!» (da Discorso sulle origini della disuguaglianza fra gli uomini, 1754)
- Nessuno, in alcuna lingua, ha scritto un romanzo che sia pari o almeno si avvicini a Clarissa. (da Lettr à d'Alembert[1])
- Si è curiosi soltanto nella misura in cui si è istruiti. (da Emilio o Dell'Educazione)
- Tutti, schiavi e vittime dell'amor proprio, non vivono per vivere, ma per far credere di aver vissuto. (da Jean-Jacques giudice di Rousseau)
- Sono la forza e la libertà che fanno gli uomini egregi. La debolezza e la schiavitù non hanno mai fatto altro che dei malvagi. (da La Réveries du promeneur solitaire)
- Una delle prove che il gusto della carne non è naturale all'uomo è l'indifferenza che i fanciulli hanno per questa pietanza e la preferenza che danno a tutti i nutrimenti vegetali... Importa soprattutto non snaturare questo gusto primitivo e non rendere i fanciulli carnivori, e ciò non tanto per la loro salute quanto per il loro carattere, poiché, in qualunque modo se ne faccia l'esperienza, è certo che i grandi mangiatori di carne sono in generale più feroci e più crudeli degli altri uomini: questa osservazione è di tutti i luoghi e di tutti i tempi. (da Emilio 1.II)
- Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».
Boswell: «No».
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce». (da Visita a Rosseau e a Voltaire di James Boswell, p. 72-73)
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- Basta non essere mai ingiusto per essere sempre innocente?
- Chi arrossisce è già colpevole; l'innocenza vera non si vergogna di nulla.
- Conosco troppo gli uomini per ignorare che spesso l'offeso perdona, ma l'offensore non perdona mai.
- È soprattutto nella solitudine che si sente il vantaggio di vivere con qualcuno che sappia pensare.
- È una previdenza necessaria capire che non si può prevedere tutto.
- I cittadini contano solo il giorno delle elezioni.
- I medici [...] se guariscono i corpi, uccidono il coraggio.
- Il gusto è, per così dire, il microscopio del discernimento.
- Il rimorso dorme in un periodo prospero, ma si risveglia nelle avversità.
- La donna è il capolavoro dell'universo.
- La felicità: un bel conto in banca, un bravo cuoco e una buona digestione.
- La pazienza è amara, ma il suo frutto è dolce.
- La temperanza e il lavoro sono i due veri medici dell'uomo: il lavoro aguzza l'appetito e la temperanza impedisce di farne abuso.
- La virtù è uno stato di guerra, e per vivere in essa dobbiamo sempre combattere con noi stessi.
- La volontà parla ancora quando la natura tace.
- L'abuso di libri uccide la scienza. Credendo di sapere quello che si è letto, ci si crede dispensati dall'apprendere. Troppe letture servono solo a creare ignoranti presuntuosi.
- L'arte di dar sapore ai piaceri è quella di essere avari.
- L'uomo dice quello che sa, la donna quello che piace.
- Noi nasciamo due volte, per così dire: nasciamo all'esistenza ed alla vita; nasciamo come esseri umani e come uomini.
- Non abbiamo bisogno di buoni politici, ma di buoni cittadini.
- Non appena gli affari pubblici cessano di essere il principale interesse dei cittadini, e questi preferiscono occuparsi del loro portafogli piuttosto che della loro persona, lo Stato è già sull'orlo del disastro.
- Odio i libri; insegnano soltanto a parlare di quello che non si sa.
- Oserò qui esporre che cosa prescriva la più grande, la più importante, la più preziosa regola di tutta l'educazione? Non già di guadagnare tempo, ma di perderne.
- Oso quasi dire che lo stato di riflessione è uno stato contro natura, e che l'uomo che medita è un animale depravato.
- Per scrivere una buona lettera d'amore, bisogna iniziare senza sapere che cosa si vuole dire e finire senza sapere che cosa si è scritto.
- Più il corpo è debole più comanda: più è forte meglio obbedisce.
- Popoli liberi, ricordatevi di questa massima: si può conquistare la libertà, ma non si riconquista mai.
- Prendi la direzione opposta all'abitudine e quasi sempre farai bene.
- Purché un uomo non sia pazzo, si può guarirlo da ogni follia tranne la vanità.
- Se mai la vanità fece felice qualcuno sulla terra, quel qualcuno non poteva essere altri che uno sciocco.
- Si deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione.
- Su nulla abbiamo meno potere che sul nostro cuore, e, lungi dal comandarlo, siamo obbligati ad obbedirgli.
- Tuttavia la modestia è naturale per l'uomo adulto, ma non per i bambini. La modestia comincia con la conoscenza del male.
- Tutti lavoriamo per arrivare al riposo: è ancora la pigrizia a renderci laboriosi.
- Una grande passione infelice è un grande mezzo di saggezza.
- Val molto di più avere la costante attenzione degli uomini che la loro occasionale ammirazione.
[modifica] Émile, ou de L'éducation (Emilio, o dell'educazione)
[modifica] Incipit (Libro primo)
Tout est bien, sortant des mains de l'Auteur des choses ; tout dégénere entre les mains de l'homme (Tutto è bene, quando esce dalle mani dell'"Autore delle cose"; tutto degenera nelle mani dell'uomo).
[modifica] Il contratto sociale
[modifica] Incipit
L'uomo è nato libero e ovunque si trova in catene. Anche chi si crede il padrone degli altri non è meno schiavo di loro. Come si è prodotto questo cambiamento? Lo ignoro. Cosa può renderlo legittimo? Credo di poter risolvere tale problema.
Se non considerassi che la forza e l'effetto che ne deriva, direi: finché un Popolo è costretto a obbedire e obbedisce fa bene, appena può scuotere il giogo e lo scuote fa ancora meglio, giacché, recuperando la sua libertà per mezzo dello stesso diritto con cui gli è stata sottratta, o è autorizzato a riprendersela o nessuno lo era mai stato a togliergliela.[2] D'altra parte l'ordine sociale è un diritto sacro, che serve da base a tutti gli altri.
[modifica] Citazioni
- La più antica tra le società, e la sola naturale, è la famiglia. Tuttavia i figli restano legati al padre solo per il periodo in cui hanno bisogno di lui per mantenersi in vita. Appena questo bisogno cessa, il legame naturale si scioglie. Una volta i figli esentati dall'obbedienza che dovranno al padre, e il padre esentato dalle cure che doveva ai figli, tutti rientrano egualmente nell'indipendenza. Se continuano a restare uniti, ciò non accade più naturalmente, ma volontariamente; e la famiglia stessa si conserva soltanto per convenzione. (I, 2)
- Rinunciare alla propria libertà significa rinunciare alla propria qualifica di uomo, ai diritti dell'umanità e anche ai propri doveri. (I, 4)
- Se ci fosse un popolo di dei, si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini. (III, 4)
- Se anche Sparta e Roma sono perite, quale Stato può sperare di durare in eterno? (III, 11)
- I depositari del potere esecutivo non sono i padroni del popolo, bensì i suoi funzionari [...]; esso può nominarli o destituirli quando gli piaccia. (III, 18)
- In uno stato ben governato vi sono poche punizioni, non perché si facciano molte grazie, ma perché vi sono pochi criminali: quando lo stato è in decadenza il gran numero dei crimini ne assicura l'impunità. (II, 5)
- Da solo il popolo vuole sempre il bene, ma non sempre, da solo, lo vede. La volontà generale è sempre retta, ma il giudizio che la guida non è sempre illuminato. Bisogna presentarle gli oggetti talvolta quali sono e talvolta quai debbono sembrare; bisogna mostrarle la buona strada che essa cerca, difendendola dalla seduzione delle volontà particolari, avvicinando ai suoi occhi i luoghi e i tempi, bilanciando l'attrattiva dei vantaggi immediati e sensibili, col pericolo dei mali lontani e nascosti. I singoli vedono il bene che rigettano, la collettività vuole il bene che non vede. Tutti hanno ugualmente bisogno di una guida: bisogna costringere gli uni ad adeguare la loro volontà alla ragione; bisogna insegnare al popolo a conoscere ciò che vuole. Allora dai pubblici lumi deriva l'unione dell'intelletto e della volontà nel corpo sociale; da questo verrà l'esatta partecipazione delle parti e infine la maggior forza del tutto. Ecco donde sorge la necessità di un legislatore. (II, 6)
- Per scoprire le migliori regole di società, quali possono convenire alle nazioni, sarebbe necessaria un'intelligenza superiore che vedesse tutte le passioni senza provarne alcuna, che non avesse alcun rapporto con la nostra natura pur conoscendola a fondo, che avesse, indipendentemente da noi, una propria felicità e che tuttavia volesse occuparsi della nostra, infine che, nello svolgersi dei tempi, potesse lavorare in un secolo e godere in un altro, preparandosi una gloria lontana. Sarebbero necessari degli dèi per dare delle leggi agli uomini. (II, 7)
[modifica] La nuova Eloisa
- Dimostrato che gli uomini e le donne non hanno, e non debbono avere, lo stesso carattere o lo stesso temperamento, ne consegue che non debbono ricevere la stessa educazione.[3]
- Ogni età e condizione di vita ha una sua propria perfezione e maturità.[3]
- Una natura ha bisogno di ali, un'altra di catene.[3]
[modifica] Le confessioni
[modifica] Incipit
Intus et in cute
1. Mi accingo ad un'impresa che non ebbe mai esempio e la cui esecuzione non avrà imitatori. Voglio mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della natura; e quest'uomo sarò io.
2. Io solo. Sento il mio cuore e conosco gli uomini. Non sono fatto come nessuno di quanti ho conosciuto; oso credere che non sono fatto come nessuno di quanti esistono. Se non valgo di più, almeno sono diverso. Si potrà giudicare se la natura abbia fatto bene o male a spezzare lo stampo nel quale mi ha foggiato soltanto dopo avermi letto.
[modifica] Citazioni
- Se voglio dipingere la primavera bisogna ch'io sia in inverno; se voglio descrivere un bel paesaggio bisogna ch'io sia tra quattro mura, e ho detto cento volte che se mai fossi messo alla Bastiglia, vi dipingerei il quadro della libertà. (p. 136)
- La mia immaginazione, che nella giovinezza andava sempre in avanti ed ora va ritoso, compensa con quei dolci ricordi la speranza che ho perduto per sempre. Non vedo più nulla nell'avvenire che mi tenti, solo i ritorni del passato possono lusingarmi, e quei ritorni così vivi e così veri nel periodo di cui parlo mi fanno spesso vivere felice nonostante le mie sventure. (p. 175)
- Nel regno dei ciechi i guerci son re; passai colà per un per un buon maestro, poiché ce n'erano solo di cattivi. (p. 147)
- Gli amori di viaggio non son fatti per durare. (p. 194)
[Jean Jacques Rousseau, Le confessioni, traduzione di Valentina Valente, EDIPEM 1973.]
[modifica] Citazioni su Jean Jacques Rousseau
- Il più grande moralista dei tempi moderni è stato senza dubbio Jean Jacques Rousseau, il conoscitore profondo del cuore umano, che attingeva la sua saggezza non nei libri ma nella vita, e che destinava la sua dottrina non alla cattedra, ma all'umanità. (Arthur Schopenhauer)
- Io che l'ho visto annunciarsi come apostolo e martire della verità, e farsene gioco senza posa con accorti sofismi; disobbligarsi con la calunnia del fardello della riconoscenza; prendere nel suo umore selvaggio e nelle sue sinistre visioni i colori più falsi, non devo alcun riguardo alla reputazione di un uomo che non ha avuto riguardo per alcuno, e che, nelle sue memorie, ha diffamato le persone che l'hanno più amato. (Jean-François Marmontel)
- La bianca, e silenziosa neve, che ricoprendo le orride rupi di Meillerie nel più rigido inverno, accresceva il pacifico riposo della solitudine, ed il languido lume della fredda Luna sul placido Lago di Ginevra, animarono la fervida penna di Gian Giacomo, ond'egli scrivendo vivamente dipinse le passioni, e rappresentando la natura ne superò le bellezze. (Domenico Cirillo)
- Lo spirito umano, risvegliato da Jean Jacques Rousseau, ha compiuto un'opera che avreste considerata come la cosa più impossibile del mondo, se foste capaci di afferrarne l'idea: ha misurato se stesso nella sua interezza. (Johann Gottlieb Fichte)
- Nonostante i temi paradossali e stravanganti, l' Emilio fu la più notevole opera educativa scritta nel XVIII secolo: a giudicare dagli effetti che ebbe sul pensiero e sull'azione può anzi essere definita, la più importante che sia stata mai scritta sull'educazione. (William Boyd)
- Uno dei fondamentali principî della educazione naturale è espresso, in Rousseau, dalla richiesta di porre attenzione massima alla differenza di sesso sin dalle prime età. La natura dei due sessi è sostanzialmente diversa e ciò rende necessaria una corrispondente differenziazione nell'educazione. (William Boyd)
- Tra i seguaci entusiasti di Tissot [N.d.r.: il medico svizzero Samuel Auguste Tissot] incontriamo Rousseau e Kant, per i quali chi si masturba non è dissimile dal "suicida" che distrugge con una gesto la vita che il masturbatore sacrifica nel tempo. (Umberto Galimberti, Le cose dell'amore, p. 48)
[modifica] Note
- ↑ Citato in Ian Watt, Le origini del romanzo borghese (The Rise Of The Novel), traduzione di Luigi Del Grosso Destrieri, Bompiani, Milano, 1985.
- ↑ È accennata la critica alla forza come criterio di legittimazione dell'ordine politico, che sarà argomentata poi nel capitolo 3 di questo Libro I. Vedi anche DIscours sul l'inégalité, in O.C., III, p. 191: «il Despota è il Padrone solo finché è il più forte, e [...] appena si può cacciarlo, non è in condizione di reclamare nulla contro la violenza. La sommossa che finisce per strangolare o detronizzare un Sultano è un atto giuridico alla stessa stregua di quelli mediante i quali egli disponeva fino al giorno prima delle vite e dei beni dei suoi Sudditi».
- ↑ a b c Citato in William Boyd, Storia dell'educazione occidentale (The History of western education), a cura di Trieste Valdi, traduzione di Luciana Picone e Trieste Valdi, Armando Armando Editore, Roma 1966.
[modifica] Bibliografia
- James Boswell, Visita a Rosseau e a Voltaire, traduzione di Bruno Fonzi, Adelphi Edizioni, 1993.
- Jean Jacques Rousseau, Il contratto sociale, a cura di Roberto Gatti, RCS Quotidiani, 2010.
- Jean Jacques Rousseau, Le confessioni, traduzione di Valentina Valente, EDIPEM 1973.
- Jean Jacques Rousseau, Scritti politici, a cura di M. Garin, Laterza, Bari, 1994.
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