Sofocle
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Sofocle (in greco Σοφοκλῆς, 497 a.C. – 406 a.C.), tragediografo e poeta greco.
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[modifica] Citazioni di Sofocle
- Che cosa terribile quando il giudice equo dà una sentenza iniqua. (da Antigone)
- [...] Giovinezza in lieti campi si pasce,
né l' ardor del sole, né la pioggia,
né il vento la conturba.
Sempre gioconda fra i piacer
sua vita la vergine conduce. (da Trachinie) - Gli uomini orgogliosi imparano in vecchiaia a essere saggi. (da Antigone)
- Il silenzio dà alle donne la grazia che loro si addice. (da Aiace)
- I più grandi dolori sono quelli di cui noi stessi siamo la causa. (da Edipo re)
- Il tempo è un dio benigno. (da Elettra)
- Molte sono le cose mirabili, ma nessuna è più mirabile dell'uomo. (da Antigone)
- Non v'è nemico peggiore del cattivo consiglio. (da Elettra)
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- Chi ha paura non fa che sentir rumori.
- Di quelli che architettano nell'ombra qualcosa, l'animo, benché nascosto, anzitempo suole tradirsi.
- Io rappresento gli uomini quali dovrebbero essere, ma Euripide li rappresenta quali essi sono.
- La morte è l'ultimo medico delle malattie.
- L'opera umana più bella è di essere utile al prossimo.
- L'uomo non conosce altra felicità se non quella che egli si va immaginando, e poi, finita l'illusione, ricade nel dolore di sempre.
- Merita solo disprezzo l'uomo politico che, per qualsiasi ragione, ha paura di fare ciò che ritiene meglio per lo Stato.
- Molte sono le cose terribili, ma nulla è più terribile dell'uomo.
- Nessuno ama la vita come l'uomo che sta invecchiando.
- Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede amministrare il potere.
- Sono tante le meraviglie, ma nessuna è più meravigliosa dell'uomo.
- Una parola ci libera da tutto il peso e il dolore della vita: quella parola è amare.
[modifica] Incipit di alcune opere
[modifica] Aiace
ATENA: Sempre io t'ho visto, figlio di Laerte,
che cerchi qualche occasione cogliere
contro i nemici. Ed alle tende innanzi
or ti veggo d'Aiace, ove, all'estremo
del campo, e presso al mare ei l'ha piantate,
che vai braccando già da un pezzo, e cerchi
l'orme che impresse egli ha testé, se dentro
sia, se non sia, Bene ti guida un fiuto,
qual di cagna spartana: or ora Aiace
entrato è dentro, e di sudor la fronte
gronda, e le man' di sangue intrise. Or, d'uopo
non è che tu da questa porta spii,
ma che dica perché giungi con tanta
fretta: io so tutto, e ammaestrar ti posso,
[Sofocle, Aiace, traduzione di Ettore Romagnoli, http://www.biblio-net.com/lett_cla/testi/aiace.htm]
[modifica] Antigone
ANTIGONE: O mia compagna, o mia sorella, Ismene,
sai tu quale dei mali che provengono
da Edipo, Giove sopra noi non compia,
mentre siamo ancor vive? Oh!, nulla v'è
di doloroso, di funesto e turpe,
di vergognoso, che fra i mali tuoi,
fra i mali miei visto non abbia. E adesso,
qual bando è questo, che il signore, dicono,
fece or ora gridar nella città?
Lo sai? Lo udisti? O ignori tu che offese,
come a nemici, sugli amici incombono?
[Sofocle, Antigone, traduzione di Ettore Romagnoli, http://www.biblio-net.com/lett_cla/testi/antigone.htm]
[modifica] Edipo a Colono
EDIPO: Figlia del vecchio cieco, a quale terra,
Antigone, siam giunti, a qual città,
di quali genti? All'errabondo Edipo,
di poverelli doni in questo giorno
offerta chi farà? Poco ei dimanda,
e meno ancor del poco ottiene: eppure
tanto mi basta: ché gli affanni e gli anni
lunghi, e la generosa indole, terza,
maestri a me, ch'io m'appagassi, furono.
Ma via, figlia, se tu vedi alcun seggio,
in luogo qual pur sia, profano o sacro,
fa' ch'io mi fermi, ch'io mi segga. E poi,
chiediam che luogo è questo. Ospiti siamo:
ai terrazzani ci dobbiamo volgere,
e tutto ciò ch'essi diranno compiere.
[Sofocle, Edipo a Colono, traduzione di Ettore Romagnoli, http://www.biblio-net.com/lett_cla/testi/edipo_a_colono.htm]
[modifica] Edipo Re
EDIPO: O nuova stirpe del vetusto Cadmo,
figli, perché, venuti alle mie soglie,
tendete i rami supplici? D'incensi,
di peani, di pianti, è piena tutta
la città. Figli, non mi parve bene
chieder notizie a messaggeri: io stesso
son qui venuto: Edipo: il nome mio
è chiaro a tutti. – O vecchio, ora tu dimmi,
ché degno sei di favellar tu primo,
perché veniste? Per pregare? O quale
terror vi spinse? Ad ogni modo io voglio
darvi soccorso: se di tante preci
non sentissi pietà, non avrei cuore!
[Sofocle, Edipo Re, traduzione di Ettore Romagnoli, http://www.biblio-net.com/lett_cla/testi/edipo_re.htm]
[modifica] Filottete
ULISSE: Della terra di Lemno è questo il lido,
tutta cinta dai flutti, ove non abita
né batte pie' mortale alcuno. Quivi,
figlio d'Achille, del più forte eroe
che fra gli uomini fosse, Neottòlemo,
il Melio figlio di Peante, un giorno,
come dai miei signori io n'ebbi l'ordine,
abbandonai: ché gli stillava il piede
per un vorace morbo; e libagione
più possibil non era, od olocausto
tranquilli offrir: ché tutto il campo empieva
di lagni, di selvagge infauste grida,
senza mai tregua. Ma che importa or dirlo?
Non di lunghi discorsi è questa l'ora:
ch'egli qui non mi sappia, e sperso vada
l'accorgimento ond'io coglierlo spero.
[Sofocle, Filottete, traduzione di Ettore Romagnoli, http://www.biblio-net.com/lett_cla/testi/filottete.htm]
[modifica] Elettra
AIO: Del re che a Troia il campo un giorno mosse,
d'Agamennone figlio, or t'è concesso
veder con gli occhi tuoi ciò di cui brama
avevi ognora. Argo l'antica è questa,
che già bramavi, della figlia d'Inaco
punta dall'estro, il sacro suolo. Ed ecco
la licia piazza, Oreste, al Dio di lupi
sterminatore, sacra. A manca, è quello
d'Era il celebre tempio; e di Micene
d'oro opulenta, è questa la città,
ch'ora tu vedi; ed è quella, opulenta
di sterminii, la reggia dei Pelopidi,
ond'io, quel dí che il padre tuo fu spento,
dalle man' t'ebbi della tua sorella,
t'involai, ti salvai, ti nutricai
insino a questa età, ché tu del padre
vendicassi la strage.
[Sofocle, Elettra, traduzione di Ettore Romagnoli, http://www.biblio-net.com/lett_cla/testi/elettra.htm]
[modifica] Trachinie
DEIANIRA: V'è fra gli uomini un detto antico molto,
che di nessuno tu potrai la vita
conoscer mai, se fu felice o trista,
prima che muoia. La mia vita, invece,
pria di scendere all'Ade, io so quant'è
misera e trista.
[Sofocle, Elettra, traduzione di Ettore Romagnoli, http://www.biblio-net.com/lett_cla/testi/trachinie.htm]
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Opere
-
Aiace'' (445 a.C.) -
Antigone'' (442 a.C.) -
Edipo re'' (429 a.C.) -
Elettra'' (407 a.C.) -
Filottete'' (409 a.C.) -
Trachinie'' (440 a.C.) -
Edipo a Colono'' (401 a.C.)

