Tullio Dandolo

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Tullio Dandolo (1801 – 1870), politico e scrittore italiano.

Citazioni di Tullio Dandolo[modifica]

  • [Diego Velázquez]... tra santi ed angioli si sentiva in disagio; gli aspetti, gli affetti degli uomini non aveansi misterii per lui, e li rappresentò da filosofo profondo, da insuperabil pittore.[1] (da Panorama di Firenze, 1863)

Ricordi[modifica]

  • Somiglio a viaggiatore, che, mirando spuntare all'orizonte le torri della città nativa, affretta il passo, e non sa far attenzione agli aspetti del paese che traversa. (p. 31)
  • Dopo avere indicato che il mausoleo di Adriano ne' bassi tempi, in mano ai diversi partiti che devastarono la Città [Roma], si converse in fortezza — «— miseranda Italia sclama!; perfino i segni, i monumenti della tua grandezza dovevano concorrere e alla tua rovina! — altrove pargli che l'antica regina del mondo somigli ad Ossian, che, diventato ceco, porge l'orecchio al canto di Malvina ricordatore delle sue geste — così questa Donna venerabile nelle rimembranze della gloria prisca, e nel coro delle Muse si consola delle sue sventure. (da Lettere su Roma e Napoli, p. 33)
  • [Baia (Bacoli)] Silla, Cesare, Pompeo, Ortensio, ogni illustre romano vi tenne ville; i bagni solforosi abbondanti in quel suolo ve li chiamavano in folla, essi che bisognavano di solfo a purgagione delle acredini d'un sangue guasto dalle libidini. Là erano teatri calcati da celebri mimi; là anfiteatri popolati di famosi gladiatori; danze, corse, banchetti quivi non rifinivano: il clima, e la naturale piacevolezza del sito, l'alitar degli zefiri, la fragranza dei fiori, l'allontanamento delle cure, ogni cosa sbandiva di là i pensamenti austeri, ed inclinava i sensi a voluttà. Il mare trasferiva entro gondole dorate dall'uno all'altro lido, dall'una all'altra villa gli effemminati patrizii, le scioperate matrone; il tuffarsi dei remi era ritmo a' canti di amore modulati al suono delle lire, e de' liuti. Mai arrivava a quella spiaggia lo squillo della tromba guerriera romoreggiante ai confini, freno dello Scita, del Parto, terrore del Datavo, del Britanno: i trionfatori si riposavano a Bajà; e mentre i Cesari vi si tuffavano in ebbrezze senza nome, il mondo schiacciato respirava. Properzio non ebbe appena visitata Baja che sospettò Cinzia d'infedeltà: Marziale scrisse di Levina che vi andò Penelope, e ne partì Elena. Fu rimproverata a Marco Tullio la villa che possedea su quel lido; e Seneca affermò essere malsano respirare un giorno solo quell'aria corrompitrice. (da Lettere su Roma e Napoli, p. 35-36)

Il Medioevo[modifica]

Incipit[modifica]

Cultori delle lettere nelle Gallie nel X e nel VI secolo.
Terremoti, pestilenze, carestie, incendii aveano, sul principiare del secolo sesto, suscitato uno spavento grandissimo per tutto l'Occidente: la sera precedente Pasqua dell'anno 519 il popolo di Vienna, capitale degli Allobrogi, raccolto nella Cattedrale, infocava dalle misericordie celesti un termine a' terrori ed a' guai, allorché un sinistro chiarore fu visto diradare le scendenti tenebre, e vasto incendio divampare tra gli edifizii che occupavano il colle: la moltitudine abbandonò precipitosa il sagro recinto per correre a vietare la paventata communicazione delle fiamme: il vescovo Avito rimase pressoché solo in chiesa; e in quel punto ideò la istituzione d'una ceremonia propiziatoria agli atterriti, che fu la toccante e poetica solennità delle teogazioni, la quale non tardò a venire adottata e celebrata per tutta la Cristianità.

Citazioni[modifica]

  • Dio mi ha fatta la grazia di nascere e crescere alla Fede: bimbo mi trastullai sui ginocchi di pii genitori: indi aspirai il soffio della incredulità, e conobbi l'amara stretta del dubbio: gl'insegnamenti d'un Sacerdote filosofo mi redensero; el mi stillò nell'anima ordine e luce; e promisi a Dio di consacrarmi a' servigii di quella Verità che mi restituiva la pace. (da Programma, p. 5)
  • Sogliono l'epoche della distruzione succedere a quelle della fondazione, e apparecchiare, inconsapevoli, le fondamenta di splendido novello edilìzio. (da Programma, p. 7)
  • La fantasia disama le decadenze, nientedimeno son esse istruttive; perciocché piace sapere perché le grandi cose finiscono, e se il loro precipitare debbasi attribuire a fatalità, oppure a stoltezze, e delitti. (da Programma, p. 9-10)
  • Come Carlo per la Francia, l'Alemanna, l'Italia, così Alfredo, anch'esso grande, per l'Inghilterra, segnò un'era di splendore legistativo e civile dovuto alla religione, al genio del Monarca. Incredibilmente sozzi, e sanguinolenti ci si svolgono, per lo contrario, dinanzi gli annali bisantini. Lungo il miserabile secolo decimo, anche l'Italia, per infelice concorso di casi avversi, cadde assai basso. (da Programma, p. 12)
  • Chi svolgesse il Medio Evo in poema troverebbe d'aversi a protagonista l'Italia, la quale, stata lungo i secoli tenebrosi la sola fida depositaria della tradizione incivilitrice, la incarnò sull'aurora del suo intellettuale risorgimento in un suo figlio, che fu il più grande ingegno di quel tempo, forse d'ogni tempo, in Dante Alighieri. (da Programma, p. 14)
  • Proseguii con Passavanti spigolando graziose leggende nel suo Specchio della Penitenza; con Bonaccorso Pitti, ambasciatore e banchiere, che lasciò ricordi pieni di notizie peregrine; con Agnolo Pandolfini, modello de' magistrati, dei cittadini, autore dell'aureo governo della famiglia.
    Mentre Firenze splendeva in questa foggia, gli Angioini tenevano Napoli in feste; le lizze letterarie, i tornei, le corti d'Amore, le serenate, i balli non vi smettevano altro che a' giorni in cui i mariti delle Regine v'erano assassinati, o lo Regine stesse vi salivano il patibolo. (da Programma, p. 15)
  • Il Pensiero Cristiano è gigante, che ha i piè nell'abbisso, e il capo in Cielo: uman sguardo mal riesce ad abbracciarne la immensità. (da Programma, p. 19-20)
  • La Provvidenza non permette che la civiltà perisca; le dà sostegno perfino gli ostacoli, perfino le rovine: la corruzione romana, sotto cui la scorgemmo giacente, non valse a soffocarla; seppe rendersi ligia la stessa barbarie e le comandò di proteggerla. (p. 26)

Note[modifica]

  1. Citato in Velázquez, I Classici dell'arte, a cura di Elena Ragusa, pagg. 183 - 188, Milano, Rizzoli/Skira, 2003. IT\ICCU\TO0\1279609

Bibliografia[modifica]

  • Tullio Dandolo, Ricordi, Terzo periodo (1824-1835), Tipografia Domenico Sensi, 1868.
  • Tullio Dandolo, Il Medioevo, Volume I, Alessandro Grillo, Milano, 1857.