Lucio Anneo Seneca
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Lucio Anneo Seneca (4 a.C. – 65), autore, filosofo, politico latino.
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[modifica] Citazioni di Lucio Anneo Seneca
- Attraverso le asperità alle stelle.
- Per aspera ad astra. (da Hercules furens, atto II, 437)
- Al saggio non può capitare nulla di male: non si mescolano i contrari. Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l'attenuano, così l'impeto delle avversità non fiacca l'animo dell'uomo forte: resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé; è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda.
- Nihil accidere bono uiro mali potest: non miscentur contraria. Quemadmodum tot amnes, tantum superne deiectorum imbrium, tanta medicatorum uis fontium non mutant saporem maris, ne remittunt quidem, ita aduersarum impetus rerum uiri fortis non uertit animum: manet in statu et quidquid euenit in suum colorem trahit; est enim omnibus externis potentior. (da De Prouidentia)
- C'è una grande differenza tra il non volere e il non saper peccare. (dalle Epistole, 90)
- Che cosa misera è l'umanità se non si sa elevare oltre l'umano! (da Naturales quaestiones)
- O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit.
- Chi domanda timorosamente, insegna a rifiutare. (da Fedra, v. 593)
- Chi è nobile? Colui che dalla natura è stato ben disposto alla virtù.
- Quis est generosus? Ad virtutem bene a natura compositus. (da Lettere a Lucilio)
- Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire. (da De brevitate vitae)
- Comportati con il tuo inferiore come vorresti che il tuo superiore si comportasse con te.
- Sic cum inferiore vivas, quemadmodum tecum superiorem velis vivere. (da Lettere a Lucilio)
- Dove ci porta la morte? Ci porta in quella pace dove noi fummo prima di nascere. La morte è il non-essere: è ciò che ha preceduto l'esistenza. Sarà dopo di me quello che era prima di me. Se la morte è uno stato di sofferenza, doveva essere così prima che noi venissimo alla luce: ma non sentimmo, allora, alcuna sofferenza. Tutto ciò che fu prima di noi è la morte. Nessuna differenza è tra il non-nascere e il morire, giacché l'effetto è uno solo: non essere. (da La dottrina morale)
- Giammai sarai felice finché ti tormenterai perché un altro è più felice.
- Numquam felix eris, dum te torquebit felicior. (da De ira, III, 30, 3)
- Innanzi tutto è più facile respingere il male che governarlo, non accoglierlo che moderarlo, una volta accolto, perché, quando si è insediato da padrone in un animo, diventa più forte di chi dovrebbe governarlo e non si lascia troncare ne rimpicciolire. (da I dialoghi)
- La vera felicità è non aver bisogno di felicità. (da La dottrina morale)
- La vita è divisa in tre momenti: passato, presente, futuro. Di questi, il momento che stiamo vivendo è breve, quello che ancora dobbiamo vivere non è sicuro, quello che già abbiamo vissuto è certo.
- In tria tempora vita dividitur: quod fuit, quod est, quod futurum est. Ex his quod agimus breve est, quod acturi sumus dubium, quod egimus certum. (da De brevitate vitae 10-2)
- Le ricchezze sono al servizio del saggio, allo sciocco comandano. (da De vita beata)
- Ma se sei uomo, ammira chi tenta grandi imprese, anche se fallisce. (da De vita beata, XX, 2)
- Molte cose, non perché sono difficili non osiamo [farle], ma perché non osiamo [farle] sono difficili.
- Multa non quia difficilia sunt non audemus, se quia non audemus sunt difficilia. (da Lettere a Lucilio, 17)
- Muoriamo ogni giorno.
- Cotidie morimur. (da Lettere a Lucilio)
- Nessuno è infelice se non per colpa sua. (da La dottrina morale)
- Nessuno è obbligato a correre sulla via del successo.
- Nulli necesse est felicitatem cursu sequi. (da Lettere a Lucilio)
- Nessuno mai condannò la sapienza alla povertà.
- Nemo sapientiam paupertate damnavit. (da Lucius Anneus Seneca Ad Lucilium Epistulae Morales)
- Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare. (da Lettere a Lucilio, lettera 71; 1975, pp. 458-459)
- "Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est."
- Noi, assai dissennati, crediamo che essa [la morte], sia uno scoglio, mentre è un porto, delle volte da cercare, ma mai da rifuggire, nel quale se qualcuno è spinto nei primi anni [di vita], non deve lamentarsi più di chi ha navigato velocemente.
- Scopulum esse illum putamus dementissimi: portus est, aliquando petendus, numquam recusandus, in quem si quis intra primos annos delatus est, non magis queri debet quam qui cito navigavit. (da Lettere a Lucilio, 70)
- Non deviare dalla natura ed il formarci sulle sue leggi e sui suoi esempi, è sapienza. (citato in Claudio Malagoli, Etica dell'alimentazione: prodotti tipici e biologici, Ogm e nutraceutici, commercio equo e solidale, Aracne, 2006, p. 173)
- Non è mai esistito ingegno senza un poco di pazzia.
- Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit. (da Tranquillitate animi)
- Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto. (da De brevitate vitae, I, 1.3)
- Quando consideri il numero di uomini che sono davanti a te, pensa a quanti ti seguono.
- Cum aspexeris, quot te antecedant, cogita, quot sequantur. (da Lettere a Lucilio)
- Quando insegnano, gli uomini imparano.
- Homines, dum docent, discunt. (da Epistulae morales ad Lucilium, VII, 8)
- Sacra è la voce del popolo. (da Rhetorum controversiae I, 1, 10)
- Se vuoi credere a coloro che penetrano più profondamente la verità, tutta la vita è un supplizio. Gettàti in questo mare profondo e tempestoso, agitato da alterne maree, e che ora ci solleva con improvvise impennate, ora ci precipita giù con danni maggiori dei presenti vantaggi e senza sosta ci sballotta, non stiamo mai fermi in un luogo stabile, siamo sospesi e fluttuiamo e urtiamo l'uno contro l'altro, e talvolta facciamo naufragio, sempre lo temiamo; per chi naviga in questo mare così tempestoso ed esposto a tutti i fortunali, non vi è altro porto che la morte. (da Consolatio ad Polybium, 9)
- Un tale ordine non può appartenere a una materia che si agiti casualmente. Un incontro di elementi senza piano e senza disegno non avrebbe questo equilibrio, né una così saggia disposizione. L'universo non può essere senza Dio. (da La dottrina morale)
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- A me bastano poche persone, anzi una sola o addirittura nessuna.
- Abbandona ogni preoccupazione per la tua esistenza e te la renderai piacevole.
- Abbiamo davanti agli occhi i peccati degli altri uomini, ma i nostri li portiamo sulla schiena.
- Alla sapienza non si può nuocere; il tempo non la cancella; nessuna cosa la può sminuire.
- Anche in uno stato oppresso c'è la possibilità per un uomo saggio di manifestarsi, e in uno fiorente e felice regnano la sfrontatezza l'invidia e mille altri vizi che rendono inerti.
- Anche nel dolore v'è un certo decoro, e lo deve serbare chi è saggio.
- Ascoltami: verso la morte sei spinto dal momento della nascita. Su questo e su pensieri del genere dobbiamo meditare, se vogliamo attendere serenamente quell'ultima ora che ci spaventa e ci rende inquiete tutte le altre.
- Che differenza c'è se ci cade addosso il casotto delle sentinelle o un monte? Nessuna. Eppure c'è chi teme di più quest'ultima evenienza, sebbene entrambe siano ugualmente mortali: abbiamo più paura delle cause che degli effetti.
- Che giovano a quell'uomo ottant'anni passati senza far niente? Costui non è vissuto, ma si è attardato nella vita; né è morto tardi, ma ha impiegato molto tempo per morire.
- Che stupidi sono questi mortali.
- Chi accoglie un beneficio con animo grato paga la prima rata del suo debito. [Per aiutare a cercare la fonte cito da "Seneca" di Villy Sørensen, VII, 7. "De beneficiis": "Dato con lo spirito giusto, un dono è di per sè una ricompensa, ricevuto con lo spirito giusto è già ricambiato."]
- La libertà è l'affrancamento dalle passioni.
- Chi si adatta bene alla povertà è ricco.
- Povero non è chi possiede poco, ma chi desidera di più.
- Ci vuole altrettanta magnanimità per riconoscere un favore ricevuto che per renderlo.
- Ciò che è dato con orgoglio ed ostentazione dipende più dall'ambizione che dalla generosità.
- Colui al quale il delitto porta giovamento, quello ne è l'autore.
- Come è dolce aver estenuato e abbandonato le passioni!
- Come mai ad alcuno qualche cosa può parer sicura, se il mondo stesso è continuamente scosso, e se anche le sue parti più solide traballano?
- Credimi, quella era un'età felice, prima dei giorni degli architetti, prima dei giorni dei costruttori.
- Da un uomo grande c'è qualcosa da imparare anche quando tace.
- Dev'essere proposito eguale dell'insegnante e del discepolo: che uno voglia giovare e l'altro apprendere.
- Di tanto in tanto è bello anche far pazzie.
- Dipenderai meno dal futuro se avrai in pugno il presente.
- Dovunque c'è un uomo, c'è l'occasione per fare del bene.
- È di gran sollievo pensare che il male che ti è accaduto, tutti prima di te l'han sofferto, e tutti lo soffriranno.
- È grande chi sa essere povero nella ricchezza.
- È l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi
- È meglio imparare delle cose inutili che non imparare niente.
- È naturale ammirare più le cose nuove che le grandi.
- È necessario imparare tanto a lungo quanto a lungo si vive.
- È questione di qualità, piuttosto che di quantità.
- È sicuramente meglio conoscere cose che non servono a niente, piuttosto che non conoscere niente.
- Esistono diritti non scritti, ma più sicuri che tutti gli scritti.
- Gran parte della libertà consiste nel saper dominare l'appetito.
- Ho vissuto abbastanza; ora, sazio, aspetto la morte.
- I dolori leggeri concedono di parlare: i grandi dolori rendono muti.
- I mali incerti sono quelli che ci tormentano di più.
- I piaceri del palato sono simili ai ladri egiziani, che strangolano con un abbraccio.
- I vizi: è più facile sradicarli che tenerli a freno.
- Il delitto coronato dal successo prende il nome di virtù.
- Il fuoco è la prova dell'oro, la sventura quella dell'uomo forte.
- Il libro ti muta nell'essenza.
- Il miglior rimedio per la rabbia è l'indugio.
- Il mondo è eterno, ma le sue singole parti non sono sempre uguali.
- Il più potente è colui che ha se stesso in proprio potere.
- Il sole splende anche sui malvagi.
- Il tempo scopre la verità.
- La calamità è l'opportunità della virtù.
- La filosofia non respinge né preferisce nessuno: splende a tutti.
- La lealtà comprata col denaro, dal denaro può essere distrutta.
- La morte è il non-essere. Dopo di me accadrà ciò che è stato prima di me. Se prima non abbiamo sofferto, vuol dire che non soffriremo dopo. Siamo come una lucerna che, spegnendosi, non può stare peggio di quando non era accesa. Solo nel breve intermezzo possiamo essere sensibili al male.
- La morte pareggia tutto.
- La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo.
- La verità non muore mai.
- La vita è come una commedia: non importa quanto è lunga, ma come è recitata.
- La vita è lunga se è piena.
- La vita, senza una meta, è vagabondaggio.
- L'applauso della folla è la prova dell'empietà di una causa.
- Le difficoltà rafforzano la mente, come la fatica rafforza il corpo.
- Le idee migliori sono proprietà comune.
- Lieve è il dolore che permette di prendere una decisione.
- L'ubriachezza non è altro che volontaria follia.
- L'uomo saggio vive finché deve, non finché può. ["L'uscita è apertà" (De Providentia, VI 7)]
- L'uomo è un animale sociale, le persone non sono fatte per stare da sole.
- Mi distruggerò, (ma) non mi piegherò.
- Frangar, non flectar.
- Molti imparano non per la vita ma per la scuola.
- Nessuna azione sarà considerata innocente, a meno che la volontà non lo sia stata, perché l'azione è stata dettata dalla volontà.
- Nessuno è più infelice che la maggior parte di quelli che sono generalmente ritenuti felici.
- Nessuno ha più gusto all'ingiuria di colui che è più vulnerabile ad essa; ma questo gusto è contagioso, e domani qualcun altro riderà di colui che oggi si prende gioco di me.
- Niente costa di più di ciò che si è comperato con le preghiere.
- Niente è così stupido ed infelice quanto attendersi una disgrazia. Che follia, anticiparsi il male prima che questo capiti!
- Non chi ha poco è povero, ma chi desidera più di quello che ha.
- Non credere che si possa diventare felici procurando l'infelicità altrui.
- Non dobbiamo cercare di vivere a lungo, ma di vivere abbastanza; vivere a lungo dipende dal destino, dalla nostra anima vivere quanto basta.
- Non è mai poco quello che è abbastanza.
- Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
- Non possiamo lagnarci della vita, essa non trattiene nessuno.
- Non puoi fuggire le necessità, ma le puoi vincere.
- Non temiamo la morte, ma il pensiero della morte.
- Nulla è eterno e solo poche cose sono durevoli.
- Nulla è più contrario alla guarigione del cambiare spesso i rimedi.
- Ogni criminale è il boia di se stesso.
- Ogni crudeltà nasce da durezza di cuore e debolezza.
- Ogni male ha la sua compensazione. Meno è il denaro, meno i problemi; meno i favori, minore è l'invidia. Perfino in quei casi che ci fanno uscir di senno, non è la perdita in se stessa che ci angustia, bensì la nostra valutazione della perdita.
- Penso tra me e me quanti sono gli uomini che esercitano il corpo e quanto pochi quelli che esercitano la mente; quanta gente accorre a un passatempo inconsistente e vano, e che deserto intorno alle scienze; che animo debole hanno quegli atleti di cui ammiriamo i muscoli e le spalle.
- Per fare ciò che si vuole bisogna nascere re o stupidi.
- Perché ti stupisci se viaggiare non ti serve? Porti in giro te stesso. Ti perseguitano i medesimi motivi che ti hanno fatto fuggire.
- Perdona sempre gli altri, mai te stesso.
- Proprio come sceglierò la mia nave quando mi accingerò ad un viaggio, o la mia casa quando intenderò prendere una residenza, così sceglierò la mia morte quando mi accingerò ad abbandonare la vita.
- Punizione per alcuni, per altri un dono e per molti, un favore.
- Qualche volta anche il far qualche pazzia non dispiace.
- Questo è l'unico motivo per cui non possiamo lagnarci della vita: essa non trattiene nessuno.
- Ricordati di spogliare gli avvenimenti dal tumulto che li accompagna e di considerarli nella loro essenza: capirai che in essi non c'è niente di terribile se non la nostra paura.
- Sarà quel che dev'essere; ma ciò che è una necessità per chi si ribella, è poco più che una scelta per chi vi si adatta di buon grado.
- Se guardiamo un pezzo di legno perfettamente diritto, immerso nell'acqua, ci sembra curvo e spezzato. Non ha importanza che cosa guardi, ma come guardi: la nostra mente si ottenebra nello scrutare la verità.
- Se la felicità consistesse nella sensualità, le bestie sarebbero più felici dell'uomo; l'umana felicità invece ha sede nell'anima, non nel corpo.
- Se un uomo non sa verso quale porto è diretto, nessun vento gli è favorevole.
- Se volete evitare il timore, pensate che bisogna temere ogni cosa.
- Si può capire il carattere di una persona dal modo in cui accoglie le lodi.
- Sii servo del sapere se vuoi essere veramente libero.
- Siate persuasi che è ben difficile essere sempre il medesimo uomo.
- Spesso è inutile e vana la volontà non di chi intraprende cose facili, ma di chi vuole che siano facili le cose che ha intraprese.
- Spesso vogliamo una cosa e preghiamo per un'altra, senza ammettere la verità neanche agli dei.
- Ti indicherò un filtro amoroso senza veleni, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama!
- Tutta l'arte è imitazione della natura.
- Un crimine che riporta successo e fortuna è chiamato virtù.
- Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti.
- Una donna o ama o odia; non ha una via di mezzo. Il pianto della donna è menzogna. Negli occhi della donna vi sono due tipi di lacrime, le une provocate dal vero dolore, le altre indotte dalla scaltrezze. Una donna che pensa sola, pensa cose cattive.
- Una grande fortuna è una grande schiavitù.
- Una mente notevole possiede un regno.
- Usa le orecchie piuttosto che la lingua.
[modifica] Lettere a Lucilio
- Chi è temuto teme: non può starsene tranquillo chi è oggetto della paura altrui.
- Di tempo non ne abbiamo poco, ne sprechiamo tanto. L'uomo grande non permette che gli si porti via neanche un minuto del tempo che gli appartiene.
- Gran parte del progresso sta nella volontà di progredire.
- I mali che fuggi sono in te.
- Il destino guida chi lo segue di sua volontà, chi si ribella, lo trascina.
- Il lavoro caccia i vizi derivanti dall'ozio. (56, 9)
- L'inizio della salvezza è la conoscenza del peccato.
- L'uomo è un animale che ragiona.
- Nessuna conoscenza, se pur eccellente e salutare, mi darà gioia se la apprenderò per me solo. Se mi si concedesse la sapienza con questa limitazione, di tenerla chiusa in me, rinunciando a diffonderla, la rifiuterei.
- Nessuna cosa ci appartiene, soltanto il tempo è nostro.
-
- Omnia [...] aliena sunt, tempus tantum nostrum est.
- Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. [...] Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne. [...] Leggi sempre, perciò autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi. Procurati ogni giorno un aiuto contro la povertà, contro la morte e, anche, contro le altre calamità; e quando avrai fatto passare tante cose, estrai un concetto da assimilare in quel giorno. (I, 2)
- Ogni piacere ha il suo momento culminante quando sta per finire. In mezzo agli stessi piaceri nascono le cause del dolore.
- Si volge ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
- Ti prego, Lucilio carissimo, fa' la sola cosa che può renderti felice: distruggi e calpesta questi beni splendidi solo esteriormente, che uno ti promette o che speri da un altro; aspira al vero bene e godi del tuo. Ma che cosa è "il tuo"? Te stesso e la parte migliore di te. Anche il corpo, povera cosa, benché non se ne possa fare a meno, stimalo necessario più che importante; ci procura piaceri vani, di breve durata, di cui necessariamente ci pentiamo e che, se non li frena una grande moderazione, hanno un esito opposto. Questo dico: il piacere sta sul filo, e si muta in dolore se non ha misura; ma è difficile tenere una giusta misura in quello che si crede un bene: solo il desiderio, anche intenso, del vero bene è senza pericoli. Vuoi sapere che cosa sia il vero bene o da dove venga? Te lo dirò: dalla buona coscienza, dagli onesti propositi, dalle rette azioni, dal disprezzo del caso, dal tranquillo e costante tenore di vita di chi segue sempre lo stesso cammino. (23, 6-7)
- Un grande pilota sa navigare anche con la vela rotta.
- È povero non chi possiede poco, ma chi brama avere di più. (lettera 2; 1975)
- Ti dirò che cosa oggi mi è piaciuto in Ecatone. «Mi chiedi» egli scrive «quale è stato il mio progresso? Ho cominciato ad essere amico di me stesso.» Grande è stato il suo progresso: non rimarrà più solo. Sappi che tutti possono avere quest'amico. (lettera 6; 1975)
- Dice Ecatone: «Ti rivelerò un filtro amoroso, senza unguenti, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama». [...]
Certo qualcosa di simile all'amicizia è nell'amore, che si potrebbe chiamare una folle amicizia. (lettera 9; 1975) - Dicono che Cratere, discepolo di quello Stilbone, da me menzionato nella precedente lettera, avendo visto un giovincello passeggiare in un luogo isolato, gli domandò che facesse lì solo. «Parlo con me» fu la risposta. E di rimando Cratere: «Sta' bene attento, te ne prego; tu parli con un cattivo soggetto». [...]
Chi è privo della saggezza non deve essere lasciato in balia di se stesso... (lettera 10; 1975) - Chi segua la sua strada ha sempre una meta da raggiungere, ma chi ha smarrito la retta via, va errando all'infinito. (lettera 16; 1975)
- Chiederò in prestito a Epicuro questa massima: «Per molti le ricchezze acquistate non hanno rappresentato la fine, ma solo un mutamento delle loro miserie». (lettera 17; 1975)
- Diverrò povero? Sarò con la maggioranza degli uomini. Andrò in esilio? Penserò di essere nato là, dove mi manderanno. Sarò messo in catene? E che? Sono orse ora veramente libero? La natura mi ha già legato a questo grave peso del corpo. Morirò? Porrò cosi fine – dirai tu – alla possibilità di cadere ammalato, di esser messo in catene, di morire...
Moriamo ogni giorno: ogni giorno, infatti, ci è tolta una parte della vita; anche quando il nostro organismo cresce, la vita decresce. Abbiamo perduto l'infanzia, poi la fanciullezza, poi la gioventù. Tutto il tempo passato fino a ieri è morto per noi: questo stesso giorno che stiamo vivendo la dividiamo con la morte. Come non vuota la clessidra l'ultima goccia, ma tutte quelle che sono già cadute, così l'ultima ora in cui cessiamo di esistere non produce, da sola, la morte, ma la compie; [...]
«Non viene una sola volta la morte; quella che ci rapisce è solo l'ultima morte». [...]
questa morte che tanto temiamo è l'ultima, non la sola. [...]
la follia umana, è così grande, che alcuni sono spinti alla morte proprio dal timore della morte. [...]
«Fino a quando sempre le stesse cose? Svegliarsi e andare a dormire, mangiare ed aver fame, aver freddo e soffrire il caldo? Nessuna cosa finisce, ma tutte sono collegate in uno stesso giro: si fuggono e si inseguono. Il giorno è cacciato dalla notte, la notte dal giorno; l'estate ha fine con l'autunno, questo è incalzato dall'inverno, che a sua volta è chiuso dalla primavera: così tutto passa per tornare. Non faccio né vedo mai niente di nuovo. Ad un certo punto, di tutto questo si prova la nausea». Per molti la vita non è una cosa penosa, ma inutile. (lettera 24; 1975) - Chi non vuole morire si rifiuta di vivere, perché la vita ci è stata data a patto di morire. La morte è il termine certo a cui siamo diretti e temerla è da insensato, poiché si aspetta ciò che è certo e solo l'incerto può essere oggetto di timore. La morte è una necessità invincibile e uguale per tutti: chi può lamentarsi di trovarsi in una condizione a cui nessuno può sottrarsi? [...]
Ma temo che una lettera così lunga ti diventi più odiosa che la morte. Perciò concluderò: pensa sempre alla morte, se non vuoi mai temerla. (lettera 30; 1975) - Perciò non devi attribuire a Epicuro quei pensieri che t'ho inviato: sono di dominio pubblico, e soprattutto della nostra scuola. [...]
Dovunque volgi lo sguardo, ti si presentano massime che potrebbero considerarsi notevoli se non si leggessero insieme con altre dello stesso valore. Perciò abbandona la speranza di poter gustare superficialmente l'ingegno dei sommi uomini; tu devi studiarlo e considerarlo nella sua unità. Ogni suo aspetto ne richiama sempre un altro, ciascuna parte, connettendosi con l'altra, dà completezza all'opera dell'ingegno umano. Niente può essere tolto senza rompere l'unità del pensiero. Non dico che non si possano considerare le singole membra, purché non si prescinda dall'intero organismo. [...]
Ma per un uomo di matura esperienza è disdicevole cercare fiorellini, sostenersi con poche massime ben note e affidarsi alla memoria. È ormai tempo che uno poggi su se stesso, che esprima questi pensieri con parole sue e non a memoria. Ed è specialmente disdicevole per un vecchio o per uno che si affaccia alla vecchiaia una cultura basata su raccolte di esempi scolastici. «Questo l'ha detto Zenone». E tu che dici? «Questo l'ha detto Cleante.» E tu? Fino a quando ti muoverai sotto la guida di un altro? Prendi tu il comando ed esprimi anche qualcosa di tuo, che altri mandino a memoria. [...]
Hanno esercitato la memoria sul pensiero altrui, ma altro è ricordare, altro è sapere. Ricordare è custodire ciò che è stato affidato alla memoria, mentre sapere significa far proprie le nozioni apprese e non star sempre attaccato al modello, con lo sguardo sempre rivolto al maestro. «Questo l'ha detto Zenone, questo Cleante.» Ci sia qualche differenza fra te e il tuo libro. Fino a quando penserai ad imparare? È tempo anche di insegnare. Che ragione c'è che io senta dire da te quello che posso leggere in un libro? [...]
La verità è accessibile a tutti, non è dominio riservato di nessuno, e il campo che essa lascia ai posteri è ancora vasto. (lettera 33; 1975) - Perciò gli uomini si immergono nelle passioni e, una volta che ne hanno fatto un'abitudine, non possono più farne a meno; e sono veramente infelici, poiché giungono a sentire come necessarie le cose prima superflue. Non godono dei piaceri, ma ne rimangono schiavi e, quella che è la peggiore disgrazia, amano anche il proprio male. Si raggiunge il colmo dell'infelicità quando le cose turpi non solo sono gradite, ma procurano un intimo compiacimento; e non c'è rimedio quando quelli che erano sentiti come vizi diventano abitudine quotidiana. (lettera 39; 1975)
- Non si soffre, in effetti, per la mancanza di questi beni, ma per il pensiero della loro mancanza. Chi ha il possesso di sé non ha perso niente: ma quanti hanno la fortuna di possedere se stessi? (lettera 42; 1975)
- Se voglio trastullarmi con qualche buffone, non devo cercarlo lontano: rido di me. (lettera 50; 1975)
- Se mi arrenderò al piacere, dovrò arrendermi anche al dolore, alla fatica, alla povertà; anche l'ambizione e l'ira vorranno le mie energie, anzi sarò straziato fra tante passioni. Aspiro alla libertà; questo è il premio a cui sono rivolte tutte le mie fatiche. Mi chiedi che cosa sia la libertà? È indipendenza da ogni cosa, da qualunque circostanza esterna, da qualunque necessità. (lettera 51; 1975)
- Devi sapere che Ulisse non affrontò tante peripezie nella navigazione perché era perseguitato da Nettuno: egli soffriva di mal di mare. Proprio come lui, dovunque dovrò andare per mare, vi giungerò dopo vent'anni. [...]
Una leggera febbretta può sfuggire all'attenzione, ma, se aumenta e diventa un'autentica febbre che brucia, anche l'uomo più resistente e più avvezzo alle sofferenze è costretto a confessare l'infermità. [...]
Il contrario avviene nelle infermità che colpiscono l'animo: quanto più uno sta male, tanto meno se ne accorge. Non te ne devi meravigliare, carissimo Lucilio. Infatti, chi è appena assopito, anche durante il sonno percepisce le immagini dei sogni; e talvolta, dormendo, si rende conto di dormire. Ma un sonno pesante estingue anche i sogno e sommerge l'anima in una completa incoscienza. Perché nessuno confessa i suoi vizi? Perché è ancora sotto il loro dominio. Può raccontare i propri sogno solo chi ne è guarito. Perciò, svegliamoci, per poter prendere coscienza dei nostri errori. Solo la filosofia riuscirà a destarci, e a scuoterci dal pesante sonno: consacrati tutto a lei. Tu sei degno di lei ed ella è degna di te: abbracciatevi. (lettera 53; 1975) - Niente di più lungo di quel passaggio sotterraneo, niente di più fioco di quelle fiaccole, che servono non per vedere tra le tenebre, ma per vedere le tenebre stesse. (lettera 57; 1975)
- L'infelicità non consiste nel fare una cosa per ordine altri, ma nel farla contro la propria volontà. (lettera 61; 1975)
- L'assalto del male è di breve durata; simile ad un temporale, passa, di solito, dopo un'ora. Chi, infatti, potrebbe sopportare a lungo quest'agonia? Ormai ho provato tutti i malanni e tutti i pericoli, ma nessuno per me è più penoso. E perché no? In ogni altro caso si è ammalati; in questo ci si sente morire. Perciò i medici chiamano questo male "meditazione della morte": talvolta, infatti, tale mancanza di respiro provoca la soffocazione. Pensi che ti scriva queste cose per la gioia di essere sfuggito al pericolo? Se mi rallegrassi di questa cessazione del male, come se avessi riacquistato la perfetta salute, sarei ridicolo come chi credesse di aver vinto la causa solo perché è riuscito a rinviare il processo. (54, 1-4)
- "Sono schiavi." No, sono uomini. "Sono schiavi". No, vivono nella tua stessa casa. "Sono schiavi". No, umili amici. "Sono schiavi." No, compagni di schiavitù, se pensi che la sorte ha uguale potere su noi e su loro. (5, 47)
- Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili. (CIV, 26)
[modifica] De brevitate vitae
- Vivi adesso.
- Protinus vive.
- Fabiano, il mio maestro, si domandava se non fosse meglio non studiare per niente piuttosto che impegnarsi in studi nozionistici.
- L'invidia si volge alle cose vicine, mentre quelle lontane sono guardate con animo schietto e sincero. La vita del saggio, dunque, spazia per ogni dove, è senza tempo, non è limitata, come quella degli altri mortali.
- Volgi la mente da questa bassa aiuola a così eccelse meditazioni! Fallo adesso, finché il tuo sangue è caldo e sei ancora pieno di vigore, questo è il momento per guardare più in alto!
- La lunghezza della vita non si misura dai capelli bianchi o dalle rughe: non è un vivere questo, è solo un esistere a lungo.
- Chi è troppo indaffarato non può svolgere bene nessuna attività, perché una mente impegnata in mille cose non può concepire nobili pensieri.
- Noi viviamo come se dovessimo vivere sempre, non riflettiamo mai che siamo esseri fragili.
- Un popolo affamato non ascolta ragioni, né gl'importa della giustizia e nessuna preghiera lo può convincere.
[modifica] Incipit di La tranquillità dell'animo
<Sereno> Ero immerso nell'introspezione, Seneca ed ecco mi apparivano alcuni vizi, messi allo scoperto, tanto che potevo afferrarli con la mano: alcuni più nascosti e reconditi, altri non costanti, ma ricorrenti di quando in quando, che definirei addirittura i più insidiosi, come nemici sparpagliati e pronti ad attaccare al momento opportuno, con i quali non è ammessa nessuna delle due tattiche, star pronti come in guerra né tranquilli come in pace.
[modifica] Bibliografia
- Lucio Anneo Seneca, Lettere a Lucilio, introduzione di Luca Canali, traduzione e note di Giuseppe Monti, cronologia a cura di Ettore Barelli, BUR, 1975. ISBN 8817120135
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