Aliminusa

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Citazioni su Aliminusa e gli aliminusani.

Citazioni[modifica]

  • Con il suo lesto compasso di gambe, | completa il compratore il perimetro del campo | e poi spara il suo prezzo al ribasso. || Non vedo il pozzo, incalza il compratore | – e pare san Tommaso agrimensore – | e non vedo la gebbia per l'acqua piovana | e nemmeno la vena d'una sorgiva di Soprana: | e se vedo tre piedi di fichi, non vedo gli ulivi. || Non c'è terra in Sicilia più massara di questa | – godiamoci ora la recita del venditore – | qui il frumento è da mietere a maggio, | c'è un gelso già alto e dovizia di fave e foraggio | e se piove o c'è un sole che cuoce, ecco il noce. || Si sa già la stoccata finale – l'ha decisa il sensale – | ma il duello è rituale e s'infiamma di sputi e di vanti | tra frantumi di zolle e contanti con facce importanti. | Alla sera, la resa: e tra i due, ormai stanchi, una stretta di mano e le teste distanti. (Lillo Gullo)
  • Dal quadro dipinto dai fratelli Gullo, appare chiaro che la figura dominante di Aliminusa è il piccolo coltivatore diretto, succube della Coldiretti, della "bonomiana". La polverizzazione delle aziende (su 355, 308 sono a condizione diretta, 150 sono di meno di tre ettari), la rudimentalità delle colture (frumento, quasi esclusivamente), la povertà dei mezzi (il mulo è ancora preferito, e non a torto, dato lo stato dei viottoli d'accesso) sono i tratti d'una realtà agraria assai arretrata. Alla arretratezza economica fa riscontro la povertà delle articolazioni sociali e politiche. Dei 481 occupati, la grande maggioranza lavora nell'agricoltura. Si tratta soprattutto di lavoratori in proprio. Poverissimo è il ceto operaio, professionale e imprenditoriale. (Tullio De Mauro)
  • Dipinta a mano campeggia solitaria | l’insegna della rinomata barbieria | di mastro Epifanio Lanza fu Gioacchino | in via delle Rimembranze, | vicino alla Matrice. || Dentro: quattro paesani in oziosa chiacchiera | e uno insaponato, un vassoio con sei caffè, | un ingrommato pendaglio moschicida | e un calendario consumato da occhi sbottonati. || Con polso sicuro il barbiere maneggia il rasoio | mentre con la mano libera accende sgraziati gesti | a significare passionali assensi o dissensi | che un vecchio specchio faticosamente raddoppia. || Non assolve e non guarisce mastro Lanza: | ad altri di uffici così estremi la spettanza. | Scipiti entrano i fatti nella bottega delle dicerie | e insaporiti escono con il pepe delle vanterie. (Lillo Gullo)
  • Quarantatré strade | dove le stagioni | arrivano a dorso di mulo | in figura di frutti di campo. || Bracieri che avvampano | sotto tetti di canne | per contadini orbi invitati | a declamare poemi omerici. || Ingramignati poderi | da tutti chiamati chiuse | sebbene le pietre del limite | siano ormai fili di seta. || Mandorli in fiore | punteggiano a Natale | una terra non marina | ma che il mare vede. (Lillo Gullo)
  • Specialmente nei paesi meridionali è nelle vie e nelle piazze che si dispiegano le interazioni sociali, la dinamica dei rapporti interpersonali, specialmente extrafamiliari. Si pensi, ad esempio, alla lite popolare, alla sciarra siciliana, nella quale attorno alle protagoniste si sviluppa un intero movimento partecipativo coreografico. Anche se occasionata da episodi contingenti, la lite si sviluppa secondo moduli predeterminati e vincolanti; l’interazione che sollecita obbedisce a precise norme culturali che vengono fedelmente eseguite, pur con minime variazioni puntuali; Lillo e Tano Gullo, per esempio, nella loro ricerca su Aliminusa, in Sicilia, hanno messo in luce, fra gli altri tale aspetto. (Luigi Lombardi Satriani)
  • Varcano d’imperio la soglia di casa | le stradalinghe di Aliminusa | cariche di ceste ricolme di bucato. || Con canne aguzze percuotono in coro | anelli e tiranti in usurato metallo | e issano indomite i loro umidi vessilli. || All’improvviso il clangore si spegne | e la strada sassosa è un rigonfio veliero | dove s’ode appena il fileggiare dei lini. (Lillo Gullo)
  • Via Dante è una delle quarantun strade di Aliminusa, un paese di 1.500 abitanti a 65 chilometri da Palermo. [...] Da soglia a soglia si annodano rapporti, nascono amicizie, scoppiano litigi, anzi "sciarre", che sono vere e proprie guerre di strada, di lunga durata. Una mappa delle "sciarre" di via Dante è stata tracciata da Lillo e Tano Gullo in un loro libro[1]nel quale l'analisi di questo angolo di mondo siciliano è condotta con gli strumenti della sociologia (i fratelli Gullo, oggi giornalisti, si sono laureati a Trento), ma anche con il gusto del narratore.[2] (Gianni Rodari)

Note[modifica]

  1. Lillo Gullo e Tano Gullo, Aliminusa. Strada, donna, religiosità. Prospettive socio-antropologiche della cultura contadina., Savelli editore, Roma, 1977.
  2. Da Vita di "stradalinghe", Paese Sera, 11 novembre 1977.

Voci correlate[modifica]

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