Tullio De Mauro

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Tullio De Mauro, 2007

Tullio De Mauro (1932 – 2017), linguista italiano.

Citazioni di Tullio De Mauro[modifica]

  • Chi non legge smette anche di studiare. In Italia solo un venti per cento di quadri segue corsi di aggiornamento: quattro volte meno della media europea. Una classe dirigente male alfabetizzata, quindi non aggiornata, è la rovina di un paese, molto più di un crollo della Borsa.[1]
  • [Su Aliminusa] Dal quadro dipinto dai fratelli Gullo[2], appare chiaro che la figura dominante di Aliminusa è il piccolo coltivatore diretto, succube della Coldiretti, della "bonomiana". La polverizzazione delle aziende (su 355, 308 sono a condizione diretta, 150 sono di meno di tre ettari), la rudimentalità delle colture (frumento, quasi esclusivamente), la povertà dei mezzi (il mulo è ancora preferito, e non a torto, dato lo stato dei viottoli d'accesso) sono i tratti d'una realtà agraria assai arretrata. Alla arretratezza economica fa riscontro la povertà delle articolazioni sociali e politiche. Dei 481 occupati, la grande maggioranza lavora nell'agricoltura. Si tratta soprattutto di lavoratori in proprio. Poverissimo è il ceto operaio, professionale e imprenditoriale.[3]
  • Dopo la grande stagione di Noventa e Gotti, la fioritura lirica continua non solo tra anziani... ma tra meno anziani e giovani: da Pascutto, alle straordinarie prove dialettali di Zanzotto, alle Monade di Ferry Fölkel, al ciclo storico e lirico di Renzo Francescotti, altro caso di dialettale nuovo nella cui opera prende corpo una narrazione storica rivissuta come dal basso, in chiave di forte e convincente protesta umana e politica.[4]
  • Il Croce evitò con cura i tecnicismi d'ogni sorta: lo "aborrimento del gergo filosofico, che spesso cela l'incertezza e l'oscurità del pensiero" e la sua inclinazione a "servirsi del linguaggio ordinario" sono da lui esplicitamente dichiarate [...] giova non poco a conferire limpidezza alla pagina crociana.[5]
  • Il libro di Martha Nussbaum [Non per profitto] ci aiuta a capire che nella formazione mediosuperiore dei paesi occidentali al centro della sfida vi è il recupero pieno dell'importanza dello studio della classicità come prima chiave per aprire la mente alla comprensione dell'altro da noi, innanzitutto di quell'altro di cui noi siamo figli.[6]
  • Imparare a scrivere manualmente in corsivo ha effetti benefici sullo sviluppo linguistico e cognitivo.[7]
  • La democrazia vive se c'è un buon livello di cultura diffusa. [...] se questo non c'è, le istituzioni democratiche – pur sempre migliori dei totalitarismi e dei fascismi – sono forme vuote.[8]
  • Per la duttilità, per la "affabilità" verificata largamente in un secolo e per l'ormai avvenuto passaggio dalla fase di lingua progettata a quella di lingua stricto sensu, cioè effettivamente usata da centinaia di migliaia di locutori sparsi in tutto il mondo [...], l'esperanto vede schiudersi oggi prospettive concrete d'uso. [...] Una comune lingua senza base etnica definita può essere (come già è tra gli esperantisti) una chiave facilitante, transglottica, dei sempre più necessari rapporti tra culture. E, in molti casi (redazione di testi e codificazioni di rilievo internazionale), potrebbe assumere una importante funzione di riferimento giuridicamente primario e nazionalmente neutro.[9]

Note[modifica]

  1. Citato in Michele Smargiassi, Nell'Italia dei laureati che non sanno scrivere, Repubblica.it, 6 febbraio 2008.
  2. Lillo Gullo e Tano Gullo, Aliminusa. Strada, donna, religiosità. Prospettive socio-antropologiche della cultura contadina, Savelli editore, 1977.
  3. Dalla Presentazione a Giuseppe Battaglia, Campa cavallo che l'erba cresce, Bulzoni editore, Roma, 1977.
  4. Da L'Italia delle Italie, Editori Riuniti, Roma, 1987, p. 110. ISBN 8835930553
  5. Da Storia linguistica dell'Italia unita, p. 265.
  6. Dall'introduzione di Martha Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, traduzione di Rinaldo Falcioni, Il Mulino, 2013, 2a edizione, p. 16.
  7. Da Lexi torna al corsivo, Il Post.it, 18 novembre 2016.
  8. Da L’ignoranza degli italiani, Il Fatto Quotidiano.it, 29 settembre 2010.
  9. Introduzione a B. Migliorini, Manuale di Esperanto, Cooperativa Editoriale Esperanto, 1995.

Bibliografia[modifica]

  • Tullio De Mauro, Storia linguistica dell'Italia unita, Feltrinelli, Milano, 1963.

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