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Angelo Scola

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Angelo Scola

Angelo Scola (1941 – vivente), cardinale, arcivescovo e teologo italiano.

Citazioni di Angelo Scola

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  • Balthasar è stato un grandissimo cristiano, al quale la Provvidenza aveva dato doni straordinari di intelligenza veramente geniale, e di umiltà. Di lui, il cardinal de Lubac mi ha detto che aveva lo spirito del fanciullo. Realmente, incontrando Balthasar e lavorando spesso con lui, ho potuto toccare con mano questa straordinaria semplicità e innocenza, che rendeva la sua meditazione teologica penetrante e la sua vastissima cultura – "l'uomo più colto del XX secolo", ha detto de Lubac, interamente al servizio della missione e della testimonianza cristiana.[1]
  • Balthasar insiste molto sulla natura oggettiva della mistica di Adrienne per significare il fatto che tutte le grazie soggettive, con le personalissime e talora drammatiche esperienze connesse, in se stesse inaccessibili a noi comuni fedeli, le hanno aperto la strada ed il cuore alle profondità oggettive, teologiche, del mistero cristiano. [...] [Adrienne] ha potentemente gustato il fatto cristiano e ha saputo tradurre questo suo singolare dono in riflessione teologica oggettiva sui fattori centrali del cristianesimo [...].[2]
  • Egli [Balthasar] ci parlò fin dall'inizio di Adrienne e subito destò il nostro interesse appassionato, perché la sensibilità cristiana a cui siamo stati educati ci rendeva assetati di chi ha il dono di vivere un rapporto grande e significativo con Dio e di saperlo comunicare. Affascinati dalla teologia di von Balthasar non potevamo non inoltrarci con lui sulla strada di un nuovo connubio tra teologia e santità.[2]
  • La santità altro non è che una proposta di vita che produce un piacere che dura.[3]
  • Lo Stato smetta di gestire la scuola e si limiti a governarla. Rinunci a farsi fattore propositivo diretto di progetti scolastici per lasciare questo compito alla società civile.[4]
  • Noi pensiamo che una cosa ci è data se ci corrisponde, mentre è vero il contrario: siccome ciò che ci è dato, ci è dato da un Padre che ci ama, che è la fonte di ogni paternità, che ha un volto e un nome, tutto ciò che ci è dato, ci corrisponde.[5]
  • Via maestra e prima, insostituibile "scuola" di comunione, la famiglia indica ai suoi membri la "legge fondamentale" del dono totale di sé. I cristiani, proponendola in tutta la sua pienezza, al di là delle loro fragilità, intendono testimoniare a tutti, qualunque sia la loro visione della vita, che l'oggettivo desiderio di infinito che sta al cuore di ogni esperienza di amore si può realizzare. La famiglia così concepita è un patrimonio prezioso per l'intera società e segno di speranza in questo momento storico difficile.[6]
Affidati l'uno all'altra per riconoscersi in un solo Volto, L'Osservatore Romano, 3 giugno 2009
  • L'uomo/donna è la via attraverso cui ognuno di noi è inoltrato nel mistero della vita.
  • La differenza sessuale svela che l'alterità è una dimensione interna alla persona stessa, che ne segna la strutturale insufficienza, aprendola in tal modo al "fuori di sé".
  • Il disegno originario di Dio nel crearci sempre e solo come maschi o come femmine vuol educarci a capire il peso dell'"io" e il peso dell'"altro". La differenza sessuale si rivela così come una grande scuola. Si tratta di imparare l'"io" attraverso l'"altro" e l'"altro" attraverso l'"io".
  • Il nuovo è possibile perché l'incontro amoroso pone inevitabilmente all'uomo la domanda ontologica sulla propria origine. Potremmo dirla così: chi sono "io" che incontrando "te" incontro me stesso?
La vera laicità non teme la libertà religiosa, L'Osservatore Romano, 22 gennaio 2009
  • Alle due sfere pubblico-privato vanno sostituite le due dimensioni di individuo-comunità o persona-società.
  • Contrariamente alle profezie diffuse fino agli anni Ottanta – che pronosticavano la fine del sacro e la nascita di un mondo puramente mondano – le concezioni etiche e religiose, che poggiano su principi ritenuti irrinunciabili, sono più che mai presenti e attive sulla scena pubblica.
  • Il testimone – come ben ci indicano i martiri oggi ancora assai numerosi – non lede il diritto di nessuno.
  • La possibilità, offerta dal cristianesimo, ma suggerita anche da altre religioni, di valorizzare la polarità costitutiva individuo-società e persona-comunità non può non avere delle ripercussioni positive sulla sfera pubblica e sul rapporto tra Stato e religioni.
  • La risposta al fenomeno [del meticciato culturale] non si trova nel multiculturalismo che ha la pretesa di mettere nazionalità, culture e religioni le une a fianco alle altre come tante identità isolate e giustapposte.
  • Le religioni non devono esprimersi nella società civile in forza di privilegi concessi dallo Stato, ma debbono operare soprattutto attraverso i corpi intermedi – la famiglia, la scuola, il quartiere, le associazioni – che sono i luoghi naturalmente deputati ad ospitare il loro apporto alla società plurale.
  • Una libertà religiosa rettamente intesa scardina inevitabilmente il drastico quanto irrealistico dualismo pubblico-privato tramandatoci dalla tradizione illuministico-liberale.
Il patriarca e le femministe «Non abolite le differenze», Corriere della sera, 23 dicembre 2009
  • Che le donne si sottraessero a un'oppressione millenaria è stato giusto. Ma il prezzo ingiusto è stata la perdita della loro identità profonda. Quel talento che Giovanni Paolo II chiamava genio femminile: il fatto di saper tenere il posto dell'"altro". Che non è un posto di seconda fila, attenzione. Tenere il posto dell'altro vuol dire essere il segnavia di quell'Altro per eccellenza che è Dio. Un compito grandioso.
  • Maria è la prima [donna] a trattare Dio come familiare. E dice sì all'Angelo solo dopo aver interloquito criticamente con lui. Non è certo una sprovveduta. Se milioni e milioni di persone visitano ogni anno i santuari mariani è perché in quella ragazza trovano una via
  • Non sono un laudator temporis acti, non amo la querulomania dominante. Mi pare anzi che viviamo un tempo affascinante, di transizione, di scoperta. Di travaglio verso il nuovo, che non necessariamente è l'inedito.
  • Quando la donna e l'uomo sono una di fronte all'altro fanno esperienza di un modo differente di essere persona. E sono chiamati a spostarsi dal proprio baricentro. La differenza sessuale tiene il posto del terzo. Il posto del figlio.
  • Tanti mi dicono: anziché eminenza, possiamo chiamarla padre? Certo, dico io. Ma non credano di liberarmi da un peso. Padre è ben più impegnativo. Ne sento tutta la fatica, sono come un infante che balbetta. Credo che la vera questione tra uomini e donne sia questa: la madre deve saper condurre il figlio al padre. Deve saper fare questo dono a entrambi. Il figlio deve prendere coscienza del fatto che accanto alla madre c'è un altro, e fargli spazio.
Intervista di Aldo Cazzullo, Il cardinale Scola: sull'amore serve una riforma della Chiesa, Corriere della sera, 18 luglio 2010
  • Viverne la bellezza significa strappare la sessualità al dualismo tra spirito e corpo; come se trattenessimo la sessualità nell'animalesco e poi a tratti avessimo spiritualissimi slanci d'intenzione di bell'amore.
  • La soddisfazione piena del desiderio è ritrovare il vero volto dell'altro, soprattutto nel rapporto uomo-donna.
  • La castità tiene in ordine l'io. Eliminarla significa ridurre l'amore a mera abilità sessuale, veicolata da una sottocultura delle relazioni umane che si fonda su un grave equivoco e cioè sull'idea che nell'uomo esista un "istinto sessuale" come avviene negli animali.
  • Il sacrificio ed il distacco richiesti dalla castità mantengono l'io personale unito, aprendo la strada ad un possesso più autentico. Il sacrificio non annulla il possesso, è la condizione che lo potenzia.
  • Per amare veramente devo essere amato definitivamente, cioè oltre la morte; ed è quello che Gesù è venuto a fare.
Intervento al XXXI Meeting di Rimini, Desiderare Dio. Chiesa e post-modernità, 2 settembre 2010
  • Al mondo reale io mi rapporto sempre e inevitabilmente secondo quella dinamica, tipicamente umana, che possiamo identificare col termine desiderio.
  • Di Dio non si può conoscere tutto, ma quel che di Dio si può conoscere lo possono conoscere tutti.
  • Il cinema è la lingua franca della nostra società. È un mezzo formidabile per indagare la verità sul mondo.
  • L'esperienza umana della fragilità, della sofferenza e del male è sempre attraversata – e non può non esserlo – dalla domanda di salvezza e di redenzione.
  • L'umana natura, pur ferita dal peccato originale, non si è mai corrotta fino a perdere i suoi tratti essenziali, né mai si potrà corrompere completamente.
  • La Chiesa, in modo diretto o indiretto, diventa condizione indispensabile per desiderare Dio, perché Essa è il luogo umano, il popolo che rende possibile la testimonianza come esperienza quotidiana.
  • La grammatica del narrare Dio può essere solo testimoniale.
  • Oggi la domanda cruciale non è più: "Esiste Dio?", ma piuttosto: "Come aver notizia di Dio?"
  • Oggi, se si eccettuano taluni tentativi di elaborare un "nuovo ateismo", giudicati dai critici come più stravaganti che oggettivamente pertinenti, siamo di fronte ad una grossa sorpresa: Dio è tornato.

Citazioni su Angelo Scola

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  • La sua provenienza culturale ed ecclesiale, il movimento di Comunione e liberazione, lo ha sempre fatto sentire un estraneo nella Chiesa di Milano, tra i preti formati sulle parole di Martini, nelle parrocchie e negli oratori dove il verbo ciellino non ha mai messo radici. (Gianni Barbacetto)
  • Non c'è una parola, un gesto di Scola che sia rimasto impresso nelle cronache di questi anni. Se ne va solo, portandosi via la sua propensione alla depressione. (Gianni Barbacetto)

Note

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  1. Dall'intervista alla Radio Vaticana, 26 giugno 2008.
  2. a b Dalla Prolusione in Aa. Vv., La missione ecclesiale di Adrienne Von Speyr. Atti del II° Colloquio Internazionale del pensiero cristiano, promosso da ISTRA (Istituto di Studi per la Transizione), Jaca Book, Milano, 1986. ISBN 88-16-30140-6
  3. Dalla Catechesi per la GMG 2000, Roma; citato in Il futuro e la speranza. Vita e magistero del cardinale Angelo Scola di Andrea Tornielli, Edizioni Piemme, 2011, p. 103.
  4. Citato in Corriere della Sera, 16 luglio 2006, p. 1.
  5. Dall'intervista di Pierangelo Melgara, Un desiderio eterno di felicità, Quaderni valtellinesi, n. 75, III trimestre 2000.
  6. Da Scola: «I cristiani richiamati a scoprire la "scuola" del dono totale di sé», Avvenire, 6 gennaio 2012.

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