Il valzer del pesce freccia

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Il valzer del pesce freccia

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Titolo originale

Arizona Dream

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America, Francia
Anno 1993
Genere drammatico, commedia
Regia Emir Kusturica
Soggetto David Atkins, Emir Kusturica
Sceneggiatura David Atkins
Produttore Paul R. Gurian
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il valzer del pesce freccia, film statunitense del 1993 con Johnny Depp e Jerry Lewis, regia di Emir Kusturica.

Citazioni[modifica]

  • «Buon giorno Colombo!» diceva sempre così mia madre, per ricordarmi che l'America è già stata scoperta e che i sogni sono molto lontani dalla realtà. Ma che senso ha vivere se qualcuno ti ha già spiegato la differenza tra una mela e una bicicletta? Se mordo una bicicletta e faccio un giro su una mela allora scoprirò la differenza. Ma pensare a cosa fare mi stancava più dello stesso fare. Ricordo che mio padre una volta disse che per vedere l'anima di una persona bisognava farsi raccontare i suoi sogni; questo ti avrebbe permesso di avere pietà per quelli che stavano nella merda anche più di te. Mi chiamo Axel Blackmar e lavoro per il dipartimento della caccia e della pesca. Molta gente pensa che io conti i pesci, ma non è così. Io li osservo: osservo le loro anime e leggo i loro sogni e poi li faccio entrare nei miei sogni. La gente pensa che i pesci siano stupidi ma io ho sempre saputo che non lo sono perché loro sanno sempre quando stare zitti... è la gente che è stupida. I pesci sanno tutto e non hanno bisogno di pensare. (Axel)
  • È come essere il dio dei pesci. Davvero non ho mai sentito un pesce mentire. Non ho mai visto un pesce nuotare nella merda come fanno gli esseri umani: è per questo che mi piace il mio lavoro. E mi piace anche New York. Non perché mia madre diceva che New York è uno degli otto punti più magnetici del mondo, ma perché qui puoi vedere tutti, senza essere visto da nessuno. (Axel)
  • Una cosa era certa, lo zio Leo era senza dubbio l'eroe della mia infanzia. L'odore della sua colonia Old Spice mi riportava alla mia infanzia perduta molto più dei vecchi filmini di famiglia. Mio zio non lo sapeva, ma era proprio quel suo odore dolciastro da venditore di macchine a riportarmi indietro, a farmi smarrire in un sogno del passato. Leo era l'ultimo dinosauro che odorava di acqua di Colonia scadente, e che credeva nel sogno americano. Io ero pazzo di lui perché credeva nei miracoli, e anche se stava coi piedi per terra e vendeva automobili, era ancora un bambino di dieci anni con le maniche troppo lunghe. Per i miei dieci anni Leo mi regalò una bellissima cinepresa e mia madre sperò sempre che diventassi un grande del cinema. Ma i sogni sulle case, le auto e i prati all'inglese muoiono quando diventano realtà. In qualche modo capii cosa intendesse mia madre quando diceva «Buon giorno Colombo!»; e anche se a lei non piaceva quello che facevo della mia vita, io credo che mi capisse. (Axel)
  • Mio padre diceva sempre che il lavoro è come un cappello che ti metti sulla testa. Anche se non hai i calzoni, non devi andare in giro vergognandoti del tuo sedere, finché hai un cappello sulla testa. (Axel)
  • Signori, da oggi in poi vige una nuova politica nel salone. Se entra un cliente con i vestiti casual, è vostro! Da questo istante in avanti. (Leo)
  • Dicevo che mi stavo innamorando da morire, ma mi sbagliavo perché per la prima volta in vita mia mi stavo innamorando da volare. (Axel)
  • A volte occorre sbattere la testa contro un albero per capire ciò che si deve fare, e che il segreto delle cose è privo di significato. Non so perché, ma mi venne in mente che la mia insegnante di inglese al ginnasio ci parlò di un russo che aveva detto che se nella prima metà di un libro compare un pistola, si può star certi che nella seconda sparerà. (Axel)
  • Mi leverei tutti i vestiti e mi ficcherei dentro una vasca piena di vodka ghiacciata. A portata di mano avrei un televisore e mi metterei a guardare Intrigo internazionale e quando arriva la scena con l'aeroplano tiro il televisore dentro la vasca e muoio per la scarica elettrica. Lo odio quel film. (Paul)
  • E anche se mio zio Leo si era sudato tutto quello che aveva, non ero tanto sicuro che qualche cosa di quello che aveva, gli fosse servita davvero. (Axel)

Dialoghi[modifica]

  • Paul: Avvicinati un po', va meglio adesso? Va meglio? Ti piace? No! Non toccarmi la faccia, ok?
    Ragazza: Andiamo...
    Paul: No, no! Davvero, non scherzo. Possiamo fare l'amore, ma non toccarmi la faccia o i capelli.
    Ragazza: Cioè? Sono tutti così gli attori?
    Paul: Tutti i grandi attori sono così. Credi che qualcuno tocchi Brando in faccia?
    Ragazza: No...
    Paul: O che tocchi Pacino in faccia?
    Ragazza: No...
    Paul: O che tocchi De Niro in faccia?
    Ragazza: No...
    Paul: Qualcuno si permette di toccare Johnny Depp in faccia?
    Ragazza: No...
    Paul: Allora nessuno tocca Paul Leger in faccia, ok?
  • Grace: Tu hai mai pensato al suicidio?
    Axel: Prego?
    Grace: Al suicidio.
    Axel: Ehm... di recente no.
    Grace: Io ci penso continuamente, per reincarnarmi come tartaruga.
    Axel: Carine le tartarughe!
    Grace: Sì, carine, stupende.
  • Axel: Cosa ne dici?
    Grace: Che due cose storte non ne fanno una dritta.
    Axel: Riferito a chi?
    Grace: A noi due... due cose storte.
    Axel: E se non fosse così? Se noi due fossimo dritti e tutti gli altri storti?
    Grace: Saremmo fregati comunque.
    Axel: Ma almeno saremmo fregati insieme.

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