Bobby Sands

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Murale di Bobby Sands a Belfast

Robert Gerard Sands (1954 – 1981), attivista e politico nordirlandese.

Il diario di Bobby Sands[modifica]

  • Sto qui, sulla soglia di un altro mondo palpitante. Possa Dio avere pietà della mia anima. Sono pieno di tristezza perché so di aver spezzato il cuore della mia povera madre [...]. Ma ho considerato tutte le possibilità e ho cercato con tutti i mezzi di evitare ciò che è divenuto inevitabile. (p. 92)
  • Sono un prigioniero politico. Sono un prigioniero politico perché sono l'effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra. Io difendo il diritto divino della nazione irlandese all'indipendenza sovrana, e credo in essa, così come credo nel diritto di ogni uomo e donna irlandese a difendere questo diritto con la rivoluzione armata. Questa è la ragione per cui sono carcerato, denudato, torturato. (p. 93)
  • Credo di essere soltanto uno dei molti sventurati irlandesi usciti da una generazione insorta per un insopprimibile desiderio di libertà. Sto morendo non soltanto per porre fine alla barbarie dei Blocchi H o per ottenere il giusto riconoscimento di prigioniero politico, ma soprattutto perché ogni nostra perdita, qui, è una perdita per la Repubblica e per tutti gli oppressi che sono profondamente fiero di chiamare la "generazione insorta". (p. 93)
  • Hanno portato un tavolo nella mia cella e adesso ci mettono sopra il cibo, davanti ai miei occhi. Sinceramente non me ne importerebbe nulla anche se me lo mettessero sulle ginocchia. (p. 96)
  • [ A seguito del taglio dei capelli] Sei ringiovanito di dieci anni, scherzano i ragazzi. Ma io mi sento più vecchio di venti, conseguenza inevitabile di otto anni di torture e di prigionia. (p. 96)
  • I secondini guardavano il cibo con avidità. Sembra che ne abbiano ancor più bisogno di me. (p. 97)
  • Io ho tanta speranza, davvero. Bisogna sempre sperare e non perdersi mai d'animo. E la mia speranza sta nella vittoria finale della mia povera gente. Ci può essere una speranza più grande di questa? (p. 97-98)
  • Dico le preghiere – che verme! (E qualcuno potrebbe osservare: hai aspettato l'ultimo minuto.) Ma io credo in Dio e, sarà presunzione, sono convinto che lui e io ci capiamo bene in questa bufera. (p. 98)
  • Sarò un peccatore, ma sono felice di sapere – e morirò sapendolo – che non dovrò rispondere di ciò che questa gente ha fatto alla nostra antica nazione. (p. 99)
  • Sono consapevole del fatto che alcune persone (forse molte) mi criticano per questo sciopero della fame. Ma ho fatto tutto il possibile per evitarlo, senza arrendermi. (p. 99)
  • I secondini mi guardano perplessi. Molti di loro sperano (se i loro occhi dicono la verità) che io muoia. Se è necessario li accontenterò, ma Dio mio che imbecilli. Oscar Wilde non ha reso loro giustizia, perché secondo me sono più spregevoli di quanto sospettasse. E aggiunge che c'è solo una cosa più spregevole di un secondino: il direttore del carcere. Stando alla mia esperienza, più in alto si sale per la disgustosa scala dei gradi e delle posizioni, più spregevoli si diventa. (p. 101)
  • Be', ce l'ho fatta per ventisette anni, il che è già qualcosa. Può darsi che io muoia, ma la Repubblica del 1916 non morirà mai. (p. 103)
  • Non è venuto nessun prete a trovarmi, oggi, soltanto l'ufficiale medico che mi ha tastato il polso e se n'è andato. Ho idea che la cosa lo faccia sentire importante. (p. 103)
  • Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna. (p. 115)

L'allodola e il combattente per la libertà[modifica]

  • Ora mi trovo nel Blocco H, dove mi rifiuto di cambiare per adeguarmi a coloro che mi opprimono, mi torturano, mi tengono prigioniero e vogliono disumanizzarmi. Al pari dell'allodola non ho alcun bisogno di cambiare. È la mia ideologia politica e i miei principi che i miei carcerieri vogliono mutare. Hanno distrutto il mio corpo e attentato alla mia dignità. Se fossi un prigioniero comune mi presterebbero pochissima, o addirittura nessuna attenzione, ben sapendo che mi conformerei ai loro capricci istituzionali. Ho perso oltre due anni di condono. Non me ne importa nulla. Sono stato privato dei miei vestiti e rinchiuso in una cella fetida e vuota, dove mi hanno fatto patire la fame, picchiato e torturato. Come l'allodola, anch'io ho paura che alla fine possano uccidermi. Ma, oso dirlo, allo stesso modo della mia piccola amica possiedo lo spirito di libertà, che non può essere soppresso neppure con il più orrendo dei maltrattamenti. Certamente posso essere ucciso, ma, fintantoché rimango vivo, resto quel che sono, un prigioniero politico di guerra, e nessuno può cambiare questo. (p. 91)

Martiri per l'Irlanda, Bobby Sands e gli scioperi della fame[modifica]

  • L'intero mondo, intorno a me, esplose e il mio piccolo mondo mi crollò addosso. Non dovevo aspettare che la TV raccontasse la storia perché ora era davanti al mio uscio. Belfast bruciava e ad essere incendiati erano i nostri distretti e le nostre umili case. Gli Specials arrivavano, alla testa della RUC e di bande di orangisti, nelle nostre strade per bruciare, sparare, saccheggiare e uccidere. (p. 190)
  • Arrivò la Pasqua del 1972 e il nome sulla bocca di tutti era Provos, l'esercito del popolo. Avevo compiuto diciotto anni ed ero stanco dei disordini. Non importava quante pietre tirassi, non riuscivo mai a sconfiggerli, gli inglesi ritornavano sempre. A diciotto anni e mezzo mi unii ai Provos e andai a combattere il potere di un impero. (p. 191)

Un giorno della mia vita[modifica]

  • Anche se nell'Irlanda del Nord non ci fossero centomila disoccupati, la miseria delle paghe griderebbe vendetta per gli enormi profitti della classe dominante e capitalistica, che prospera con le ferite, il sudore e le fatiche del popolo.
  • "Non c'è nulla nel loro intero arsenale militare che riesca ad annientare la resistenza di un prigioniero politico repubblicano che non vuole cedere," pensai, ed era proprio vero. "Non possono e non potranno mai uccidere il nostro spirito." Mi rigirai ancora, tremando per il freddo. La neve entrò dalla finestra e si posò sulle mie coperte. "Tiocfaidh ár lá[1]," mi dissi. "Tiocfaidh ár lá." (p. 88)

Citazioni su Bobby Sands[modifica]

  • Bobby Sands era andato dichiarando pubblicamente che non era interessato a un'Irlanda unita che non fosse stata socialista. (Richard O'Rawe[2])
  • Bobby, invece, una volta buttato fuori non tornava: era sempre mia madre a capitolare, a uscire in giardino e a pregarlo che venisse a mangiare. La sua testardaggine era insuperabile: se prendeva botte da altri ragazzi restituiva cazzotto su cazzotto, senza il minimo cedimento. Magari, una volta girato l'angolo, crollava di schianto e piangeva come un vitellino, ma non permetteva mai che gli altri lo vedessero. Così, quando cominciò il suo calvario a Long Kesh, non raccontò mai a nessuno di noi familiari delle bastonate che le guardie gli infliggevano, delle lunghissime giornate passate in cella di punizione, delle malattie che l'affliggevano e di cui era insufficientemente curato. Minimizzava l'importanza di tutto e non si lamentò mai, neppure quando cominciò a soffrire dolori atroci per lo sciopero della fame, neppure quando si fu costretti a fargli indossare il pigiama imbottito, affinché, alla minima mossa, le ossa non gli uscissero fuori dalla pelle. (Bernadette Sands[3])
  • Così alcuni amici di Bobby, con i quali s'era accompagnato per anni, entrarono nelle bande tartan e cominciarono essi stessi a bastonarlo o a venire a bussare alla nostra porta di casa, canticchiando "Fuori i cattolici". Tenere a bada mio fratello, c'è da capirlo, non era compito facile. (Bernadette Sands[3])
  • Io di politica non ci capisco un cazzo, non per dire, ma Sands mi sembrava uno a posto [...]. Non per dire, ma ci vuole un bel coraggio a morire in quel modo eh? (Irvine Welsh)
  • La prima mattina che mio fratello si recò al lavoro trovò sulla porta della fabbrica tre tipi che stavano pulendo dei fucili: «Li vedi questi? Bene, se non te ne vai alla svelta li proveremo contro di te», gli dissero. Ma Bobby era testardo e non si dette per vinto. Entrò in fabbrica e gli indicarono il suo armadietto personale. Lo aprì e dentro vi trovò un altro invito: «Se ci tieni alla pelle fai subito fagotto». Fedele al suo cliché Bobby rimase: per due anni. Al termine dei quali il direttore lo chiamò e gli disse: «Per cause di ristrutturazione interna siamo costretti a diminuire il personale. Da domani, così, sei licenziato». Il giorno dopo s'accorse che la ristrutturazione aveva colpito solo lui. Dei dipendenti dell'azienda il solo ad essere stato liquidato era stato infatti Bobby Sands. (Bernadette Sands[3])
  • Una storia che entusiasmò Bobby fu quella di un giovane dottore chiamato Che Guevara. (Silvia Calamati[4])
  • Volevano avere a che fare con detenuti inermi ma Bobby non era mai inerme. (Danny Morrison)

Note[modifica]

  1. È una frase gaelica che significa "Verrà il nostro giorno", e si riferisce al giorno in cui l'Irlanda sarà nuovamente unita e libera dall'ingerenza britannica.
  2. Richard O'Rawe, Blanketmen, New Island Books, 2005.
  3. a b c Citato in Silvia Calamati, Figlie di Erin. Voci di donne dell'Irlanda del Nord, Edizioni Associate, 2006.
  4. Silvia Calamati, Laurence McKeown, Denis O'Hearn, Il diario di Bobby Sands, storia di un ragazzo irlandese, Castelvecchi Editore, 2010.

Bibliografia[modifica]

  • Silvia Calamati, Laurence McKeown, Denis O'Hearn, Il diario di Bobby Sands, storia di un ragazzo irlandese, Castelvecchi Editore, 2010.
  • Bobby Sands, Un giorno della mia vita. L'inferno del carcere e la tragedia dell'Irlanda in lotta, Feltrinelli, 2005.
  • Manuele Ruzzu, Martiri per l'Irlanda, Bobby Sands e gli scioperi della fame, Fratelli Frilli Editori, 2004.

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