Boris Sollazzo

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Boris Sollazzo (1978 – vivente), critico cinematografico italiano.

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Mr. Nobody.] Quattro [vite] in uno, per dare a Jared Leto il ruolo della vita e alla mente iperattiva di Jaco Van Dormael modo di sfogare al meglio la sua arte cinematografica e cinefila, dimostrandosi autore dal talento inesauribile.[1]
  • Sulla mia pelle è un film che va visto. In sala. Più volte. E poi su Netflix, altrettante. Anche se già vederlo una volta è dura, quasi insopportabile. Ma dobbiamo rimanere là, con gli occhi sempre più lucidi, ma senza perdere un fotogramma. È splendido cinema: la maestosa performance di Alessandro Borghi non la dimenticherete mai, così attenta, accurata, dolorosa, tenera, totale, schiacciante. Non basteranno premi o critiche a definirla, ma qui siamo di fronte a un fenomeno che abbiamo il dovere di aiutare a volare. La pudica, cazzuta, vibrante Ilaria Cucchi di Jasmine Trinca ci conferma che lei è un'attrice che continua a non aver paura di sfide e parti difficili, ostiche e portarle a casa alla grande. E Max Tortora, poi. I suoi padri sconfitti diventeranno letteratura. E poi Alessio Cremonini che obbedisce agli atti giudiziari senza mai perdere la tenerezza, la potenza visiva e narrativa, la bellezza di inquadrature che sono chiodi nella nostra carne e in un calvario che fa male. Troppo. Merito anche e soprattutto della sceneggiatura scritta con Lisa Nur Sultan: non c'è parola che sia fuori posto, una scena superflua o sopra le righe, un momento che incontri la retorica. Anche qui pudore e rigore si intrecciano. Ma non è solo un film. Stefano Cucchi siamo noi. Tutti noi che le abbiamo prese da chi avrebbe dovuto proteggerci, tutti voi che potreste ogni giorno inciampare in scale che non smettono di picchiarvi. Non ho mai smesso, nel mio piccolo, di lottare per Stefano, di dar luce a quell'omicidio infame. Un omicidio di stato. Non smettiamo. Sosteniamo il film, come la famiglia Cucchi che rimane uno dei pochi motivi per essere fieri di essere italiani. Continuiamo a sentire questa ingiustizia, questa infamia sulla nostra pelle. Ogni giorno, ogni volta che avremo la tentazione di voltare lo sguardo dall'altra parte. Perché Stefano ha cominciato a morire per le botte di quei carabinieri, ma il colpo di grazia l'ha ricevuto dall'indifferenza complice di tutti coloro, con camici e divise e toghe, che non lo hanno aiutato e difeso. Solo facendo valere i suoi diritti. Umani. Bastava essere umani.[2]
  • [Su Boris.] [Entrato] a gamba tesa, e per anni, nel nostro immaginario, nel nostro vocabolario, nelle cene in cui ripetevamo le battute di più episodi, come forse solo Carlo Verdone ha saputo farci fare.[3]
  • [Su Mattia Torre.] Se vi dice poco il suo nome, è perché era così bravo che i suoi contenuti ti invadevano e ti trascinavano — anzi lo fanno e lo faranno sempre, loro non muoiono con lui — e non avevi tempo di alimentare alcun culto della personalità.[3]

Note[modifica]

  1. Da Il signor Nessuno di Van Dormael, l'amore secondo Tom Ford, l'horror 3D "dantesco", Il Sole 24 ORE, 11 settembre 2009.
  2. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.com, 11 settembre 2018.
  3. a b Da Mattia Torre, se ne va un genio e il simbolo di una generazione, Leggo.it, 19 luglio 2019