Caterina Davinio

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Caterina Davinio

Caterina Davinio (1957 – vivente), poetessa, scrittrice e artista multimediale italiana.

Citazioni di Caterina Davinio[modifica]

  • A molta poesia e poeti oggi non manca il mestiere, ma il coraggio; scrivere è la sfida più temeraria del mondo. Un brutto libro può perseguitarti per tutta la vita. Eppure è meglio rischiare di scrivere un brutto libro piuttosto che un libro che non dice nulla. La maggior parte dei libri oggi sono scritti bene, ma non dicono nulla.[1]
  • Scrivendo doniamo qualcosa agli altri, qualcosa di loro stessi che non osano dire o che non possono vedere, che nascondiamo, del dolore, dell'amore, della fragilità dell'esistenza, della società. Altrimenti perché scrivere? La poesia spezza questo pudore che avvolge la natura intima dell'essere umano e del suo mondo, dei suoi limiti in quanto essere umano. La parola poetica scavalca quei limiti, se ne appropria, dicendoli.[1]
  • Scrivere è il momento in cui la letteratura, la cultura e tutto ciò che sappiamo si fondono con la dimensione fisica, biologica, per consentire e concretizzare questa estroflessione, emissione di vita sotto forma di linguaggi, che chiamiamo arte, poesia. Questa è l'unica poesia viva, che a me interessa, che non mi lascia indifferente.[2]

Virtual Mercury House. Planetary & Interplanetary Events[modifica]

  • La capacità di comunicazione globale di Internet è per me un fatto assolutamente positivo, che avvicina esseri umani e culture altrimenti distanti, mentre è un fatto negativo la "globalizzazione" come standardizzazione e appiattimento di usi, costumi, modi di pensare e interpretare la realtà, suggerita e promossa da vari poteri forti politici ed economici, in quanto ciò determina la progressiva cancellazione di identità e culture. La globalizzazione della comunicazione è un'opportunità di scambio, di confronto e anche di difesa delle identità, mentre l'altra globalizzazione, quella associata al potere, quella che vorrebbe fornire modelli culturali dichiarati migliori di altri, è da rifiutare. (p. 39)
  • Credo profondamente in tutti i media che riescono a divulgare in tutte le direzioni in modo libero e diretto contenuti, saperi e la comunicazione culturale. Ho cominciato a usare YouTube e vari social network quando ancora la cultura istituzionale li considerava uno strumento amatoriale, un gioco per ragazzini. Oggi rispettabili editori ed aziende, perfino partiti politici, si avvalgono di strumenti come YouTube, Facebook o Second Life. Per me questi strumenti sono importanti e nobilissimi per la capacità di minare i centri del potere culturale. Il potere, si sa, chi ce l'ha, lo usa, quindi tutti gli strumenti orizzontali di comunicazione sono ciò che oggi è sotto attacco e dobbiamo difendere. (p. 49)
  • Se il linguaggio è un virus venuto dallo spazio[3], anche gli uomini potrebbero essere alieni mimetizzati sul pianeta, in quanto il linguaggio si lega in modo indissolubile con i processi mentali umani, alle modalità della nostra intelligenza, al punto che è il linguaggio simbolico che ci differenzia dagli altri esseri viventi. (p. 49)
  • Il linguaggio completa l'esistenza del mondo e lo rende "usabile" per l'uomo. (p. 49)
  • Il linguaggio è un'interfaccia tra noi e il mondo. Oltre il linguaggio non vi è nulla se non la pura contemplazione mistica dell'universo. (p. 49)
  • Fare arte significa non solo usare dei linguaggi, ma crearne di nuovi. Per questo, usare nuovi strumenti è indispensabile. Anche tornare a linguaggi più tradizionali, come la poesia lineare o la narrazione, arricchiti da esperienze ipertestuali, ipermediali, multimediali, ci consente di pensare in modo diverso forme di espressione antiche, e di riversare le esperienze fatte con i nuovi media anche nelle modalità più tradizionali del linguaggio, come la narrazione, per esempio. (p. 49)
  • La poesia e l'arte sono il mondo come appare attraverso una serie di filtri culturali e tecnologici, che sono cambiati nel tempo, divenendo, solo per citarne alcuni di antichi e nuovi: i sensi, la cultura e la memoria collettiva, il logos, la coscienza, i mass media e molti altri. Oggi il rapporto con il mondo è sempre più indiretto e disegnato da interfacce digitali. Per questo è nato l'interesse di esplorare come la poesia e l'arte avrebbero potuto cambiare, modellandosi sui mutamenti in corso e sulla disponibilità di nuovi media, materiali e modalità di interazione. (p. 127)
  • E-literature è sicuramente un concetto più ampio di E-poetry, ma può anche essere limitante: come Verlaine in un celebre verso dell'Arte poetica, si potrebbe concludere: et tout le reste est e-littérature, a sottolineare l'imponderabile specificità della poesia. (p. 129)
  • Oggi che tutto è, o potrebbe essere, "digitale" e contemplare l'appartenenza una e-categoria, sempre il prodotto finale andrebbe analizzato non solo nel suo aspetto, ma nei processi, nella struttura, nel funzionamento e nelle modalità di presentazione/fruizione e anche in una prospettiva di tipo storico. (p. 131)
  • Una nozione centrale posta in discussione dalla Net-poetry è il rapporto con la realtà. Ha senso definire ciò che ci raggiunge attraverso Internet realtà "virtuale"? Come l'artista si relaziona con essa, come la percepisce e la "rappresenta", come un net-poeta dovrebbe "cantarla"? Il rapporto con la realtà mediata da Internet è costituito esso stesso da una rete di contatti, è un'immagine ontologicamente "connettiva" della realtà, che va via via determinandosi, qualificandosi, contemporaneamente come realtà e come rappresentazione. (p. 133)
  • In tutto il lavoro creativo con un computer, ad esempio, ma anche creativo in generale, ognuno sperimenta come determinate soluzioni nascano anche dal caso o da procedimenti automatici della macchina, per poi essere reintrodotte in un percorso finalizzato. (p. 139)
  • L'intelligenza è sempre connettiva. La biosfera funziona così, attraverso continui contatti, catalizzatori, neuroni che toccano e azionano altri neuroni. Oggi tutto ciò ha una consistenza non solo biologica e chimica, ma tecnologica e teleinformatica: non si tratta di una semplice metafora, o di una realtà "virtuale", ma di un'entità reale, una specie di emanazione della biosfera. (p. 139)

Citazioni su Caterina Davinio[modifica]

  • «Poesia netta, essenziale, tagliente, fra ironia e tragicità, con scatti fulminei di disperazione e di pietà, di memoria e di angoscia. Ha una grandezza dolorosa e sperduta» (Giorgio Bàrberi Squarotti)[4]
  • «È la poesia di un Rimbaud sottratto alla fuliggine della storia della letteratura» (Paolo Mantioni) [5]
  • «È una poesia che raccoglie in un unico fardello un'esperienza di vita comunque piena e dolorosamente gioiosa [...] che in Italia ha ben pochi uguali, e che non si rifugia nemmeno nel maledettismo più o meno di maniera, né tantomeno nel moralismo» (Mauro Ferrari)[7]
  • «La lingua di Davinio è veloce, tagliente, tagliata dalle bottiglie rotte della strada» (Nunzio Festa)[8]
  • «Il riferimento più immediato è Pirandello, il sentimento del contrario emerge dai gesti e dalle parole. Ma compare anche lo spettro dell'assurdo, evocato anche direttamente, come un fantasma in carne ed ossa, quando si fa riferimento esplicito a Godot e alla sua infinita e vana attesa […] ragionando assieme al lettore, trascinato in un gioco serissimo, sulla natura sfuggente e contraddittoria di ogni certezza, di ogni presunta verità. La sola certezza assoluta, paradossale per eccellenza, e quindi dominante, inesorabilmente padrona, è la follia. Uno degli scopi che sembra trasparire dalla narrazione della Davinio è quello che mira a mostrare che la sola follia colpevole è quella di chi si ostina a negarne l'esistenza. Alla fine di tutto subentra e prevale il coraggio di affrontare anche l'alieno più feroce e spietato, la ragione» (Ivano Mugnaini)[9]
  • «Interessa la sottigliezza dell'operazione: il fatto, cioè, che il paradosso – invece di essere sbandierato, come sarebbe facile fare – viene incontro inaspettatamente: è imprevedibile [...] una deviazione – sottile, ma decisiva – dai prodotti del nostro postmodernismo» (Francesco Muzzioli)[10]

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista Parola ai poeti, poesia2punto0.com, 3 settembre 2012.
  2. Dall'intervista Dodici domande a Caterina Davinio, http://intervistadautore.blogspot.it, 16 luglio 2012.
  3. Cfr. Laurie Anderson, "Il linguaggio è un virus proveniente dallo spazio", ispirata da William S. Burroughs.
  4. Da: Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, Fermenti, Roma 2012
  5. Dall'articolo Caterina Davinio, Il libro dell'oppio, criticaletteraria.org, 13 luglio 2012
  6. Dall'articolo Caterina Davinio, Fatti deprecabili. Poesie e performance dal 1971 al 1996, Poesia2punto0.com, 4 gennaio 2015.
  7. Dall'articolo Sul bordo del baratro: una nota di lettura per Caterina Davinio, poesia2punto0.com, 31 agosto 2012
  8. Su Il libro dell'oppio, da: Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, Fermenti, Roma 2012
  9. Dall'articolo Il sofà sui binari di Caterina Davinio, samgha.me, 21 maggio 2013
  10. Dall'articolo Caterina Davinio: "Còlor Còlor", poesia2punto0.com, 29 agosto 2012

Bibliografia[modifica]

  • Caterina Davinio, Virtual Mercury House. Planetary & Interplanetary Events, testo inglese a fronte, Polìmata, Roma 2012. ISBN 978-88-96760-26-0

Altri progetti[modifica]