Lawrence Ferlinghetti

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Lawrence Ferlinghetti (1919 – vivente), poeta statunitense.

Questi sono i miei fiumi[modifica]

  • I suoi compassi misuravano ponti | e amanti | e certi altri sovrumani che | lui coglieva lungo il loro cammino polveroso | verso la morte | Così loro non la raggiunsero mai | Potete ancora quasi vedere | il loro respiro | I loro occhi di pietra che guardano | attraverso tremila anni | placano la nostra paura di invecchiare [...] (da Nell'oltretempo Prassitele..., pp. 103-104)
  • Ho letto il Reader's Digest | dalla prima all'ultima pagina |e ho notato che tende ad identificare | gli Stati Uniti con la Terra Promessa | dove il motto su ogni moneta è | In Dio Fidiamo | ma i dollari di carta non ce l'hanno | perché sono già di per sé divini. (da Autobiografia, p. 157)
  • Ho sognato | che mi erano caduti tutti i denti | ma la mia lingua sopravviveva | per raccontare la storia. Perché io sono un distillatore | di poesia. | Sono una banca del canto. | Sono una pianola | in un casinò abbandonato | sulla riva del mare | in una densa nebbia | che sta suonando ancora. (da Autobiografia, p. 161)
  • Blackjack giallojack spazzajack | che mette a posto l'orologio nella torre | e vede battere i rintocchi della libertà | l'unico orologio che ha dentro di sé | quello grande quello acceso quello che funziona | quello che scava | nel tempo dello struzzo | e scopre la pietra solare | di se stesso | l'uomo-donna | l'uomo integro | che tiene tutti i mondi insieme | quando tutto è detto e tutto è fatto | nell'occhio selvaggio nell'occhio spalancato | del Jack di cuori | che sta sulla soglia | vestito di sole (da Il Jack di cuori. (Per Dylan), pp. 261-262)
  • Scende il crepuscolo [...] | Solo i grandi pini rimangono | i grandi alberi immobili | gli alberi dalle grandi teste | come in un paesaggio di Turner | mentre scende un gran silenzio | sui pendii senza vento | E allora in distanza | debole e distante | intermittente | esitante | udito e non udito | come in Respighi | un lento distante tambureggiare | un distante rumoreggiare | un insistente mormoreggiare | come se tanti piedi girassero insieme | Lungo la Via Appia | tra i pini scuri e le ombre screziate | nell'oscurità del giorno | mente un uccello rosso passa in volo | nuove legioni arrivano | nuove legioni marciano | al lontano orizzonte | attraverso gli alberi oscuri | le trombe squillano | nuove bandiere si spiegano | improvvise appaiono | i ranghi serrati avanzano | al suono ormai forte dei tamburi | le trombe trionfanti | corni di ottone e bassi cupi | risuonano | sui guerrieri con gli elmi | sui legionari mascherati | sulle colonne scintillanti | che avanzano sempre più | rango su rango | in nuove strane uniformi | che non si sono mai viste prima (da Canti romani, V, pp. 384-385)
  • Il diciannovesimo secolo finisce | e svolta nell'Autostrada 66 | i carri coperti si trasformano in Pullman | i loro scuri saloon coperti dall'oblio | Il mito ci insegue | i solchi continuano | La notte del cavallo è finita | È l'alba dopo il sogno | a metà del viaggio | ci ritroviamo su una strada oscura | e ci riconosciamo per la prima volta | Le luci si accendono | il paese è elettrificato | il mondo si accende come una ruota panoramica | Tutte le macchine cominciano a ronzare | quasi all'unisono | L'Europa diventa un toro cieco | legato ad un cavallo di ferro su rotaie | che sputa fumo | La Civiltà sconfigge l'Eros | e Proust perisce Gauguin fugge a Tahiti | mentre i Tristi Tropici | scompaiono per sempre. (da Storia del mondo: un film-TV documentario, p. 405)

Bibliografia[modifica]

  • Lawrence Ferlinghetti, Poesie. Questi sono i miei fiumi. Antologia personale 1955/1993, a cura di Massimo Bacigalupo, traduzione di Lucia Cucciarelli, Newton, Roma. ISBN 8881833778

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