Dionisio I di Siracusa

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Dionisio I di Siracusa

Dionisio I o Dionigi (430 a.C. – 367 a.C.), tiranno greco.

Attribuite[modifica]

  • È facile rinunciare al possesso di una grande fortuna nel momento in cui lo si desideri, difficile e impegnativo è invece prepararla e costruirla. (citato in Tito Livio, XXIV, 22; 1997)
Facile esse momento quo quis velit cedere possessione magnae fortunae; facere et parare eam difficile atque arduum esse.
  • Si dovrebbero ingannare i bambini con i dadi e gli adulti con i giuramenti. (citato in Plutarco, Moralia, 330f)

Citazioni su Dionisio I[modifica]

  • Dopo aver conquistato molte e grandi città della Sicilia messe a sacco dai barbari, non fu in grado, dopo averle colonizzate, di insediare in ciascuna di esse governi fidati di suoi compagni, né di altri [...] e risultò sette volte più inefficace di Dario, il quale, facendo affidamento non su fratelli o creature sue, ma solo su persone che avevano partecipato alla sottomissione del Medo eunuco, fece una divisione in sette parti, ciascuna più grande della Sicilia [...] con le leggi che promulgò, infatti, ha fatto sì che l'impero persiano si conservasse fino ad oggi. E inoltre anche gli Ateniesi colonizzarono essi stessi molte città greche che avevano subito l'invasione dei barbari, ma le conquistarono già abitate, e tuttavia mantennero l'impero per settant'anni, per essersi assicurati degli amici in ciascuna delle città. Dionisio invece, che aveva riunito in un solo stato tutta quanta la Sicilia, non fidandosi nella sua saggezza di nessuno, a stento riuscì a salvare se stesso. (Platone)
  • È tramandato di lui un discorso panegirico [di Lisia], col quale persuade i greci, nel corso delle feste di Olimpia, a rovesciare il tiranno Dionigi ed a liberare la Sicilia, E suggerisce di incominciare subito le ostilità saccheggiando il padiglione del tiranno, lussureggiante d'oro, di porpora e di pietre preziose. Dionigi infatti aveva inviato alla festa dei delegati incaricati di compiere un sacrificio alla divinità... (Dionigi di Alicarnasso)
  • Si narra che il tiranno Dionisio, udendo un giorno il suono di una cetra di un suonatore, promise di donargli un talento. Ma il giorno successivo il suonatore, ricordandogli la promessa, ebbe tale risposta: ieri mi donasti piacere col suonare e io te ne diedi con lo sperare, così, nell'atto del dilettarmi, ricevesti la tua ricompensa che fu la speranza. (Plutarco)
  • Timeo dice che Dionisio il tiranno durante la Celebrazione delle Brocche offriva in premio una corona d'oro a colui che per primo svuotava la sua brocca; ed il primo che finì fu il filosofo Senocrate, il quale prese la corona e, lasciando i compagni, la sistemò sul capo della statua di Hermes, che stava nella corte. In ciò seguendo la sua abitudine di deporre le corone di fiori ogni volta che rientrava la sera a casa. Per tale gesto venne molto ammirato. (Ateneo di Naucrati)

Diodoro Siculo[modifica]

  • Dionigi [...] ordinò a tutti quelli, che erano atti alle armi, e non usciti oltre il quarantesimo anno, che provveduti di viveri per trenta giorni avessero da recarsi armati alla città de' Leontini, la quale allora stava in luogo di rocca forte per Siracusa, ed era piena di esuli, e di forestieri d'ogni maniera. Sperava egli, che tutti costoro, come inclinati a novità, gli sarebbero stati di comodo appoggio, massimamente che prevedeva che la massima parte de' Siracusani non sarebbe andata al luogo prefisso. Intanto essendosi la notte attendato alla campagna, finge macchinarsegli insidie; ed eccitatosi da' suoi famigliari tumulto con grande forza di clamore e di strida, va a ripararsi nella rocca, ove accesi molti fuochi, e chiamati i più valorosi tra soldati, passò quella notte. Venuto poi giorno, e congregatasi moltitudine di gente nella città de' Leontini, ragionando con molti argomenti sull'accaduto, indusse la turba ad accordargli la facoltà di scegliersi seicento guardie a piacimento suo.
  • E l'orator Lisia, che allora trovavasi in Olimpia, si pose a predicare alla moltitudine, onde non fossero ammessi a prendere parte nella solennità de' giuochi sacri i teori mandati da un tiranno sì detestato per la sua empietà: nella quale occasione egli recitò in quella pubblica assemblea l'orazione, che intitolò olimpica.
  • Fece fabbricare armi d'ogni specie. e triremi, e quinqueremi, del qual genere di navi non era ancora a quel tempo invalso l'uso. [...] Egli poi ogni giorno andava a visitare uomini e lavori, e con belle parole gli uni adescava, e gli altri animava con distinzioni onorifiche, e qualche volta e questi e quelli invitava a pranzo. Con che gareggiando fra loro in ogni maniera, venivano a mettere insieme una quantità immensa e di armi e di macchine peregrine a sussidio massimo della guerra.
  • Fu veduto Dionigi preso un bastone percuotere il colle; e contare ad uno per uno i prigionieri, che ne discendevano, i quali furono più di diecimila. E tutti aspettavansi di essere crudelmente trattati; ma egli in quella occasione mostrossi umanissimo, perciocché li rimandò tutti liberi senza taglia; e fatta pace permise che le città vivessero secondo le proprie loro leggi. Del che somme lodi riportò da quelli, che sì benignamente avea trattati, a modo che lo rimunerarono con corone d'oro.
  • Fatto sta, che essendo egli cattivo poeta, per giudizio degli Ateniesi superò i più valenti verseggiatori in quel genere.

Diogene Laerzio[modifica]

  • Dicono che Eschine andò in Sicilia presso Dionigi a motivo della mancanza di mezzi, e che fu disprezzato da Platone, mentre fu presentato da Aristippo; e, siccome regalò a Dionigi alcuni suoi dialoghi, ricevette dei doni.
  • Ma quando Platone conversando sulla tirannide affermò che il suo diritto del più forte aveva validità solo se fosse stato preminente anche in virtù, allora il tiranno si sentì offeso e, adirato, disse: "Le tue parole sono degne di un vecchio", e Platone: "Invece le tue sono parole di un tiranno".
  • Dionisio disse una volta a Platone che gli avrebbe tagliato la testa; Senocrate che era presente rispose: «Nessuno taglierà la gola a Platone, prima di avere tagliato la mia.»

Bibliografia[modifica]

  • Tito Livio, Storia di Roma dalla fondazione, traduzione di Gian Domenico Mazzocato, Newton & Compton, Roma, 1997.

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