Diogene Laerzio

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Diogene Laerzio, De Vitis Dogmatis et Apophthegmatis Eorum Qui in Philosophia Claruerunt, edizione 1594

Diogene Laerzio (180 – 240), storico greco antico.

Vite dei filosofi[modifica]

  • Si narra che alle insistenze della madre che lo voleva accasato e che gli chiedeva: "perché non ti sposi, Talete?" egli sempre rispondesse: "è ancora troppo presto", finché un giorno cambiò risposta dicendo: "ormai è troppo tardi".
  • Per Talete tra il vivere e il morire non c'era alcuna differenza "allora perché non muori?" gli chiese un tale: "perché non c'è differenza" rispose lui.
  • Assistendo un tempo a una gara ginnica, Zeus Elio,
    il sapiente Talete strappasti dallo stadio.
    È bene che tu l'abbia colto:
    ormai vecchio, dalla terra non vedeva più le stelle (sulla morte di Talete)
  • Piccola tomba ma di gloria grande come il cielo
    questa di Talete il sapientissimo (epitaffio di Talete)
  • Vengo a sapere che, primo tra gli Ioni, ti appresti a pubblicare fra gli Elleni dei trattati sulle realtà divine. È certo giusto il tuo giudizio di rendere pubblico lo scritto, senza affidarlo inutilmente a chiunque. Ma vorrei parlare con te sui temi che tratti e se m'inviti, sarò da te a Siro. Saremmo dei pazzi, Solone l'ateniese e io, se dopo aver navigato fino a Creta per studiare la loro sapienza, e poi in Egitto, per conoscere i sacerdoti e gli astronomi di quel paese, non navigassimo per venire da te. Verrà anche Solone, se ti va. Tu invece, amante della tua terra, vieni nella Ionia di rado e non desideri conoscere stranieri ma ti dedichi solo a scrivere. Noi invece, non scrivendo nulla, attraversiamo l'Ellade e l'Asia. (lettera di Talete a Ferecide)
  • Se andrai via da Atene, sarebbe bene che ti stabilissi a Mileto, vostra colonia. Qui non c'è nulla da temere. Se poi proverai sdegno del fatto che anche noi siamo governati da un tiranno (tu odi tutti i tiranni) ti allieterai almeno con noi. Anche Biante ti scrive di andare a Priene; se preferirai Priene, vacci pure e noi verremo ad abitare da te. (lettera di Talete a Solone)
  • [Platone] Desiderando gareggiare con una tragedia, ascoltato Socrate davanti al teatro di Dioniso, bruciò i suoi versi dicendo: Vieni qui, o Efesto, che Platone ti chiama!
  • Durante un banchetto gli gettarono degli ossi, come a un cane. Diogene, andandosene, pisciò loro addosso, come un cane. (Vite dei Filosofi, VI, 46)
  • "Olà uomini" gridò un giorno Diogene [di Sinope], e subito lo circondò una massa; ma egli la percosse col bastone, dicendo: "Uomini chiesi, non merde". (Vite dei Filosofi, VI, 32, 3)
  • "Qual vino gusti di più?" gli [Diogene di Sinope] chiesero. " L'altrui!". (Vite dei Filosofi, VI, 54)
  • Dicono [gli stoici] che il suo primo impulso l'animale lo indirizzi verso la cura di sé, dal momento che sin dal principio la natura lo spinge ad appropriarsi di sé. Come sostiene Crisippo nel primo libro del trattato Sui fini, la prima cosa di cui ogni animale si appropria è la propria struttura e la consapevolezza della stessa. (VII, 85-86; 2015, p. 153)
  • Che il cosmo sia un essere animato razionale, dotato di anima e di intelletto lo dicono anche Crisippo nel primo libro del trattato Sulla provvidenza, Apollodoro nella Fisica e Posidonio. Dal momento che è un essere animato, ha una sostanza munita di anima e ha facoltà di sentire. Un essere animato è meglio di un essere inanimato, e niente è meglio del cosmo. Dunque il cosmo è un essere animato. È munito di anima, e lo si capisce con ogni evidenza dal fatto che la nostra anima è un frammento di esso. (VII, 142-143; 2015, p. 147)

Bibliografia[modifica]

  • Aristotele, frammenti stoici, Plutarco, Porfirio, L'anima degli animali, a cura di Pietro Li Causi e Roberto Pomelli, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 978-88-06-21101-1
  • Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi, a cura di G. Reale, Bompiani, Milano, 2005.

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