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Elena (mitologia)

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Elena di Troia (E. De Morgan, 1898)

Elena di Troia (conosciuta anche come Elena di Sparta), figura della mitologia greca.

Citazioni di Elena[modifica]

  • La tristezza è il nostro destino. Ma è per questo che le nostre vite saranno cantate per sempre, da tutti gli uomini che verranno. (Alessandro Baricco)
  • Non è di morire che ho paura. Ho paura di domani. Ho paura di vederti salpare sapendo che non tornerai più. Prima che tu arrivassi a Sparta io non esistevo. Mangiavo, passeggiavo, andavo a nuotare... ma non esistevo. (Troy) [a Paride]
  • Sappiam noi, Menelao di Giove alunno, | chi sieno i due, che ai nostri tetti entraro? | Parlar m'è forza, il vero, o il falso io dica: | però ch'io mai non vidi, e grande tiemmi | nel veder maraviglia, uomo, né donna | così altrui somigliar, come d'Ulisse | somigliar dee questo garzone al figlio, | ch'era bambino ancor, quando per colpa | ahi! di me svergognata, o Greci, a Troja | giste, accendendo una sì orrenda guerra. (Odissea) [a Menelao]
  • Tu non conosci Menelao, non conosci suo fratello. Bruceranno tutte le case di Troia per trovarci. Non crederebbero alla nostra fuga, e anche se ci credessero le brucerebbero per sfregio. (Troy) [a Paride]

Citazioni su Elena[modifica]

  • Elena di Troia... Troia... Troia: questo nome non mi è nuovo. (L'imperatore di Capri)
  • Elena, Troia, città mia, | Elena, quanto ti ho amato. (Squallor)
  • In altri tempi mi dieder da bere che nel leggerlo [l'Iliade] ci provavo gusto, ma quel continuo ripeter battaglie simili tutte, quegli dei che sempre si adoperano per non concluder mai nulla, quell'Elena causa della guerra e che riesce appena ad essere un'attrice della commedia, quella Troia assediata e non presa, tutto ciò mi annoiava a morte. (Voltaire)
  • – Padre, questa è Elena.
    – Elena? Elena di Sparta?
    – Elena di Troia.
    – Circolavano voci, sulla tua bellezza. Una volta tanto le voci erano vere! [baciandola] Benvenuta. (Troy)
  • Sono sempre stata affascinata dal mito greco, e ne scrivevo racconti brevi. Elena per me era un enigma – nel mito non è nemmeno un'eroina nera come Clitemnestra o Medea, ma una sagoma di cartone, una figura fatta di fumo. (Francesca Petrizzo)

Liberati della brava bambina[modifica]

  • Elena è una cagna immorale per tutti coloro che hanno la presunzione di avere una vita perfetta e il perfetto controllo dei propri sentimenti. Ci ricorda che nessuno di noi è perfetto, che nessuno è il centro dell'universo, che tutti possono innamorarsi follemente di qualcuno e mandare all'aria ciò che avevano costruito. E, più a fondo, Elena mette ogni donna di fronte al fatto che non esiste davvero una vita perfetta: esistono vite autentiche e vite inautentiche, cioè vite percorse seguendo il cuore e vite percorse cercando di reprimere costantemente i propri desideri.
  • Il monito di Elena è di non lasciarsi plagiare dagli altri, non farsi influenzare da ciò che è giusto fare, dal modo in cui è giusto comportarsi, dalle voci di chi vorrebbe scegliere al posto tuo. Elena è più libera di chi la circonda perché non accetta i condizionamenti sociali, non crede a quelle storie che vengono raccontate per tenere a bada le forze incontrollabili che abitano ogni essere umano.
  • L'invito di Elena, in altre parole, è a non portare il peso delle proprie scelte come un fardello di cui disfarsi. A non vedere nelle conseguenze delle azioni ispirate da Afrodite - e cioè dal cuore - una ferita insanabile, come invece hanno fatto innumerevoli altre donne da allora in poi. Perché loro non ci sono riuscite? Perché sentivano troppo forte il peso del giudizio devastante, perché si sentivano colpevoli di tutto ciò che era accaduto. Elena, al contrario, si sente responsabile ma non colpevole, e la sua vita non è qualcosa da nascondere, ma una vera opera d'arte.
  • Scegliendo razionalmente l'istinto, Elena smette di considerarsi (e quindi di essere) proprietà di qualcuno. Mette così in luce il terzo aspetto del problema senza nome: la responsabilità delle proprie scelte. La società che la circonda non le permette di essere pienamente responsabile della sua vita - perché vuole controllarla, limitarla, indirizzarla - e allo stesso tempo la ritiene responsabile e colpevole delle pulsioni che gli altri provano verso di lei. Dunque è impossibile che sia stata Elena a seguire Paride, ma è colpa sua - della sua bellezza irresistibile - se il principe l'ha rapita. [...] Non può essere responsabile di ciò che fa, ma è colpevole di tutto ciò che le accade.

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