Eleonora Duse

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Eleonora Duse, 1896.

Eleonora Duse (1858 – 1924), attrice teatrale italiana.

  • Dare Cavalleria in prosa dopo il trionfo dell'opera di Mascagni? È un rischio troppo grosso, che si può evitare di correre. (citato in Mario Morini, I cento anni di «Cavalleria rusticana»)
  • Il fatto è che mentre tutti diffidano delle donne, io me la intendo benissimo con loro! Io non guardo se hanno mentito, se hanno tradito, se hanno peccato – o se nacquero perverse – perché io sento che hanno pianto – hanno sofferto per sentire o per tradire o per amare... io mi metto con loro e per loro e le frugo, frugo non per mania di sofferenza, ma perché il mio compianto femminile è più grande e più dettagliato, è più dolce e più completo che non il compianto che mi accordano gli uomini. (dalle Lettere, 1885; citato in Corriere della sera, 20 marzo 2011)

Citazioni su Eleonora Duse[modifica]

  • Eleonora Duse. La sua recitazione, anche quella delle mani, è favolosamente fine, sensibile e trascinante; la sua meravigliosa voce è capace di ogni sfumatura e riesce ad essere commoventemente infantile o far gelare il sangue nelle vene. La sua presenza sul palcoscenico è serrata, flessibile e, in ogni istante, di grande effetto plastico. (Hermann Hesse)
  • La grandezza è rara. Negli ultimi cinquant'anni ho visto quasi tutte le attrici che si sono fatte un nome. Ne ho viste molte eminentemente dotate, molte eccellenti in un ambito loro proprio, molte ricche di fascino, bellezza e intelligenza; ma a una soltanto potrei, senza esitazione, attribuire grandezza: Eleonora Duse. (William Somerset Maugham)
  • Quando la Duse venne a Los Angeles, nemmeno l'età e la fine incombente offuscare il genio». poterono oscurare il fulgore del suo genio.
    L'attrice era accompagnata da un'eccellente compagnia italiana. Prima della sua entrata in scena un giovane e bell'attore fornì una prestazione superba, tenendo magnificamente il palcoscenico. Come avrebbe fatto la Duse a superare la straordinaria prestazione di questo giovanotto?
    Poi, dal fondo del palcoscenico, all'estrema sinistra, la Duse entrò in scena sbucando da un archivolto, piano piano, quasi senza farsi notare. Si fermò dietro un cestello di crisantemi bianchi che troneggiava su un pianoforte a coda e, silenziosamente, cominciò a rimetterli a posto. Un mormorio percorse la platea, e la mia attenzione lasciò immediatamente il giovane attore per concentrarsi sulla Duse. Ella non guardò né il collega né alcuno degli altri personaggi, ma continuò silenziosamente a disporre i fiori nel cestello e ad aggiungerne altri che aveva portato con sé. Quand'ebbe finito attraversò diagonalmente il palcoscenico, sedette in una poltrona accanto al caminetto e guardò il fuoco. Solo una volta fissò il giovanotto, e quell'occhiata racchiudeva tutta la saggezza e il dolore dell'umanità. Poi continuò ad ascoltare e a scaldarsi le mani: quelle mani così belle, così sensibili.
    Dopo il veemente discorso di lui, ella parlò pacatamente guardando il fuoco. Non c'era traccia di istrionismo; la sua voce veniva dalle ceneri di una tragica passione. Non compresi una parola, ma mi resi conto di essere alla presenza della più grande attrice che avessi mai visto. (Charlie Chaplin)

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